LA GUERRA DI TROIA – seconda parte

La guerra di Troia – prima parte

I Troiani

Peleo che affida l'educazione di Achille al Centauro Chirone. (Vaso nero, 500 a.C. ca., Atene, Museo Archeologico).

Peleo che affida l’educazione di Achille al Centauro Chirone. (Vaso nero, 500 a.C. ca., Atene, Museo Archeologico).

La città fortezza di Troia si trovava sul Monte Ida, in Asia Minore, sull’Ellesponto, tra i fiumi Simonetta e Scamandro. Venne costruita da Poseidone ed Apollo per Laomedonte. Nel tempo in cui accaddero gli avvenimenti di cui stiamo trattando, Troia era governata da Priamo, figlio di Laomedonte, e da sua moglie Ecuba. Il suo primo nome era Podarce (piedi buoni), ed era il fratello di Esione, che aveva seguito Telamone a Salamina, e dal loro matrimonio nacquero Teucro ed Aiace, ed entrambi avrebbero combattuto nella guerra di Troia. Come possiamo notare, Achei e Troiani non erano solo membri della stessa razza, con la stessa lingua, la stessa religione e le stesse tradizioni, ma spesso avevano anche legami familiari. Priamo regnò sulla fortificata città di Troia, ebbe più figli di tutti gli altri regnanti citati nei miti; cinquanta, ed innumerevoli figlie. Il suo primogenito era Ettore, seguito poi da Paride, Eleno, Deifobo, Polidoro e Troilo, mentre tra le più conosciute delle sue figlie, vi erano Creusa, Laodice, Polissena e Cassandra, che aveva avuto il dono della divinazione.

Priamo ed Ecuba, seduti sul trono, ricevono la triste notizia della morte del loro figlio Troilo, col cuore infranto. (Frammento da una giara Clauzomena, 540 a.C. ca., Atene, Museo Archeologico).

Priamo ed Ecuba, seduti sul trono, ricevono la triste notizia della morte del loro figlio Troilo, col cuore infranto. (Frammento da una giara Clauzomena, 540 a.C. ca., Atene, Museo Archeologico).

Tros o Troo, l’eroe che diede il suo nome agli abitanti di Troia, era il figlio di Erittonio, che a sua volta era figlio di Dardano, mentre sua madre era Astioche. Sposò Calliroe, figlia di Scamandro, dalla quale ebbe una figlia chiamata Cleopatra (Cleopatra è un nome greco) e tre figli: Ilo, che fondò l’acropoli di Ilio, Assaraco e Ganimede, che venne amato da Zeus.

Priamo sposò prima Arisba, dalla quale ebbe Esaco. Poi la lasciò per sposare Ecuba che le diede moltissimi figli. Benché gli antichi scrittori non siano d’accordo sul numero dei figli che ebbe la coppia, si sa solo che la famiglia era veramente numerosa.

Paride e Elena di Menelao

Come abbiamo già visto Agamennone, re di Micene, sposò Clitennestra, e Menelao la sorella di quest’ultima, Elena. Menelao era re Sparta ed in questa città diede il benvenuto a Paride, quando giunse portando ricchi doni. Non appena Paride posò gli occhi su Elena, venne   abbagliato   dalla   sua   bellezza. Menelao onorò il giovane principe secondo le leggi dell’ ospitalità, ma dopo dieci giorni, il re fu costretto a partire per Creta, e Paride colse l’occasione per fare la corte ad Elena. Ella accettò i tesori che il principe le offriva e decise di partire con lui e recarsi a Troia, dove si sarebbe celebrato il loro matrimonio. Ma Iride, messaggera degli dei, portò la notizia a Menelao a Creta.

Elena, la donna più bella di allora, era desiderata da tutti i principi della Grecia. Suo padre Tendareo, si trovava in grossa difficoltà, ma seguendo il consiglio di Ulisse, decise di vincolare tutti i pretendenti con il giuramento che avrebbero accettato colui che Elena avrebbe scelto e che avrebbero offerto tutta la loro assistenza se l’onore della sposa fosse stato in qualche modo violato. Gli Atrei si rifecero a questo giuramento quando chiesero la partecipazione di tanti eroi alla spedizione in Troia. Usando il tema della bellissima Elena, Euripide scrisse la tragedia “Elena” nel 412 a.C. Anche lo scultore neoclassico Italiano, Antonio Canova, diede ad una sua statua il nome di “Elena di Troia”.

