Mitragliatrice Breda M37

Mitragliatrice Breda M37

Ernesto Breda

Ernesto Breda

In una precedente scheda si sono analizzati i pregi ed i numerosissimi difetti progettuali del mitragliatore Breda mod. 1930. Ma se è vero quest’arma dimostra la totale incapacità ed un certo schizofrenismo levantino tipico dell’italiano medio, il lettore non deve pensare che la situazione degli armamenti italiani fosse del tutto scadente. Nonostante la propaganda attuale miri a ridicolizzare in ambiente nazionale ed internazionale l’apparato bellico italiano del secondo conflitto mondiale, in realtà le cose non stanno nemmeno lontanamente come vengono raccontate dagli storici ufficiali. L’Italia infatti possedeva una macchina bellica molto potente e pronta ad affrontare qualsiasi conflitto: gli aerei italiani, così come le navi della marina militare, non avevano nulla da invidiare a nessuno. Semmai diverso è il discorso circa l’uso che se ne fece:spesso alte sfere corrotte od incapaci dell’esercito italiano vendevano le rotte di navi ed aerei ai nemici, che facilmente li abbattevano appena decollati o siluravano appena fuori dal porto. Per il lettore interessato a queste tematiche potrebbe essere utile la visione del libro “Navi e poltrone”, scritto da Antonio Trizzino.

Nel panorama bellico italiano si distinsero alcune armi che dimostrarono come non fosse del tutto marcio l’ambiente intellettuale dello Stivale. Tra queste abbiamo la mitragliatrice Breda modello 1937. La mitragliatrice Breda M30 aveva rivelato sul campo tutte le sue problematiche (scarsa cadenza di fuoco, assoluta scomodità, scarsa capacità offensiva) che la provavano come assolutamente inadatta per i compiti verso i quali era stata progettata, ovvero la guerra veloce fatta di battaglie costituite da accerchiamenti e rapidi cambi di fronte. Inoltre l’arma progettata “in laboratorio” era incapace di funzionare nei territori diversissimi  che occupavano tutto il panorama bellico: dalle fredde steppe russe sino agli assolati deserti africani. Lo Stato Maggiore in compenso già da anni,nel perseguire nel suo scopo di sostituire l’ormai vetusta mitragliatrice pesante Fiat mod. 14/35, nel 1937 adottò la migliore arma automatica italiana del secondo conflitto mondiale, la Breda mod. 37.Manifesto guerra nelle colonie 1942

In realtà l’arma era stata concepita quattro anni prima e presentata in seguito presso la mostra d’armi tenutasi a Brescia nel Maggio del 1935. Già sin dalle sue primissime apparizioni questa si rivelò ideale per l’uso cui era destinata,cioè di sostenere la fanteria per le azioni d’attacco e di difesa da attuare durante una guerra veloce e moderna. Il lettore non deve rimanere stupito che la Breda abbia generato due fucili così diversi tra loro, uno scadente e l’altro eccellente. La società Breda infatti era formata da tantissimi reparti differenti tra loro e specializzati in vari campi, ognuno indipendente dall’altro. L’aveva voluta così l’ingegner Ernesto Breda,suo fondatore. Nato il 6 settembre 1852 a Campo san Martino, egli era figlio di una famiglia dedita all’estrazione della ghisa; si laurea a Padova e dopo un periodo diviso tra il lavoro presso l’industria per le costruzioni pubbliche del cugino e il ruolo di sindaco presso il suo paese natale, rileva a Milano “L’Elvetica”, un’ officina meccanica in liquidazione. Egli rinnova il parco macchine e si specializza nelle produzioni ferroviarie. In seguito comincia anche la produzione bellica e durante la prima guerra mondiale la Breda , che nel frattempo si specializza anche nelle costruzioni aereonautiche, diventerà un vero colosso industriale italiano. Il 6 Novembre 1918 Ernesto Breda muore e lascia il gruppo Breda con tutti i dipartimenti da egli sviluppati a suo figlio,Giovanni Breda, il quale non essendo all’altezza del padre decide di lasciare l’amministrazione del gruppo al conte Guido Sagramoso (che mantiene l’incarico sino al 1944). Giovanni Breda però si era dimesso nel 1933 e da quel momento l’industria non rientrò più nei beni della famiglia Breda. Nel secondo dopoguerra la Breda finirà invischiata in quei giochi di prestiti e garanzie che si rivelarono micidiali per quelle aziende che le accolsero, finendo così smembrata in varie parti. Oggi varie aziende portano il marchio “Breda” e lo stemma col cavallo, ma in realtà queste non discendono dalla Breda, ma si sono limitate a comprare qualche reparto o brevetto.

