PRINZ EUGEN LA 7a DIVISIONE DA MONTAGNA DELLE WAFFEN SS – terza e ultima parte

seconda parte

I Balcani in fiamme

Con il tradimento della Romania e della Bulgaria alla fine dell’estate del ’44, tutto il settore operativo tedesco nei balcani entrò in crisi. Le forze dell’esercito jugoslavo stavano tentando di congiungersi con le armate russe che avanzavano in Serbia. Per tentare di evitare il collasso del settore meridionale venne lanciata l’operazione Rubezahl (12-30 agosto 1944), per permettere il ritiro delle truppe tedesche nella Serbia occidentale. Durante l’operazione vennero intercettate diverse formazioni nemiche dalla Ia Gebirgs division e dal 14° reggimento della Prinz Eugen. Parteciparono inizialmente all’operazione anche altre due divisioni da montagna delle SS, la 13a Handshar e la 21a Skanderbeg.

Soldati della "Prinz Eugen" appartenenti all'unità di radio comunicazione.

Soldati della “Prinz Eugen” appartenenti all’unità di radio comunicazione.

Tra il 20 ed il 22 agosto la Ia Gebirgs division e il 14° reggimento della Prinz Eugen riuscirono a circondare una grossa formazione partigiana che si stava spostando dalla Croazia verso la Serbia, annientandola completamente dopo una serie di sanguinosi scontri: i pochi superstiti comunisti vennero salvati dall’aviazione alleata, che grazie ad atterraggi su piste di fortuna, riuscì ad evacuare circa 1.000 feriti negli ospedali italiani. Il 21 settembre 1944 il comandante del V° SS-Gebirgs Korps, l’Obergruppenführer Arthur Phleps, sul fronte della Transilvania cadde prigioniero nelle mani dei sovietici, insieme al suo ufficiale d’ordinanza e del suo autista. Mentre attendeva di essere interrogato la zona venne attaccata dall’aviazione tedesca: nella fretta di disimpegnarsi i sovietici fucilarono Phleps e gli altri due. Da quel momento il 13° reggimento della Prinz Eugen venne intitolato alla memoria del primo comandante della divisione. Nell’autunno del 1944, la Prinz Eugen fu impegnata nel coprire la ritirata delle forze tedesche che rifluivano dalla Grecia, e che i russi stavano tentando di intercettare. 350.000 soldati tedeschi in rotta attraverso il corridoio del Vardar in Macedonia.

Alla Prinz Eugen venne ordinato di spostarsi nell’area di Nis per mantenere aperto un varco sulla frontiera tra Bulgaria e Jugoslavia per permettere al Gruppo di Armate E di ritirarsi. Gli uomini di Kumm dovevano difendere l’area contemporaneamente dall’attacco delle forze bulgare che avanzavano da est e da sud, dai russi da nord e dai partigiani slavi la cui attività si era intensificata.

Per riuscire a realizzare una linea di difesa abbastanza ampia, i reggimenti della divisione vennero divisi in piccoli gruppi con l’ordine perentorio di tenere le posizioni a tutti i costi.

La Prinz Eugen si trovò a fronteggiare alla sua sinistra la 57a Armata sovietica, che attraversato il confine serbo stava puntando su Zajecar. Sulla sua destra, c’era invece la 2 a armata bulgara che aveva già occupato i sobborghi di Nis.

A nord-est di Zajecar tutti gli assalti sovietici, sempre preceduti da un pesante bombardamento di artiglieria, vennero respinti. I russi allora tornarono all’attacco con i carri, ma senza successo. Solo quando le forze partigiane iniziarono a minacciare da tergo le posizioni degli jàger, venne ordinato il ripiegamento dei reparti per evitare l’accerchiamento. Il varco creato per permettere la ritirata delle forze tedesche, venne difeso dagli uomini della Prinz Eugen con estremo sacrificio fino alla fine di novembre, permettendo così al grosso del Gruppo di Armate E di rifluire verso la Bosnia.

Gli jäger della divisione non si limitarono solo a difendersi; più volte effettuarono contrattacchi locali e rastrellamenti al fine di allentare la incessante pressione nemica.

La resistenza dei reparti della Prinz Eugen fu così tenace, che alla fine i sovietici malgrado il grosso dispiegamento di uomini e mezzi, preferirono lasciare il settore alle forze bulgare e jugoslave per continuare l’avanzata in aree meno difese. Questa vittoria però costò cara agli uomini di Kumm; alla fine dei combattimenti la divisione era ridotta alla forza di un solo reggimento con soli 3.500 uomini, senza più veicoli motorizzati ed armamento pesante, come si evince da un rapporto dello stesso Kumm al comando germanico: “Dopo i combattimenti nell’area di Nis, contro un nemico superiore in nomini e mezzi, la mia divisione ha subito notevoli perdite in uomini e materiali. Sono andati perduti la maggior parte degli autoveicoli, l’armamento pesante e la maggior parte dei cavalli. Particolarmente grave e la mancanza di armi anticarro. Tuttavia, la superiorità nemica, ha rinfrancato il morale e lo spirito combattivo degli uomini, che grazie ai successi ottenuti si stanno battendo meglio che all’inizio dell’operazione”.

