L’ODISSEA – prima parte

L’ODISSEA

odissea022LE AVVENTURE DI ULISSE IL RITORNO A ITACA

Dopo che Omero, nella sua Iliade ci diede la descrizione della guerra che scosse tutta la Grecia nei tempi mitici, ci narrò anche la storia di Ulisse, nella sua Odissea. Molti esperti considerano questo lavoro di Omero più maturo, e ci descrive le avventure di Ulisse, il conquistatore di Troia, dal momento in cui lascia le rive dell’Ellesponto, fino al suo ritorno a casa, a Itaca. Ai giorni nostri, la parola “Odissea” sta a significare precisamente che: una serie di incredibili vicissitudini, accadute a qualcuno nella propria vita, presa dal lavoro di Omero che ci descrive le vicissitudini e l’abilità del grande eroe. Ulisse, era dotato di notevole abilità, sia intellettuale che fisica, ed impregnato dello spirito immortale della razza Greca, partì con l’intera flotta e ritornò, alla fine, solo sulla sua isola, esausto e pieno di esperienze. Il desiderio per Itaca, tenne accesa la fiamma del desiderio di ritornare, fino al punto che la parola “Itaca” ha preso il significato di “grande passione”, la meta da raggiungere, il sogno che si vorrebbe si avverasse. Durante il suo peregrinaggio, Ulisse si è ritrovato, a volte in terre inospitali, popolate da barbari e strane creature, ed altre volte in luoghi ove venne bene accolto ed assistito. Conobbe tutte le difficoltà che poteva incontrare una nave a quei tempi: turbolenze, correnti e passaggi pericolosi, porti insicuri e popoli violenti. Superò tutto, con la forza della persistenza e del suo coraggio, compiendo il suo fato ed il suo destino. Andò persino nell’oltretomba, cosa riuscita in vita solo a pochi mortali. I popoli e gli dèi che lo accolsero, lo amarono fino al punto da volere che restasse con loro per sempre, ma lo avrebbero tenuto lontano dalla sua amata Itaca.

Ulisse, con la sua intelligenza e la sua astuzia, riesce a configgere la punta di un palo nell'occhio del Ciclope Polifemo. (Cratere Proto Attico, 670 a.C. ca., Eleusi, Museo Archeologico).

Ulisse, con la sua intelligenza e la sua astuzia, riesce a configgere la punta di un palo nell’occhio del Ciclope Polifemo. (Cratere Proto Attico, 670 a.C. ca., Eleusi, Museo Archeologico).

Il suo strano fato fece in modo che giungesse a casa da solo e con una nave straniera, dopo che aveva cominciato con un’intera flotta. Ma seguiamolo nel suo lungo viaggio di ritorno.

IL PEREGRINAGGIO DI ULISSE

I Ciconi e i Lotofagi

Dopo la distruzione di Troia, Ulisse si accinse a tornare a casa, con la flotta di Agamennone, ma le navi furono divise da una tempesta e le navi di Ulisse si ritrovarono a navigare lungo le coste della Tracia, dove vivevano i Ciconi. Erano alleati di troia e Ulisse andò a saccheggiare Ismara, una delle loro città, risparmiando solo Marone, sacerdote di Apollo che, per ricompensarlo gli fece dono di dodici giare di dolce vino inebriante. L’attacco alla città dei Ciconi, costò ad Ulisse la vita di sei uomini per ogni nave. Ora salparono di nuovo verso sud, navigando nel Mare di Citerà, vicino a Capo Melea. La successiva sosta avvenne su un’isola vicina alle coste Africane. Gli abitanti diedero il benvenuto ad Ulisse ed i suoi compagni, offrendo loro dei loti che mangiarono insieme. Ma quando i compagni di Ulisse mangiarono quel frutto, dimenticarono la loro terra e la loro voglia di tornare a casa. Alla fine, Ulisse dovette usare la forza per riportarli a bordo.

Pezzo di un vaso di terracotta con raffigurazione dell'accecamento del Ciclope Polifemo da Ulisse ed i suoi compagni. Museo Archeologico, Argos.

