Pistola semiautomatica TT 30-TT 33

Pistola semiautomatica TT 30-TT 33

E’ un dato di fatto che l’U.R.S.S. staliniana diede inizio ad una guerra per la quale essa era assolutamente impreparata. Le sue armi erano infatti totalmente superate e scadenti da un punto di vista tecnologico e le industrie russe non erano minimamente preparate per iniziare una produzione su vasta scala di armi nuove e più performanti. Nonostante ci fossero in Russia alcuni geni del campo ingegneristico che cercavano di inventare e costruire armi che da un lato fossero balisticamente efficienti e dall’altro di facile produzione, la Russia non riusciva a rifornire degnamente il proprio esercito (forse il termine corretto sarebbe soldataglia); di fatto Stalin contava principalmente su alcuni fattori utili per vincere la guerra da lui iniziata,come la grande numerosità dell’esercito, l’ampiezza del territorio russo e l’intervento di più potenti alleati. Non deve stupire quindi il lettore che Stalin non si preoccupasse minimamente dei danni subiti dai civili durante le gloriose avanzate degli eserciti europei e nemmeno che i suoi soldati venissero uccisi perché male armati: tanto potevano comunque essere sostituiti come i pezzi di ricambio di un’automobile. Così ragionava Stalin, l’uomo la cui sete di potere assoluta e smodata prima lo portò ad uccidere tutti i vecchi amici e compagni di partito, poi a trattare la sua popolazione come carne da macello, arrivando sinanche a bruciare intere città per fermare l’avanzata europea. Non rimanga quindi stupito il lettore dall’alto numero di slavi che si arruolarono volontario nelle Waffen-SS: nessuno amava Stalin, nessuno credeva nella sua sanguinaria dottrina. Bisogna invece rimanere fortemente colpiti dal fatto che a quest’uomo venne concesso il grado di “salvatore dell’umanità e della pace” e che a costui venne permesso di processare alcuni uomini a Norimberga per crimini che lui stesso aveva ferocemente perpetrato sul suo suolo  nazionale prima ed in Europa poi. Lo scrivente non si stancherà mai di scrivere e di approfittare di ogni occasione per ricordare l’orrore dei campi di concentramento russi (i Gulag) e dei campi di rieducazione europea, presso i quali morirono milioni tra tedeschi ,italiani, belgi, francesi,…

Gli ingegneri russi, per quanto scritto sopra, si ritrovavano da una parte a dovere lavorare d’ingegno per modernizzare gli armamenti, dall’altra a dovere fare i conti con le problematiche industriali, che imponevano dei severi vincoli tecnologici alle loro creazioni; tutto questo lavoro veniva svolto poi con il fucile puntato alla testa, nel senso che chi non riusciva a risolvere i problemi evidenziati da Stalin veniva facilmente soggetto ad una rapida epurazione (veniva fucilato, si trattasse di un semplice tecnico o di un eroe del lavoro). Tra questi uomini che ebbero la sfortuna di nascere nel posto sbagliato al momento sbagliato troviamo Fedor Tokarev. La sua biografia è stata trattata nella scheda relativa ai fucili SVT 38 ed SVT 40, ricordo comunque al lettore che il grande ingengere russo era succeduto a dei tecnici eliminati da Stalin dopo il disastro rappresentato dalla “Guerra d’Inverno” in Finlandia ed il suo compito principale era quello di modernizzare gli armamenti militari con soluzioni tecnologicamente semplici ed economicamente leggere. Il suo primo traguardò riguardò la sostituzione dei vecchi fucili risalenti al periodo imperiale zarista con i suoi ritrovati SVT 38 ed SVT 40. Rimaneva comunque il problema relativo alle pistole.

