Schmeisser e il Sturmgewehr modello 1943-1944

Schmeisser e il Sturmgewehr modello 1943-1944

Tantissimo si è scritto sulla supremazia bellica e tecnologica della Germania nazionalsocialista,ma quello che leggiamo probabilmente rappresenta solo una minima parte del fortissimo impatto che la tecnica tedesca ebbe sul mondo. Tanto grandi furono le intuizioni tedesche che influenzarono il pianeta per svariate decine di anni a venire, anche dopo la sua “morte”. E’ il caso ad esempio del fucile Sturmgewehr mod.1943-44.

StG43

StG43

Il suo primo nome fu MaschinenPistole 43, ma quest’arma a rigore non può essere classificata nel gruppo dei fucili mitragliatori. Cominciò ad essere elaborata sin dal 1938, progettata da quell’ immenso genio che è stato l’inventore tedesco Hugo Schmeisser. Egli nacque il 24 Settembre 1884 nella città di Suhl, nota per le industrie belliche che lì avevano le loro catene produttive. Schmeisser fu un genio dal così alto livello che le sue invenzioni non solo modificarono, ma stravolsero la metodologia di guerra, causando una vera e propria rivoluzione nelle strategie belliche. E Schmeisser non si accontentò di provocare una rivoluzione, ma ben due! Da giovane trovò subito impiego presso la Bergman , industria bellica per la quale già lavorava suo padre, altra mente geniale nel panorama della progettazione di armi. Durante la prima guerra mondiale egli rimase a Suhl,vista l’ampia richiesta di carabine presso l’industria Bergman. Il fronte ad ovest si era però fossilizzato in una sorta di guerra di posizione, che rendeva immobili le truppe di ambo gli schieramenti. Fu allora che Schmeisser fece per la prima volta brillare il suo astro, progettano il primissimo fucile automatico leggero da fanteria, l’MP18, i cui proiettili avevano un raggio d’azione di ben 200 m (per il tempo la distanza era davvero elevata):equipaggiate con sole granate ed MP le truppe tedesche spezzarono in mille pezzi la linea difensiva russa, provocando la frammentazione totale dell’esercito.Così Schmeisser provocò una vera e propria rivoluzione negli armamenti, che continuerà sino alla seconda guerra mondiale ed oltre. Alla fine del primo conflitto mondiale però egli dovette fermare il suo genio, a causa delle norme liberticide dell’infame e venefico trattato di Versailles. Inoltre la Bergman per pagare i debiti di guerra venderà all’estero i brevetti di Schmeisser e questo porterà alla rottura dei rapporti tra l’inventore e l’industria. Dotato però di quello spirito indomabile che è tipico dei grandi uomini, di coloro che non subiscono il Destino, ma lo piegano a sé, Schmeisser continuerà la sperimentazione e l’elaborazione di nuove armi, incurante delle norme dettate da quell’odioso pezzo di carta. Stringe rapporti con la Haenel (altra industria bellica) e fonda contemporaneamente una propria società dove egli registra i propri brevetti (così da evitarne la vendita incontrollata). Con l’ascesa del governo nazionalsocialista egli riacquista il ruolo che gli è dovuto all’interno del Volk tedesco, collaborando con varie personalità del regime per fornire ai soldati del Reich tutte le armi necessarie per il mantenimento dello Spazio Vitale e della libertà del popolo tedesco.  Produce un’infinità di brevetti, riguardanti pistole automatiche, fucili, cannoni, mitragliatrici. Ma già sin dal 1938 egli ha in mano il progetto di un’arma che avrebbe soppiantato anche la famosa MP40, ovvero l’MP43.

