Una introduzione al nuovo monografico: Diario 1938 (J. P. Goebbels)

Diario38La pubblicazione del volume del diario di Joseph Goebbels relativo al 1938 per la serie “Monografici della Thule Italia”, rientra in quel compito di rendere nuovamente disponibili documenti da tempo introvabili, e ciò prima di dare il via – come Casa editrice – a traduzioni inedite come il diario del 1933. Un’operazione quindi similare a quella già compiuta con il Mito del XX secolo di Rosenberg, del quale era stata pubblicata in edizione italiana – ma non più disponibile – solo la parte iniziale, e da noi reso invece in tutta la sua interezza. Anche se, nel caso attuale, per i diari di Goebbels che andremo a ripubblicare si tratta e si tratterà di volumi separati relativi agli anni 1938, 1939, 1940 e 1941.

Ci sembra inoltre opportuno ricordare che tale diario è al contempo autentico e d’epoca, oltre a non essere mai stato revisionato da Goebbels (a differenza del giornale tenuto dal conte Galeazzo Ciano). Non ci sono quindi né segni di aggiunte né di soppressioni. Goebbels i suoi diari li aveva fatti microfilmare, trascrivere e custodire in luoghi a prova di bomba (come la camera blindata nei sotterranei della Reichsbank).

“Sono troppo preziosi perché si possa rischiare che cadano vittima di qualche bombardamento” – scriveva Goebbels – “e offrono un quadro della mia intera vita e dei nostri tempi”.

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Ma lasciamo la parola a David Irving, che ci introduce al diario del 1938.

“L’immagine personale che esso ci offre di Goebbels è in parte quella di uno stanco burocrate che si sente soffocare tra le scartoffie, oberato da bilanci e riunioni di programmazione, impegnato ad altercare con impiegati statali e giovani funzionari di partito e ad archiviare diplomi di cittadino onorario conferitigli da vari comuni con l’espandersi del Reich hitleriano – ma anche a condurre una brillante campagna elettorale, a consigliare Hitler in segreto, e a ‘risollevare’ con grande tenacia le sorti delle decadenti istituzioni culturali tedesche. Lo vediamo appoggiare il suo Deutsches Schauspielhaus contro la Preussische Staatsoper di Hermann Göring, ricostruire la Volksoper, restaurare i teatri Metropol e Admiralspalast tanto cari ai berlinesi e il Künstlerhaus di Monaco, inaugurare a Saarbrücken un teatro nuovo di zecca e fondare, oltre alla Cinecittà tedesca di Babelsberg, la prima accademia del cinema, una Zentraldramaturgie, e anche un’accademia nazionale di teatro. Goebbels, patrono delle arti, colma di particolari favori gli impoveriti lavoratori dello spettacolo in Germania e in Austria, assicurando loro speciali riduzioni fiscali e pensioni. Grazie al suo ministero, l’industria cinematografica tedesca produce successi internazionali quali Heimat, con l’attrice di origine svedese Zarah Leander, e la documentazione delle Olimpiadi del 1936 realizzata da Leni Riefenstahl («La Riefenstahl è una donna piena di grinta», scrive Goebbels l’8 luglio). Mentre costosi fiaschi quali Capriccio («Un vero schifo», commenta Goebbels il 1° maggio) continuano a eludere la sua vigile attenzione, e gli sforzi delle sue industrie miranti a mettere a punto una pellicola a colori per l’industria cinematografica tedesca non riescono a giungere a buon fine.

“Gode di buona salute; dalla sua corporatura minuta (pesava meno di cinquanta chili) ma resistente si sprigiona un’energia davvero sbalorditiva, a onta di quello che il medico personale di Hitler, dottor Theo Morell, chiama un cuore «un po’ malfermo» (8 ottobre) e della raucedine cronica dovuta al parlare in pubblico. Le principali preoccupazioni esposte in questo diario riguardano il suo matrimonio e il denaro, in parte a causa dell’acquisto della casa confinante a Schwanenwerder. Ciò malgrado Goebbels rifiuta la somma di 100.000 marchi offertagli da Heinrich Hoffmann per un manoscritto, commentando: «Ma io non ho tempo per scrivere» (26 luglio). Il che non può certo stupire, dato che lo vediamo occuparsi di questioni di ogni genere.

“In questo anno difficile, Goebbels immancabilmente descrive i suoi rapporti con Hitler come esclusivi e intimi («Peccato che debba lasciare il Führer», scrive il 21 febbraio. «Gli avrebbe fatto piacere avermi con lui».). Nei confronti di Hitler professa un vero e proprio culto della personalità: «È qui che abitava il Führer», scrive dopo aver visitato Leonding. «Viene da rabbrividire al pensiero che qui riposano i genitori di un genio di tale grandezza». Di fronte al cimitero si trova la casa dove aveva abitato il Führer, piccolissima e modesta. «È qui che lui covava i suoi progetti e sognava il futuro» (22 luglio). «Per tutti noi il Führer incarna il risveglio del nostro spirito nazionale», scrive il 1° agosto. «È il faro del germanesimo. E il grande onore che ci è stato concesso è quello di poterlo servire». Non vi è dubbio che Hitler tenga in gran conto la presenza di Goebbels nei momenti decisivi. Il ministro frequenta, infatti, assiduamente la mensa di Hitler: è la massima approssimazione a una riunione di gabinetto che Hitler consenta.

