Fucili Arisaka

Fucili Arisaka

Arisaka Nariakira

Arisaka Nariakira

Tra le nazioni che scesero in campo durante il secondo conflitto mondiale l’Italia ed il Giappone (i due estremi geografici dell’Asse) si distinsero per una sbagliatissima filosofia di guerra: le due nazioni furono le uniche infatti a non utilizzare diffusamente armi automatiche o semiautomatiche, preferendo a queste i fucili a ripetizione ordinari. L’esercito italiano infatti pur conoscendo la validità delle mitragliatrici leggere non decise mai di puntare fortemente su queste, rimanendo ancorato a tattiche belliche anacronistiche. I militari giapponesi invece non sperimentarono mai sul campo la validità delle armi automatiche e così i militi nipponici ne fecero scarsissimo utilizzo. Il soldato giapponese quindi era solitamente armato con il classico fucile ad otturatore girevole-scorrevole, tra i quali il più diffuso in dotazione era l’Arisaka modello 1905. In Giappone il nome del fucile era Arisaka modello 38, dove 38 sta per trentottesimo anno della dinastia Meiji (l’attuale dinastia imperiale giapponese), corrispondente appunto al 1905 mentre Arisaka è il cognome dell’inventore del fucile, il generale Arisaka Nariakira.

Arisaka nacque a Iwakuni nel 1852. Quarto figlio di un samurai del feudo Choshu, all’età di 11 anni  viene adottato da Arisaka Nagayoshi (dal quale riceverà il cognome). Presto entra nell’esercito imperiale giapponese (dopo la restaurazione della dinastia Meiji) dove viene notato dal generale Murata Tsuneyoshi (ideatore dei fucili d’ordinanza dell’esercito imperiale giapponese utilizzati sino al 1905). Nel 1897 studia delle modifiche per i fucili Murata che porteranno alla costruzione del Murata mod.30, utilizzato dalle forze giapponesi per contrastare la rivolta dei Boxer.  In seguito realizza anche un cannone, il modello 31, ma entrambe le armi saranno poco apprezzate dai soldati: il fucile a causa della sua scarsa potenza e capacità di penetrazione del proiettile mentre il cannone per via dell’elevato rinculo (smorzato in maniera non efficace) che di fatto lo rendeva un’arma troppo poco precisa. In seguito insieme al capitano Nambu Kijiro Arisaka studia l’ideazione di un nuovo fucile, più potente ed affidabile rispetto ai Murata, ormai di fatto superati: questa collaborazione porterà alla creazione dell’Arisaka mod. 38 (1905) che sarà testato sul campo proprio alla fine del conflitto russo-giapponese degli anni 1904-1905. Questo fucile fece una così buona impressione alla truppa che sarà utilizzato per tutto il secondo conflitto mondiale, pur presentando notevoli limiti tecnici, facendolo addirittura preferire ai modelli costruiti successivamente. Il generale Arisaka parteciperà attivamente all’ideazione di tutta la serie dei fucili che portano il nome della sua famiglia, ricevendo la riconoscenza dell’imperatore sotto forma di onorificenze militari e attribuzione di vari ordini cavallereschi,culminando nel conferimento del titolo di “danshaku”(equivalente all’occidentale “barone”). Arisaka muore nel 1915 ed oggi i suoi resti mortali si trovano nel tradizionalissimo cimitero Yanaka di Tokyo.

Arisaka mod.38

Arisaka mod.38

La serie Arisaka comprende 12 armi, alcune sviluppate a partire da un modello base successivamente modificato (ad esempio nel munizionamento o nella forma del calcio o nel tipo di baionetta),altre invece completamente nuove (come le carabine od i fucili da cecchino). Questi fucili però presentano una costante: l’estrema precisione costruttiva, tipicamente giapponese, che a differenza di quella italiana non si esaurisce in un barocco virtuosismo meccanico,ma utile nell’ottica di un combattimento attivo vista la sua semplicità costruttiva.

