Samuel Colt e la Colt M1911

Samuel Colt e la Colt M1911

Samuel Colt

Samuel Colt

Nel panorama delle pistole semiautomatiche ad uso militare ne spicca una caratterizzata dal più lungo periodo di servizio ufficiale. Una pistola infatti risulta essere stata utilizzata dal 1911 al 1985 dalle forze armate statunitensi, quindi per ben 74 anni. Inoltre quest’arma è utilizzata ancora oggi da alcuni corpi speciali dell’esercito americano che ne continuano ad apprezzare le caratteristiche. Il lettore capirà che trovare una pistola che, praticamente inalterata, ha affrontato tante guerre (dalla I guerra mondiale alla odierna guerra in Libia) è una rarità assoluta. Lo scrivente sta parlando della Colt 1911.

Logo Colt

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La storia di questa pistola è particolarmente lunga, ma le sue origini risalgono alle sperimentazioni dell’esercito americano ed ai bandi di concorso ai quali parteciparono John Moses Browning (un genio assoluto del ‘900 che ormai il lettore dovrebbe ben conoscere) ed il colosso americano Colt’s Patent Firearms Manufacturing Company. Su Browning lo scrivente ha già scritto precedentemente, ma ricorda comunque al lettore che questo formidabile ingegno del ‘900 lavorò per svariate industrie, non impegnandosi con nessuna, ma vendendo i brevetti di produzione delle sue invenzioni. E’ necessario invece dare qualche informazione sulla Colt e sul suo fondatore.