Elena e Paride in un disegno del pittore Francese Nadar.

Elena e Paride in un disegno del pittore Francese Nadar.

La campagna Achea contro Troia

Non appena Menelao ebbe la notizia di Elena, salpò da Creta e si diresse dal fratello Agamennone a Micene. I due re, insieme con Nestore, il saggio regnante di Pilo, decisero di coinvolgere tutti i re e gli eroi della Grecia in questa campagna; era una questione d’onore. Il rapimento di Elena doveva essere punito, poiché altrimenti, se questo insulto alle leggi dell’ospitalità sarebbe stato perdonato, nessun’altro avrebbe potuto essere al sicuro in casa sua. Ed inoltre, l’insulto fatto da Paride a Menelao, era da ritenersi come un affronto personale. Ma, anche questa volta, l’oracolo e le profezie dei veggenti dovevano fare la propria parte, e coloro che sapevano che il loro Fato stava per compiersi, erano restii a prendere parte alla guerra. Ulisse, figlio di Laerte, e re di Itaca, era uno di essi: egli aveva saputo, dalle stelle, che sarebbero passati vent’anni prima che avesse potuto far ritorno in patria, e quando Agamennone e Menelao gli portarono la convocazione, fece finta di essere impazzito. Ulisse si era da poco sposato ed aveva avuto un figlio, Telemaco. Quando giunsero i due re, trovarono Ulisse con in testa uno strano copricapo che arava i campi in un abbigliamento e con un atteggiamento indegno di un re. Ma il furbo Palamede, per sapere se la pazzia di Ulisse fosse vera, adagiò il piccolo Telemaco davanti all’aratro. Ulisse evitò prontamente di far del male al figlio e la sua finzione venne scoperta.

Achille si prepara per la sua gloriosa campagna contro Troia: sta indossando la sua armatura, e Tetide gli mantiene lo scudo e le armi. (Tavoletta nera, 560 a.C ca., Atene, Museo Archeologico).

Achille si prepara per la sua gloriosa campagna contro Troia: sta indossando la sua armatura, e Tetide gli mantiene lo scudo e le armi. (Tavoletta nera, 560 a.C ca., Atene, Museo Archeologico).

Anche la madre di Achille non voleva che il figlio partisse per Troia e lo inviò a Sciro, nel palazzo del re Licomede, dove ve lo fece rimanere nascosto travestito con abiti femminili insieme alle sue cugine. Fu solo grazie all’astuzia di Ulisse che Achille fu scoperto. Ulisse portò al palazzo insieme alle vesti femminili ed i gioielli come doni per le figlie del re, anche una lancia ed uno scudo. Mentre Ulisse mostrava i doni alle fanciulle, il suo araldo iniziò a battere lo scudo con la lancia; era il segnale della chiamata alla battaglia. Achille non potette resistere e uscì dal gruppo brandendo le sue armi. Si recò poi in Aulide, dove si trovava il resto delle forze Greche, pronte per la partenza. Gli eroi che presero parte alla spedizione includevano il saggio Nestore, re di Pilo; Diomede di Etolia; ed Aiace, figlio di Telamone, Aiace Oileo, Idomeneo re di Creta ed altri.

Efesto fabbricò le armi per Achille e le consegnò a Tetide.

Efesto fabbricò le armi per Achille e le consegnò a Tetide.

