Mosin-Nagant

Mosin-Nagant

L’esercito russo, seppur numerosissimo, era formato da soldati improvvisati, assolutamente impreparati dal punto di vista ideologico ed ancora meno da quello tecnico. D’altronde il milite russo non poteva contare su alcuna preparazione ideologica, visto il deserto etico e morale che si era imposto sull’antica cultura russa, annientata dal sistema dei Soviet. Inoltre spesso egli non era neanche felice od orgoglioso del suo governo, visto che il paradiso dei proletari altro non era che un vero e proprio inferno fatto dalle lacrime e dal sangue del popolo schiacciato sotto il giogo di una dittatura che non dava alcuna via di scampo. Già dai tempi di Lenin si spacciava la rivoluzione proletaria come qualcosa di assolutamente bello e felice per tutti, mentre invece i “liberatori del popolo” altro non avevano fatto che prendere una scrofa, truccarla ed imparruccarla così da venderla come donna di estrema sensualità ad un uomo del tutto ubriaco ed incapace di riconoscere la realtà perché avvelenato e confuso dal veleno ideologico che contemporaneamente alla grande truffa fu gettato da certi imbonitori in mezzo alla società russa.  Una volta risvegliatosi dai fumi dell’alcool il risultato per il pover’uomo fu di avere pagato una fortuna per ritrovarsi una scrofa come moglie, lamentando poi il malcontento. Ugualmente a questo esempio si trovarono i popolani russi, schiacciati e distrutti da un sistema politico ed economico che li opprimeva senza lasciare scampo. Prove di quanto scritto le si ritrovano nel grande numero di slavi che si arruolarono volontari nelle Waffen-SS, oltre che nelle numerose foto dell’epoca che dimostrano come gli eserciti europei guidati dalle forse dell’Asse venissero accolti da liberatori, nell’assoluta felicità e contentezza della popolazione che gioiva nel sentirsi liberata dal pesante regime che lentamente la strozzava togliendole il respiro.

Cecchino Wehrmacht con Mosin-Nagant

Cecchino Wehrmacht con Mosin-Nagant

La preparazione dell’esercito russo quindi non era solo scadente dal punto di vista ideologico e del morale della truppa, ma anche dal punto di vista tecnico e degli armamenti. Di questa estrema arretratezza ne fu prova la guerra in Finlandia, dove il numerosissimo esercito russo venne schiacciato e fortemente colpito dal piccolo contingente finlandese. Stalin risolse il problema a suo modo,mediante epurazioni, processi sommari, gare ed appalti secondo la modalità di far intravedere un piccolo premio così da far sbranare gli uomini tra di loro. Così il vetustissimo fucile Mosin-Nagant fu messo in pensione, per far spazio ai nuovi fucili disegnati da geni come Tokarev e Shpagin. Questi fucili però avevano il difetto di non potere essere facilmente prodotti nell’U.R.S.S. a causa della tecnologia che richiedevano, in particolare il Tokarev. Il lettore non pensi che si tratti di armi troppo sofisticate: queste erano invece assolutamente semplici da costruire, visto che i suoi ideatori si erano impegnati anche da questo punto di vista, ma era il livello industriale russo assolutamente obsoleto, rasentante quasi il ridicolo. Così poco dopo si pensò di modernizzare con qualche modifica i vecchi Mosin-Nagant, già presenti in numero elevato ed alla produzione dei quali l’industria russa era già abituata.