“Hitler non lo invita né a Vienna per il suo trionfale ingresso in città, né a Monaco per la conferenza a quattro del mese di settembre.

“Tuttavia essi condividono il disprezzo per l’aristocrazia, i prìncipi, la monarchia, i legulei: pregiudizi che vengono tutti consolidati in occasione della visita di stato in Italia (cfr. le annotazioni dal 3 all’ll maggio). «Che manica di cortigiani!», scrive Goebbels il 6 maggio. «Fucilare! È disgustoso. E come trattano noi parvenu! (…) È una piccola cricca di aristocratici convinti che l’Europa sia di loro proprietà» (alcune settimane più tardi, il 16 giugno, Hitler suggerisce a Goebbels che i prìncipi sono «buoni solo per sposare qualche ricca ereditiera ebrea»). Goebbels commenta che gli italiani sono capaci di grandi slanci. «Solo il futuro potrà dimostrare se sanno anche tenere testa alle situazioni di emergenza» (4 maggio). «Grandioso», «commovente», «imponente», «entusiasmante»: questi gli aggettivi che Goebbels utilizza a ruota libera per descrivere l’Italia; la flotta è «maestosa», Napoli è «fantastica», Roma «sconvolgente». E «indescrivibile» è l’esultanza popolare al passaggio dei due dittatori.

“I suoi giudizi sulle persone sono netti. Mussolini «è un grand’uomo. Sono felice di averlo conosciuto» (10 maggio). Il cardinale austriaco Innitzer «un vigliacco ipocrita clericale» (17 marzo). E così via…

“Questo diario di fatto si apre con i postumi dello scandalo Blomberg-Fritsch. Per Goebbels è evidente che le SS di Himmler hanno fatto perdere la testa a Hitler, inducendolo a licenziare ingiustamente il generale di corpo d’armata von Fritsch dalla carica di comandante in capo dell’esercito. «Il Führer è preoccupato per il caso Fritsch», osserva Goebbels il 6 marzo. «Non se la caverà di certo». E il 18 aggiunge: «Il processo contro il generale von Fritsch si sta mettendo piuttosto male. Sembra che sia tutto da imputare a uno scambio di persona. Pessima situazione, soprattutto per Himmler. È troppo precipitoso, e anche troppo prevenuto. Il Führer è indignato». In effetti, Fritsch viene assolto, e Hitler è costretto a scusarsi con lui per iscritto. In una delle rare espressioni di riconoscimento rivolte da un leader nazista a questo ufficiale ultraconservatore, il 15 giugno Goebbels riferisce che il generale di corpo d’armata ha mantenuto un comportamento «impeccabile» nel corso della vicenda.

Successivamente, il diario riporta nei minimi dettagli l’intero decorso della crisi austriaca. Hitler racconta a Goebbels dell’ultimatum da lui rivolto a Schuschnigg sul Berghof (note del 12 febbraio e segg.). Le pagine che seguono offrono il resoconto finora più perspicuo di ciò che avviene all’interno della cancelleria nel momento in cui Hitler coglie al volo l’opportunità fornitagli da Schuschnigg con l’intempestivo annuncio del plebiscito. «Gli dèi lo hanno reso cieco», si rallegra Goebbels. Hitler lo convoca per consultarsi con lui e per predisporre le mosse della propaganda contro il malcapitato vicino. L’11 marzo Goebbels riferisce una lunga discussione con Hitler: «Marzo è un buon mese. Per di più ha sempre portato fortuna al Führer». Il 14 riassume una lettera inviata a Mussolini e la risposta favorevole di questi, e accenna all’incondizionata ammirazione che Hitler nutre per il Duce. Nelle annotazioni successive all’ingresso delle truppe tedesche in Austria troviamo Goebbels intento a lavorare per l’uniformazione della stampa e della vita culturale austriache, a contrastare la chiesa cattolica e a tracciare le linee della storica campagna elettorale (il 23 marzo annota che la scheda elettorale non è di suo gradimento. «Si può rispondere indifferentemente sì o no»: cosa che ai suoi occhi è chiaramente biasimevole).

“Un drammatico interludio si ha quando la Polonia, scimmiottando la Germania, invia un ultimatum alla Lituania, e Hitler si prepara ad approfittare dell’eventuale indisponibilità di quest’ultima per riprendersi il territorio di Memel. Ma tale opportunità non si verifica. «Peccato che non siamo entrati in azione», scrive Goebbels il 20 marzo, aggiungendo: «Adesso siamo come un boa constrictor che sta digerendo». Insieme a Hitler pondera le mosse successive. Adesso a chi tocca? A Memel, al Baltico, all’Alsazia-Lorena? Il Führer è curvo sulla carta dell’Europa, e medita insieme a Goebbels: «È commovente sentirgli esprimere il desiderio di vedere con i propri occhi risorgere il grande Reich tedesco dei Germani». Pochi giorni dopo, il 25 marzo, troviamo un altro passaggio simile: «Il Führer dichiara di voler prima o poi modificare la frontiera francese, ma non quella italiana. Soprattutto non vuole uno sbocco sull’Adriatico. Il mare nostro si trova a nord e a est. Il baricentro di una nazione non deve muoversi in due diverse direzioni, pena la disgregazione del suo popolo. In questo il Führer ha pienamente ragione. Ribbentrop non lo capisce. Non fa che rimasticare cose già dette da altri». A un mese di distanza, lo sguardo minaccioso di Hitler è ancora rivolto alla Francia: «Prima o poi il Führer darà una bella strigliata alla Francia. È il grande scopo della sua vita» (11 aprile).