Infanterist mit Sturmgewehr 44

Infanterist mit Sturmgewehr 44

Quest’arma non venne concepita per le truppe d’assalto speciali, ma per la fanteria ed aveva caratteristiche che la differenziavano nettamente anche dal più avanzato fucile militare dell’epoca, l’M1 Garand statunitense. Era un fucile corto a funzionamento automatico, utilizzante una particolare cartuccia di nuova concezione, la 7,9 mm Infanterie Kurz Patrone  (cartuccia da fanteria calibro 7,9 mm corto).  La realizzazione di queste fu commissionata alla ditta Polte di Magdeburgo, mentre i primi prototipi dell’arma furono prodotti dalla Haenel (presso la quale lavorava Schmeisser). Le commissioni riportano la data del 1938: la cartuccia sarà pronta per la produzione industriale nel 1940, mentre il fucile nel 1942. Nel frattempo però anche la ditta Walther aveva prodotto un’arma simile (o per meglio scrivere praticamente uguale) alla MP43 di Schmeisser,forse a causa di una fuga d’informazioni.  Nonostante tutto però l’inventore tedesco notò la maggiore affidabilità del meccanismo di scatto e di percussione del modello Walther, decise così di montare questo anche nel suo fucile, che diventerà poi il modello finale prodotto in fabbrica.  Quest’arma funzionava a sottrazione di gas (e non ad utilizzazione diretta del rinculo, come le precedenti MP). Era lunga 95 cm (41 cm la canna) e pesava 5,25 kg con caricatore da 30 cartucce montato e 4,4 kg senza caricatore. La portata di tiro massima permessa era di ben 800 m , con mirino graduato a tacche di cento metri in cento metri. La pallottola (pesante 8,4 g circa) aveva una velocità alla bocca di 650 m/s.  L’arma era inoltre dotata di un selettore di tiro automatico o semiautomatico. Se questi dati , per il tempo, erano già eccezionali, si deve pensare alla costruzione dell’arma, in acciaio stampato, che velocizzava moltissimo la produzione e manteneva contenuto il suo peso. La cadenza di tiro reale era di ben 500 colpi al minuto, con un potere d’arresto mostruosamente elevato. Sono poi da ricordare le caratteristiche meccaniche del fucile, tali che raramente questo si inceppava o si danneggiava:insomma, un’arma potente, sicura e totalmente affidabile.

Particolare è poi la storia legata al nome dell’arma. Sturmgewehr significa “fucile d’assalto”, eppure il suo primo nome è stato Maschinen Pistole. Questo è dovuto a motivi di segretezza interni alla macchina bellica nazionalsocialista. L’arma fece infatti la sua prima comparsa nel 1942 e fu paracadutata ad una divisione tedesca caduta in un accerchiamento sovietico. I risultati furono eccezionali, mai visti sul campo: un arma veloce,ma allo stesso tempo potente e facilmente governabile. Eppure le alte sfere non la vedevano tanto di buon occhio per ragioni squisitamente economiche. Alcune fonti attestano che lo stesso Hitler fosse contrario all’industrializzazione di quest’arma  che montava un calibro praticamente unico:questo avrebbe significato “buttare” tutti gli altri calibri prodotti per i fucili da fanteria. Così l’arma venne prodotta in segreto, sotto falso nome ed in poche quantità. Continuavano però ad arrivare richieste dal fronte di MP43 o del successivo modello MP44 (praticamente identico al precedente):questo fatto incuriosì Hitler, che scese in campo personalmente per conoscere senza il filtro di vari consiglieri le caratteristiche dell’arma: ne fu tanto entusiasta che immediatamente ne dispose la produzione in massa,il fucile assunse così il suo vero nome, ovvero Sturmgewehr. Si era però già nel 1944 e la guerra volgeva al suo inevitabile termine. Non vi fu il tempo per armare tutte le truppe con quel fucile, miracolo della tecnica. Solo le divisioni d’elite delle Waffen-SS ebbero la fortuna di potere utilizzare un’arma di tal pregio, praticamente invincibile.

Mod. Vampir

Mod. Vampir

Una variante dello Stg è il Vampir , dotato di dispositivo a raggi infrarossi per la mira notturna. Un’ulteriore variante è poi costituita da quello a dispositivo di tiro curvo:la canna era curvata a 30 gradi , così da permettere lo sparo dietro gli angoli (mediante l’utilizzo di un apposito mirino periscopico).Questa inoltre era modificata con dei fori subito prima della curva, il cui compito era di diminuire la potenza del proiettile (quindi l’usura della canna per attrito ) mediante lo sfogo del gas d’esplosione. Di questo modello ne venne ideato un altro dotato di canna curva a 90 gradi, ma vista l’eccessiva usura non superò mai la fase di sperimentazione. La versione con canna ricurva a 30 gradi venne utilizzata dai soldati di piantone al livello inferiore del nido dell’Aquila, il Berghof, la residenza di Hitler sulle alpi bavaresi. A titolo d’informazione lo scrivente informa il lettore che tutto il complesso è stato raso al suolo nel 1950 dalle forze Alleate,che non hanno risparmiato nemmeno il villaggio limitrofo: l’ennesima manifestazione di una furia che prova ancora una volta l’animo oscuro e chiaramente diabolico, maligno del “liberatori d’Europa”.