L’esercito russo era infatti dotato delle vecchie armi imperiali zariste, le pistole Mosin-Nagant. Questo era un revolver del 1895, calibro 7,62 mm , uno tra i più riusciti dell’Ottocento. Questo revolver possedeva alcune caratteristiche che lo rendevano assolutamente unico nel panorama delle pistole a tamburo. Infatti la sua capacità era di ben 7 colpi (una rarità per un revolver, visto che solitamente il numero massimo era di 6 colpi) ed inoltre, quando il cane veniva sollevato, una camma spingeva in avanti il tamburo, così da farlo incastrare nella parte posteriore di forma tronco conica della canna, sigillando la camera di scoppio: questo particolarissimo meccanismo era nato con la funzione di sopperire al maggiore difetto dei revolver, ovvero le fughe di gas che causavano una perdita di pressione, quindi di potenza della pallottola. Queste fughe di gas sono caratteristiche dei revolver, poiché questo tipo di pistola presenta un interstizio aperto tra la canna ed il tamburo. Eppure questa pistola, per quanto notevole nel periodo della sua progettazione, era ormai tecnologicamente obsoleta. Così l’Armata Rossa decise di sostituire questo modello con uno più funzionale, anche se comunque i revolver Mosin-Nagant verranno prodotti sino al 1943, a causa dell’incapacità delle industrie russe di convertire definitivamente la produzione.

Pistola TT 33

Pistola TT 33

La storia della TT30 inizia nel 1930, quando il Consiglio Militare Rivoluzionario decise di iniziare dei test su nuove armi, così da modernizzare l’esercito russo. Durante queste prove venne notata una pistola costruita da Tokarev, la TT 30. Questa in realtà non era una pistola del tutto originale, infatti Tokarev aveva preso spunto dall’americana Colt 1911 . La TT 30 è quindi una Colt semplificata nei meccanismi ed impoverita nei materiali, ricamerata per il calibro 7,62 mm. Della Colt la TT 30 conservava comunque la linea (molto simile) ed il sistema di chiusura tra la canna ed il carrello (praticamente uguale). Le differenze invece sono immediatamente ravvisabili nel meccanismo di percussione (molto tozzo) e nell’alimentazione. Inoltre il cane nella TT30 non era esterno, ma mostrava solo la cresta zigrinata che sporgeva dalla parte posteriore del carrello. Un’ ulteriore semplificazione che Tokarev dovette praticare nella pistola fu la rimozione del sistema di sicura. L’unico modo per mettere la pistola in sicurezza era di mantenere il cane sulla tacca di mezza monta (praticata a circa 1/3 della corsa) con la cartuccia in canna. Il sistema non era assolutamente sicuro, ma le direttive dell’U.R.S.S. circa la semplificazione degli armamenti erano queste. Nonostante tutte queste semplificazioni meccaniche rimanevano comunque dei grossi problemi di produzione che costrinsero Tokarev a semplificare ancora di più la pistola. Le modifiche che portarono dalla TT 30 alla TT 33 sono più di carattere tecnico e metallurgico, relative quindi al tipo di materiale ed al processo di lavorazione del metallo, restando invece i cinematismi e la linea molto simili alla TT 30.Spaccato della TT33