“Una traccia del vecchio agitatore delle piazze affiora in Goebbels quando progetta trasmettitori radio clandestini destinati a diffondere la sua propaganda in Russia e in Cecoslovacchia, quando si impadronisce sottobanco di quotidiani e accantona fondi per una politica clandestina dell’informazione (11 giugno).

“Nel 1938, l’anno della notte dei cristalli, il diario di Goebbels pone in rilievo la sua assidua campagna contro gli ebrei attivi nella vita culturale tedesca e nel suo Gau di Berlino, e l’analogo sforzo di Göring mirante a scalzarli dall’economia tedesca. Goebbels dissente dal capo della polizia cittadina, conte von Helldorf, che prima della conquista del potere era stato il comandante delle SA di Berlino. Lo considera sleale e fin troppo zelante nel suo antisemitismo. Il 20 marzo Goebbels annota che Hitler ha discusso con lui il suo progetto di scacciare gli ebrei dalla città di Vienna: «Tra l’altro così si risolverà in parte anche il problema degli alloggi». Il 23 marzo Goebbels si scaglia contro l’influenza degli ebrei sulla stampa americana. Dopo un incontro di Goebbels e di Helldorf con Hitler per sottoporgli il loro piano per liberare Berlino dalla popolazione ebrea, Goebbels scrive: «Il Führer vuole espellerli tutti, un po’ alla volta (…). L’ideale sarebbe il Madagascar» (23 aprile). Nei confronti di Julius Streicher, il più astioso antisemita tedesco, l’atteggiamento di Goebbels è ambivalente: «È un tipo a posto» scrive l’8 aprile; ma il 29 maggio leggiamo: «Streicher pubblica un nuovo libro per bambini. Un’abominevole idiozia. Mi stupisce che il Führer tolleri una cosa simile».

“I gravi eventi della tarda estate fanno passare in secondo piano la questione ebraica. Dopo Monaco, tuttavia, Goebbels vi ritorna su; si rallegra del fatto che il Gran Consiglio del Fascismo abbia preso decisioni molto drastiche contro gli ebrei (8 ottobre), valuta la prospettiva di spedire gli ebrei di Vienna in Cecoslovacchia («Ma i cechi si guarderanno bene dall’accollarseli», prevede il 10 ottobre) e fa proseguire l’azione contro gli ebrei a Berlino come da programma (12 ottobre). Nel momento in cui Praga «si contrappone» davvero a ebrei ed emigranti, Goebbels scrive: «Noi non possiamo che essere d’accordo. I giudei vengono cacciati da un Paese all’altro, e raccolgono i frutti dei loro eterni intrighi, delle loro campagne diffamatorie e malvagie» (13 ottobre).

“Qual è il ruolo di Goebbels nella crisi ceca del 1938?

“Va detto che a differenza di quanto avverrà negli anni successivi (1943-45), nel 1938 Hitler non si fa accompagnare da Goebbels quando si reca alle riunioni militari. Dei risultati dell’importante riunione dello stato maggiore convocata da Hitler in cancelleria il 28 maggio, Goebbels viene a conoscenza solo per via indiretta. Il 17 giugno Hitler lo invita a pranzo insieme all’addetto militare tedesco a Praga: «E così Praga va incontro al suo ineluttabile destino», commenta in seguito Goebbels. «Il Führer è fermamente deciso a impadronirsi di Praga alla prima occasione». Goebbels allestisce la solita offensiva della propaganda contro Praga, ma il pubblico dà segni di stanchezza: «Non si può tenere una crisi aperta per mesi», si rende conto Goebbels. «Dunque tiriamo un po’ il freno: non spariamo le nostre cartucce troppo presto. Quanto al resto, nel Paese sta montando la paura della guerra. Si rafforza la convinzione che la guerra sia ormai inevitabile. E nessuno è tranquillo e sereno. Questo fatalismo è pericolosissimo. Era così anche nel luglio del 1914. Dunque dobbiamo stare più attenti. Altrimenti un giorno o l’altro scivoleremo dentro una catastrofe che nessuno voleva» (17 luglio). «Qualunque avventatezza potrebbe far precipitare la crisi», aggiunge più oltre. Ha fiducia in Hitler: «Il Führer sa bene cosa vuole. Finora ha sempre saputo cogliere il momento propizio» (19 luglio). Ma una settimana dopo Hitler gli toglie ogni dubbio: «La questione dei tedeschi dei Sudeti va risolta con la forza. (…). Il Führer deve solo guadagnare tempo» (25 luglio). Alla fine di agosto troviamo Hitler determinato a impedire un accordo negoziato tra il presidente Beneš e Konrad Henlein, leader dei tedeschi dei Sudeti. «Il problema è appunto in quale modo il Führer creerà le condizioni propizie ad agire», scrive Goebbels il 30 agosto. «Comunque sia, adesso tutto concorre a sollecitare una decisione».

