LO SCUDO D’EUROPA / DER SCHILD VOR EUROPA (prima parte)

Tratto da Signal Marzo 1943

LO SCUDO D’EUROPA

DER SCHILD VOR EUROPA

Magg. Dott. Wilhelm Ehmer

DEI PRINCIPI INFORMATORI DELLO SPIRITO MILITARE TEDESCO

VON DEN GEISTIGEN GRUNDLAGEN DES DEUTSCHEN SOLDATENTUR

Impegnando diverse armate  sovietiche i soldati della VI armata germanica, assieme ad un reggimento croato e        a due divisioni romene, hanno difeso Stalingrado sino all’ultimo uomo. Un soldato, che è anche un pensatore, illustra il portamento soldatesco che ha reso possibile tale sacrificio.

Die Soldaten der 6. deutschen Armee haben mit einem kroatischen Regiment und zwei  rumanischen Divisionen Stalingrad bis zum letzten Mann verteidtgt, mehrere sowjetische Armeen bindend. Ein Soldat und Philosoph deutet die soldatische Haltung, die dieses Opfer möglich machte

Le battaglie dell’ultimo biennio della guerra mondiale del 1914—18, col loro enorme impiego di materiate bellico, avevano diffuso l’opinione che il combattente singolo, personalità autonoma operante sul campo di battaglia, avesse per sempre esaurito la sua funzione, subentrandogli il materiale, la tecnica, la macchina bellica che schiaccia ogni cosa. Tale opinione venne sostenuta da numerosi scrittori di cose militari, massime da teorici francesi, inglesi e americani, e trovò un riflesso anche nell’atteggiamento degli Stati maggiori. Eccone due esempi. Nel disarmare l’esercito tedesco, nel 1918. si badò anzitutto che non gli restassero armi pesanti: né grosse artiglierie, né carri armati, né aeroplani, giacché tali armi erano state appunto il nerbo delle battaglie di materiali; perciò sì riteneva di rendere militarmente impotente la Germania soprattutto con questo divieto. Il secondo esempio ci è dato dalla Linea Maginot: se in avvenire doveva essere decisivo il materiale, bastava erigere una immane barriera di materiali, per essere imbattibili per sempre.

Sarebbe interessante esaminare se anche i tedeschi avrebbero aderito a tale concezione «materialistica» qualora non fossero stati costretti da Versaglia a rinunciare alle armi principali. Noi poniamo in dubbio che i teorici e i pratici tedeschi fossero per ammettere in tal caso la preminenza del materiale bellico sul combattente: troppo saldi ed antichi erano, nella nazione, i fondamenti morali dello spirito militare tedesco. Il fatto stesso che il combattente tedesco aveva sfidato così lungamente la superiorità materiale degli avversari, non aveva fornito appunto la prova che l’uomo risoluto e sprezzante la morte è superiore alla materia cieca?

Soldati per volontà del destino

Le disposizioni versagliesi costrinsero la Germania a ripiegarsi, per il suo esercito, su quell’energia che nessuna imposizione poteva vietarle: lo spirito. In mancanza di mezzi esteriori, si mobilitarono i mezzi interiori; limitato l’impiego del materiale, si dischiuse la ricca sorgente del pensiero.

Se i «vincitori» della grande guerra si chiudevano in un’immane corazza, trincerandosi dietro baluardi perfezionati e irti di armi, la piccola Reichawehr col suo modesto contingente di 100.000 uomini divenne custode della grande tradizione spirituale dell’esercito tedesco e la sviluppò ulteriormente, traendo gli opportuni insegnamenti dall’esperienza della guerra mondiale. Non si fece naufragio, né si disperò di fronte alle difficoltà della situazione; si chiamarono a raccolta tutte le tirtù militari: carattere e forza di volontà, spirito inventivo e coraggio: i fondamenti su cui è sempre retta la vita militare del popolo tedesco.

Per chi deve conquistarsi e assicurarsi l’esistenza su un suolo povero e in duri condizioni, l’atteggiamento d’impronta soldatesca è una necessità. I due ceppi tedeschi che primi svilupparono un vero spirito guerriero si trovavano a dover assolvere compiti di carattere combattentistico: i prussiani dovettero strappare dalla propria terra, cu la natura fu matrigna, l’essenziale per uni modesta esistenza della popolazione, mentre per giunta dovevano garantirsi da virili forti e in posizione più favorevole; gli austriaci, abitando la Marca confinante con i paesi di Sud-Est, erano costretti ad esplicare un’attività militare. In tutti e due i casi non fu dunque il capriccio di un despota a formare un esercito ed a plasmare una mentalità soldatesca, ma fu il destine storico, la natura stessa, che presiedette al sorgere sia dell’esercito prussiano, sia del vecchio esercito austriaco. Ed entrambi, dopo aver mietuto nella prima guerra mondiale nuovi allori imperituri, per vie diverse si sono trasfusi organicamente nelle giovani Forze armate nazionalsocialiste.

Il maresciallo prussiano Hellmuth voi Moltke, ebe fu il primo capo del Grande stato maggiore, ebbe a definire brevemente le virtù militari in questi termini: «coraggio e abnegazione, fedeltà al dovere e spirito d isacrifìcio fino alla morte». Se confrontiam queste idee con la vita civile, quale si è sviluppata nel liberalismo moderno, noi vediamo subito che si tratta davvero di doti morali spiccatamente militari. Al coraggio il liberalismo preferisce l’abilità affaristica per farsi strada nella vita; all’abnegazione antepone la comodità; il dovere viene spesso sentito come una condizione gravosa, e quando occorre fare un sacrificio, lo si fa cedendo beni materiali, per proteggersi da eventuali rischi personali.

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Parallelo storico

Nell’anno 480 a. C. il condottiero spartano Leonida difende il passo delle Termopili contro l’irruzione dei persiani, sino all’ultimo uomo. Scongiurato definitivamente il pericolo persiano nasce la civiltà europea, il sacrificio è stato fruttuoso.

Das Gleichnis in der Geschichte

Der spartaniscke Feldherr Leonidas verteidtgt den Engpafi bei den Thermopylen im Jahre 480 vor Zeitrechnung gegen den Einbruch der Perser bis zum letxten Mann. Die Persergefahr ist endgültig überwunden, die Gebwtsstunde der europäischen Kultur ist da. Das Opfer ist fruchtbar geuorden.

O PASSEGGERO, SE VAI A SPARTA, RIFERISCI CHE CI HAI VISTI QUI TUTTI MORTI. COSÌ COME VOLEVA LA LEGGE DELLA PATRIA.

Epigrafe sopra il monumento nazionale eretto dai Greci alla memoria di Leonida e dei suoi prodi.

WANDERER, KOMMST DU NACH SPARGA, VERKÜNDIGE DORTEN, DU HABEST UNS HIER LIEGEN GESEHN. WlE DAS GESETZ ES BEFAHL.

Innschrift auf dom Nationaldenkemal, das die Griechen Leonidas und seinen Soldaten errichteten.

[continua]

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