Le dodici fatiche di Ercole – terza e ultima parte

 

Le dodici fatiche di Ercole – seconda parte

 

I pomi d’oro delle Esperidi

Eracle che lotta con Anteo. (Cratere rosso, 510-500 a.C.)

Eracle che lotta con Anteo. (Cratere rosso, 510-500 a.C.)

Lontano, ad occidente della Libia, ai piedi delle quelle del Monte Atlante, vi era una volta il Giardino delle Esperidi, con i suoi alberi dalle mele d’oro. Le figlie di Atlantide, andavano sempre in questo giardino a rubare le mele, quindi Era, vi mise come guardiano, un drago immortale dalle cento teste, assistito da tre Ninfe chiamate Esperidi.

Per portare a termine questa fatica, Eracle doveva prima trovare il Paese delle Esperidi. Benché avesse fatto tutto il possibile per estorcere al dio Nereo l’esatta via da seguire, dovette affrontare molte avventure sulla sua strada.

Mentre Eracle regge il mondo sulle sue spalle, Atlante gli offre le mele d'oro. Sullo sfondo, Atena, fedele alleata nelle battaglie di Etacle, lo assiste, sorreggendo il cielo con una delle sue mani. (Metope del Tempio di Zeus, Olimpia, Museo Archeologico).

Mentre Eracle regge il mondo sulle sue spalle, Atlante gli offre le mele d’oro. Sullo sfondo, Atena, fedele alleata nelle battaglie di Etacle, lo assiste, sorreggendo il cielo con una delle sue mani. (Metope del Tempio di Zeus, Olimpia, Museo Archeologico).

Una di esse lo coinvolse nella lotta con il gigante Anteo. Ciò non fu molto facile poiché il gigante prendeva la sua forza dalla Terra, sua madre. Eracle lo capì e, con uno sforzo sovrumano, riuscì a sollevare il gigante sulle sue spalle, facendogli cosi perdere il contatto con la terra, e riuscì a strangolarlo tenendolo a mezz’aria.

Durante questo viaggio, tra le altre peregrinazioni, Eracle liberò Prometeo, il benefattore della razza umana, che Zeus aveva condannato ad essere incatenato sulle Montagne del Caucaso per aver dato all’Uomo il fuoco, infrangendo la regola che ne riservava l’uso ai soli dèi. Ogni giorno, un’aquila veniva a dilaniare le carni di Prometeo, strappandogli il fegato, che gli ricresceva per il giorno successivo, così da perpetrare il supplizio.

Quando Era sposò Zeus, Gea le donò una mela d’oro. Alla dea piacque tanto che diede ordine che venisse piantata nel suo giardino che si trovava nella regione del Monte Atlante. Le mele, che erano custodite da Ninfe e Mostri, furono una della fatiche che Euristeo chiese ad Eracle.

Eracle e Anteo

Il gigante Anteo era il figlio di Gea e di Poseidone, e viveva in Libia. Ogni straniero che attraversava la sua terra era costretto a battersi con lui. Poiché era invincibile, fino a quando avesse toccato Terra (Gea) sua madre, dalla quale prendeva il suo potere, uccideva tutti dedicando il saccheggio a suo padre Poseidone. Ma le cose si svolsero in modo differente quando incontrò Eracle.

Eracle, che porta il feroce Cerbero ad Euristeo, che lo guarda con terrore e si nasconde in una grossa giara.

Eracle, che porta il feroce Cerbero ad Euristeo, che lo guarda con terrore e si nasconde in una grossa giara.

Cerbero

Questa fatica si differenzia da tutte le altre compiute da Eracle, perché coinvolge la dissacrazione di un luogo sacro e la violazione delle leggi della natura. Come impresa sublime, Euristeo chiese ad Eracle di portargli il cane custode degli inferi. Solo lui poteva superare l’abilità umana spingersi tanto lontano, e riportare sulla terra il cane custode. Prima d’imbarcarsi in questa avventura, Eracle venne iniziato nei Misteri Eleusini, per rispetto del Signore del Mondo Sotterraneo e per i morti. Nella sua discesa all’Ade, ebbe il supporto di Atena, e soprattutto quello di Ermes. Prese la strada che comincia dalla Grotta di Capo Tenaro. Eracle incontrò molte figure che aveva già conosciuto prima, e ogni volta che provava a combatterle o tirare fuori la propria spada, Ermes gli ricordava che, in realtà, lui non stava vedendo nient’altro che fantasmi. Pluto accettò che Eracle portasse via Cerbero, a condizione che riuscisse ad addomesticarlo senza usare armi, indossando come corazza solo la sua pelle di leone. Quindi Eracle lottò, afferrandolo con forza, a dispetto delle ferite che gli causava la coda, che Cerbero usava come una frusta, fino a sconfiggerlo. Quando portò il cane a Micene, Euristeo, impauritosi, andò a nascondersi nuovamente nel magazzino delle anfore, e visto che non c’era null’altro da fare con Cerbero, Eracle lo riportò nell’Ade, il solo luogo a cui veramente appartenesse.

Cerbero, il cane di Ade, guardiano del regno dei morti, e colui che proibiva l’entrata ai vivi, benché fare in modo che i morti non scappassero era il suo compito primario. Aveva tre teste canine, la coda che finiva con una testa di serpente e serpenti intorno al collo che partivano dalla sua schiena. Era figlio di Tifone ed Echidna, e si pensava fosse fratello agli altri mostri creati da questa coppia: l’Idra di Lerna, Ortro il cane guardiano di Gerione, ed il Leone di Nemea.

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