Questo fucile ha origine molto antiche, risalendo alla seconda metà del 1800. Durante la guerra tra Russi ed Ottomani (1877-1878) si notò come, davanti ai nuovi fucili semiautomatici Winchester, i fucili monocolpo Berdan delle truppe imperiali zariste erano assolutamente obsoleti. Venne così indetta dallo Zar una gara per decidere il futuro fucile dell’armata imperiale. Vennero così presentati tre fucili: il primo era progettato dal colonnello Sergej Ivanovi? Mosin, il secondo dai fratelli Emil e Leon Nagant, un terzo dal capitano Zinoviev . Alla fine delle prove, nel 1890, la commissione di giudizio era divisa a metà. In realtà tutti erano d’accordo sul rigettare il fucile di Zinoviev, ma erano divisi sulla scelta tra il fucile di Mosin e quello dei fratelli Nagant. Infatti il Nagant piaceva in tutto e per tutto, ma la produzione era troppo costosa e necessitava di particolari cure di manutenzione, oltre ad avere una metodologia di smontaggio eccessivamente complicata che rendeva difficile la sua cura. D’altronde il suo avversario, il Mosin, era anche quello un buon fucile, ma aveva un caricatore troppo piccolo ed una livello di fattura troppo basso, risultando in poche parole un’arma rozza.  Alla fine si decise per una soluzione di compromesso, costruendo un fucile sulla base del Mosin e migliorandolo con delle parti (come il caricatore) e dei meccanismi presi dal Nagant.  Così nacque il fucile Trehlinejnaja Vintovka Obrasca M1891 Goda, in riferimento al nuovo calibro usato, il 7,62 mm, equivalente a tre linee, la vecchia unità di misura russa. Il suo nome verrà cambiato in Mosin-Nagant (in onore di coloro che lo hanno progettato), solo molto tempo dopo, circa durante il primo conflitto mondiale. Diamo qualche notizia biografica dei suoi ideatori.

Sergei Ivanovich Mosin

Sergei Ivanovich Mosin

Sergei Ivanovich Mosin nacque a Voronezh Oblast nel 1849. Già alla giovanissima età di 12 anni entra nell’accademia militare zarista, dove nel tempo si distingue come eccellente soldato. Nel 1867 ottiene l’ammissione alla scuola militare superiore  Alexandrovskoye di Mosca. Completati gli studi nel 1870 decide di continuare gli studi nel ramo dell’artiglieria e della produzione di armi, così si iscrive all’Accademia d’armi  Mikhailovskoye, nella quale acquisisce il diploma con una laurea inerente l’ingegneria meccanica nel 1875. In questo stesso anno si trasferisce all’arsenale militare Tula, presso il quale diviene ingegnere capo reparto. Presso quest’industria bellica egli progetta le due armi che lo renderanno famoso in tutto l’impero, il Berdan II ed il fucile Mosin (che poi progetterà di nuovo insieme ai fratelli Nagant). Questi suoi lavori gli faranno acquisire la carica di colonnello dell’esercito imperiale. In seguito diventa direttore dell’industria militare di Sestroretsk. Muore nell’ottavo giorno di Febbraio nel 1822 ed i suoi resti mortali sono sepolti presso il cimitero di Sestroretskoye.

La vita dei fratelli Emile e Leon Nagant non risulta invece particolare, anzi sembra quasi anonima, eccezion fatta per l’ideazione dell’omonimo fucile. I due fratelli nascono in Belgio, a Liegi, nel 1830 Emile e nel 1833 Leon. Fondano nel 1859 la  Fabbrica di armi Émile e Léon Nagant, che rimane famosa per la creazione del fucile Nagant (e la sua successiva collaborazione con Mosin) e la progettazione dell’omonimo revolver. In seguito Emile a causa della sua cecità progressiva lascia l’industria a suo fratello, che continua le vendite e la produzione senza creare nulla di nuovo od innovativo. I due fratelli muoiono nel 1902 (Emile) e nel 1900 (Leon). Nel frattempo la ditta,passata in mano ai figli di Emile, aveva venduto i propri impianti industriali atti alla realizzazione delle armi alla Fabrique Nationale de Herstal , specializzandosi nella produzione automobilista. L’industria verrà infine rilevata interamente nel 1931 dalla casa automobilistica belga Imperia.