Pezzo di un vaso di terracotta con raffigurazione dell’accecamento del Ciclope Polifemo da Ulisse ed i suoi compagni. Museo Archeologico, Argos.

I Ciclopi della Sicilia erano un popolo di giganti dai poteri soprannaturali. Avevano un solo occhio e badavano alle loro greggi senza fare vita comune. Vivevano in caverne, erano cannibali e non conoscevano il vino. La loro unica occupazione, era l’allevare le loro pecore.

Nella terra dei Ciclopi

Ulisse, navigò poi verso nord ed approdò sull’isola conosciuta come la Terra dei Ciclopi, che da molti è stata identificata come la Sicilia. Ulisse portò a terra con lui dodici dei suoi compagni e delle otri di vino da donare ad eventuali abitanti dell’isola che avrebbero incontrato. Durante il loro cammino nell’interno dell’isola, giunsero in prossimità di una caverna, nel cui interno vi era una gran quantità di latte fresco e formaggio. Ulisse s’incuriosì per la grandezza degli oggetti che si trovavano nella caverna e non prestò ascolto alle suppliche dei compagni che volevano tornare a bordo al più presto, volendo vedere di persona, quanto grande fosse l’essere che vi viveva. Quando il Ciclope Polifemo tornò a casa, e vide gli stranieri, li imprigionò chiudendo l’entrata della caverna con un masso tanto enorme che cinquanta uomini non avrebbero potuto smuoverlo, si sedette e divorò subito due compagni di Ulisse, continuando poi a mangiarne a coppia. Ulisse gli offrì del vino, e Polifemo ne bevve con piacere parecchio e quando si sentì un po’ più euforico, chiese ad Ulisse quale fosse il suo nome: “Il mio nome è Nessuno” gli rispose l’eroe, e Polifemo, di rimando, gli promise che l’avrebbe ingoiato per ultimo per avergli offerto quella buona bevanda.

Ulisse si lambricava il cervello per trovare il modo di scappare da quella prigione e dal suo abitante. La sua prima ¡dea fu quella di uccidere il Ciclope, ma chi avrebbe spostato la roccia dall’entrata? E quindi decise di accecarlo. Ubriacatosi, Polifemo cadde in un sonno profondo ed Ulisse, trovato un palo appuntito, dopo averne fatta bruciare ancora la punta per renderla più efficace, insieme ai compagni sopravvissuti, lo spinse nell’unico occhio del Ciclope, accecandolo. Le grida d Polifemo nella notte, fecero vibrare l’intera isola, gli altri Ciclopi risposero chiamando Polifemo e chiedendogli chi lo avesse accecato, Polifemo rispose “Nessuno” e, poiché nessuno aveva accecato il loro fratello, gli altri Ciclopi lasciarono la caverna di Polifemo. Il mattino dopo, il cieco Polifemo cercò , invano di mettere le mani su coloro che lo avevano accecato, ma Ulisse ed i suoi compagni scapparono dalla caverna aggrappati alla folta lana delle capre del gregge di Polifemo. Quando giunsero alle loro navi e furono pronti a partire, Ulisse gridò al Ciclope che se ancora qualcuno gli chiedeva chi lo avesse accecato, doveva rispondere “Ulisse, ¡I saccheggiatore di città”. Nella rabbia, il cieco gigante lanciava dall’alto della costa enormi rocce verso le navi, ma senza poterle colpire, Ulisse e le sue navi erano già lontani, quindi Polifemo chiamò in aiuto suo padre, Poseidone, chiedendogli di vendicarlo. Ora Ulisse, avrebbe dovuto fare i conti anche con la collera del potente dio del mare.

Ulisse fugge dalla grotta del Ciclope, aggrappato alla pancia di un montone.

Ulisse fugge dalla grotta del Ciclope, aggrappato alla pancia di un montone.

Polifemo era il più selvaggio dei Ciclopi. Un oracolo gli aveva predetto che sarebbe stato accecato da Ulisse, ma il fatto che era stato ingannato, lo rese ancora più furioso. Il mito ci racconta anche il suo amore per la Ninfa Galatea, che lo respinse, preferendogli Aci. Ma Polifemo lo uccise schiacciandolo sotto un enorme masso.

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