La morte e la deificazione di Eracle

La morte e la deificazione di Eracle

Eracle assale il Centauro Nesso che allarga le braccia in segno di resa, implorando per la sua vita. (Anfora nera 610 a.C. ca., Atene, Museo Archeologico).

Eracle assale il Centauro Nesso che allarga le braccia in segno di resa, implorando per la sua vita. (Anfora nera 610 a.C. ca., Atene, Museo Archeologico).

Eracle, durante il corso della sua vita, portò a termine molte altre imprese e fatiche. Servì nelle campagne, fece guerre e uccise molti predoni e molte bestie feroci. Ci sono innumerevoli narrazioni e leggende nelle quali, questi fatti, vengono raccontati in varie forme. Ma la morte dell’eroe è associata al fatale matrimonio con Deianira, una decisione presa durante la discesa nell’Ade, quando Eracle incontrò Meleagro, e gli promise che avrebbe sposato sua sorella. L’accordo, preso in quel luogo, non poteva che avere una triste fine. Ed accadde che, viaggiando insieme, Eracle e Deianira, si trovarono a dover attraversare il fiume Eveno, dove il traghettatore era il Centauro Nesso, che viveva poco vicino. Nesso portò sull’altra sponda prima Eracle e tornò indietro per prendere Deianira. Nesso tentò di oltraggiarla ed Eracle, avendo sentito le sue grida dall’altra sponda del fiume, armò il suo arco e scagliò una freccia che ferì il Centauro al cuore. Nesso, morendo decise di vendicarsi, dicendo a Deianira che se avesse voluto avere per sempre Eracle con sé, senza paura di perderlo, avrebbe dovuto preparare una pozione magica con il sangue che colava dalla sua ferita. Ella gli credette e raccolse, nascondendolo, un po’di sangue del Centauro.

Dettaglio dalla metope della Tesoreria Ateniese a Delfo, che rapppresenta Eracle in tutta la sua maestà durante una delle sue fatiche, (cattura della cerva di Cerinea) 500 a.C. ca. Delfo, Museo Archeologico).

Dettaglio dalla metope della Tesoreria Ateniese a Delfo, che rapppresenta Eracle in tutta la sua maestà durante una delle sue fatiche, (cattura della cerva di Cerinea) 500 a.C. ca. Delfo, Museo Archeologico).

Qualche tempo dopo, Eracle marciò contro Eurito, re di Ecalia e conquistata la città, dopo aver ucciso il re ed i suoi figli, prese con sé Iole. Volendo eregere un altare a Zeus e offrirgli un sacrificio, inviò il suo compagno Licas in Tracia, affinché gli portasse un abito adatto al rito. Deianira aveva paura che la compagnia di Iole, che intanto Eracle aveva preso come sua concubina, avesse potuto scacciare, dalla mente del nostro eroe la sua fedele moglie, e intinse nel sangue di Nesso la tunica nuova. Eracle la indossò ed iniziò la cerimonia. Ma il veleno contenuto nel sangue del Centauro cominciò a bruciare la sua pelle; il tormento era irresistibile. Eracle tentò di togliersi di dosso la tunica, ma anche la sua carne veniva via con essa. Ordinò quindi ai suoi compagni di riportarlo in Tracia. Quando Deianira capì quello che era successo, si suicidò . Eracle affidò la cura di suo figlio Ilio a Iole, facendosi promettere dal piccolo che, una volta cresciuto avrebbe sposato Iole; quindi si arrampicò sul Monte Età, ove eresse una catasta di legno, vi si sdraiò sopra ordinando ai suoi compagni di appiccare il fuoco. Tutti erano riluttanti ad obbedire a quell’ordine, solo Filottete ebbe il coraggio di eseguirlo. Eracle in cambio dell’obbedienza gli diede il suo arco e le frecce bagnate nel sangue dell’Idra di Lerna. Ma quando le fiamme stavano per lambirlo, un temporale si addensò sulla montagna, una nube discese per prendere Eracle e condurlo in cielo. Raggiunse quindi gli immortali sull’Olimpo, dove sposò Ebe, la dea dell’eterna giovinezza.

Gli Eraclidi, i discendenti di Eracle, dovettero lottare molto per mantenere il loro dominio sul Peloponneso, dopo la deificazione del loro antenato. Uno di essi, Archelao, figlio di Temeno, e pronipote di Eracle, scacciato da Argo da suo fratello, giunse in Macedonia. Qui servì il re Cissea, sconfiggendo i nemici che lo avevano assediato. Dopo molte avventure, e seguendo la profezia dell’Oracolo di Apollo, seguì una capra fino a quando giunse sul luogo chiamato Aiges. Qui, costruì la città che chiamò Aiges, dalla capra (in greco Aiga). Alcuni considerano Archelao antenato di Alessandro il Grande.

Filottete, l’eroe al quale Eracle lasciò in dono il suo arco e le sue frecce, fece giuramento di non rilevare a nessuno dove il semidio fosse sepolto. Ma, messo alle strette, Filottete violò il suo giuramento, e per questo venne punito. Come pretendente di Elena, prima del suo matrimonio, ebbe l’obbligo morale di prender parte alla guerra di Troia. I grandi tragedi Euripide e Sofocle ci hanno raccontato la sua vita nei loro separati lavori “Filottete”.

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