Samuel Colt fu effettivamente una delle maggiori figure di spicco del panorama americano. Egli fu il primo in assoluto a costruire un sistema di produzione per pistole del tutto automatizzato e veloce, oltre ad ideare modelli dotati di parti totalmente intercambiabili tra loro. Nacque a Hartford il 19 Luglio del 1814, figlio di Christopher Colt , un agricoltore del Connetticut, e di Sarah Caldwell. Oltre a Samuel, la coppia ebbe altri 3 figli maschi e 3 figlie femmine, ma di queste non sopravvisse nessuna: due infatti perirono nella primissima infanzia, mentre la terza morì suicida prima dei vent’anni. Samuel inoltre rimane orfano della madre a 2 anni, ma poco tempo dopo (quando Samuel aveva 4 anni), il padre si risposò con Olive Sargeant, la quale si comportò benevolmente con i figli del precedente matrimonio del marito e permetterà loro di crescere serenamente. All’inizio il giovane Samuel lavora con suo padre, il quale finanzia la costruzione di due armi ideate dal figlio,un fucile ed una pistola. Al successivo collaudo il fucile risultò funzionante, ma non particolarmente efficiente, mentre la pistola esplose al primo colpo. Il padre consigliò al figlio di non continuare con queste ricerche, così Colt fermò le sue sperimentazioni. Comincia così degli studi sul monossido di azoto (conosciuto ai tempi come gas esilarante).  In seguito il giovane Samuel lavora per un imprenditore di New Haven, il quale possiede una piccola officina nella quale vengono prodotte pistole. Questo è il periodo nel quale Colt si appassiona di nuovo al mondo delle armi e comincia a ragionare su un modello innovativo di pistola. Nel 1835 egli così sviluppa la prima pistola Colt, che brevetta nel 1836. Questa è un’innovativa rivoltella: nei modelli in uso al tempo infatti i proiettili venivano inseriti in un “fascio di canne”, ognuna delle quali costituiva una camera di scoppio della cartuccia; in questa invece il tamburo stesso presentava gli alloggiamenti del proiettili che fungevano anche da camera di scoppio. Durante il funzionamento della pistola era il tamburo stesso a ruotare ed a presentare il proiettile di fronte all’unica canna: la cartuccia così esplodeva all’interno del tamburo ed il proiettile era guidato all’unica canna dell’arma. Rispetto al precedente, questo è un meccanismo assolutamente semplice e vincente, rimasto invariato sino ai nostri giorni: visto che a volte le parole possono generare confusione, il lettore pensi alle pistole giocattolo dei bambini, i modelli da cow-boy: ecco, il funzionamento è PRECISAMENTE quello. In seguito Colt tiene delle conferenze sulle proprietà e gli usi del gas esilarante e grazie ad i soldi provenienti da queste riesce a stabilire a Paterson una propria officina autonoma, presso la quale cominciare la costruzione e la vendita della pistola da lui ideata, che prenderà il nome di mod. Paterson. Questa piccola officina costituisce il primo nucleo del colosso industriale Colt.  In seguito egli continua i suoi esperimenti, che lo porteranno alla costruzione di nuovi modelli di rivoltelle e di carabine, tutti caratterizzati dal medesimo meccanismo di sparo da lui ideato e brevettato. Insieme ai fucili Winchester, le rivoltelle Colt saranno le armi che costituiranno il mezzo principale di espansione dei coloni americani nell’Ovest, diventando parte del mito del Far West americano ed arma IMPRENSCIDIBILE di ogni cow-boy. Che le si apprezzi o meno, le armi di Colt costituiscono un imponente pezzo di storia del mondo, testimonianza della più grande opera di colonizzazione mai avvenuta. Questo è stato il “grande colpo” della vita di Colt, infatti grazie al brevetto di questa nuova pistola, potente,maneggevole, costituita da parti realizzate meccanicamente e facilmente intercambiabili, egli acquista il monopolio assoluto negli Stati Uniti d’America riguardo alla costruzione di pistole. Non ha concorrenti e chiunque voglia costruire revolver deve confrontarsi con il costo del suo brevetto. Colt in seguito cerca di conquistare anche il campo militare, eseguendo una dimostrazione delle sue pistole davanti al presidente Andrew Jackson, che rimane impressionato, ma non riesce  a conquistare la fiducia delle alte sfere militari. Inoltre Colt continua ad avere seri problemi con una legge del 1808 (The Militia Act) la quale imponeva di fatto che  le aziende belliche potessero vendere i loro manufatti solo a cittadini americani o a enti militari statunitensi. Di fatto, sino alla soppressione di questa vecchia legge, Colt è costretto a “volare basso”, a correre col freno a mano tirato. Inoltre egli fornisce le armi all’esercito durante la guerra contro i Seminoli in Florida (i Seminoli erano un’antichissima tribù indiana, spariti dopo il genocidio causato dai coloni), ma lo stato non paga la fornitura d’armi. Le perdite sono così mostruosamente alte e lo stabilimento di Paterson è costretto a chiudere. Nel 1843 gli azionisti della Colt vendono a New York tutte le azioni della ditta, che così non può che dichiarare il fallimento. Colt non si abbatte però, continuano le ricerche in altri campi. E’ una costante di questi grandi uomini il rimboccarsi le maniche anche nei momenti critici e non piangersi addosso. Oggi purtroppo basta poco per abbattere un uomo: lo scrivente riconosce il dramma di un licenziamento, ma al contempo non ammette come un uomo possa “distendersi” sulla pensione di disoccupazione o peggio drenare i soldi dalla pensione dei proprio genitori, cristallizzandosi nella condizione di “triste disoccupato” che però non fa nulla per cambiare la sua situazione. Tornando a Colt, egli sperimenta dei detonatori per bombe sottomarine e dei cavi elettrici resistenti all’acqua.  