“Il 14 Neville Chamberlain («Quei furbi degli inglesi») annuncia il suo drammatico viaggio a Berchtesgaden. Goebbels non è presente all’incontro, ma Hitler gliene dà un resoconto dettagliato (17 e 18 settembre); «al Führer la visita (di Chamberlain) non è tornata molto opportuna», osserva Goebbels. Intanto Henlein fugge dai Sudeti in Germania, cosa che fa «una pessima impressione» (18 settembre). «Adesso bisogna mantenersi calmi e con i nervi saldi. Vincerà chi avrà più fiato» (18 settembre).

“Il 19 settembre 1938, Londra prende la sua decisione: a favore di Hitler. La Cecoslovacchia deve cedere i territori tedeschi senza fare ricorso a un plebiscito. Chamberlain intende recarsi a Bad Godesberg per portare avanti le trattative. «Solo Polonia e Ungheria non muovono un dito» (20 settembre). I servizi segreti captano le disperate conversazioni tra Beneš a Praga e il suo ambasciatore a Londra Jan Masaryk (cfr. anche il 21 settembre). «Adesso siamo alle ultime battute», scrive Goebbels il 20 settembre. «Dovremo operare con estrema accortezza».

“Il diario riserba poche sorprese riguardo alla crisi, ma conferma elementi da tempo ipotizzati. «I nostri uomini hanno provocato i necessari disordini al confine», scrive Goebbels il 21 settembre. Quello stesso giorno predice a Hitler e a Ribbentrop che la Cecoslovacchia cederà in tutto e per tutto. Un nervoso clamore comincia a levarsi da parte di generali e ministri. Vieppiù consultato come consigliere, Goebbels discute con il Führer fino a tarda notte (22 settembre). Hitler gli dice che il 28 settembre saranno pronti a marciare (23 settembre). Praga mobilita. A Bad Godesberg («Gli inglesi (…) continuano la loro partita a poker») Hitler consegna al primo ministro inglese un memorandum contenente richieste ulteriormente estese. La parola passa ai cechi («Poveri idioti!», 24 settembre). A Berlino regna un clima incredibile: un misto di entusiasmo per la guerra e di determinazione (25 settembre). «Grande interrogativo: Beneš cederà? Il Führer pensa di no, io dico di sì». Hitler ribadisce che per il 27/28 settembre lo spiegamento delle forze tedesche sarà completato. «Dopo di che il Führer avrà ancora cinque giorni di margine» (26 settembre): un interessante indizio della data prevista da Hitler per attaccare. «La soluzione radicale è sempre la migliore». Sconvolgendo i pronostici di Goebbels, l’«infingardo» Beneš rigetta il memorandum hitleriano. In quei giorni, Hitler convoca ripetutamente Goebbels. «Interrogativo: gli inglesi bluffano (…)? Risposta: bluffano. E come al solito bluffano in modo impertinente, arrogante ed esagerato» (27 settembre). Goebbels incarica Berndt di «seminare zizzania tra Beneš e il suo popolo» (28 settembre). Ciò malgrado, Goebbels osserva il popolo tedesco che «percepisce la gravità della situazione». All’ultimo momento inglesi e francesi propongono di costringere i cechi a sgomberare i territori tedeschi a partire dal 1° ottobre. Ribbentrop, «accecato dall’odio per l’Inghilterra», si dichiara contrario, ma Hitler decide di convocare una conferenza a quattro a Monaco per discutere i dettagli (29 settembre). Il pericolo di una guerra sembra superato, ma non di meno Goebbels dà disposizione alla stampa tedesca di mantenersi esplicita e ferma. Personalmente rimane a Berlino, mentre Hitler si reca a Monaco. Goebbels specula su un atteggiamento apparentemente bellicoso: «Se adesso i cechi rifiutassero, si aprirebbero possibilità ancora migliori» – la possibilità cioè di prendere le armi contro una Cecoslovacchia ormai abbandonata dai suoi alleati. Ma al momento in cui scrive queste frasi, il 30 settembre, ovviamente l’esito pacifico della conferenza di Monaco gli è già noto. Molte altre fonti suggeriscono che durante il pranzo del 28 settembre Goebbels abbia svolto un ruolo decisivo nel persuadere Hitler ad accettare un accordo pacifico, descrivendogli l’evidente mancanza di entusiasmo dimostrata dalla popolazione vedendo sfilare, la sera precedente, una divisione motorizzata. Nell’annotazione del 29 settembre Goebbels mette in luce una modestia che non gli è congeniale in proposito, ma il 2 ottobre è ben più esplicito. Lui è sempre stato perfettamente consapevole dei rischi che Hitler stava correndo: «Abbiamo tutti superato un abisso vertiginoso camminando su un filo sottile», scrive il 1° ottobre. «Ora si tratta di riarmare, riarmare, riarmare!». Il suo diario riserva sarcastici complimenti agli inglesi: «Ancora una volta, i più tenaci e perfidi sono stati gli inglesi». E il giorno dopo: «Chamberlain è una volpe inglese. Affronta i problemi con la massima freddezza». Hitler si dimostra comprensibilmente dispiaciuto per l’accordo pacifico siglato a Monaco, e sia lui sia Goebbels sperano che l’entrata dei polacchi a Teschen possa ancora provocare un conflitto ceco-polacco. «Ne scaturirebbe una situazione del tutto nuova per noi» (2 ottobre). Hitler è irremovibile nella sua decisione di distruggere, prima o poi, quel che resta della Cecoslovacchia (3 ottobre). Anche lui era tormentato dalle preoccupazioni nelle ultime settimane (6 ottobre), ma le ha tutte superate. Con lui Goebbels studia la mappa dei bunker cechi: «Per fortuna adesso li abbiamo alle spalle» (8 ottobre). Nel corso di un lungo colloquio che si svolge il 9 ottobre a Saarbrücken, Hitler gli comunica di aver visto i bunker cechi, convincendosi «che un’incursione militare in Cecoslovacchia sarebbe costata moltissimo sangue». Tutto è dunque andato per il meglio, commenta Goebbels (10 ottobre). A tale proposito è interessante notare come il bellicoso discorso pronunciato da Hitler a Saarbrücken, che, diffamando Churchill, Eden e Duff Cooper, contribuì non poco a porre termine alla luna di miele con il governo inglese conseguente all’accordo di Monaco, fosse «totalmente improvvisato» e non intendesse provocare nessuno (11-12 ottobre). Tirando le somme degli eventi politici cui il presente diario fa riferimento, il 10 ottobre Goebbels così scrive: «Possiamo andare decisamente fieri dei successi di quest’anno».

