Carcano mod. 91/38

Carcano mod. 91/38

Milite tedesco con Carcano

Milite tedesco con Carcano

Seguire l’evoluzione tecnologica delle armi spesso può spiegare come eventi inspiegabili dal punto di vista tecnico-scientifico  possano invece risultare chiari e naturali di fronte alla conoscenza di alcuni dati che i “tecnici dei complotti” tendono ad oscurare. Lo scrivente allude all’assassinio di John Fitzgerald Kennedy e della nota teoria della “pallottola magica”.  Il 22 Novembre del 1963 3 colpi di fucile esplosi da un palazzo di Dallas uccisero il presidente degli Stati Uniti d’America Kennedy e ferirono il governatore del Texas John Connally. La notizia destò notevole scalpore nel mondo e sconvolse l’intera opinione pubblica, ma alcuni particolari fecero a lungo discutere gli intenditori d’armi. Infatti secondo il rapporto Warren, Lee Harvey Oswald, l’omicida, avrebbe esploso il colpo con un fucile italiano, un residuato bellico risalente a prima del 1945, in particolare un Carcano modello 91-38. Ciò che sconvolse tutti fu il fatto che egli riuscì a colpire con un vecchio fucile un bersaglio mobile, munito di solo cannocchiale, da una notevole distanza e esplodendo 3 colpi in soli 5 secondi. Ma la cosa che al tempo fu più sconcertante è che uno dei proiettili riuscì a trapassare Kennedy ed a ferire il governatore del Texas, seduto davanti al presidente. Da qui nasce la teoria della pallottola magica secondo la quale uno dei 3 colpi avrebbe dovuto seguire un percorso arzigogolato, naturalmente impossibile, conclamando quindi la presenza di un secondo cecchino, presenza che proverebbe la teoria del complotto omicida del presidente da parte dei poteri oscuri. Ma questa teoria, per quanto verosimile, risulta perlomeno balisticamente inconsistente alla luce della storia e dei dati tecnici del fucile Carcano. Lo scrivente si limiterà a trattare quest’ultima parte, nulla scrivendo delle teorie di politica occulta che potrebbero provare o smentire la tesi del complotto verso il presidente Kennedy.