In seguito egli incontra Samuel Morse (l’inventore del telegrafo e dell’omonimo codice) con il quale stringe amicizia. Casualmente Morse viene a conoscenza dei cavi di Colt e trova così la soluzione al problema dei cavi esposti all’ambiente esterno e di quelli che dovevano passare sotto le zone lacustri o marine, necessari al suo sistema di telecomunicazione . Colt così ricomincia a guadagnare soldi tramite la vendita dei suoi cavi e nel frattempo, in seguito all’inasprirsi dei rapporti tra coloni americani ed Inghilterra , il Congresso deciderà di finanziare nuovamente (e seriamente) le produzioni di Colt, permettendogli di tornare a costruire armi. Inoltre l’esercito americano rimane notevolmente impressionato dall’efficienza delle sue mine sottomarine, richiedendone un gran numero all’inventore americano. In seguito inoltre tutto il corpo dei Ranger texani verrà equipaggiato con le pistole Colt, le quali saranno protagoniste del conflitto con il Messico del 1847. Resta storico il dato secondo il quale 15 ranger riuscirono a sconfiggere ben 70 comanche messicani grazie alle loro pistole Colt. Da questo momento in poi la vita di Colt è in discesa: egli produce sempre nuove pistole altamente performanti (alcune non necessitavano neanche di pulizia della canna tra una raffica di colpi e l’altra), specializzandosi anche nella costruzione di cartucce. Egli riapre il vecchio stabilimento di Paterson e vari altri in tutto il continente americano, comprando macchine all’avanguardia per abbattere i costi di produzione e velocizzarla. Inoltre brevetta ogni sua invenzione, dalla linea del grilletto sino alle cartucce, bruciando sempre la concorrenza sui tempi: questo gli permetterà di tenere perennemente sotto scacco la sua diretta rivale sul mercato, la Smith&Wesson (oggi nota per essere la costruttrice della mitica .44 magnum , oltre che della pistola più potente al mondo, la magnum .500). L’unico difetto di questo genio delle armi (se realmente difetto si può chiamare), fu la sua mentalità prettamente capitalista, nel senso che egli non si preoccupò mai a chi stesse fornendo le armi ed i mezzi per vincere le battaglie, ma si interessava solo alla vendita. Emblematico è il l’evento della guerra civile americana: a Colt fondamentalmente non importava nulla dei motivi ideologici che la scatenarono, tanto da vendere le proprie armi sia ai Nordisti che ai Sudisti. Ugualmente egli quando, con la liberalizzazione del mercato, potette vendere in Europa, non si preoccupò di quale guerriglia stesse finanziano, vendendo armi ad entrambi i fronti. L’unica volta nella quale egli si intromise negli affari statali senza seguire la stella del denaro avvenne durante la cosiddetta “Unità d’Italia”: in quest’occasione Colt inviò a Garibaldi 100 armi da fuoco comprendenti alcune tra le pistole ed i fucili più all’avanguardia, oltre a circa 20.000 moschetti, per armare la soldataglia di Garibaldi. Qui lo scrivente vuole aprire una piccola parentesi: è nota l’influenza delle logge massoniche nella società e specialmente nella politica americana. Basta guardare i loro simboli onnipresenti (ad esempio nella banconota da 1 dollaro, la più diffusa negli States), oltre ai necessari agganci per chi vuole fare carriera nella società a stelle e strisce. Le logge sono anche fortemente attive nell’economia americana, che viene diretta dai loro rappresentati , quindi anche l’industria di Colt, diventata società per azioni, era da loro guidata. Nella stessa mentalità capitalista di Colt si vede la tipica filosofia massonica. Quindi anche se non storicamente approvato, Colt sicuramente aveva degli agganci con massoni. Adesso, tornando in Italia, seppur non se ne parli, è nota l’azione delle logge massoniche italiane nel processo di riunificazione (?) nazionale (???). Inoltre Mazzini era un massone e Garibaldi era tale. Più che dal popolo, la creazione dello stato italiano fu voluta da massoni che miravano a rafforzare il loro potere sulla penisola: questo è storicamente accertato. Lo scrivente non teme di scrivere che dietro la glorificazione di tutti i “falsi eroi” del risorgimento è onnipresente la mano framassonica. Adesso, lo scrivente faccia un “2+2” e capirà che, il dono delle armi Colt rappresentò l’inizio della politica d’ingerenza americana in Europa (proprio in Italia!), guidata dalla mano nascosta dei “liberi muratori”. Prendete questo scritto non come una verità assoluta, ma come uno spunto per riflettere a fondo su quanto noi siamo realmente “liberi”. Tornando a Colt, egli nel frattempo si era sposato con Caroline Henshaw, dalla quale avrà un figlio, Caldwell Hart Colt. Samuel Colt, che nonostante alcune cupissime ombre presenti nella sua vita, fu comunque un assoluto genio della meccanica, muore a causa della gotta  a Hartford il 10 Gennaio del 1862 (a soli 48 anni). Lascia a sua moglie ed a suo figlio un patrimonio liquido di circa 15 milioni di dollari (equivalenti ad attuali 350 milioni di dollari), oltre a tutte le sue proprietà e le sue industrie. Un ultimo guaio lo segue oltre la tomba, infatti una donna (probabilmente una sua amante), dichiara che la vedova Colt non era sua moglie e che invece a lei, in quanto legittima moglie “nascosta”, spettassero le eredità. La vedova Colt riuscì comunque ad ottenere il certificato di nozze, avvenute in Scozia nel 1838, chiudendo così la questione. E’ un dovere morale per lo scrivente ricordare che Colt non fu solo un capitalista (e forse massone), ma anche un uomo profondamente convinto dell’importanza della cultura: egli infatti non fece mai mancare nelle sue industrie biblioteche di libero utilizzo per i suoi dipendenti, oltre a fornire loro tutti i mezzi per potere studiare le basi dell’istruzione elementare e di assegnare borse di studio ad i più dotati. Inoltre , condotte sotto strettissimo anonimato, sono presenti numerose donazioni ad enti sociali. E’ corretto, specie dopo quanto scritto di sopra, riconoscere i meriti di questo autentico genio, che nel 2006 è stato inserito nella National Inventor Hall of Fame.