Nel nome della pistola la sigla TT indica da una parte il nome dell’inventore (T come Tokarev), dall’altra il luogo di produzione (T come Thula).  La Tul’skij Oružejnyj Zavod (Thula Arms Plant, arsenale militare di Thula) è uno tra i più grandi ed antichi arsenali militari, fondato nel 1712 dallo Zar Pietro il Grande. La fabbrica all’inizio non nacque per la grande produzione militare , ma solo per rifornire di armi le guardie zariste di stanza nella cittadina di Thula, la quale era spesso vittima delle scorribande dei predoni. Le guardie lamentavano spesso da una parte la mancanza di armi e di parti per la manutenzione e dall’altra la lentezza degli approvvigionamenti di proiettili e di ricambi: infatti questi dovevano provenire da Mosca, situata a molti chilometri di distanza. Così nel 1712 lo Zar emanò un editto con il quale sanciva la costruzione dell’impianto. Questo nel corso del tempo è andato espandendosi, acquistando macchinari all’avanguardia relativi alla produzione delle armi ed avendo anche un centro di ricerca. Lo scrivente non teme di scrivere che in epoca zarista lo stabilimento Thula, pur nella sue dimensione non stupefacenti, era tra i più all’avanguardia. Il lettore non deve stupirsi di questo, infatti in epoca zarista il livello culturale e tecnologico russo non era per niente basso: è la propaganda attuale, che vieta ogni giudizio critico sul sistema di Lenin e di Stalin, che dipinge come rozza la Russia degli zar. Se già allora le scuole non fossero state in grado di istruire personalità come Tokarev e Shpagin ben poco avrebbero potuto fare Lenin prima e Stalin poi, visto che il loro sistema era solo una rappresentazione terrena del caos infernale. In seguito l’arsenale Thula si specializza nelle decorazioni delle armi destinate agli ufficiali, diventando famoso per questo in tutta Europa per la sua grande tecnica artistica. E’ comunque nel corso del 1800 che l’arsenale conosce la sua maggiore fortuna, essendo ingrandito e richiedendo così una manodopera sempre maggiore. Si notano inoltre nel territorio circostante miniere di ferro e di carbone, che facilitano ancora di più la produzione. Così l’arsenale Thula diventa tra i primi in Europa e riesce a rifornire l’esercito imperiale zarista di tutti gli armamenti necessari, come fucili Berdan, Mosin-Nagant, revolver ed altro. Con l’avvento del colpo di stato fatto da Lenin e dalla cerchia di congiurati all’interno dell’esercito imperiale l’arsenale Thula patisce gli stessi problemi che affliggono tutta l’U.R.S.S. : povertà, ignoranza, terrore ed arretratezza scientifica. E’ in questo deserto che devono operare gli ingegneri russi e tra questi abbiamo Tokarev, il quale credendo fermamente nel vecchio stabilimento imperiale e nelle sue potenzialità lo utilizzerà come centro di ricerca prima e come base per la produzione in seguito dei fucili SVT e delle pistole TT. Durante la II guerra mondiale è tra i primi centri investiti dalla luce che fu per la Russia l’Operazione Barbarossa, ma venne ordinato ai tecnici russi di evacuarla e questi furono allontanati dalle stesse autorità russe, che temevano un loro appoggio all’esercito europeo. La produzione si fermò quindi e per questo motivo le armi marchiate “Thula” sono rarissime, quindi tra le più ricercate dai collezionisti. E’ comunque nel periodo immediatamente precedente all’avanzata delle Waffen-SS europee che la Thula conia il suo motto storico “Tutto per il fronte, tutto per la vittoria”. Dopo la Seconda guerra mondiale non si sa molto dell’arsenale Thula e delle sue produzioni segrete, ma alcune notizie ci sono giunte dopo la caduta del regime comunista. In particolare presso lo stabilimento Thula furono deportati moltissimi ingegneri e tecnici tedeschi: le deportazioni furono fortemente volute da Stalin affinché egli potesse succhiare loro come una sanguisuga tutto il loro sapere tecnico e scientifico. In particolare è a Thula che comincia la produzione dell’AK 47, versione rude e povera dello Sturmgewehr tedesco: questo indica che anche l’ingegnere tedesco Hugo Schmeisser, dopo il rapimento, venne deportato in questo stabilimento (per la storia di Schmeisser rimando il lettore alla scheda riguardante lo Sturmgewehr). Inoltre tutta la cittadina intorno al complesso industriale venne fortificata, essendo ritenuto quest’ultimo un punto strategico fondamentale; lo stabilimento inoltre venne dotato di un sistema di bunker e cunicoli sotterranei che ne permettevano l’evacuazione immediata e di locali dove eseguire esperimenti totalmente occulti all’esterno. In ultimo venne dotato di un sistema difensivo d’emergenza che avrebbe allagato tutto il complesso deviando il corso del vicino fiume Upa. Si attestano inoltre le produzioni di missili guidati anti-carro, Maljutka, Fagot, konkurs e lanciatori di granate, mentre in tempi odierni è attestata la produzioni di fucili automatici a canna liscia TOZ-87.