Analizziamo quindi le caratteristiche tecniche del primo modello prodotto. Particolarissimo è il sistema dì alimentazione: utilizzava delle piastrine da cinque colpi tipo Mauser, ma era presente un sistema meccanico che tratteneva le cartucce nel serbatoio (integrato nel castello del fucile) da quella già in canna, allo scopo di diminuire l’attrito meccanico causato dalla molla d’alimentazione e prevenire inceppamenti. Inoltre la velocità di ricarica veniva agevolata da una guida presente nel castello del fucile: bastava che il soldato appoggiasse su questa la piastrina e poi la spingesse in fondo per caricare l’arma, impiegando così poche manovre fisiche in tempi piuttosto brevi. Il calibro era il 7,62 × 54 mm R (la R sta per Russo), tipica cartuccia per l’utilizzo della polvere da innesco infume russa, che dava buone prestazione tecniche dal punto di vista di potenza, gittata e precisione anche nel freddo clima russo. Meccanicamente assurdo è  invece il funzionamento della sicura del Mosin-Nagant, che veniva inserita ruotando la parte posteriore dell’otturatore e tirandola  sino al castello , così da bloccare il movimento dell’otturatore e della molla del percussore. Questo meccanismo era tanto strano che spesso era del tutto ignoto alla maggior parte dei soldati. A proposito dell’otturatore, questo presentava un meccanismo di regolazione per la testa che permetteva di adattare l’arma alle più diverse condizioni climatiche, mentre la maniglia era dritta per le versione da fanteria e ricurva per quelle da cecchino. La canna del fucile presentava 4 rigature destrorse al suo interno ed era lunga 760 mm. Gli organi di mira per la versione da fanteria erano costituiti da tacche metalliche regolabili in arshin (l’unità di misura russa precedente all’adozione del sistema metrico). In dotazione il fucile portava una baionetta  ed una bacchetta di pulizia avvitata nel castello, posizionata sotto la canna. Il fucile nel complesso pesava 4 kg, la sua cadenza di tiro a causa della carica manuale era di soli 10 colpi al minuto, con un tiro utile di 500 m (che arrivava sino a 1000 m con una buona ottica), emettendo il proiettile dalla bocca ad una velocità di 865 m/s.

Spaccato del fucile

Spaccato del fucile

Come si è scritto, in seguito alla disastrosa campagna finlandese il fucile verrà momentaneamente accantonato, per poi essere recuperato sin dagli anni precedenti il 1940. Il fucile subì così alcune piccole modifiche, tendenti a cercare di modernizzare e migliorare un fucile sì vetusto, ma di facile produzione, almeno per le industrie U.R.S.S. . Le caratteristiche tecniche e meccaniche non cambiano molto, rimanendo pressoché identiche a quelle del primo modello. Le uniche differenze sostanziali sono costituite dall’adozione di un sistema di mira graduato in metri e dall’accorciamento della canna. Di fatto quindi l’esercito russo affrontò la guerra con un fucile del 1800. Credo che questo dato si commenti da sé. L’unica grande caratteristica del Mosin-Nagant era la sua estrema precisione e versatilità di utilizzo, qualità che lo resero prefetto per le operazioni di cecchinaggio (una volta dotato di una discreta  mira ottica): i russi dovrebbero conoscere bene questa qualità, visto che ben 505 unità dell’Armata Rossa furono eliminate da un cecchino finlandese armato di un fucile Mosin-Nagant di produzione finlandese (505 è il numero ufficiale, in realtà il numero potrebbe crescere sino a 705): lo scrivente parla di Simo Häyhä, il cecchino che detiene il record di uccisioni con fucile di precisione durante un conflitto bellico. Tanto il finlandese venne temuto dai russi che essi lo soprannominarono “Morte Bianca”, a causa della sua abitudine di mimetizzarsi nella neve.  L’Armata Rossa invece trovò il massimo vantaggio del fucile nell’uso di guerriglia urbana, apprezzando in una seconda parte del secondo conflitto mondiale le sue qualità come fucile da cecchino.

Mosin-Nagant 1891

Mosin-Nagant 1891

Alla fine della seconda guerra mondiale ingenti quantità di Mosin-Nagant furono donate a tutti gli stati alleati all’URSS. E’ da sottolineare poi che nonostante la sua età, il fucile compaia oggi spesso in varie zone del mondo. In particolare si nota la sua presenza in Medio Oriente, dove risulta essere l’arma preferita dai cecchini delle forze ribelli, come in Afghanistan.

Mosin-Nagant 1938

Mosin-Nagant 1938

Ultima curiosità, il Mosin-Nagant compare in quasi tutti i capitoli della serie videoludica Metal Gear Solid, dove è possibile utilizzarlo come fucile di precisione funzionante esclusivamente con dardi soporiferi, risultando quindi come una delle migliori armi del gioco, visto che questo comporta spesso l’obbligo di infiltrarsi in zone nemiche senza uccidere le guardie .

Pasquale Piraino

Share

Comments are closed.