Giugno

iuniusIVNO, Matrice di tutte le forme, presiede al sesto mese del Calendario solare. L’abbondanza di Maia, plastica potenza attivata della Maiestas Iouis, che raccoglie e distribuisce l’eredità dell’inseminazione di Venus da parte di Mars, Principio-Ariete in azione nel mondo delle forme, trova ora una determinazione in quella Matrice che sostiene il Cosmo alimentata dall’alitvs-animvs di Iuppiter (Kal. Victrix MMDCCLIX a.V.c., op. cit.). In Iuno trova fondamento e giustificazione l’Ordine della famiglia retta secondo Ius, la famiglia sacralmente radicata, la Gente che costituisce il perno stesso ed il primo nerbo dello Stato cui fornisce, a ben vedere, anche e soprattutto il modello rituale degli stessi Sacra publica. IVNIVS snocciola dunque il suo corollario di tre volte dieci giorni secondo una liturgia di glorificazione ed esaltazione della VNIO (IVNO) che prelude al Trionfo della rossa Aestas, con ciò ponendosi –secondo logica consequenzialità con Maius- come mese particolarmente propizio al matrimonio.

Kalendae ‘fabariae’, poste sotto la tutela di Iuno Moneta (ma vi si onorano anche Mars e Tempestas dei cui Templi ricorrono gli anniversari di fondazione), sono dette le Calende di Iunius (CARNARIA, F) per via della puls di fave, frumento e lardo offerta a Carna, Divinità antica che –come Pales- apprezza offerte semplici e frugali in dispregio degli esotismi di superficie. La Dea, il cui nome è fondato su caro-carnis ed è dunque suscettibile di richiamare alla mente l’organismo umano, era invocata a protezione dalle Striges ed al fine di rafforzare la costituzione fisica degli uomini, ed in particolare dei bambini; in particolare, la carnis alla cui protezione Carna è preposta è rappresentata dai uitalia, gli organi principali del corpo: cuore, fegato (da molti popoli antichi considerato sede della vita), polmoni. Non è tuttavia da escludersi una interpretazione ‘parallela’, più esoterica, della figura di Carna come Dea dei Cardini, come tale associata a Ianus in qualità di paredra e naturalmente onorata ad inizio mese: “Prima dies tibi, Carna, datur. dea cardinis haec est: / numine causa aperti, claudit aperta suo. / unde datas habeat vires, obscurior aevo / fama…” (Ov., Fasti VI, 101-104).

Il 3 (III Nonas, NP) cade l’anniversario della dedica del Tempio di Bellona che “Latio prospera semper adest” (Ov., Fasti VI, 202), sito al limitare del Circo Flaminio e di cui Festo riferisce essere uno dei tre senacula, luoghi di riunione abituale del Senatus. Nello stesso Circo Flaminio è sito il Tempio di Hercules Magnus Custos il cui anniversario cade il giorno seguente, mentre alle Nonae si propizia Semo Sancus Dius Fidius, Divinità dalle oscure origini associata ad Ercole (Sancus presso i Sabini e divenuto Dius Fidius a Roma). Il suo nome, oltre a richiamare quello dei Semones (tra i quali presumibilmente era annoverato), risulta composto secondo logiche di ‘accostamento’ e ‘reductio ad unum’ di Divinità diverse ma affini e condivide le radici sia del verbo sancire (Sancus), sia del sostantivo fides (Dius Fidius): come tale è Divinità dei patti e della Fides, le Nonae vedendo così “il ristabilirsi del Patto Divino Originale” (Kal. Victrix, cit.), principio che trova logico svolgimento nelle festività sacre a VESTA, Fiamma il cui flatus, alimentato da Iuppiter, è la stessa Iuno.  

Il ciclo di Vesta ha inizio il 7 (VII Idus, VESTA APERIT, N), con l’apertura del penus Vestae da parte delle Matrone, per continuare il 9 (V Idus, VESTALIA, N) e concludersi il 15 (XVII Kal., Q.STERCVS.D.F.), Stercoratio Vestae, giorno in cui le immondizie accumulatesi nell’Aedes erano simbolicamente spazzate via e condotte “-quasi in processione- sino al Clivus Capitolinus, nel bel mezzo di uno stretto angiporto delimitato dalla Porta Stercoraria […] Da lì le Vestali lo avrebbero poi gettato ritualmente nelle acque del Tevere, il sacro fiume che pure accoglieva, ‘annullandoli’, i fantocci degli Argei nel mese di maggio.” (R. del Ponte, La religione dei Romani, p. 56)

Non è peregrino rilevare, con del Ponte, il possibile legame intercorrente tra Vesta e Saturnus, di cui è nota una indigitazione come Stercutius (Sterculius), nei pressi del cui Tempio era deposto lo stercus: quindi un possibile parallelo tra il santuario primordiale della comunità palatina (Aedes Vestae, eretta sul luogo ove sorgeva il sacello di Caca) e quello della comunità capitolina (l’Aedes Saturni, in precedenza semplice ara del Dio).