Officina Colt nel 1857

Officina Colt nel 1857

Colt M1911 A1

Colt M1911 A1

Colt così aveva creato l’industria leader nel campo delle pistole, riuscendo a traghettarla dall’epoca dei coloni sino a quella moderna. Colt consegna alla storia alcuni tra i modelli più belli di revolver. Uno su tutti, lo scrivente vuole ricordare la SAA (Single Action Army, arma a singola azione) Colt, meglio conosciuta per il suo soprannome Peacemaker (pacificatore). Arma bellissima alla vista, dotata di una potenza inaudita: il suo soprannome infatti lo deve al fatto che, chiunque la maneggi, non può che vincere qualsiasi scontro, ottenendo la pace. Alla morte di Samuel Colt, la presidenza dell’industria passa all’ingegnere meccanico (nonché strettissimo amico di Colt)  Elisha King Root. Alla sua morte l’industria passa al fratellastro di Colt, il quale la dovrà guidare in un periodo di difficoltà economiche dovute ad un incendio che distrusse irrimediabilmente i macchinari e la riserva di prodotti dell’impianto principale ed al fatto che l’esercito americano non rinnovò le dotazioni Colt, preferendo altri marchi. In questo periodo la Colt decide di investire su nuovi tipi di cartucce, fabbricandone di proprie e ampliando i proprio orizzonti di ricerca. E’ in questo frangente che vengono sviluppate le nuove pistole semiautomatiche, non revolver, che riforniranno l’esercito americano per diversi anni. In parte la Colt deve la sua seconda fortuna a quell’altro geniaccio di Browning, il quale gli vendette il brevetto della Colt 1911. E’ un peccato che esulino da questo scritto tutte le innovazioni apportate dalle industrie Colt sul mercato delle armi, poiché sono davvero molte e notevoli! La Colt comunque ricomincia a rifornire l’esercito americano a partire dal 1911 sino al 1980, procurando ai militari la pistola d’ordinanza. In seguito però alcune tra le più agguerrite avversarie della Colt la batteranno sia nel mercato civile che in quello militare, condannando l’industria ad un ruolo di secondo piano che la portò a sfiorare la bancarotta. Nel 2002 però la ditta venne rilevata da un generale dei Marine in pensione, William M. Keys, il quale contribuì a sanare i debiti dell’industria ed a dare una nuova spinta alla produzione, ideando nuovi modelli dalle caratteristiche innovative grazie alla sua pluriennale esperienza sul campo. Keys inoltre decise di dividere in due l’industria: una parte si sarebbe occupata del mercato civile, indirizzando le proprie energie verso una ricerca che riguardasse più gli aspetti sportivi (al limite venatori) e collezionistici; un’altra parte invece si sarebbe dedicata  al mercato militare, improntata quindi a produrre armi dalle caratteristiche adeguate a quelle richieste da un soldato. Così la Colt oggi è un’industria fiorente ed in forte espansione, costruttrice d’ armi assolutamente potenti e desiderabili da ogni soldato, oltre che di articoli di altissima qualità e grande tradizione. Alcuni dati informativi indicano che la Colt è l’unica industria che rifornisce di carabine M4 l’esercito statunitense ed oggi continua anche a produrre modelli celebrativi per collezionisti. Avendo le giuste risorse economiche, è possibile ordinare in anticipo una pistola così da personalizzarla (esteticamente e meccanicamente) a totale piacimento.