Nel 1944 ,come già scritto sopra, la guerra aveva preso la direzione che tutti sappiamo. Errori militari da una parte, tradimenti e quale coronamento dell’edificio,l’ignobile assedio di un intero continente che lottava per la propria libertà, condussero il Reich all’inevitabile caduta. Pochi sanno, anche tra coloro che cercano di studiare la storia con occhio critico e libero, cosa successe alla popolazione tedesca dopo il 1945. Lo scrivente accenna lievemente alla storia dello sfortunatissimo popolo tedesco: furono rinchiusi in campi di concentramento, ridotti alla fame ed alla pazzia. Venivano interrogati giornalmente, con i metodi più brutali;quello che interessava agli Alleati non era la verità, ma una conferma alle teorie da loro sostenute. Chi collaborava era liberato, chi non collaborava veniva lentamente portato alla morte.  Se questo era quello che accadeva al cittadino medio, ben peggiore era la sorte che poteva capitare alle personalità del mondo polito,scientifico o culturale del tempo: si poteva arrivare persino alla deportazione in terra straniera. Hugo Schmeisser non fece eccezione.  Si rifiutò sempre di abbandonare la sua Suhl, finì così prigioniero degli americani, che lo interrogarono giornalmente alla ricerca di qualsiasi informazione utile. Quando l’esercito U.S.A. evacuò la Turingia, arrivò l’Armata Rossa. Schmeisser finì dalla padella nella brace. Stalin e lo stato maggiore dell’esercito volevano sapere tutto sulla tecnologia bellica tedesca: interrogarono prima l’inventore, poi rubarono tutti i brevetti, portandoli nell’URSS. Rimanendo impressionati dalla tecnica tedesca, decisero che non bastavano i documenti , deportarono così in Russia anche Schmeisser, forzatamente. Questo fu un destino, quello della deportazione forzata nell’URSS , che non capitò solo a Hugo, ma a tutti coloro verso i quali Stalin ebbe un certo interesse. A queste personalità era permesso di trasferirsi con le famiglie, ma Schmeisser (conoscendo la durissima vita che l’avrebbe aspettato nella terra di Stalin) rinunciò: dimostrando ancora una volta la fortissima tempra di spirito che contraddistingue i geni, partì da solo. Lì progetterà l’AK-47, il famosissimo fucile Kalashnikov. Questo fucile, che ha fatto la fortuna di interi eserciti, altro non è che la versione povera dello StG44, o meglio una versione primitiva:le parti ad esempio non erano ottenute per stampaggio (come in Germania), ma per fresatura, visto che la deformazione a caldo dei metalli era praticamente sconosciuta nell’URSS.  Nonostante tutto però Schmeisser riuscì a realizzare un ottimo fucile anche con i rozzi e primitivi mezzi che l’URSS gli forniva, realizzando un’arma completa, utile in ogni tipo di combattimento e completamente affidabile,quasi di pari livello all’ StG.

StG Ricurvo

StG Ricurvo

Poco si sa di cosa fece Schmeisser negli anni successivi, poiché tutto è avvolto nel segreto. Dopo false promesso di ritorno in patria, mai mantenute e procrastinate di anno in anno, il 9 Giugno 1952 Schmeisser può finalmente ritornare nella sua amata Germania. Muore poco più di un anno dopo, il 12 settembre 1953, presso l’ospedale di Erfurt. I suoi resti mortali oggi riposano nella “sua” Suhl. Una massima recita che “nessuno è profeta in patria”: Schmeisser oggi è conosciuto quale genio in tutto il mondo (ed ancora se ne studiano certi brevetti), ma nell’irriconoscente Germania moderna egli è completamente caduto nell’oblio più profondo.

Piccola curiosità finale, gli StG44 sono tra le armi più presenti nel’anime giapponese Hellsing, dove vengono utilizzati da un redivivo esercito nazionalsocialista.

Pasquale Piraino

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