Origine del mondo e degli dèi [miti nordici]

Come fatto per i Miti greci con la creazione [Il mito pelasgico della creazione, Il mito omerico e orfico della creazione. Il mito olimpico della creazione], così operiamo per i miti nordici

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1. Origine del mondo e degli dèi

L’origine del mondo è il nulla: il nulla come vuoto o baratro. In esso si manifesta la dualità, princìpi e polarità opposti che si incontrano e danno origine alla vita. All’inizio del mondo ci fu il gigante Ymir e fu sacrificato dagli dèi: il macroantropo è pari a un microcosmo.

Era l’inizio dei tempi,

quando nulla esisteva,

non c’era sabbia né mare

né fresche onde;

non c’era la terra

né il cielo lassù,

c’era il baratro degli abissi,

ma non c’era l’erba.

Narrano le antiche storie che a nord di Ginnungagap – così si chiama il baratro immane degli abissi in cui il nulla era contenuto – fu creato un mondo che ebbe nome Niflheimr. Niflheimr è la dimora del freddo, dell’umidità e del buio e in esso, proprio nel mezzo, si trova un pozzo gelido, detto Hvergelmir, da cui molti fiumi cosmici, impetuosi e scroscianti, hanno origine. Questi fiumi sono detti Elivágar.

Ma dalla parte opposta, a meridione, fu fatto prima un altro mondo detto Muspell; è una regione lucente, asciutta e torrida: nessuno che non vi sia nato può resistervi. Surtr è il nome di colui che ne guarda i confini: è un gigante del fuoco e possiede una spada fiammeggiante.

Si narra dunque che gli Elivágar giunsero così lontano dalla loro sorgente che il lievito velenoso che li accompagnava in superficie si indurì come scoria e divenne ghiaccio. E là dove questo ghiaccio si era fermato si formò dal veleno una pioggerella che cadde su Ginnungagap e congelò stratificandosi in brina. Così il baratro degli abissi era, nella parte settentrionale, avvolto nell’oscurità, bagnato dalla pioggia e battuto dal vento gelido di Niflheimr; nella parte meridionale, invece, era caldo e illuminato dalle scintille provenienti da Muspell.

Ora avvenne che la brina gelida si incontrò col venticello caldo; essa si sciolse e prese a gocciolare: da quelle gocce ebbe origine la vita.

Il primo essere fu un gigante: si chiamava Ymir, ma i giganti del ghiaccio lo chiamano Aurgelmir. Ymir fu il progenitore di tutta la sua stirpe: di lui si dice che mentre dormiva stillò sudore e per questo gli crebbero sotto una mano un uomo e una donna; inoltre uno dei suoi piedi generò con l’altro un figlio dotato di sei teste.

Ymir era nutrito dalla mucca Auðhumla, nata come lui dalle gocce di brina: dalle sue mammelle scorrevano quattro fiumi di latte. Per sfamarsi, Auðhumla leccò delle pietre ghiacciate, che erano salate. Il primo giorno che leccò le pietre, verso sera, uscirono da esse i capelli d’un uomo, il secondo giorno la testa, il terzo giorno tutta la persona. Costui fu il primo uomo sulla terra e si chiamò Buri: egli era bello, alto e forte. Buri ebbe un figlio che si chiamò Borr; Borr si unì con Bestla, figlia del gigante Bölþorn, ed essi ebbero tre figli: Odino, Vili e Vé. Costoro furono i primi fra gli dèi.

Ora avvenne che i figli di Borr uccisero il gigante Ymir e affogarono nel suo sangue tutta la stirpe dei giganti del ghiaccio. Tuttavia uno di loro, Bergelmir, riuscì a fuggire con la sua famiglia allontanandosi su un’imbarcazione: da lui è discesa una nuova stirpe di giganti.

Poi gli dèi presero il corpo di Ymir, lo portarono nel mezzo del baratro degli abissi e da lui trassero il mondo: la terra fu fatta dalla carne, il mare e l’acqua dal sangue, le montagne dalle ossa, le pietre e i massi dai denti anteriori, dai molari e dalle schegge di osso. Dal cranio di Ymir fu tratta la volta del cielo.

È detto anche che nella carne del gigante si erano venuti formando dei vermi: per volontà degli dèi essi ebbero l’aspetto e l’intelletto degli esseri umani e divennero così i nani che dimorano fra le pietre. Quattro di loro tuttavia furono posti agli angoli della terra dove sorreggono il cielo. Costoro hanno nome Austri, Vestri, Norðri e Suðri.

Poi gli dèi avvinsero l’oceano attorno alla terra come un anello: esso è profondo e pericoloso, difficile da traversare per gli uomini.

Alcune scintille provenienti da Muspell ebbero un posto nel cielo e da esse originarono gli astri. Ad alcuni fu assegnata una sede stabile, ad altri una rotta da percorrere; così ebbe inizio anche il calcolo del tempo.

Al limite della terra, sulle spiagge del mare, fu data dimora ai giganti, in quel Paese che è l’estremo recinto del mondo. Quel luogo, assai freddo e oscuro, è detto Útgarðr (9) o Jötunheimr.

Con le sopracciglia del gigante Ymir fu fatto invece un possente recinto al centro del mondo, che fu detto Miðgarðr e destinato ad accogliere la stirpe umana. Infine gli dèi presero il cervello di Ymir e lo gettarono in aria: da esso hanno avuto origine tutte le nubi del cielo. Così come qui si dice:

Dalla carne di Ymir fu fatta la terra,

dal suo sangue il mare,

dalle ossa le montagne, gli alberi dalla chioma,

dal cranio il cielo.

Dalle sue sopracciglia fecero gli dèi benedetti

Miðgarðr per i figli degli uomini;

dal suo cervello furono tutte le tempestose

nuvole create.

Fonti principali: Völuspaá str. 1-16; Vasþrúðnismaál str. 20-1, 28-35; Grímnismál str. 40-1; Gylfaginning di Snorri Sturluson capp. 4-8.

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