Le dodici fatiche di Ercole – seconda parte

Eracle che pulisce le stalle di Augias. Vicino a lui Atena che osserva tranquilla (Metope del Tempio di Zeus ad Olimpia, 475 a.C. Museo Archeologico).

Eracle che pulisce le stalle di Augias. Vicino a lui Atena che osserva tranquilla (Metope del Tempio di Zeus ad Olimpia, 475 a.C. Museo Archeologico).

Le dodici fatiche di Ercole – prima parte

Le stalle di Augias

Augias, figlio di Elio, era il re dell’Elide, nel Peloponneso. Le sue stalle contenevano numerosissime mandrie di bestiame ma, per trent’anni, non erano mai state pulite, e ciò creava due grossi problemi per il suo regno: da un lato, il suolo stava diventando sterile perché non riceveva più concime; e dall’altro l’accumulo di letame, all’interno delle stalle, causava pericolo di epidemia per l’intera Elide. Qui, secondo il mito, Eracle non ripulì le stalle solo per ordine di Euristeo, ma anche su richiesta dello stesso Augias che gli promise una parte del suo regno (o un decimo del suo bestiame), se avesse completato il lavoro in un solo giorno.
Dopo aver scavato un canale nelle fondamenta delle stalle, Eracle deviò il corso dei fiumi Alfeo e Peneo, in modo che passassero ali ‘interno delle stalle, portando via il letame e depositandolo poi nelle campagne dell’Elide. Alla fine, come ci dice il mito, Augias non mantenne la promessa, e ciò fu la causa, tempo dopo, della guerra tra Augias ed Eracle. Anche Euristeo si dispiacque per Eracle poiché egli aveva agito anche su richiesta di Augias.

Augias non credeva che Eracle fosse capace di risolvere il suo problema. Ma quando vi riuscì, egli non mantenne la promessa fatta. Fileo, figlio di Augias, dichiarò che, effettivamente suo padre aveva fatto promessa di ricompensare l’eroe. Questo scatenò l’ira di Augias che li esiliò entrambi. Più tardi, Eracle ritornò ad Elide e si prese la sua vendetta. Dopo la vittoria mise sul trono Fileo.

Le cavalle di Diomede

Diomede era un re Tracio che possedeva una mandria di cavalle che nutriva di carne umana. Euristeo inviò Eracle in Tracia con il compito di catturare le cavalle e portarle a Micene. Eracle compì anche questa fatica, anche se per portarla a termine dovette dare in pasto alle cavalle anche lo stesso Diomede. Dopo aver mangiato il loro stesso padrone, le cavalle si calmarono e seguirono docilmente Eracle.

Eracle tra i cavalli di Diomede (Statuetta in bronzo, III o IV sec. a.C.)

Eracle tra i cavalli di Diomede (Statuetta in bronzo, III o IV sec. a.C.)

Durante questa  impresa,  accadde  qualcosa  d’ importante. Eracle si fermò a Fere, per presenziare al matrimonio  del  suo  amico  Admeto  con l’amata Alceste.
Quello stesso giorno, apparve Atropo, a richiedere la vita di Admeto, che avrebbe potuto salvarsi solo se un membro della sua famiglia avesse accettato di morire al suo posto. Tra tutti i suoi parenti, solo la sua giovane moglie accettò di morire al posto suo e quindi, l’intero palazzo era in lutto quando arrivò Eracle. Appena avuto la notizia si mise all’inseguimento del funerale, afferrò Atropo (la morte) e combatté con essa fino a strapparle di mano la vita di Alceste.

Il toro Cretese

Il toro Cretese era un magnifico animale che emerse dalle onde, inviato a Minosse, re di Creta, da Poseidone affinché glielo sacrificasse. Ma il toro era talmente bello che Minosse lo tenne per sé; quindi lo lasciò tra la sua mandria sacrificandone un altro al suo posto. Poseidone si vendicò facendo inselvatichire l’animale al punto tale da fargli sputare fiamme dalle narici.
Euristeo assegnò ad Eracle il compito di riportargli il toro vivo. Eracle chiese aiuto allo stesso Minosse, ma ne ricevette in cambio solo l’autorizzazione alla cattura. L’eroe catturò il toro e, montatogli in groppa lo portò in Argolide. Euristeo voleva sacrificare il toro ad Era, ma la dea non accettò l’offerta ed il toro venne rimesse in libertà. Nel suo girovagare, il toro, attraversò l’istmo di Corinto e giunse in Attica.

