Revolver Enfield cal.38

Revolver Enfield Mk Ix

Revolver Enfield Mk Ix

Revolver Enfield cal.38

Durante il primo conflitto mondiale si può notare come i responsabili degli armamenti britannici avessero una sorta di predilezioni per le pistole di tipo revolver, ovvero quelle caratterizzate dalla struttura del caricatore a tamburo, tipiche dei coloni americani, giusto per fare un esempio che possa essere vivido nella mente del lettore. In particolare, si nota la costante presenza del revolver Webley N.1 Mk 6 al fianco dei soldati inglesi durante la Grande Guerra. Questo era il revolver d’ordinanza britannico e nel suo genere fu una delle armi più robuste e potenti mai costruite.  Venne prodotto dalla Webley&Scott durante i primi anni del 1900, entrando in servizio come arma d’ordinanza dell’esercito inglese già nel 1915. L’industria bellica inglese aveva sede a Birmingham,fondata da William Davies nel 1700. Questa nacque come una piccola azienda locale, evolvendosi lentamente dal campo della produzione di cartucce sino alla creazione e produzione di massa di pistole. In effetti il primo a dare forti impulsi alla ditta fu Philip Webley, marito della figlia del fondatore, che diede inizio alla produzione di pistole a percussione per uso sportivo. La ditta oggi risulta famosa per essere stata tra le prime ad avere ideato sistemi efficienti per fucili e pistole ad aria compressa ed risulta attiva nella produzione e vendita di armi di grande qualità.

Spaccato Revolver enfield

Spaccato Revolver enfield

Eppure negli anni intercorsi tra il primo ed il secondo conflitto mondiale cambiarono sia le tecnologie relative alle armi da fuoco che le filosofie di guerra. Nascono fucili mitragliatori, carabine automatiche e pistole a doppia azione, armi tutte accomunate dal fatto di rappresentare il supporto ottimale per una guerra d’azione e di velocità. Le pistole ad esempio dovevano possedere un caricatore abbastanza capiente, un buon potere d’arresto e non necessitare di un particolare addestramento per il loro utilizzo. Nel Regno Unito però l’unica concessione ai nuovi tempi nei riguardi delle armi corte portatili non riguardò il sistema (che rimase quello della pistola a rotazione), ma solamente il calibro ed il tipo di cartuccia. In particolare si notò come la Webley Mk.6, pur essendo una pistola affidabilissima, era dotata di una potenza a dir poco esuberante che la rendeva difficile da usare per tutti coloro che non avevano affrontato un particolare addestramento al tiro. Questo era dovuto al suo calibro, il 455 millesimi di pollice (11,65 mm con una pallottola da 13 g) ed al peso della pistola (circa 1,1 Kg): la forte esplosione della cartuccia produceva un rinculo molto elevato difficile da gestire mentre il peso (non indifferente e difficile da bilanciare) rendeva la mira del bersaglio piuttosto laboriosa per un novizio; queste caratteristiche facevano in modo che fosse molto difficile abbattere un nemico dalla distanza con questa pistola, così la sua potenza finiva per non essere pienamente utilizzata, perlomeno non da tutti i soldati.

Inglesi spacchettano Revolver Enfield 38 di produzione USA

Inglesi spacchettano Revolver Enfield 38 di produzione USA

Si decise così di creare un revolver più leggero che sparasse una cartuccia di minor calibro, quindi generalmente più facile da gestire. Nel frattempo la Webley nel 1923 aveva progettato una pistola a rotazione per forze di polizia che poteva rappresentare un buon punto di partenza per successive ricerche tecniche: la Webley Mk.4 ricamerata con la cartuccia da 0,38 pollici Smith&Wesson (9,2 mm con un proiettile pesante 11 g).  Successe però una sorta di “furto in famiglia”: le autorità inglesi infatti invece di acquistare il brevetto per la produzione dell’arma (come è accaduto ad esempio con il fucile Bren) decisero di copiare i disegni costruttivi e di fornirli alla Royal Small Arms Factory di Enfield, l’industria di produzioni di fucili e pistole di proprietà del governo inglese gestita dai componenti dell’esercito britannico, fondata poco prima della fine delle guerre napoleoniche, operante dal 1816 sino al 1988. Così la RSAF costruì una nuova pistola sulla base della Webley Mk.4 ricamerata, denominandola Revolver No 2  Mk I. Non temendo assolutamente di “ledere la maestà” della RSAF la Webley chiese un risarcimento alla corona inglese di £ 2500, per recuperare le spese tecniche e di ricerca impiegate per la costruzione della Mk 4 ricamerata. Di contro, la RSAF si difese affermando che la No 2 era una pistola integralmente originale generata dalla mente del capitano Boys (un alto ingegnere e soldato della RSFA, famoso per la creazione dei fucili anti-carro Boys) e che le somiglianze con la Mk 4 erano dovuta ad una semplice collaborazione che egli chiese alla Webley. Alla fine la questione si risolse con una soluzione di compromesso tipicamente inglese: la Webley rinunciò ad ogni diritto sulla pistola (d’altronde difficilmente rilevabile, specie di fronte ad un colosso come la RSAF) ed in cambio ricevette dalla Royal Commission on Award to Invetor un premio di £ 1250.

