MG 34

MG 34

MG 34

MG 34

In una precedente scheda lo scrivente accennava all’ironia della Storia, che fece sì che fosse proprio un’arma tedesca a salvare uno tra i peggiori nemici della Germania. In questo scritto analizzeremo un altro caso curioso, svoltosi questa volta in favore del Terzo Reich. Fu infatti grazie a una delle molteplici norme liberticide di quel pezzo di carta straccia che fu il trattato di Versailles che la Germania ebbe la spinta che la portò ad ideare una tra le mitragliatrici meglio riuscite al mondo.

Il trattato infatti vietava alla Germania la detenzione delle mitragliatrici pesanti. La Wehrmacht allora si ritrovò a dovere sostituire le mitragliatrici tradizionali Maxim, decidendo di adottare una versione leggera della Dreyse mod. 1918, accorciando la sua canna e ricamerandola con un calibro minore, il 7,65 mm del fucile d’ordinanza: queste modifiche tecniche portarono alla costruzione della MG 13. Questa però era solo una soluzione di ripiego momentaneo, visto che non bisogna essere un addetto ai lavori per capire che le operazioni di accorciamento della canna e ricameramento presuppongono forti studi tecnici; inoltre la potenza era ridicola. Così gli ingegneri tedeschi si misero all’opera nel corso del 1920 per creare una nuova mitragliatrice che da una parte fosse potente come quelle pesanti e dall’altra rispettasse le clausole di quella cartaccia. Fu dopo studi accurati e lunghe campagne di sperimentazioni che, quando ormai Hitler era diventato Cancelliere e Fuhrer della Nazione, venne presentata la mitragliatrice MG (Maschinengewehr) modello 1934, arma leggera che nulla aveva da invidiare alle sorelle più “grandi”.

E’ difficile seguire con precisione la genesi dell’arma, questa può comunque essere attribuita all’azione sinergica della Rheinmetall e della Mauser (complessi industriali più volte incontrati ed analizzati nel corso di questi scritti), le quali a loro volta trassero ispirazione da modelli di mitragliatrici prodotti dalla fabbrica d’armi svizzere Solothurn.

MG 34 su bipiede con caricatore circolare

MG 34 su bipiede con caricatore circolare

L’estetica dell’arma è particolare: sembra apparentemente un semplice fucile mitragliatore a causa dell’impugnatura a pistola e del calcio da appoggiare alla spalla, oltre che per la sua linea estremamente snella e compatta. La lunghezza totale dell’arma era di 122 cm (con canna da 60 cm) e pesava solamente 12 kg, treppiede compreso. I tecnici tedeschi avevano insomma lavorato come degli ingegneri aereonavali, cercando ovvero di ridurre al minimo la quantità di materiale (così da rendere l’arma leggera e facilmente trasportabile) assicurando al contempo la piena resistenza meccanica dei pezzi costitutivi. Il meccanismo cinematico era piuttosto semplice e funzionava sfruttando l’energia del rinculo, quindi la pressione dei gas di scarico all’esplosione del colpo. Il raffreddamento inoltre era ad aria, mediante un manicotto traforato che circondava tutta la canna, permettendo così un moto turbolento dell’aria attorno a quest’ultima al fine di facilitare lo scarico del calore nell’atmosfera. Sono degne di nota alcune caratteristiche costruttive dell’arma, come il sistema di smontaggio della canna particolarmente veloce,  una scomponibilità ai fini della manutenzione particolarmente semplice ed agevole (ottenute grazie ad un largo uso di innesti a baionetta) ed un ottimo supporto per canna che ingloba in sé sia il rompi fiamma sia l’acceleratore per il rinculo.  Come esempio di ottimizzazione del peso indico al lettore che il calcio, solitamente in legno, venne realizzato mediante una plastica sintetica che da una parte risultava molto più leggera del legno, dall’altra era anche più resistente.

Sessione di addestramento all'uso della MG 34

Sessione di addestramento all’uso della MG 34

Il lettore avrà capito che le caratteristiche di peso e grandezza dell’arma sono piuttosto contenute, così come il calibro sparato (il 7,92 mm Mauser), ma questo non pregiudicava per nulla la potenza,  grazie all’estrema precisione meccanica che la caratterizzava ed alla carica rinforzata della cartuccia: tutto ciò assicurava alla MG 34 doti balistiche impressionanti. Gli organi di mira erano costituiti da un alzo graduabile da 200 sino a 2000 metri . Per queste lunghe distanze veniva comunque fornito in dotazione un cannocchiale che portava il tiro utile sino a 3500 metri. La mitragliatrice permetteva due modalità di fuoco regolabili calibrando la pressione al grilletto: premendo leggermente veniva sparato un colpo singolo, premendo a fondo si attivava la modalità a raffica. La cadenza di tiro era di ben 1000 colpi al minuto, vennero costruiti così appositi caricatori differenziati a seconda del volume di fuoco che la mitragliatrice doveva supportare: quindi l’alimentazione poteva avvenire tramite cassetta da 200 colpi, caricatori circolari da 50,a sella con due contenitori da 50 colpi l’uno e mediante un nastro da 200 colpi diviso in quattro settori da 50 colpi l’uno. La velocità del proiettile alla volata era di 800 m/s . Va infine notato che il tiro utile, in condizioni ottimali, arrivava a sfiorare i 4000 metri.

Gli utilizzi della mitragliatrice erano vastissimi, vista la sua estrema versatilità: poteva essere utilizzata come fucile anche durante le fasi concitate della battaglia (bastava un solo soldato per trasportarla velocemente), era ottima per il cecchinaggio, la si poteva montare su motociclette o mezzi corazzati, sul bipiede anteriore sostituiva egregiamente le armi da fuoco rapido più pesanti mentre sul treppiede si trasformava in un’ottima mitragliatrice pesante. Come se tutto ciò non fosse abbastanza, montata su un apposito affusto verticale diveniva una stupefacente mitragliatrice contraerea.

Due MG34 in modalità contraerea

Due MG34 in modalità contraerea

Durante la seconda guerra mondiale anche gli USA cercarono di appropriarsi di una simile arma, commissionandone la produzione ad alcune tra le più grandi industrie statunitensi , tra le quali vi era la Savage. Nessuna però riuscì a riprodurla a causa dell’estrema precisione della lavorazione, che non poteva essere eseguita a causa dell’inferiorità dei mezzi a disposizione.

Lo scrivente può enunciare con assoluta certezza che la maggior parte dei successi fulminei che le armate del Terzo Reich ottennero sono dovuti in buona parte a questa splendida arma: veloce , leggera, potente e precisa. Ma è una legge sovrana dell’ingegneria meccanica che ogni guadagno su un fronte ne comporta una perdita in un altro: in questo caso, tutte le eccellenti qualità dell’arma venivano “pagate” mediante una lavorazione estremamente lenta e precisa, caratterizzata dalle più basse tolleranze dimensionali mai viste. Così, quando la resistenza alleata si irrobustì la guerra cominciava a diventare più lunga del previsto e l’esercito tedesco richiedeva un numero di armi sempre crescente, l’industria tedesca dovrà abbandonare la produzione di MG 34, virando su un’arma più economica nei costi e più veloce nella produzione.

Waffen SS al fronte russoNon si registrano molte varianti dell’arma, ma a seconda dell’uso questa veniva dotata di una canna leggermente più corta o più lunga, con altre lievi modifiche geometriche.

Nella cultura popolare lo scrivente ricorda la presenza della MG 34 nel film “Il nemico alle porte”.

Pasquale Piraino

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