“Parallelamente alla grande crisi storica che si profila all’orizzonte europeo, un’ombra è calata sul matrimonio con Magda: Goebbels, dilaniato tra il suo affetto per lei e l’infatuazione per la giovane attrice di cinema Lída Baarová, di tanto in tanto concede al lettore una visione fugace del tormento della sua anima. Il suo amore per i bambini è reale: Helga, la primogenita, che ha la dolcezza di un frutto quasi maturo, Hilde, una sciocchina, Helmut, un cocciuto fannullone (30 luglio), e Holde, che ha appena imparato a camminare: «Che felicità avere dei bambini così!», scrive il 27 luglio. Il diario ce lo mostra introverso ed egoista, mentre Magda appare dura e quasi sadica nei suoi confronti. Il punto cruciale è che lei può contare sulla dedizione di Hitler, superiore all’ammirazione che questi prova per il marito.

“Il 27 maggio 1938, Goebbels annota il primo accenno di dissidio con Magda: «Ho parlato con Magda con il cuore in mano. Era proprio necessario». Piuttosto criptico – ma sospetto che siano queste le frasi in codice che dobbiamo cercare: le sue «gite in macchina» (ritengo, non da solo) e le variazioni sul tema della «chiacchierata» (cfr. per esempio 31 maggio, 1° e 2 giugno). Comunque il presente volume non contiene nulla che possa mettere in dubbio l’insistente rivendicazione, da parte di Lída Baarová, del corretto comportamento di Goebbels almeno nei suoi confronti. Non vi è traccia esplicita di relazioni extraconiugali in genere. I doverosi riferimenti alla famiglia abbondano – ma, appunto, ho il sospetto che locuzioni quali «Magda e i bambini stanno bene» possano inconsciamente essere frasi in codice provocate da altri, meno innocenti pensieri. È chiaro che sta mascherando qualcosa, perché non troviamo il benché minimo riferimento a Lída Baarová: l’attrice cecoslovacca ventitreenne, la sensuale e la bellissima creatura per amore della quale, anche mentre scrive queste pagine, medita di divorziare da Magda e di abbandonare famiglia e ministero per diventare, se necessario, ambasciatore a Tokio. Lída Baarová forse non si vede, ma lo squarcio da lei aperto nei sentimenti di Goebbels traspare traumaticamente dalle note dell’estate e dell’autunno 1938.

“Tra l’altro Goebbels, nel descrivere le sue visite a Magda nella loro dimora coniugale, l’idilliaca tenuta di Schwanenwerder, neppure dice esplicitamente che di fatto vivono separati, benché lei sia in attesa del loro quinto figlio. A lui quella casa è proibita, ma non ne fa parola. Semplicemente, il 20 febbraio scrive: «Mi dispiace che la sera tutta la famiglia debba tornare a Schwanenwerder».

“Il diario stende un velo su questa vertenza matrimoniale. Magda sta poco bene dopo la nascita di Hertha il 4 maggio, e va a trascorrere alcune settimane alla clinica ‘Weisser Hirsch’ di Dresda. «Ci salutiamo con parole molto affettuose», scrive il 21 giugno. E il 25 luglio: «Siamo entrambi felici di rivederci». La realtà probabilmente non è affatto così rosea, e l’8 luglio affiora in superficie: «Dormo malissimo. Troppe preoccupazioni. Mi sento serrare il cuore. A volte sono profondamente disperato»: in un periodo di relativa calma sulla scena politica, non può trattarsi che di preoccupazioni personali. Il 9 luglio, dopo essere andato a prenderla in clinica, Goebbels annota: «È la prima volta dopo tanto tempo che esco in compagnia di Magda» (in occasione del ricevimento del Führer per gli artisti alla ‘Braunes Haus’ di Monaco). Ma dopo non riesce quasi a dormire, e la mattina dopo lo aspettano «un sacco di grane». Il 26 luglio scrive: «Lunga chiacchierata con Magda. Stiamo riprendendo confidenza. Siamo stati separati tanto a lungo».