Carcano mod. 91_38

Carcano mod. 91_38

L’arma protagonista dell’omicidio, il fucile Carcano modello 91-38, era una versione modificata del Carcano modello 91, fucile conosciuto fuori dall’Italia con il nome Mannlicher-Carcano-Parravicino. Il modello  91 era un fucile del tipo ad otturatore girevole-scorrevole (bolt-action), adottato dal Regio Esercito nel 1891 ed utilizzato come arma dell’Esercito Italiano per più di mezzo secolo, dal 1896 al 1945. La storia di questo fucile comincia con la scoperta da parte di Paule Vielle nel 1884 della polvere infume, una polvere esplosiva prodotta mediante gelatina di nitroglicerina e vapori d’etere che permetteva di rimpicciolire le cartucce dei fucili, rendendole più piccole e compatte. Mentre gli stati europei convertivano i propri fucili per permettere l’esplosioni della nuova cartuccia (dotata di prestazioni nettamente migliori rispetto a quelle “classiche”), l’esercito italiano rimase fermo alle vecchie munizioni a polvere nera, di buona qualità certamente, ma che impiegavano un calibro eccessivamente grosso, quindi obsoleto per le nuove tecniche balistiche. La questione del munizionamento dei fucili era comunque particolare, visto che in Italia il calibro 6,5 mm Carcano (alimentato a polvere infume) veniva già prodotto in massa, ma le produzioni venivano vendute agli stati esteri, in particolare alla Francia che ammirava sia le caratteristiche balistiche del proiettile sia la sua compattezza , che permetteva (a parità di ingombro delle scatole) di trasportarne un numero maggiore rispetto ai proiettili vecchi. La facilità di trasporto era una questione molto importante dal punto di vista della guerra coloniale e l’Italia dovette scontare la sua arretratezza tecnica proprio in uno di questi scenari coloniali. Dopo la clamorosa sconfitta di Adua infatti lo stato maggiore dell’esercito capì di dovere modificare la propria decisione circa la ricerca tecnico-scientifica di nuove armi. Cominciarono così degli studi atti a modernizzare la macchina bellica italiana, risolvendo la maggior parte dei problemi derivanti dall’obsolescenza delle macchine italiane. Per prima cosa si modificò il propellente del proiettile, cercando di modificare la polvere infume così da renderla affidabile anche in zone climatiche molto differenti tra loro, ottimizzando la sua capacità esplosiva sia nei climi freddi che in quelli caldi, decidendo infine di affidarne la produzione alle industrie belliche italiane e non di comprarle dall’estero. Dopo questo primo passo avanti fu necessario modificare la canna del fucile d’ordinanza, visto che la rigatura si danneggiava notevolmente a causa della maggiore forza d’attrito generata dalla più potente esplosione del nuovo proiettile, che inoltre tendeva anche a perdere la camiciatura; la soluzione a questo gravissimo problema fu partorita dalla mente del generale Vincenzo Muricchio, che risolse questi problemi d’usura proponendo la sua idea di canna a  rigatura progressiva, cioè di una rigatura elicoidale con angolo dell’elica variabile che riduceva il passo tra culatta e vivo di volata.  L’ultima questione riguardava l’ideazione di un meccanismo di tiro adatto ad un proiettile simile; invece di crearne uno ex novo si decise di testare l’otturatore girevole-scorrevole della Mauser e quello della Mannlicher.  Alla fine il nuovo fucile venne progettato da Salvatore Carcano delle Fabbriche d’Armi di Torino, con la collaborazione del generale Francesco Parravicino dell’arsenale di Terni che provò la maggiore utilità dell’otturatore Mannlicher. Si sono così spiegati la storia e le cause che portarono all’ideazione di questo fucile lungo, facendo chiarezza sul suo triplice nome . Questo era dotato di canna a rigatura progressiva destrorsa, l’azionamento del meccanismo di tiro era manuale ed il giro e la traslazione dell’otturatore servivano ad espellere il proiettile spento, caricare quello da sparare e comprimere la molla del percussore. La sicura era del tipo “Carcano”, azionata mediante una rotazione a 90° del nasello che rilassava la molla del percussore e inseriva un’asta metallica lungo la linea di tiro del fante (così che potesse vedere l’inserimento della sicura se per caso se ne fosse dimenticato). Il serbatoio invece costituiva un pezzo unico con le altri parti meccaniche del fucile e non poteva quindi essere estratto. La carica avveniva con piastrine da 6 colpi e la piastrina veniva automaticamente espulsa dal fucile appena veniva incamerata l’ultima cartuccia (così da permettere dopo lo sparo l’inserimento di una nuova piastrina). La cassa inoltre era costituita interamente in legno di noce o di faggio, ad eccezione del calciolo di protezione del calcio costituito in lamiera. Era presente un copricanna in legno ed un innesto per la baionetta. Gli organi di mira erano costituiti da un alzo a quadrante con due alette fisse, che permetteva la mira da 450 m (abbattuto) e da 300 m (rovesciato) e da mire regolabili da 600 a 2000 metri con tacche regolabili ogni 100 m . Il fucile pesava 3,16 kg caricato, era lungo 919 mm ( 1263 mm con baionetta innestata,  canna lunga 451 mm) ed espelleva il proiettile con una velocità alla bocca di 661 m/s .Entrò ufficialmente in servizio il 15 luglio 1893.