Logo Thula

Logo Thula

Tornando alla TT 33, lo scrivente non può non scrivere che questa pistola, con tutti i suoi difetti, rispondeva pienamente alla richiesta di produzione veloce ed economica, essendo inoltre una pistola quasi del tutto esente da inceppamenti o da problemi di funzionamento. Questo è piuttosto semplice:  il proiettile veniva forzato ad introdursi nella camera di scoppio, subito dopo l’espulsione del bossolo, grazie ad un semplicissimo sistema a leva ricavato nel carrello. Inoltre i pezzi presentavano delle tolleranza dimensionali piuttosto alte [il concetto di tolleranza è legato alle dimensioni del singolo pezzo: più è alta, più il pezzo è grossolano. Ad esempio un progetto di una barra di lunghezza 100 mm con tolleranza di 10 mm indica che verranno ritenute corrette tutte le barre prodotte con lunghezza compresa tra 90 mm e 110 mm; più è alta la tolleranza, minori saranno i pezzi che vanno a scarto, ma più rozza la produzione], così da potere essere prodotti dalle vetuste macchine sovietiche: questo serviva a risolvere inoltre il problema degli inceppamenti, che a volte insorge quando i pezzi assemblati sono “troppo precisi” . Inoltre si scelse un piccolo calibro, il 7.62 mm Tokarev. In questo maniera si produsse una pistola piuttosto rustica e grezza, ma globalmente robusta e capace di funzionare nelle più disparate condizioni climatiche e senza un rinculo troppo forte. In meccanica però tutto ciò che si guadagna ha un costo: in questo caso è rappresentato dalla scarsa potenza e specialmente dall’assoluta mancanza di precisione, anche sulla breve distanza. Un altro difetto, dovuto ai pezzi dimensionalmente grossolani, era costituito dall’accidentale caduta del caricatore, causata dalle vibrazioni che sollecitano l’arma durante lo sparo: per questo motivo veniva consigliato ai soldati di sparare mettendo una mano sotto al caricatore, così che questo non uscisse dal suo alloggiamento. Inoltre la presa sulla pistola spesso non era ottima, ma questa col sudore tendeva a scivolare via.

Arsenale Thula oggi

Arsenale Thula oggi

Analizziamo quindi le caratteristiche tecniche. La pistola sparava cartucce 7,62 mm Tokarev, conservate in un caricatore prismatico amovibile da 8 colpi. Il proiettile aveva una velocità alla bocca di 400 m/s, con un tiro utile di 20 m. Le mire erano metalliche fisse e la pistola pesava carica 907 g. E’ lunga 194 mm (116 mm il carrello) e l’azionamento era a singola azione.

La Wehrmacht durante la guerra venne in possesso di un certo numero di queste pistole, ma i soldati tedeschi spesso le abbandonavano sul posto, recuperando al massimo le sole cartucce. Dopo il secondo conflitto mondiale la produzione di TT 33 venne permessa in tutti i paesi del blocco comunista e tutt’ora questa pistola è l’arma d’ordinanza  dell’esercito cinese, della Corea del Nord e del Bangladesh, oltre che della polizia pakistana. Da un punto di vista collezionistico le TT-33 più desiderate sono quelle a marchio Thula (per i motivi visti sopra), mentre le TT-33 comuni sono comunque ricercate perché sparano un tipo di munizione estremamente economico, quindi ottimale per chi comincia ad impratichirsi nell’uso sportivo delle armi; queste comunque vengono modificate nel calcio (per assicurare una presa migliore) e nel meccanismo di fissaggio del caricatore (così che questo non cada).

Tenente russo con TT33

Tenente russo con TT33

Come curiosità finale, lo scrivente ricorda la presenza della TT-33 nel videogioco Call of Duty: Modern Warfare.

Pasquale Piraino

Share

Comments are closed.