“L’armonia qui dichiarata è di breve durata. A metà agosto, in preda alla gelosia, Elio Quandt, la cognata divorziata di Magda, spiffera i suoi amoreggiamenti con Lída Baarová (cfr. 19 agosto). Magda, furente, corre a protestare da Hitler. Goebbels è convocato per un colloquio molto lungo e serio con il suo Führer, che lo lascia «profondamente sconvolto (…). Il Führer è come un padre per me (…). Prendo delle decisioni molto gravi» (abbandona cioè l’idea di divorziare da Magda per sposare Lída). Sale in macchina e vaga per un’ora senza meta, come in un sogno: «La vita è così dura e crudele. (…). Mi piegherò dunque al dovere. Totalmente, e senza un lamento». Gli resta da fare «una telefonata lunghissima e dolorosissima» – non dice a chi, ma è probabile che si riferisca a Lída. «Sono irremovibile, benché il mio cuore minacci di spezzarsi. Ora comincia una nuova vita. (…). La giovinezza è finita» (16 agosto). Il giorno dopo si svolge un altro lungo colloquio con Hitler: «Ne esco profondamente turbato. Non vedo più alcuna via d’uscita» (17 agosto). Il 19 Goebbels scrive di essersi recato, la sera del 17, da Lanke (la sua dimora privata sul Bogensee) a Schwanenwerder: «Lunga discussione con Magda. È molto dura e crudele con me. (…). Poi vado dalla mamma, che è tanto buona e cara nei miei confronti. Da lei mi sento davvero a casa. (…). Elio si è comportata in modo molto scorretto. Ma cos’altro ci si poteva mai aspettare da lei». Dopo, Goebbels riesce a prendere sonno solo con l’ausilio di sonniferi e non mangia più niente. Alla fine della stessa annotazione del 19 agosto, dopo un’altra visita alla mamma e alla sorella Maria, Goebbels aggiunge: «Mi sento così solo che mi sembra di scoppiare». Un’altra discussione con la moglie si svolge la sera del 19. «È molto dura e crudele», ripete, decisamente spaventato. «Non l’ho mai vista in questo stato. Ma passerà anche questa». E poi, ecco un melodrammatico cri de coeur. «Notte mortalmente crudele! Quanto ti odio e ti temo!» (20 agosto). Ora subentra quella che Goebbels chiama «una tregua», fino alla fine di settembre. «Bisogna mettere una pietra sopra a questa vicenda. E dare tempo al tempo, che notoriamente lenisce tutto» (21 agosto).

“L’unico uomo del quale Goebbels nella sua disperazione sente di potersi fidare, è il suo segretario di stato Karl Hanke, «un tipo intelligente» (9 aprile). È ad Hanke che si confida, il 20 agosto, durante una gita a Potsdam: «Fa bene respirare quest’aria fresca e confidarsi con qualcuno». Così Goebbels cerca rifugio in lunghe gite in macchina (22 agosto) e si sente stanco, malato e sfinito (23 agosto). Il 24 telefona a Magda: «Si sta un po’ addolcendo. Chissà quali sviluppi potrà avere questa vicenda». Poiché i pettegolezzi si diffondono a macchia d’olio, Hitler assume il controllo della situazione e ordina alla coppia di comparire in pubblico, fianco a fianco, in occasione della visita di stato di Horthy in agosto. «La solita solfa» sospira Goebbels dopo che Magda, in vena di litigi, è passata a prenderlo la sera del 24. «Mi duole il cuore per la sofferenza». Il 26 ricorre «la solita solfa». Alla fine della visita di stato, Goebbels si asciuga la fronte: «Mi ha logorato i nervi». «Chiacchiero ancora un po’ con Hanke», scrive il 27 agosto. «Poi faccio un giro in macchina. A letto tardi». Il pomeriggio dello stesso giorno va a Schwanenwerder. «Un pomeriggio triste e malinconico. I bambini sono così cari. (…). Quanto sa essere dura e crudele la vita! Magda è gentile» (28 agosto). Domenica 28 agosto si trattiene a Lanke fino al pomeriggio inoltrato. «Che schifo! (…). Totalmente distrutto e depresso. (…). Faccio un giro in macchina. (…). Trascorro il pomeriggio al ministero, solo con me stesso. È un momento terribile. Ma passerà». Segue una lunga chiacchierata con Hanke. Di fatto, altre fonti ci informano che a quella data l’affascinante segretario di stato stava aizzando Magda, tuttora «fredda e spietata», contro il suo ministro. «Ci deve essere qualcuno che la sobilla», ipotizza Goebbels: decide di non telefonarle più, e subito cita di nuovo Hanke (2 settembre). Goebbels prega sua madre di prendersi cura di Magda. Le due donne si incontrano – «La solita solfa!» (7 settembre) -, ma «non posso aspettarmi niente» (10 settembre). Durante il raduno di Norimberga Magda si trattiene a Berlino: sua madre lo avverte che a Berlino «è di nuovo scoppiato un putiferio. Ma ormai ci ho fatto il callo», sospira Goebbels (12 settembre). Quattro giorni dopo riparla con la madre: «Non riesco più a districarmi dalle meschinità della mia vita privata» (16 settembre).