Seguendo la ritirata delle truppe tedesche verso nord, i reparti superstiti della divisione vennero posti a retroguardia del XXXIV° Corpo, continuando a scontrarsi contro le forze nemiche, finché non vennero mandati in riserva nell’area di Ljobovija. Per riorganizzare l’unità vennero aggregati ad essa i resti della divisione SS albanese Skanderbeg e alcuni reparti di marinai tedeschi provenienti dalla Grecia.

La divisione così riformata ritornò ad essere utilizzata ancora in retroguardia durante la ritirata tedesca in Bosnia ed in Croazia.

Reparti della "Prinz Eugen" durante l'operazione Weiss, organizzata nel gennaio 1943 in collaborazione con le forze italiane e croate.

Reparti della “Prinz Eugen” durante l’operazione Weiss, organizzata nel gennaio 1943 in collaborazione con le forze italiane e croate.

Il 19 ottobre 1944 le truppe sovietiche insieme con i partigiani comunisti entrarono a Belgrado.

Sulle sponde del fiume Drina i gebirgsjäger vennero impegnati in feroci scontri contro i partigiani comunisti che tentavano di tagliare la ritirata alle truppe germaniche: i titini erano riusciti a far saltare tutti i ponti sul fiume, ma i genieri della Prinz Eugen riuscirono a costruire in poco tempo ponti di fortuna che permisero il passaggio delle truppe sulla riva occidentale.

All’inizio del 1945 i gebirgsjäger parteciparono ad una controffensiva, denominata in codice Frülingsgewitter (Tempesta di primavera), per allentare la pressione nemica sulle truppe in ritirata ed in particolare sulla 2a Armata Panzer che si stava battendo sulla riva nord del Danubio. La divisione combatté contro i partigiani vicino Otok, riuscì a strappare al nemico la città di Nemeci e venne stabilita una testa di ponte a Buzot; alcuni reparti raggiungerò l’area di Vukovar dove si scontrarono con le forze sovietiche.

Cambio di guardia

Nello stesso periodo il comando della divisione passò al Brigadeführer August Schmidthuber. Otto Kumm, grazie alla sua esperienza maturata con la Prinz Eugen era stato trasferito al comando della Ia SS Panzer Division Leibstandarte Adolf Hitler. Il Kampfgruppe Skanderbeg, ridotto ormai alla forza di un battaglione, venne integrato definitivamente nella divisione come 2° battaglione del 14° reggimento, che da quel momento assunse il nome dell’eroe albanese. All’inizio di febbraio il Comando tedesco lanciò una nuova operazione destinata a contenere l’offensiva nemica, denominata Wehrwolf (6-10 febbraio 1945), per tentare di eliminare la testa di ponte nemica di Virotica: la Prinz Eugen alle dipendenze del XCI° Corpo d’Armata per tre settimane riuscì a tenere lontane le avanguardie nemiche dall’area di Zenica in Bosnia.

Negli ultimi giorni di febbraio la Prinz Eugen venne impegnata contro le forze partigiane a sud di Sarajevo, per liberare dall’accerchiamento la 369a divisione di fanteria croata ritiratasi da Mostar. Venne inviato in soccorso dei croati, solo il 13° reggimento con qualche pezzo di artiglieria: dopo un breve scontro le forze partigiane vennero disperse e i croati poterono continuare a ritirarsi verso nord-ovest. Solo dopo qualche giorno i reparti della Prinz Eugen vennero impegnati in un’altra operazione di soccorso: questa volta ad essere accerchiata dai partigiani erano i camerati della 181a divisione di fanteria della Wehrmacht. Per riuscire a colpire i partigiani alle spalle e tagliare loro la ritirata, i cacciatori del 14° reggimento dovettero scalare lo Igman e la Treskavica Panina due vette alte 1.500 e 2.000 metri, in condizioni meteorologiche spaventose: la neve era così alta che tutti i materiali pesanti, armi ed equipaggiamenti, dovettero essere trasportati sulle spalle degli uomini, senza la possibilità di usare i muli o altro mezzo di trasporto. Una volta raggiunta la meta, gli Jager all’alba del 23 marzo, assalirono le posizioni tenute dai partigiani ed in breve tempo le travolsero: non solo venne tagliata la strada della ritirata ai comunisti ma venne anche conquistata la città di Trnovo. Alcuni reparti comunisti che erano riusciti a ritirarsi su alcuni picchi rocciosi, vennero prontamente colpiti prima dall’artiglieria della divisione, e poi travolti dall’assalto all’arma bianca degli jäger della Prinz Eugen. I partigiani riorganizzate le file, dopo l’assalto a sorpresa dei tedeschi, contrattaccarono preceduti da un pesante fuoco di artiglieria, senza sortire però alcun successo. Anche a fondovalle, gli altri reparti della divisione, attaccati da ingenti forze partigiane, riuscirono a respingere tutti gli assalti. La 181a divisione tedesca riuscì cosi a sfuggire all’accerchiamento, ma solo dopo pochi chilometri più a nord nella valle della Drina, cadde un’altra volta in trappola.