Carcano mod. 91

Carcano mod. 91

Il fucile era complessivamente di pregevole fattura, ma si vide come l’eccessiva potenza del proiettile comportava una capacità di penetrazione assolutamente esagerata, in particolare questo era così veloce da attraversare il nemico da parte a parte senza alcuna difficoltà. Questa caratteristica è assolutamente consigliabile in un’arma per uso da combattimento, poiché così se il tiratore NON colpisce zone vitali (come cuore o cervello ad esempio) rischia di lasciare il nemico con la maggior parte delle attività motorie, senza procurare ferite invalidanti (un po’ come l’ago di una siringa). In campo militare invece (naturalmente non nelle operazioni di cecchinaggio) è preferibile che il proiettile non sia così potente da passare il corpo da parte a parte, ma resti invece conficcato nella zona di schianto. In questo modo il nemico colpito avrà forti problemi motori causati dal corpo estraneo conficcato nel muscolo ed incapace di muoversi dovrà essere soccorso da un suo commilitone, che diventerà il prossimo bersaglio del tiratore. In questo modo si riesce a rallentare l’avanzata delle linee nemiche ed a creare tutte le condizioni per il loro sfondamento. Tornando al Carcano, si pensò di ideare una nuova cartuccia che fosse più prestante dal punto di vista bellico e la progettazione venne affidata nel 1935 al colonnello Giuseppe Mainardi. Nel frattempo venne affidato al maggiore Roberto Boragine ed al capitano Federico Capaldo il compito di ideare un nuovo fucile che risolvesse alcuni dei problemi legati al Carcano mod. 91, fosse capace di sparare con la nuova cartuccia ideata da Mainardi (7,35 × 51 mm a nitrocellulosa pura) ed allo stesso tempo venne chiesto che il processo di produzione fosse tale da recuperare le scorte di Carcano mod. 91 esistenti (in particolare quelle non più utilizzabili a causa dell’usura della canna). Il progetto prese il nome di fucile Carcano modello 38, ma viste le notevoli somiglianze con il modello 91 il fucile verrà conosciuto come Carcano modello 91-38.

Sfilata dei Volkssturmer si intravede qualche carcano

Sfilata dei Volkssturmer si intravede qualche carcano

Il fucile era sensibilmente più corto rispetto al modello precedente e presentava una rigatura destrorsa a passo costante, visto che il problema dell’eccessiva usura che aveva portato all’introduzione dell’elica a passo progressivo era stato risolto ideando un proiettile meno potente, che quindi comportava un minore attrito ed un’usura tollerabile (potenza del proiettile diminuita a causa delle problematiche relative al danneggiamento dell’avversario viste sopra). Le anime dei vecchi fucili furono rialesate così da permettere l’utilizzo del nuovo calibro (l’alesatura permetteva di portare a vivo il metallo “sano” asportando via la parte usurata). Venne poi ridotto l’ingombro causato dalla manovella dell’otturatore e il sistema di mira variabile venne sostituito da un’unica tacca fissa a 200 m, così da semplificare l’addestramento del fante. La camera della cartuccia subì solo modifiche lievi, mentre identiche al modello 91 rimasero i meccanismi di caricamento e la piastrina porta proiettili. La cassa invece non potette essere riciclata dai modelli vecchi, ma fu costruita ex novo, includendo delle scanalature per migliorare la presa. Inoltre la baionetta a sciabola venne sostituita da una baionetta a pugnale con lama pieghevole che poteva essere accolta all’interno di una scanalatura della cassa.

Queste le caratteristiche del fucile: calibro maggiorato a 7,35 mm in piastrina da 6 colpi. Lungo 1020 mm con baionetta innestata e pesante 3,4 kg scarico (3,6 kg da carico). Azionamento a retrocarica manuale con otturatore del tipo bolt-action. La velocità del proiettile alla bocca era di 760 m/s, con tiro fissato sui 200 m, ma in realtà in mano ad un buon tiratore (e con l’ausilio di una buona ottica) poteva arrivare anche a 1000 m .

Il Carcano quindi era un ottimo fucile che nulla aveva da invidiare a quelli stranieri (escluso il Garand dotato di funzionamento automatico), tanto che i militi tedeschi non disdegnavano di utilizzarlo, anzi spesso lo richiedevano per armare le milizie volontarie. Eppure venne scarsamente utilizzato dalle milizie italiane, che invece si dovettero accontentare di fucili obsoleti e scarsamente performanti. Questo perché si decise di iniziare la produzione bellica troppo tardi, a guerra già inoltrata e non ci fu il tempo necessario per convertire la fanteria all’utilizzo del nuovo fucile. Uno dei motivi che bloccò la produzione fu il fatto che, secondo lo stato maggiore italiano, il nuovo fucile per quanto prestante e funzionale era da sconsigliare, perché sarebbe stata necessaria la produzione di un calibro diverso che avrebbe potuto generare confusione negli approvvigionamenti di munizioni. Non serve al lettore che lo scrivente sottolinei l’inconsistenza di questa affermazione, che invece può essere giustificata da uno stato maggiore composto da individui inadeguati o venduti al soldo straniero. Ancora una volta si dimostra come in Italia il problema reale non fosse tanto quello delle armi scadenti, quanto dei cervelli venduti. La produzione venne quindi bloccata ed i 285000 pezzi prodotti vennero venduti all’esercito finlandese, che li utilizzò con ottimi risultati per respingere gli attacchi dell’esercito russo durante la guerra d’inverno e la guerra di continuazione. Quando l’Esercito Italiano si accorse degli ottimi risultati ottenuti sul campo da questo fucile era ormai troppo tardi e non tutta la fanteria venne equipaggiata con questo fucile.