“Durante le ultime due settimane, irte di pericoli, della crisi dei Sudeti, il problema Magda svanisce del tutto dalle pagine del diario. Ma persino mentre Chamberlain sventola il suo «pezzo di carta» all’aeroporto di Londra, vediamo Goebbels intrattenersi a lungo con il capo della polizia conte Helldorf e commentare: «Per me personalmente è stata una giornata triste e difficile. (…). Una volta ci manca il vino, e un’altra il bicchiere» (1° ottobre). Evidentemente Helldorf gli ha fornito informazioni molto sgradevoli sulle attività di Magda – o almeno questo è quanto il lettore è invitato a credere. Quando, dopo la conferenza di Monaco, la mole del suo lavoro ministeriale torna ad aumentare, Goebbels scrive: «Il lavoro aiuta a superare molte cose» (3 ottobre). Geme sotto il peso di una serie di faccende private che gli logorano i nervi: «Non riesco a trovare una via d’uscita» (4 ottobre). Prima di partire alla volta di Saarbrücken, l’8 ottobre, Goebbels intraprende una «piccola gita in macchina» – a mio parere per recarsi da Lída Baarová -, poi parla diffusamente con Hanke della sua situazione familiare: «Si rivela molto utile e comprensivo. Dopo si reca a un importante incontro» – con chi? -: «la cosa mi tranquillizza molto». Qui Goebbels ripete: «Sono contento che ci sia almeno un essere umano con il quale poter parlare. Nelle ultime settimane sono stato così solo e abbandonato da non sapere a che santo votarmi» (9 ottobre).

“Più volte egli manda Hanke a Schwanenwerder a perorare la sua causa con Magda. «Telefono ad Hanke. È stato a parlare a Schwanenwerder», scrive Goebbels, omettendo di fare il nome di Magda. «A quanto pare è tutto finito. Non posso più farci niente. Ho fatto del mio meglio. (…). Sono distrutto» (10 ottobre). Hanke gli fa un dettagliato resoconto del suo colloquio con Magda. «È in atto una grande tragedia umana in cui nessuno è colpevole o innocente», commenta Goebbels con ben calcolato pathos. Che il destino segua pure il suo corso. Adesso Hanke «ha consultato tutte le parti in causa» e riferirà al Führer, alla cui decisione Goebbels si piegherà docilmente. «In questi giorni sto attraversando momenti impossibili da sopportare». Per liberarsi «da questo tormento e trovare il modo di riemergere», a quanto pare Goebbels riprende in considerazione l’idea di divorziare – o peggio.

“«Dato che la cosa presenta serissime implicazioni politiche e pubbliche» – la famiglia Goebbels era sempre stata presentata come la famiglia tedesca ideale – è a Hitler che spetta l’ultima parola, per quanto impegnato egli sia (11 ottobre).

“Quanto in precedenza Goebbels si era dimostrato reticente ad affidare al diario notizie riguardanti la sua diatriba matrimoniale, adesso le ultime pagine ne rigurgitano. L’11 ottobre egli riparla diffusamente sul suo caso personale con Hanke, che quello stesso giorno riferirà al Führer a Godesberg (12 ottobre). Per tutta la lunga giornata di attesa, nella testa gli frullano «i pensieri e i progetti più disparati» (13 ottobre), e prima ancora che Hanke ritorni prende «delle decisioni irrevocabili» (14 ottobre). Hanke evidentemente riferisce che Hitler ha proibito ogni ipotesi di divorzio. «Adesso non c’è che un’unica via d’uscita, e io sono pronto a percorrerla», scrive, misterioso. «Ogni altra possibilità mi è preclusa. (…). Dunque devo agire con altrettanta lucidità e chiarezza». Per tutto il pomeriggio del 14 ottobre Goebbels se ne sta nella sua stanza al ministero a rimuginare pensieri, poi dà a Hanke delle direttive da rispettare alla lettera nella speranza di evitare «una grande tragedia». «Tutti i miei pensieri, sentimenti e sensazioni convergono su un unico argomento», scrive il 15 ottobre. «Ma finirà anche questa». Quel pomeriggio lascia Berlino per il Bogensee – la casa sul lago dove aveva passato tante ore felici insieme a Lída. Ma è evidente che questa volta lei non c’è. «Tutto solo e abbandonato. Sono lontano anni luce da tutti gli esseri umani. Sono stanco del mondo e della vita».