Dovette intervenire ancora il 14° reggimento della Prinz Eugen: gli jäger dopo aver strappato dopo duri scontri ai partigiani le cime del Romanja e della Planina riuscirono ancora una volta ad offrire una via di fuga ai fanti della 181a divisione. Nel frattempo il 13° reggimento della divisione venne impegnato duramente ad est di Zenica per proteggere la ritirata al 21° Gebirgskorps. Dopo durissimi e aspri combattimenti, Zenica venne abbandonata definitivamente il 14 aprile: i reparti della divisione per l’ennesima volta impegnati in azione di copertura, vennero inviati a respingere le forze partigiane a Doboj, tra Sarajevo e Brod.

Ritirata in Austria

Dopo pochi giorni, con le forze tedesche che avevano raggiunto Zagabria, la Prinz Eugen fu impegnata in altri combattimenti ad ovest della capitale croata, per coprire la ritirata del XCI° Corpo d’armata. Schmidthuber inviò prima solo il suo 14° reggimento a sud di Karlovac, ma alla fine dovette inviare anche il 13° per la defezione della maggior parte dei reparti croati che invece di combattere si ritirarono.

I reparti della divisione continuarono a battersi fino all’ultimo tentando di raggiungere l’Austria, con la speranza di non cadere nelle mani dei comunisti.

Il 5 maggio, le forze partigiane volendo impedire la fuga ai reparti tedeschi verso l’Austria attaccarono in forze: gli jäger coprirono la ritirata ai loro camerati difendendosi allo stremo delle loro forze. Il 9 maggio, il battaglione pionieri (quel che rimaneva) della Prinz Eugen, conquistò i ponti sul fiume Sava intorno a Rann, mantenendone il controllo e proteggendo il passaggio degli ultimi reparti del Gruppo Armate E.

Alcuni reparti della divisione riuscirono a salvarsi raggiungendo la Carinzia; altri riuscirono a valicare il passo Wurzen raggiungendo Villach.

La maggior parte dei resti della divisione alla fine di aprile vennero aggregati al Kampfgruppe Harmel, formato da unità della Wehr-macht, della Polizia tedesca e della 24a divisione SS Karstjäger, continuando a combattere lungo la frontiera meridionale tedesca. Alcuni reparti deposero le armi solo il 12 maggio in Carinzia, nella zona di Krainburg; altri il 16 maggio 1945 a Celje si arresero alle forze partigiane comuniste; la maggior parte degli uomini che si arresero ai titini venne fucilata subito o soffrì le pene dell’inferno nei campi di concentramento comunisti. Pochi jäger internati rividero la loro casa dopo la guerra.

Considerazioni finali

Pur avendo nel suo carniere solo sei croci di cavaliere, la Prinz Eugen può considerarsi una delle divisioni SS più eroiche e combattive. I suoi uomini, calati nella crudeltà e nella ferocia della guerra nei territori jugoslavi, seppero sempre comportarsi con onore e con valore. In tutte le operazioni militari tedesche contro le forze partigiane la Prinz Eugen occupò sempre un ruolo di primo piano ritrovandosi sempre come punta avanzata dello schieramento offensivo. Anche negli scritti degli storici jugoslavi, e dello stesso Tito si possono leggere parole di encomio e di rispetto verso gli jäger della 7a Gebirgs Division der SS Prinz Eugen.

Ordine di battaglia della divisione Prinz Eugen

SS-Freiwilligen Gebirgsjäger Regiment 13 Artur Phleps

SS-Freiwilligen Gebrigsjäger Regiment 14 Skanderbeg

SS-Freiwilligen Gebrigs Artillerie Regiment 7

SS-Sturmgeschutz Abteilung 7

SS-Panzerjager Abteilung 7

SS-Flak Abteilung 7

SS-Pionier Battalion 7

SS-Gebirgs Aufklarungs 7

SS-Field Ertaz Abteilung 7

SS-Kavallerie-Schwadronen

SS-Gebirgs-Nachrichten-Abteilung 7

SS-Freiwilligen-Gebirgs-Aufklärungs-Abteilung (mot) 7

SS-Panzer-Aufklärungs-Zug

SS-Radfahr-Abteilung

SS-Kradschutzen-Battalion 7

SS-Nachschub-Kompanie 7

SS-Werkstattkompanie

SS-Sanitäts-Abteilung 7

SS-Freiwilligen-Gebirgs-Veterinär-Kompanie

SS-Freiwilligen-Gebirgs-Kriegsberichter-Zug

SS-Feldgendarmerie-Trupp

BIBLIOGRAFIA:

Rolf Michaelis, Die Gebirgs divisionen der Waffen SS, ed. Michaelis-Verlag.

Roland Kaltenegg, The Mountain troops of the Waffen SS, ed. Schiffer.

James Lucas, Le truppe da montagna di Hitler, Hobby & Work editrice.

O. Kumm,Worwàrts Prinz Eugen!

 

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