LA FAMIGLIA REALE DEI LABDACIDI – EDIPO (prima parte)

LA FAMIGLIA REALE DEI LABDACIDI

La famiglia reale dei Labdacidi, dal nome di Labdaco, nipote di Cadmo (fondatore di Tebe), occupa un posto importante nel Ciclo Tebano. Edipo, la figura dominante della famiglia, insieme agli altri membri della stessa, sono diventati, i personaggi dei classici, per colpa delle loro avventure.

EDIPO

Il tragico eroe Edipo, ha avuto un ruolo centrale in molte storie che sono giunte fino a noi, e principalmente in tre delle più famose tragedie antiche. Edipo era figlio di Laio, che era figlio di Labdaco, che a sua volta era figlio di Polidoro, figlio di Cadmo, il primo re di Tebe.

Edipo che risolve l'indovinello della sfinge (Interno di un calice 470-460 a.C, Roma, Museo Vaticano).

Edipo che risolve l’indovinello della sfinge (Interno di un calice 470-460 a.C, Roma, Museo Vaticano).

Laio sposò Giocasta, figlia di Meneceo e sorella di Creonte. Il tempo passava e la coppia non riusciva ad avere figli. Allora, il re si recò presso l’oracolo, come voleva la tradizione, e l’oracolo gli predisse che questo figlio che lui tanto desiderava, sarebbe nato, ma avrebbe portato grande sventura nel regno perché avrebbe ucciso il proprio padre, e sposato la madre.

A questo punto, Laio se ne stava ben lontano dalla moglie che desiderava un figlio più di ogni altra cosa al mondo. E una sera, Giocasta dopo aver fatto ubriacare il marito, passò la notte con lui. Non appena il re scoprì che la regina era incinta, cominciò a pensare a come disfarsi del nascituro che rappresentava la sua morte e la fine del regno. Non appena il piccolo venne alla luce, gli perforò i piedi, fece passare una catena nei buchi e legò i due piedi insieme. Poi ordinò al suo fedele pastore di condurre il piccolo nelle foreste del Monte Citerone, dove sarebbe morto di fame o di freddo, o forse, divorato da qualche animale feroce. Ma il pastore, mosso a pietà, invece di abbandonarlo nelle foreste, lo affidò ad alcuni mercanti di cavalli al servizio di Polibo, re di Corinto, senza dire chi veramente fosse il piccolo. I mercanti portarono il piccolo a Polibo e sua moglie che, non avendo figli propri, furono ben felici di adottarlo. La regina, Merope, diede al piccolo il nome di Edipo, che significa “dai piedi gonfi”, poiché i piedi del piccolo si erano gonfiati nel punto in cui Laio li aveva bucati per farci passare la catena.

Il destino di Edipo

Quindi il Fato volle che Edipo vivesse, e che crescesse fino a divenire un uomo forte e scaltro sotto la tutela di Polibo e Merope che egli credeva fossero i suoi veri genitori, poiché gli venne tenuta nascosta la sua vera origine. Fino al giorno in cui, nel mezzo di una lite, una persona che voleva insultare Edipo, gli disse che era un figlio illegittimo e che i reali di Corinto non erano realmente i suoi genitori. Non avendo ricevuto maggiori spiegazioni da Polibo e Merope, si recò, segretamente all’oracolo di Delfi per sapere la verità. L’oracolo fu, come al solito, impenetrabile, ma gli rivelò ugualmente che il suo terribile destino era quello di uccidere suo padre e sposare sua madre, e che sia lui che i suoi discendenti, sarebbero stati fonte di grandi sventure. Non avendo appreso nulla circa le sue vere origini, Edipo continuò a trattare i reali di Corinto come i suoi veri genitori e, per evitare il destino rivelatogli dall’oracolo, decise di andarsene lontano da Corinto. Cominciò a girovagare, in terre fino ad allora a lui sconosciute e compì anche diverse imprese. Una volta, mentre viaggiava nella Focide, giunse in un luogo dove s’incontravano tre strade, e su quella più stretta vi era un cocchio vigilato da uomini armati. Questi non era altri che Laio, che si stava recando a Delfi per chiedere all’oracolo che fine avesse fatto suo figlio, poiché era costantemente tormentato dall’incertezza sulla sua fine, non avendo mai avuto riscontro sulla sua morte. Si scatenò una lite quando gli uomini armati ordinarono allo straniero di scansarsi per lasciar passare il cocchio; Edipo si scontrò con le guardie ed uccise tutti, compreso Laio; un solo soldato restò vivo perché riuscì a fuggire.

Cadmo, l’eroe del Ciclo Tebano, figlio di Agenore e Telefassa, era anche il fratello di Cilico, Fenice ed Europa. Dopo il rapimento di Europa da parte di Zeus, Agenore inviò i suoi figli a cercarla. Lasciando Tiro, Cadmo errò per lungo tempo, fino a quando, seguendo il suggerimento dell’oracolo di Delfi, fondò la città di Tebe, la cui acropoli era chiamata Cadmia. Vi sono numerosi racconti sulle sue gesta. Ebbe molti figli dal suo matrimonio con Armonia: Autonoe, Ino Agave, Semele (la madre del dio Dioniso) e Polidoro, padre di Labdaco.

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