Walther P38

Walther P38

Walther-P38Nell’immaginario collettivo spesso alle azioni belliche si associano carri pesanti, missili o fucili. D’altronde sono queste le armi che spesso decidono l’esito di un conflitto, facendo pendere l’ago della bilancia non solo verso il piatto dell’esercito meglio preparato ideologicamente e tecnicamente, ma anche di quello meglio armato. In un conflitto però spesso le piccole armi, come le pistole, magari non faranno vincere una battaglia, ma possono comunque salvare la vita al suo possessore. Queste poi possono tornare utilissime in alcune azioni di guerra urbana durante le quali ci si ritrova a combattere in ambienti chiusi, dove la lunga gittata del fucile risulta inutile, mentre la lunghezza della sua canna risulta scomoda od addirittura dannosa. In frangenti come questi una buona pistola torna sempre d’aiuto al milite. Il lettore deve inoltre riflettere sul fatto che le pistole sono le armi tipiche delle forze di polizia ed a un agente serve un’arma potente, facilmente trasportabile e affidabile, ma che allo stesso tempo, visti i veri e propri “arsenali militari” che certi malviventi possiedono, sia studiata accuratamente in ogni suo singolo particolare esattamente come un’arma da guerra vera e propria: d’altronde la lotta alla criminalità è una guerra. Si è quindi espressa a grandi linee l’assoluta utilità delle pistole sia in abito bellico che in ambito di polizia civile, utilità rappresentata dall’assoluta versatilità di questa categoria d’armi.  Tra le pistole alcune sono entrate nella storia delle armi come esempi di tecnica e raffinatezza meccanica; troviamo quindi la Walther P38.Spaccato

Come indicato dal suo stesso nome, la P38 venne ideata presso gli stabilimenti dell’industria Walther. Questa era stata fondata nel 1886 a Zella-Mehlis (in Turingia) da Carl Wilhelm Freund Walther. Egli nacque il 22 Novembre 1858 a  Zella-Mehlis, figlio di un fabbro, mentre sua madre proveniva da una famiglia di costruttori d’armi. Egli studiò come armaiolo presso alcune piccole case d’armi, prima di trasferirsi in seguito presso la famosa industria Mauser. In seguito fondò la propria industria bellica che egli gestì fino alla morte, avvenuta il 9 Luglio 1915. Egli passerà l’industria al primo dei suoi cinque figli, Fritz Walther. Sarà proprio sotto la guida di Fritz che la Walther amplierà il settore di vendita, affiancando alla produzione di fucili sportivi anche quella di pistole per uso militare. Tra i record dell’azienda risulta la costruzione della prima pistola costituita in acciaio stampato ,il modello PP in uso esclusivo alle forze di polizia, come indicato dal suo stesso nome, Pistol Polizei. Dopo la seconda guerra mondiale gli stabilimenti Walther furono semidistrutti dai bombardamenti e l’industria si era di fatto ridotta a possedere la proprietà dei brevetti relativi alle armi ed al loro design, tra cui l’emblema Walther. Fritz riuscì comunque nel 1957 a risollevare l’industria ereditata dal padre iniziando la produzione (mediante sovvenzionamenti statali) di un modello modificato della Walther P38, la P1, che diventerà l’arma d’ordinanza della Bundeswehr. Fritz Walther muore nel Dicembre del 1966, lasciando in eredità la storica ditta a suo figlio Karl-Heinz, il quale intuendo le diverse richieste del mercato sposterà la produzione verso il settore sportivo, creando tuttavia un vasto  settore di ricerca e sviluppo di nuove tecnologie. Nel 1993 la Walther è stata rilevata dalla Umarex di Arnsberg, ditta nota per la produzione di armi ad aria compressa e pistole air-soft, continuando comunque la Walther ad operare presso i suoi stabilimenti di Ulma nel campo delle armi per uso sportivo e venatorio.

