Mitra Thompson 28 A1 / Thompson M1

Mitra Thompson 28 A1 / Thompson M1

804355_574636605882392_908721727_nArmi. Una parola semplice da pronunciare ed estremamente breve da ricordare. Eppure che non facilmente oggi si ascolta in ambito storico o sociale: vengono condannate, vietate, si nasconde la loro storia. Eppure questi sono strumenti che, esattamente alla stessa stregua di una piattaforma sociale virtuale o di un paio di forbici, possono essere utilizzate per fare del bene o del male. Il negativo non è insito nello strumento,ma in colui che lo utilizza. Insita in questo è invece la storia ed il contesto culturale nel quale è stato creato. Le armi rispecchiano, in un certo modo, vita e cultura della popolazione che le producono, alcune in maniera più marcata,altre di meno. Una fortemente imbevuta del contesto culturale dove nacque è la mitragliatrice Thompson, straconosciuta sia dagli studiosi degli strumenti bellici sia da chi a questi non si interessa, vista l’ampissima presenza in film, romanzi, fumetti,… rendendo di fatto questo fucile un oggetto presente per lungo tempo alla ribalta della cronaca di costume.803377_574636692549050_1336977408_n

Il militare che ideò quest’arma di certo non credeva che la sua creazione sarebbe stata tra i protagonisti dei ruggenti anni Venti: egli era il generale John T. Thompson. Nativo del Kentucky (1860) completa la sua preparazione presso l’accademia militare di West Point nel 1882. Nel 1916 Thompson è già generale e partecipa alla guerra americana contro gli Imperi centrali europei. Grazie all’esperienza maturata sul campo di battaglia nel 1917 presenta il progetto di un fucile automatico , che però non riscosse grande successo, passando all’oblio storico.

Alla fine del 1918 si era già diffusoa in quasi tutti gli stati la notizia della creazione di armi automatiche utilizzanti munizionamento da pistola, così Thompson decise di mettersi nella scia di Revelli e di Schmeisser ideando un moschetto mitragliatore che sparasse cartucce per pistola automatica calibro 45 ACP (Automatic Colt Pistol , calibro da 11,48 mm). Collaborarono al progetto suo figlio Marcellus e l’ingegner T. E. Eickhoff. L’esecuzione fu affidata alla Warner & Swasey Co. Di Cleveland: nacque così il Thompson mod. 1919 . Un ottimo fucile, il progenitore di colui che sbarcò in Normandia, ma ancora troppo legato a concezioni vecchie e recante alcuni errori di costruzione. Il generale Thompson allora decise di fondare una propria azienda avente il compito esclusivo della produzione del fucile, progettando il nuovo modello che fece parlare di sé in tutti gli U.S.A. ed oltre oceano, il Thompson mod. 1921 . A dare fama a questo fucile è il contesto sociale americano dove fu utilizzato: a seguito delle legge proibizioniste fiorì il traffico illegale di alcolici e tabacchi organizzato da associazioni gangsteristiche potenti e rivali tra loro, che utilizzarono questo potentissimo fucile automatico durante gli scontri tra bande rivali o contro le forze dell’ordine, come nella celebre strage di san Valentino compiuta dagli uomini di Al Capone: il fucile diverrà quindi tra i protagonisti di numerosi film che lo identificheranno come arma dei gangster. Sempre a questo periodo risalgono i numerosi nomignoli che identificano simpaticamente quest’arma: Typewriter (macchina da scrivere, a causa del rumore prodotto allo sparo), Burpgun (arma che rutta), Chopper (ascia, ad indicare la potenza con la quale le raffiche si abbattevano sui bersagli), Trench Sweeper (Scopa da trincea, termine in uso presso i militari) ed il più simpatico “Tommy Gun”.