Carcano con Waffenamt in uso ai Wolkssturmer

Carcano con Waffenamt in uso ai Wolkssturmer

Dopo aver fatto sentire la sua voce nei campi finlandesi respingendo l’avanzata delle orde russe e in sparuti scenari bellici dove alcune fortunate unità italiane poterono approfittare della sua presenza, il Carcano 91-38 (viste le sue caratteristiche altamente performanti unite all’assoluta semplicità di utilizzo e manutenzione) diventerà l’arma ufficiale del Volksturm, la milizia popolare nazionalsocialista creata il 18 Ottobre 1944 con decreto firmato da Adolf Hitler. La milizia raccolse all’interno dei suoi ranghi ben 6 milioni di tedeschi le cui azioni di difesa di Breslavia e Berlino impressionarono le truppe Alleate.

Il Carcano ricompare negli scenari bellici nel 2011, imbracciato dalle forze ribelli contrarie a Gheddafi. Probabilmente esse si saranno impadronite dei residuati bellici trovati in qualche casamatta od in qualche magazzino dimenticato.

Torniamo quindi all’assassinio del presidente Kennedy.  Lee Harvey Oswald era un ex militare dei Marines, quindi aveva un’ottima conoscenza delle armi e padroneggiava bene le tecniche di tiro con fucili militari. Sul come si procurò il Carcano 91-38, la risposta è semplice: l’arma a causa del suo funzionamento ad otturatore girevole scorrevole non godeva di una buona fama presso l’esercito statunitense (abituato all’automatico M1 Garand); secondo un catalogo americano del 1959 il suo valore di vendita era di soli 20 dollari, una miseria. Non fu quindi un problema per Oswald procurarsene uno, visto il prezzo irrisorio. Sulla traiettoria del proiettile poi la risposta,alla luce di quanto scritto sopra, è ancora più scontata, visto che Oswald sparò con un calibro dotato di altissima energia cinetica, che poteva quindi tranquillamente trapassare un corpo e conficcarsi in un altro. Lo scrivente ricorda però che non si esprime sull’omicidio di Kennedy e per rimarcare questa sua imparzialità ricorda al lettore che un tiratore scelto poteva esplodere mirando al centro sì 3 colpi,ma con un tempo di 6 secondi ed aggrava la questione il fatto che Oswald non fosse un tiratore scelto. Questo ed altre zone d’ombra rendono il giudizio sull’omicidio di Dallas particolarmente ostico. Nell’ottica di dimostrare l’ottima qualità del fucile italiano lo scrivente riporta due frasi estratte dalla relazione dell’esperto d’armi FBI Robert A. Frazier:  “È un’arma molto precisa. Lo dimostrano i centri che abbiamo fatto […] a quel raggio, a quella distanza (si tratta delle geografie di tiro dell’omicidio di Kennedy, N.d.T.), tra i 53 e gli 81 m, con questo fucile e con il mirino telescopico, non avrei impostato alcuna correzione — non avrei fatto alcuna correzione semplicemente per colpire un bersaglio di quelle dimensioni.”

Il Carcano usato da Oswald

Il Carcano usato da Oswald

Ultimo particolare,il fucile Carcano mod. 91-38 viene citato nel film Full Metal Jacket quando il sergente istruttore Hartman elogia l’abilità di tiratore di Oswald e le caratteristiche balistiche e tecniche del fucile.

Pasquale Piraino

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