Disegni Breda m37Tornando alla Breda M37, quest’arma rappresentò un vero e proprio punto di svolta, infatti per la prima volta l’esercito italiano di un’arma d’ideazione e di produzione nazionale funzionate a recupero di gas (e non ad utilizzazione diretta del rinculo).Era una mitragliatrice da postazione fissa, quindi differisce da tutte le armi sinora viste.  Il raffreddamento della canna era ad aria,mentre il funzionamento a tiro automatico ed intermittente. Arma lunga 1,270 m,pesava 19,4 kg (38,2 k con sostegno a treppiede).La pallottola aveva una velocità iniziale di 800 m/s, con una celerità di tiro massima di 450 colpi al minuto, arrivando in realtà durante la fasi a fuoco a circa 250 colpi al minuto sostenuti. La gittata utile era di 1200 m , mentre la massima di ben 5200 m . In virtù della cadenza di fuoco sostenuta, ma non eccessiva e del buon raffreddamento, la canna prima di dovere essere sostituita per usura poteva sparare ben 20000 colpi; era munizionata con proiettili 8 × 59 mm RB Breda(prodotti in Italia) in caricatore da 20 colpi a piastrina. Proprio a questo tipo di proiettile, particolarmente pesante, si deve la potenza devastante ed il grande potere d’arresto della mitragliatrice, anche dalla lunga distanza.  Esteticamente poi la Breda M37 era dotata di una linea compatta e moderna, che da un punto di vista pratico la rendeva un’arma maneggevole e facilmente manovrabile, insomma una vera arma da guerra. Inoltre poi poteva essere lubrificata sia con l’olio Breda per armi che con l’olio d’oliva, senza che le prestazioni subissero sostanziali ribassi: per le sue caratteristiche di rustica semplicità e di robustezza essa fu un’arma estremamente versatile, che fece suonare la sua tonante voce con estrema violenza sia nei freddi ghiacciai russi che nelle roventi sabbie africane. Forse l’unico suo neo era costituito dal peso eccessivo , specie se confrontato con mitragliatrici straniere similari.

Questa mitragliatrice per postazione fissa ricevette molte note positive dai soldati al fronte, specie per l’affidabilità del fuoco: raramente questa s’inceppava, anche se in condizioni ambientali proibitive (come in mezzo alle polveri dei deserti).  In seguito venne anche prodotto un modello 1938, pensato per il fuoco veicolare e per la difesa delle casematte. Le uniche differenze sono costituite dall ‘impugnatura (doppia maniglia nell’M37, a pistola nell’M38) e dal caricatore (posto nella sommità dell’M38).Breda M38

Tanto grande fu il successo della Breda M37 che venne utilizzata anche dall’esercito ungherese e dai SAS britannici, che ne ammirarono le caratteristiche di semplicità,potenza ed affidabilità. Rimasta in servizio nell’esercito italiano sino agli anni ’70, oggi può ancora essere vista in qualche scenario bellico (in rari casi).

Ultimo particolare, la Breda M37 gode di particolare simpatia presso gli ambienti del softair e del paintball, dove versioni modificate per la pratica di queste attività sportive vengono ampiamente vendute.

Pasquale Piraino

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