Il periodo Vestale vede, in deroga alla più generale ‘disposizione’ del mese, l’interdizione dei matrimoni. In questi giorni cadono, oltre alle Idi in cui si celebra con un epulum Iuppiter unitamente ad Apollo, Minerua e le Musae, anche l’anniversario della dedica del Tempio di Mens (8, VI Idus, N) e le MATRALIA dell’11 (III Idus, N) sacre a Mater Matuta, l’Aurora, “l’Alba del Sole, lo Spiritvs Apollo” (Kal. Victrix, cit.): in questo giorno, le bonae matres uniuirae (madri legalmente unite nel vincolo del matrimonio, e però sposatesi una sola volta nella propria vita) scacciano la serva, la cui condizione humilis atque seruilis non le consentirebbe, in altre occasioni, l’accesso al Tempio. Il rituale è tra i più oscuri, ma anche tra i più indicativi della spiritualità romana; a Georges Dùmezil (La religione romana arcaica, pp. 59-63) va riconosciuto il merito, tra i tanti, di aver fatto luce sul rito in oggetto mediante lo studio comparato della tradizione romana e di quella vedica, evidenziando il ruolo pregnante, presso entrambi i bacini spirituali, dell’Aurora come Divinità che –nel pieno rispetto della Notte, anch’essa parte irrinunciabile del rta– scaccia via le demoniache Tenebre, l’”informità nera” (bàdhate krsnàm àbhvam, Rig Veda I, 92, 5) rappresentata a Roma dalla serva (ricordiamo che nell’ottica romana, ma non solo romana, la ‘base spirituale’ della distinzione prima tra uomo libero e servo è costituita dall’essere o meno  ingenuus, ‘fondato nel Genius’ che si identifica col Principio primo su cui si fonda la Gens: il mondo tradizionale non conosce individuo totalmente slegato dal contesto comunitario, di cui prima facies è la famiglia, e segnatamente la Gente sacralmente fondata, e laddove ciò si verifica si è in presenza di un paria – o per converso, ma si tratta di casi eccezionali non alla portata dell’uomo comune, di un ‘sopra-casta’).

Ponendosi in questa prospettiva è possibile altresì comprendere la valenza profonda del rito che vede le matres recare tra le braccia, “trattare con riguardo” (Dùmezil, cit., p. 60) e raccomandare alla Dea non i propri figli, bensì quelli delle proprie sorelle; così come l’Aurora reca tra le proprie braccia il Sole, figlio suo, tanto quanto della Notte, sua sorella…

I Matralia sono quindi un peana elevato all’Ordo, in cui non è dato spazio alle potenze informi (le Tenebre) foriere di sconvolgimento del mundus e della ciuitas e per questo motivo esorcizzate e ritualmente ‘scacciate’ (la serva – ma si veda anche, per certi versi, lo stercus del 15) dall’ipostasi del Principio che informa il mondo e lo conserva, ad esso conferendo stabilitas secondo Ius (le bonae matres uniuirae).  

L’Aurora, Mater Matuta, introduce il Sole nel mondo. La propiziazione di Anna Perenna il 18 del mese (XIV Kal.) fa da preludio al periodo solstiziale, momento di crisi nell’economia del Cosmo che si apre il 19 (XIII Kal.) con riti in onore di Minerua sull’Aventino e -nel giorno successivo- di Summanus in Circo Massimo, per concludersi il 26 (VI Kal., NP), dopo il climax del 21 (XI Kal.): Sol in Cancer.

È il Solstizio d’Estate, il giorno in cui più a lungo l’Astro benedice il mondo con l’infusione della sua Luce, momentum di massima Gloria e fulgore ma al contempo accesso al cammino discendente (il pitri-yana hindu) che si esplicherà nei successivi sei mesi. Il periodo, non a caso posto anche sotto le insegne di Fors Fortuna (24, VIII Kal.), segna l’ingresso nella rossa Aestas, stagione del Trionfo dell’Eroe intento all’Opera che vedrà il proprio perfezionamento attraverso la scansione Iulius-Augustus (Cesare che spiana la strada al figlio Augusto-Ercole), cui segue la matura pienezza di September sotto il segno della fruttifera Pomona. Non come una casualità si dovrà vedere dunque la celebrazione di Hercules e delle Musae nell’ultimo giorno del mese, data in cui cade l’anniversario della dedica del loro Tempio, l’Aedes Herculis Musarum, al Circo Flaminio: essi introducono alla Gloria massima, all’arcano tempio in cui “Si slancia l`estro sacro in seno a Dio” (M. Sairitis-Hus).

 

« est deus in nobis ; agitante calescimus illo:

 

impetus hic sacrae semina mentis habet. »

 –

 “V’è un dio in noi ; e il nostro fervore creativo nasce dal suo impulso :

 

tale estro possiede i semi della mente divina.”

 

(Ov., Fasti VI, 5-6)

 

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