Il sacrificio di Ifigenia La partenza per Troia

Finalmente la flotta era pronta a prendere il largo dal porto di Aulide, ma non vi erano venti, c’era da lungo tempo, un’incredibile bonaccia e le navi non erano in grado di muoversi. Venne richiesto all’indovino Calcante di chiedere alle divinità la causa della mancanza di vento, ed egli rispose che Artemide era arrabbiata perché Agamemnone aveva ucciso un cervo sacro che viveva nel bosco dove essa era adorata. La dea era determinata a non far alzare il vento se Agamennone non gli avesse sacrificato la figlia maggiore, la bella Ifigenia. All’inizio Agamennone rifiutò persino l’idea di compiere un simile gesto, ma le truppe insorsero e venne messo in atto un piano elaborato dall’astuto Ulisse. Venne inviato un messaggio a Micene, nel quale si richiedeva che Ifigenia, accompagnata dalla madre si recasse in Aulide così che potesse sposare Achille. Clitennestra, felicissima per l’improvvisa fortuna della figlia, si affrettò a partire per Aulide, ma ciò che vi trovò , fu un altare e l’indovino pronto a compiere il sacrificio. Tutto si svolgeva in un’atmosfera di grande tensione e, non appena Calcante sollevò il pugnale, Artemide, il cui occhio era vigile sulla cerimonia, sostituì sull’altare un’altra cerva e portò la fanciulla a Tauride (odierna Crimea), dove divenne sacerdotessa nel tempio della dea. La cerva, che rappresentava il favore della dea, venne subito sacrificata, per la gioia delle truppe. Il vento subito riempì le vele delle navi, e la flotta Greca salpò da Aulide per recarsi a Troia.

Ifigenia viveva a Tauride come sacerdotessa nel tempio della dea Artemide fino a quando non vi giunse suo fratello accompagnato dall’amico Pilade. Oreste ebbe l’ordine dall’oracolo Delfico, di portare la statua della dea, che si trovava appunto a Tauride, in Grecia. Si trovò subito nella condizione di diventare la vittima di un sacrificio umano, proprio per mano di sua sorella, ma si riconobbero e tornarono in Grecia con la statua. Il Mito di Ifigenia divenne il soggetto per le tragedie di Eschilo, Euripide, Racine, Goethe ed i balletti “Ifigenia in Aulide” ed “Ifigenia in Tauride” di Gluck.

La Guerra di Troia – L’Iliade

Rappresentazione del sacrificio di Ifigenia. Ifigenia, sulla destra, si avvicina all'altare, mentre il cervo che alla fine prenderà il suo posto, comincia ad apparire. Cratere Apuliano, 370 a.C,Londra, British Museum).

Rappresentazione del sacrificio di Ifigenia. Ifigenia, sulla destra, si avvicina all’altare, mentre il cervo che alla fine prenderà il suo posto, comincia ad apparire. Cratere Apuliano, 370 a.C,Londra, British Museum).

Gli Achei, fedeli alla loro religione ed alle loro tradizioni, sacrificarono agli dèi prima di cominciare le ostilità, chiedendo alle divinità di indicargli il loro volere sul futuro degli eroi e sul risultato della guerra. Mentre si svolgeva il sacrificio, apparve un serpente con il dorso rosso come il sangue che strisciò dall’altare arrampicandosi su un vicino albero di pino sul cui ramo più alto vi era un passero con i suoi passerotti. Il serpente ingoiò prima i passerotti e poi la loro madre; ma non appena ebbe ingoiato i nove uccellini, Zeus lo pietrificò. L’indovino Calcante diede questa spiegazione all’innaturale evento: l’assedio a Troia durerà nove anni, e nel decimo la città cadrà.

Rappresentazione che ci mostra Menelao che attacca Paride.

Rappresentazione che ci mostra Menelao che attacca Paride.

Troia, conosciuta da sempre come Ilio, fu luogo di sanguinose battaglie, protetta da Apollo e dal suo arco d’argento. Il primo a cadere fu un Acheo, Protesilao, al quale venne innalzato un monumento e sepolto con tutti gli onori. Le dee Atena ed Era aiutavano le forze Achee. L’epica Iliade di Omero, ci dà un resoconto dettagliato degli eventi di questa guerra, molti dei quali hanno come protagonista Achille, grande eroe conosciuto in tutto il mondo.

Protesilao, la prima vittima della Guerra di Troia, era della Tessaglia, ed era stato uno dei pretendenti di Elena. Perse parte alla guerra con una flotta di quaranta navi. Ma non appena scese dalla nave, a Troia, venne ucciso da Ettore.

Share

Comments are closed.