I fucili Arisaka erano costruiti in acciaio al carbonio, con aggiunta di manganese come elemento alligante: questa particolare composizione dell’acciaio rese gli Arisaka particolarmente resistenti e sicuri,infatti prove distruttive eseguite nel secondo dopoguerra hanno dimostrato come questi fucili fossero di gran lunga più resistenti dell’americano M1903 Springfiled, del britannico Lee-Enfield e del tedesco Karabiner 98k. L’unico loro difetto era probabilmente la lentezza, insita nel tipo di funzionamento bolt-action (otturatore girevole scorrevole, che necessita di essere azionato dopo ogni singolo colpo) ed il calibro troppo leggero; durante l’evoluzione degli Arisaka i progettisti tenteranno di risolvere il problema relativo al calibro modesto dei proiettili, rendendo il fucile più letale anche dalla lunga distanza.

Un particolare interessante è costituito dal sigillo imperiale giapponese posto sul corpo del fucile. E’ necessario ricordare che dopo la fine del conflitto i soldati americani rubarono ai giapponesi armi e fucili che poi portarono in patria come dei souvenir di guerra (questo dimostra la bassa preparazione etica del soldato americano). La cosa strana è che il sigillo imperiale è presente sui fucili rimasti in Giappone,mentre è stato abraso o mascherato nei fucili esportati in America. Su questo strano fenomeno esistono due versioni: una dice che l’operazione di cancellazione del marchio sia stata ordinata dall’impero giapponese poco prima della resa,l’altra invece sostiene che l’operazione sia stata ordinata alle truppe d’occupazione americane dall’esercito degli U.S.A affinché non potessero essere riconosciuti una volta importati in America.  Non esistono prove certe per nessuna delle due versioni,ma probabilmente è più credibile la seconda, poiché se da un lato non si capisce perché uno stato debba ordinare la rimozione del proprio sigillo imperiale,dall’altro è comprensibilissimo invece la volontà americana di insabbiare una pratica altamente disonorevole dal punto di vista dell’etica militare. Probabilmente radere al suolo due città e condannare milioni di civili ad un’agonia lenta e dolorosa non era abbastanza:meglio rubare pure le armi che per il giapponese non sono erano uno strumento,ma una parte di sé, proiettata e condensata in un oggetto esterno; i samurai ad esempio potevano arrivare al suicidio se la katana (la tradizionale spada giapponese) veniva spezzata o rubata. Alla luce di tutto questo risulterà chiarissimo al lettore l’interesse americano ad insabbiare e nascondere eventi scomodi per la propria credibilità di salvatori internazionali.

La serie dei fucili Arisaka

La serie dei fucili Arisaka

Tornando ai fucili Arisaka, il modello più prodotto fu il modello 38. Montava munizioni calibro 6,5 mm e l’azionamento era del tipo bolt-action. Arma sicura ed affidabile,che raramente si inceppava, ma che all’alba del secondo conflitto mondiale era già vecchia ed obsoleta, sicuramente non competitiva rispetto ad altre armi del panorama bellico. Era lungo 1275 mm e pesava circa 4 kg. Il serbatoio era era ricavato nella cassa ed era della stessa tipologia del Mauser, con piastrina da 5 colpi. La pallottola pesava circa 9 g ed alla bocca aveva una velocità di 730 m/s.  La forma della cassa era del tipo a fusto lungo, con un’impugnatura a mezza pistola ed un guardamano saldato alla canna. Questa era rotonda, con rigature interne destrorse e bacchetta di pulizia annessa al fusto stesso. La scatola di culatta era poi aperta nella parte alta,mentre il tappo svolgeva il ruolo di sicura dell’arma. Il mirino era dotato di un alzo a cursore graduato da 500 a 2400 m. Come tutti i fucili Arisaka era inoltre dotato di un innesto per baionetta (lunga 40 cm).

 In seguito lamentarono lo scarso potere d’arresto del fucile, si passò così all’Arisaka modello 1939, del tutto simile al precedente, ma utilizzante un calibro più potente: 7,7 mm simile al 303 inglese,con velocità alla bocca di 790 m/s. Nonostante tutto però,complice la grande quantità di fucili già prodotta, il modello più usato continuò ad essere il 1905.

Pasquale Piraino

 

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