 861945_574636855882367_982881473_nIl modello 1921 presentava canna fissa ed otturatore rinculante a diretta utilizzazione del gas. Questo rimaneva bloccato sino a quando il proiettile non fuoriusciva dalla canna ed il meccanismo di blocco era costituito da un congegno basato sull’attrito tra superfici inclinate; il funzionamento era assicurato da una lubrificazione costante ottenuta mediante l’utilizzo di feltri imbevuti d’olio. Il moschetto era lungo 79,6 cm ,  era dotata di un alzo graduato sino a 750 yarde, pesava 4,3 kg senza caricatore e 4,88 kg con il caricatore. Questo era disponibile in tre tipi: caricatore verticale prismatico da 20 colpi, caricatore a tamburo da 50 colpi,caricatore a tamburo da 100 colpi inseriti a spirale. Con quest’ultimo caricatore il fucile diventava particolarmente pesante, così si decise di dotarlo di una doppia impugnatura da pistola:una sotto la canna e l’altra in corrispondenza del grilletto. Questo modello sparava teoricamente 1500 colpi al minuto o 100 colpi al minuto a seconda che la modalità di fuoco fosse impostata come automatica o semiautomatica. Molto usato da gangsters e poliziotti, questo fucile non riuscì ad ottenere le simpatie dell’esercito. Vi riuscì il modello M 1928 A1, apprezzato dai militari in quanto dotato di una velocità di tiro a raffica ridotta di 600 colpi al minuto (permetteva così un maggiore risparmio di munizioni ed un minore spreco). Differiva poi dal modello precedente per la presenza di una sola impugnatura da pistola (allocata sotto il grilletto)e per la tacca di mira fissa (invece dell’alzo regolabile). Gli U.S.A. testarono il valore di quest’arma di primissimo livello in Nicaragua, dove i Marines poterono provare sul campo le sue potenzialità mortifere. Tanto i Marines rimasero convinti dell’affidabilità dell’arma che scrissero rapporti così convincenti da portare gli U.S.A. ad acquistarne un grossissimo quantitativo, per armare le unità militari. La ditta produttrice però non poteva soddisfare una tale domanda, così la produzione fu subappaltata alla Savage Arms Corp. . All’entrata in guerra fanteria, equipaggi di veicoli corazzati ed esploratori furono armati con questo fucile, che fu protagonista insieme al suo avversario, la MP40 tedesca di memorabili scontri a fuoco, che ebbero dell’epico. In seguito alla “Legge affitti e prestiti” il governo degli stati uniti rilevò tutti i contratti relativi alla produzione dei moschetti Thompson, riuscendo così ad incrementare la produzione così da fornirne (dietro vendita, naturalmente) anche agli alleati inglesi . In seguito venne prodotto un modello più economico , l’M1 , che potesse essere più facilmente venduto dagli americani agli alleati inglesi; il nuovo modello era più leggero (4,7 kg) lungo 81 cm (canna da 268 mm) e montava caricatori prismatici da 30 cartucce,con celerità di tiro da 700 colpi al minuto. Questo fu uno tra i fucili più presenti in tutto lo scenario bellico europeo, usatissimo dagli inglesi che nonostante molti dei mercantili che li trasportavano fossero stati silurati dai sommergibili tedeschi riuscirono comunque ad averne sempre un buon numero. Gli americani invece preferirono proseguire la guerra con il vecchio modelle 28 A1.803377_574636692549050_1336977408_n

Si è scritto di un’ottima arma, che nonostante tutto era molto stabile e sicura. E’ storicamente accertato che spesso il Thompson tendeva ad incepparsi, ma questo è dovuto più all’imperizia ed alla sbadataggine del soldato americano (dozzinale e confusionario sono solo due aggettivi che a malapena caratterizzano la soldataglia americana, vero prototipo della truppa moderna) che non ad effettivi difetti dell’arma. Si tratta di persone che , dopo avere tirato intere raffiche di fuoco per lunghi tempi, non si preoccupavano di ripulire o oliare il moschetto. E’ invece risaputo che le armi, di qualsiasi tipo, sono soggette ad una cura continua. Ma probabilmente il John Doe di turno se ne fregava. Invece un difetto reale del fucile era il costo, di circa 200 dollari l’unità: prezzo non elevatissimo, ma comunque insostenibile per un’arma da produrre in vasta scala.

Pasquale Piraino

Share

Comments are closed.