“Ecco un resoconto degli strani fatti accaduti sul Bogensee. Riassumendo, sabato 15 ottobre arriva sul Bogensee, beve degli alcolici, evidentemente prende anche una certa quantità di pillole, e si mette a letto. Da quel momento in poi non ricorda più nulla, dorme ventiquattro ore filate e viene svegliato a fatica dall’Obersturmführer Alfred Rach e dal cameriere Kaiser. «Ma il cielo, ancora una volta, si dimostra misericordioso» (18 ottobre). Sembrerebbe che Goebbels abbia simulato un tentativo di suicidio in uno stile quasi femminile, nella speranza di muovere Magda a compassione. Domenica Hanke va da lui, e Goebbels lo manda dalla moglie per parlarle. Poi si rimette a letto, e dorme fino al pomeriggio di martedì 18 «come sotto l’effetto di un narcotico. Sto malissimo», scrive il 19 ottobre. «Il mio cuore a volte sembra volersi arrestare. Ma io serro i denti, e mi obbligo a resistere. Lo spettacolo del mio crollo non andrà in scena». Ma nessuno giunge a salvarlo, e il pomeriggio, disperato, rientra a Berlino. Qui, la sera, si fa proiettare l’ultimo film con Lída Baarová, Preussische Liebesgeschichte, che lo «commuove e sconvolge profondamente. Non pensavo che mi sarebbe costata tanta pena vederlo» (19 ottobre). Il giorno dopo Goebbels ha un lungo colloquio sulla sua situazione personale con un Helldorf «molto ragionevole». Dopo l’interludio di uno dei suoi misteriosi «giretti in macchina» – «per prendere una boccata d’aria», precisa Goebbels come per scusarsi – eccolo venire subito al dunque: «Helldorf mi fa delle rivelazioni orribili, che mi sconvolgono profondamente. (…). Sono completamente a terra. Che il destino si compia. Helldorf è molto gentile con me. Almeno un amico in questa mia sventura» (20 ottobre). Del suo «unico amico» Hanke non è più fatta parola: Helldorf ha messo Goebbels brutalmente al corrente della relazione tra Hanke e Magda, e del fatto che Magda si è lamentata di suo marito con Göring. Il 20 orrobre Funk si offre di recarsi subito da Göring per esporgli come stanno le cose. «Gli raccomando di farsi accompagnare da Helldorf, che è al corrente di tutto meglio di chiunque altro» (21 ottobre).

“In attesa di notizie da Carinhall, Goebbels fa una corsa in macchina quasi fino a Stettino, «a velocità pazzesca», sosta brevemente sul Bogensee, ma neppure in quel luogo tranquillo e sereno riesce a trovare pace. Finalmente arriva la telefonata di Funk: «Göring mi ha capito». Nei confronti di Funk e del capo della polizia il maresciallo del Reich sì è comportato «da vero camerata» (21 ottobre). Il giorno dopo, all’ora di pranzo, Goebbels e Göring s’incontrano a Carinhall e parlano per due ore e mezza. Göring si mostra profondamente colpito dal caso di Goebbels, e si comporta nei suoi confronti con estrema benevolenza. Propone una soluzione che Goebbels definisce «radicale», e si offre di andare personalmente dal Führer per «dirgli tutta la verità». «Non rivolgo più la parola ad Hanke» scrive Goebbels il 22 ottobre: «Mi ha orribilmente deluso».

“Portando con sé i suoi cinque figli, Magda è già stata dal Führer e gli ha raccontato la sua versione della vicenda. Goebbels è ad Amburgo. Sotto lo sguardo interessato del corpo diplomatico mondiale, viene convocato sull’Obersalzberg per domenica 23 ottobre. In qualche modo ciò sconvolge i suoi piani. «Sarà da ridere», confida al diario il 23 ottobre. In una discussione con Helldorf, che si protrae fino alle quattro di mattina, Goebbels decide di combattere: «Difenderò il mio buon nome», scrive il 23 ottobre. Purtroppo né lui né Helldorf riescono a raggiungere telefonicamente Funk. Dell’esito poco soddisfacente dell’incontro sul Berghof il lettore viene ampiamente informato nell’annotazione del 24 ottobre. Hitler non gli dà ragione, gli vieta di dare le dimissioni e divorziare; e gli vieta anche di rivedere Lída Baarová. «La questione viene rimandata di tre mesi, e dunque affidata al futuro».

“Poi il Führer lo trattiene con sé per un po’, e si confida con lui. «Prevede un gravissimo conflitto nell’immediato futuro», riferisce Goebbels. «Probabilmente con l’Inghilterra, che vi si sta preparando con grande costanza. Dovremo affrontarla, e così si deciderà il ruolo egemonico in Europa. (…). Di fronte a tale evenienza, ogni brama o speranza personale deve essere messa a tacere». Per ordine di Hitler vengono scattate delle foto della famiglia Goebbels felicemente riunita sulla cima del Kehlstein. «Helga e Hilde non la smettono di baciarmi, e sono felici che il loro papà sia di nuovo con loro» (24 ottobre). Goebbels manda Helldorf dalla signora Baarová con l’arduo compito di comunicarle che non le è più consentito di incontrare il ministro, e che anzi deve immediatamente lasciare la Germania. Con Göring Goebbels si può confidare: «Mi suggerisce subito una via d’uscita per quanto riguarda il punto cruciale, e me la espone» (25 ottobre). Goebbels dà disposizione di accantonare la vicenda. Forse riferendosi ad Hanke, che poco dopo verrà trasferito all’esercito, aggiunge: «Nell’ufficio ministeriale c’è una talpa che fa trapelare tutto all’esterno. Voglio cercare di smascherarla (…). Per poi trattarla come merita». Poco dopo va a prendere Magda e i bambini all’aeroporto di Tempelhof. Per i tre mesi di prova, la separazione è finita. «Magda fa quel che può». Da una discussione con lei fino alle sei di mattina emergono «cose terrificanti». Goebbels va a letto a pezzi, e dorme solo con l’ausilio di sonniferi. «Così termina questo libro», questo volume finora inedito dei diari di Joseph Goebbels: «Esso contiene il periodo più tremendo della mia vita. Sono ancora in piena crisi. Riuscirò a superarla? È scritto nelle stelle»”.

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