Origine degli uomini – Immagini simboliche della creazione [miti nordici]

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origineOrigine degli uomini

L’origine della stirpe umana è fatta risalire a due alberi: l’immagine del mito riflette il concetto dell’albero come entità nella quale la forza divina che dà vita al cosmo si esprime in tutta la sua potenza.

Dopo aver creato il mondo, Odino e i suoi fratelli andarono sulla riva del mare e là trovarono due tronchi d’albero: erano inerti e senza destino. Gli dei fecero loro molti doni preziosi ed essi divennero un uomo e una donna. Odino diede spirito e vita, Vili saggezza e movimento, Vé forma, parola, udito e vista; essi ebbero anche delle vesti e un nome. L’uomo si chiamò Askr, Embla la donna: da loro è discesa tutta la razza umana che ebbe in Miðgarðr la propria dimora.

Appendice. Immagini simboliche della creazione

a. Goccia (Lacrima)

Il succedersi ritmico delle gocce che richiama il momento del disgelo è immagine stessa del sorgere della vita. Per questo il primo essere, Ymir, ebbe origine quando i due princìpi del freddo e del calore si incontrarono in forma di brina e di venticello caldo. La brina «si sciolse e gocciolò, e da quelle gocce viventi si formò la vita». La simbologia della goccia e del gocciolio appare dunque come manifestazione del potere sulla vita e quindi sulla fecondità. Essa è conservata nell’immagine dell’anello d’oro Draupnir appartenente a Odino e poi a Baldr. Da questo oggetto, opera dei nani, ogni nove notti scaturiscono (lett. «gocciolano») otto anelli di ugual peso. Lo stesso nome Draupnir è formato su drjúpa «gocciolare». Draupnir è simbolo del potere sulla fecondità. Similmente si dice che dalle corna del cervo Eikþyrnir, il quale bruca i rami dell’albero cosmico, cadono gocce così grandi che da esse originano i fiumi del mondo.

Analoga alla simbologia delle gocce è quella delle lacrime, specie dove si dice che Freyja, dea della fecondità, piange lacrime d’oro. Nelle lacrime inoltre ogni essere geme, attraverso il sacrificio del dolore, la propria essenza: esse sono perciò simbolo di rigenerazione. Così nel mito sulla morte di Baldr, la condizione per il ritorno del dio dal regno dei morti era che egli fosse pianto da tutti gli esseri, intendendo con ciò che il mondo avrebbe dovuto sottoporsi a un processo di purificazione. Tutti gli esseri acconsentirono: uomini, animali, terra, pietre, alberi e metalli, questi ultimi come «quando passano dal freddo al caldo». Soltanto la gigantessa Þökk (sotto le cui spoglie si celava il malvagio Loki) rifiutò: avrebbe pianto «lacrime asciutte»: indicazione, questa, dell’intima sterilità degli esseri demoniaci.

b. Traspirazione

È un’azione provocata dal calore, dunque da una forza vivificante e creatrice; è perciò essa stessa un atto creativo: così si spiega la nascita delle stirpi dei giganti dal sudore di Ymir dormiente. L’atto del dormire sottolinea che ogni altra attività corporea dovette essere sospesa, perché nel sudore il gigante potesse emanare tutta la propria essenza.

c. Soffio

È il principio vitale e divino senza il quale la materia non è che una presenza inerte. Al soffio del dio che animò i primi esseri si allude nel racconto relativo ad Askr ed Embla, che ebbero vita attraverso il potere creatore del soffio. Il nome stesso del dio Odino (Óðinn in antico nordico) e quello di Óðr suo corrispettivo risalgono a una radice indoeuropea *WAT, in cui è contenuta l’idea dell’essere eccitato, cioè posseduto dallo spirito. Anche il termine che indica gli dei supremi, gli Asi (Æsir in antico nordico), è collegato a *ANSU, NSU, che ha senso di «spirito», «demone».

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