Soldati australiani-Lezione di tiro

Soldati australiani-Lezione di tiro

Vediamo quindi le caratteristiche del revolver No 2 Mk I. Questo revolver venne adottato già nel 1931, munizionato con una cartuccia da 38 centesimi di pollice e pesante circa 780 g . Era una pistola che rispondeva perfettamente alle esigenze richieste dall’esercito inglese, in particolare manteneva un’elevata precisione dalla corta distanza anche sparando più colpi di seguito, permettendo quindi anche al tiratore meno esperto di uccidere abbastanza agevolmente il soldato nemico a lui eventualmente vicino. Dal punto di vista della tecnica di tiro era una pistola supportante sia la modalità a doppia azione che quella singola azione: per il tiro generico si poteva sparare semplicemente facendo pressione sul grilletto (il cane era quindi armato automaticamente), mentre per il tiro di precisione si poteva armare il cane manualmente e poi sparare facendo  pressione sul grilletto. Di questa pistola vennero prodotti due altri modelli, il Mk I* ed il Mk I**.  Il Mk I* era un revolver studiato essenzialmente per il tiro a corta distanza, ideato quindi per la modalità di tiro esclusivamente a doppia azione: così si alleggerì l’arma (semplificandone la costruzione) eliminando la cresta del cane, dato che non c’era bisogno di ricorrere all’armamento manuale. Essendo inoltre studiata per il tiro veloce, la sua impugnatura venne modificata così da renderla più ergonomica e maneggevole, facilitando la gestione del rinculo anche a ratei di fuoco elevati; questa pistola fece la sua comparsa nel 1938. La Mk I** fece la sua comparsa nel 1942, quando gli inglesi capirono che la guerra che stavano affrontando assumeva le dimensioni della guerra di logoramento, protraendosi nel tempo più a lungo del previsto. Così modificarono la Mk I* in modo da renderla di produzione più economica e veloce, facendone affluire un grande numero sui campi di battaglia. Le maggiori modifiche non riguardano quindi tanto il piano tecnico, quanto quello dei materiali e dei processi di lavorazione. Dovendo fare un bilancio su quale dei tre modelli fosse il più presente sui campi di guerra, si può tranquillamente enunciare che fu il Mk I* . In effetti, nonostante l’alto tasso di produzione di Mk I**, il grande numero di Mk I* è giustificato non solo dalla sua grande produzione (anch’essa molto alta, visto che venne subappaltata ad altre industrie inglesi e americane), ma anche dal fatto che prima della guerra la maggior parte delle Mk I vennero convertite in Mk I*.  In particolare su questo revolver circola una sorta di leggenda militare secondo la quale la cresta del cane veniva inizialmente tolta dai soldati carristi, visto che negli stretti spazi di un carro armato tendeva ad impigliarsi in altre sporgenze metalliche o nella divisa dei commilitoni; secondo questa leggenda quindi la modifica del cane (quindi della tecnica di tiro) venne richiesta dai soldati carristi. In realtà gli storici oggi hanno dimostrato la totale infondatezza di questa storia, totalmente falsa. La realtà è che i modelli Mk I vennero convertiti in Mk I* perché, con una pistola di questo tipo, il tiro di precisione era una velleità che il soldato non poteva permettersi, adatta ad un campo di tiro sportivo ,ma non ad uno di battaglia: decadendo la necessità del tiro preciso veniva a mancare di conseguenza la necessità del tiro a singola azione, risultando quindi inutile armare manualmente il cane e permettendo l’eliminazione della cresta.

Revolver Enfile No 2 Mk I

Revolver Enfile No 2 Mk I

Mettendo da parte i discorsi legati alla tecnica di tiro, i tre modelli sono praticamente uguali, utilizzanti la stessa cartuccia e dotati circa della stessa massa . Questi erano dei revolver a castello basculante, tenuto fermo da una solida staffa. Il caricatore era cilindrico da sei colpi. Il revolver era lungo 260 mm  ed aveva una cadenza di fuoco di circa 25 colpi al minuto. La velocità della pallottola alla bocca era di 190 m/s , con un tiro utile di 15 yards (13,7 m) ed una gittata massima di 200 yards (183 m). Gli organi di mira erano delle tacche metalliche fisse tarate per il tiro a breve distanza (circa 10 m).  Contando insieme i tre modelli, in totale durante il secondo conflitto mondiale vennero prodotte 270000 unità di Revolver No 2 .7

Webley Mk 4 (ricamerata)

Webley Mk 4 (ricamerata)

Come piccola curiosità finale scrivo al lettore che questa pistola compare nel videogioco Metal Slug 3 ( gioco parodistico della guerra e degli “one man Army”) con il nome di Murder Model 1915.

Pasquale Piraino

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