P38 smontataLa P38 si inserisce in un periodo storico, gli anni 30 del Novecento,durante il quale la Walther cercava di ampliare il proprio settore produttivo con un’arma innovativa che gli permettesse di inserirsi all’interno del panorama industriale tedesco. Ed in effetti questa pistola rappresentò qualcosa d’eccezionale, dal punto di vista della tecnica ingegneristica che la caratterizzava. Si fa notare per essere il primo modello creato ad azione doppia: questa consisteva nel fatto che con cartuccia in canna e cane abbassato, si poteva sparare premendo semplicemente il grilletto, poiché appunto questa pressione provocava l’armamento del cane e successivamente lo liberava, mentre nelle precedenti pistole l’armamento del cane andava fatto manualmente ed il grilletto serviva solo a liberarlo. Possiamo dire che il passaggio alla doppia azione è simile al passaggio dalla’otturatore bolt-action ai sistemi automatici nel campo dei fucili. Particolare era poi il meccanismo di chiusura della pistola, immediatamente brevettato dalla Walther ed in seguito acquistato anche da altre case produttrici, come la Beretta ad esempio. La chiusura era del tipo geometrico a blocco oscillante: sotto la canna era posto un blocco che la rendeva solidale al carrello, così durante la fase di sparo questi rinculano solidalmente per una corsa di 8mm, sino a quando un pistone imperniato alla canna intercetta un fermo che blocca il movimento di questa, mentre il carrello prosegue nella sua corsa. Il cinematismo viene completato da due molle che, raggiunta una certa deformazione, rilasciano l’energia accumulata riportando la canna nella sua posizione originaria, mentre il carrello giunto a fine corsa viene riportato in posizione sfruttando l’energia cinetica mediante l’ausilio di due piani inclinati. Il lettore non deve stupirsi dei meccanismi che, più che caratterizzanti un’arma da fuoco, sembrano quasi degni della più alta arte orologiaia, ma nelle pistole vi è il problema di costruire meccanismi efficienti, ma compatti e vista la differenza di spazi tra una pistola ed un fucile questo diventa piuttosto complicato, richiedendo artifizi piuttosto complessi. Inoltre nelle pistole diventa rilevante il meccanismo della sicura, che poteva complicarsi vista la natura a doppia azione della P38: il problema fu risolto brillantemente dalla Walther ideando un sistema di sicura che porta in basso la barra di trazione (localizzata sul fianco destro della pistola), sconnettendo la catena di scatto. In questo modo non solo l’arma risulta disattivata e perfettamente sicura ,ma inoltre basta rialzare la sicura per ricominciare a sparare con la semplice pressione sul grilletto. Si pensò inoltre di prevenire eventuali rischi di inceppamento dell’arma (che spesso nelle pistole sono legati ad una scorretta espulsione del bossolo) lavorando un’area molto estesa sulla superficie del carrello, così che il bossolo venisse espulso tramite questa senza alcuna difficoltà. La meccanica della pistola è molto particolare ed innovativo fu anche il processo di produzione, integralmente in acciaio lavorato dal pieno o mediante stampaggio; in particolare quest’ultima caratteristica rendeva la produzione veloce e relativamente economica. Per le sue caratteristiche tecniche la richiesta interna tedesca fu tanto elevato che la Walther subappaltò la produzione ad altri colossi industriali come la Mauser e la Spreewerk di Spandau. Fu in questo periodo che il materiale del manico venne cambiato dal legno alla bachelite, più economica e facile da lavorare.

Vediamo quindi le caratteristiche tecniche della pistola: montava il calibro 9×19 mm Parabellum (alcuni modelli alternativi il 7,65×21 mm Parabellum) in un caricatore prismatico da 8 colpi. La potenza era assoluta per una pistola, emettendo il proiettile ad una velocità di 400 m/s, con una gittata massima di 1000 m (ma con un tiro utile considerevolmente ridotto a 100, 200 metri per i tiratori più abili). L’ingombro era contenuto, visto che la pistola era lunga 12,5 cm e pesava meno di un chilogrammo (978 g per essere precisi). Gli organi di mira erano tacche metalliche fisse graduate per il tiro a 50 m.

Milite Wehrmacht con P38

Milite Wehrmacht con P38

Dopo la seconda guerra mondiale venne prodotta dalla Francia e modificata con fusto in lega d’alluminio; in seguito divenne parte dell’equipaggiamento della Bundeswehr, subendo infine una rimordenizzazione negli anni Settanta, con nuove mire adatte ad operare in ambienti scarsamente illuminati. Oggi la sua presenza in campo militare si affievolisce, mentre ne esistono versioni ricamerete per i proiettili ad uso civile.

I numeri della P38 indicano una produzione elevatissima, visto che dal 1938 al 1945 ne vennero prodotte oltre un milione.  Alcune curiosità finali sulla pistola: innanzitutto, risulta essere del tutto infondata la teoria secondo la quale la P38 sarebbe divenuta un’arma tipica dei criminali comunisti degli anni di piombo: il calibro munizionante la pistola è il tipo Parabellum, la cui vendita ai civili è assolutamente vietata in Italia (qualsiasi permesso di porto d’armi si detenga). E’ inverosimile che i terroristi abbiano potuto ottenere, per vie illegali, ingenti quantità di proiettili; è invece verosimile l’utilizzo di armi diverse raccattate qui e là o mediante l’ausilio di ingerenze estere.  Tutte le foto che identificano P38 sono FALSE, confondendo la Walther con pistole simili. Un simile scempio d’informazione è stato fatto anche dalla carta stampat, che confondeva il revolver  “Special .38” con la P38, dimenticando che la sigla .38 del revolver è identificativa del calibro utilizzato, mentre P38 indica Pistol 1938,data di inizio della produzione ufficiale. Incerta è inoltre l’informazione secondo la quale il Fuhrer Adolf Hitler si sarebbe suicidato mediante una P38, viste le fonti a volte discordanti e la confusione che regnò in quei concitatissimi momenti nel bunker di Berlino.

Waffen-SS con P38

Waffen-SS con P38

Una simpatica, ma certissima notizia è la presenza della Walther P38 nell’anime giapponese  Lupin III, nel quale il protagonista, un ladro donnaiolo geniale ed allo stesso tempo svampito, la utilizza per compiere i suoi rocamboleschi ed epici furti ed in tutta la serie animata i primi piani della pistola sono frequentissimi.

Pasquale Piraino

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