La conquista del cinto di Ippolita

Ad Admeta, figlia del re Euristeo, piaceva il cinto di Ippolita, regina delle Amazzoni, ed Eracle ricevette l’ordine di lasciare il paese ed impossessarsene. Preparò una nave e la riempì di volontari, tutti eroi conosciuti e tra loro alcune figure importanti come Teseo e Telamone, l’eroe di Salamina e Egina. Secondo alcune versioni, tutti gli Argonauti presero parte, con Eracle, a questa spedizione. Le Amazzoni erano una razza guerriera, composta di sole donne. Facevano morire i loro figli maschi ed allevavano con cura le femmine, alle quali tagliavano, fin da piccole, il seno destro così che, una volta cresciute, avrebbero potuto maneggiare l’arco con più disinvoltura. Cavalcavano con gran maestria ed erano esperte nell’arte della guerra, e gli uomini le avvicinavano a loro rischio e pencolo. Ippolita, la loro regina, indossava un cinto fatto d’oro e pietre preziose, emblema di autorità, regalatogli da suo padre, Ares il dio della guerra. Eracle e gli altri eroi giunsero nella terra delle Amazzoni dopo un viaggio avventuroso. Inizialmente, Ippolita sembrava pronta a dare il suo cinto ad Eracle, ma Era, travestita da Amazzone, ebbe successo nel provocare incomprensioni tra gli amici di Eracle e le Amazzoni, fino a scaturire una vera guerra. Durante la battaglia, Eracle uccise Ippolita, e conquistò il cinto. Secondo un altro mito, le ostilità iniziarono non appena gli eroi toccarono terra, ed il cinto venne dato come riscatto per Melanippe, forse sorella di Ippolita, che Eracle aveva catturato.

Le Amazzoni erano figlie del dio della guerra Ares e della Ninfa Armonia. Secondo alcuni, il loro regno era in Tracia, mentre è opinione di altri che fosse sulle colline del Caucaso o sulle rive del fiume Don. Oltre ad Eracle, anche Bellerofonte fece la guerra contro di loro. Le Amazzoni presero parte alla guerra di Troia al fianco dei Troiani comandate dalla loro bellissima regina Pentesilea. Venne uccisa da Achille, che se ne innamorò nel momento stesso in cui moriva. Le Amazzoni adoravano la dea Artemide, e si dice che il tempio ad Efeso, dedicato appunto a questa dea, e che era considerato come una delle sette meraviglie del mondo antico, fu opera delle Amazzoni.

I buoi di Gerione

La successiva impresa del semidio fu quella di andare a prendere, e riportare a Micene, i buoi di Gerione, e questa avventura lo portò sull’isola di Eritea, alla fine dell’occidente. Lì il mostruoso Gerione, figlio di Crisaoro, teneva delle grosse mandrie, custodite dal pastore Eurizio (o Eurizione) e dal cane a due teste Ortro, fratello degli altri mostri canini come Cerbero, il Leone di Nemea e l’Idra di Lerna. Il nome Gerione significa “voce alta” e quando Gerione gridava, era come se migliaia di guerrieri gridassero insieme. Dai fianchi in su, aveva tre corpi, quindi sei braccia e tre teste. Si dice anche che avesse le ali.
Eracle ebbe grosse difficoltà a giungere alla fine dell’occidente, poiché ciò includeva la traversata dell’Oceano. Dopo molte pressioni e minacce, Elio acconsentì a prestare ad Eracle la sua nave d’oro. Appena giunto su Eritea, Eracle uccise prima Ortro (che gli balzò addosso) con la sua clava, e poi Eurizio. Quindi fu libero di scegliere i migliori buoi e ripartire. Ci sono molte leggende collegate al viaggio di Eracle per l’isola di Eritrea.
Si dice che abbia ucciso molti mostri e che abbia sgominato orde di pirati che infestavano le coste della Libia e dell’Africa. Per commemorare il fatto che fosse stato a Tartasso, costruì due colonne, conosciute come le Colonne d’Ercole, una su ogni lato di quello che viene chiamato lo Stretto di Gibilterra, che separa l’Europa dell’Africa. Ci sono anche altre leggende collegate alla mandria di buoi: Era, sempre contro Eracle, inviò uno stormo di zanzare con il compito di far impazzire i buoi. Alla fine, alcuni di essi restarono allo stato selvaggio, ma Eracle riuscì a prenderne la maggior parte e portarli a Micene, dove Euristeo li sacrificò ad Era.

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