Spaccato della Colt M1911

Spaccato della Colt M1911

Dopo avere dato una rapida occhiata alla storia della Colt e del suo fondatore possiamo entrare nel particolare della pistola Colt 1911. La sua storia comincia nel 1890, quando gli U.S.A. bandirono dei concorsi atti a selezionare le nuove forniture per l’esercito americano riguardanti pistole e fucili. In particolare riguardo alle pistole si volevano abbandonare i vecchi revolver per passare a delle armi semiautomatiche più comode e capienti. E’ in questo ambiente che opera Browning, il quale è sempre attento a seguire le nuove esigenze dei tempi, così da presentare armi innovative e vincenti sul mercato. Presenta così alla Colt un modello di pistola (la 1900) che compete insieme alla Mauser C96 ed alla Steyr Mannlicher M1894. Tutte e tre le pistole vengono rigettate. L’esercito infatti cerca un’arma dall’altissimo potere d’arresto, dotata di parti di semplice costruzione e che non necessitasse di particolare manutenzione. Tutte caratteristiche che le tre armi non rispettano. Così la gara è rinviata, ma nel frattempo Browning, coadiuvato dai tecnici Colt (la cui filosofia industriale era ancora quella del loro fondatore Samuel Colt, improntata ad armi meccanicamente semplici e velocemente assemblabili), inizia nuove ricerche che porteranno alla costruzione di un nuovo modello di pistola. Nel nuovo bando di gara le concorrenti sono tre, la nuova Colt ideata da Browning e dai tecnici Colt, la Savage e la Luger della DWM. Agli americani si possono contestare molte cose, ma i loro standard circa il livello degli armamenti sono  davvero elevati. Le nuove prove così sono davvero dure da superare. Lo scrivente ne elenca alcune: una si basava sul fermare degli animali in corsa, abbattendoli al PRIMO colpo. Gli animali non erano certo leggeri, ma si trattava di maiali, cinghiali, alci. Un’altra prova consisteva nel trapassare cadaveri di uomini deceduti di recente, contando il numero di trapassi del proiettile e la profondità di conficcamento finale. Un’altra prova era relativa all’inceppamento ed al raffreddamento: bisognava contare il numero di colpi sparati in successione prima del blocco e poi raffreddare la canna rovente in acqua fredda. Il lettore deve sapere che l’acciaio caldo, raffreddato violentemente, subisce un trattamento detto di tempra, che lo indurisce, ma lo rende molto fragile. In seguito si doveva sparare con la pistola “temprata” ed esaminarla per vedere se  insorgevano cricche (spaccature) lungo la canna. L’ultima prova era la più dura: la pistola veniva totalmente sgrassata ed in seguito sottoposta a vapori acidi per alcune ore, così da provocarne il generale arrugginimento: in seguito, in queste condizioni limite, veniva fatta funzionare. L’unica pistola che superò queste e tutte le altre prove ideate dai tecnici dell’esercito fu la Colt disegnata da Browning e dai tecnici di Hartford, la quale fermò facilmente un animale lanciato in corsa, trapassava i corpi umani come burro, sparò ben 600 colpi senza incepparsi , si rilevò resistentissima al fenomeno della tempra(praticamente assente), pur del tutto arrugginita e corrosa dagli acidi continuava a sparare senza esplodere e con buone prestazioni. L’esercito americano non ebbe dubbi su quale pistola scegliere e questa nel 1911 divenne l’arma da fianco ufficiale americana.  La pistola deve il suo nome completo (Colt M1911) proprio all’anno dell’entrata in servizio. Questa prima della Grande Guerra affrontò alcune scenari bellici che immediatamente ne dimostrarono le grandi qualità di tiro, ma impressionanti sono i rapporti dei soldati durante il primo conflitto mondiale: essi descrivono un’arma sicura, stabile e precisa, dalle dimensioni non ingombranti ed estremamente potente, infatti ha un potere d’arresto elevatissimo, capace di fermare un uomo in uniforme, lanciato in corsa, facendolo stramazzare al suolo con un solo colpo, anche senza averne colpito parti vitali. Eppure i tecnici della Colt continuarono ad interpellare i soldati, chiedendo pareri su come ottimizzare la pistola. Le modifiche non riguarderanno la meccanica né la cartuccia, ma alcuni particolari geometrici: infatti per favorire un maggiore controllo del rinculo lo sperone posteriore venne allungato; il grilletto venne scanalato ed allungato;il mirino venne ingrandito, mentre sul castello vennero praticati due sgusci dietro al grilletto, così da facilitare l’azione delle dita su quest’ultimo;per favorire il ritorno del cane la sede della molla venne resa liscia e piana; infine la canna subì delle piccolissime modifiche alla rigatura interna ed alle modalità della foratura. Questo portò all’ideazione della Colt M1911 A1. Il lettore avrà notato il diverso target delle pistole tra i paese europei e gli U.S.A. : questo è dovuto alla diversa filosofia riguardante questo tipo di armi. Infatti nei paesi europei le pistole erano più viste come armi per corpi di polizia ed in questo senso venivano ottimizzate: non interessava tanto la potenza, quanto la precisione di tiro e l’arresto dell’obbiettivo senza la sua uccisione. Al più, all’interno dell’esercito le pistole venivano viste come uno strumento emblematico del ruolo di chi la portava al fianco: erano l’arma tipica degli ufficiali e più che uccidere dovevano rappresentare l’alto rango del suo possessore, un po’ come daghe e spadini.

Colt M1911 A1 smontata

Colt M1911 A1 smontata

Vediamo quindi le caratteristiche tecniche dell’arma. Essa era munizionata con la cartuccia da 0.45 pollici (11,43 mm) ACP (Automatic Colt Pistol), con proiettile da 230 grani (14, 9 g). Con questa cartuccia la pistola sparava il proiettile con una velocità alla bocca di 253 m/s, con una gittata di 400 m (tiro utile di circa 60 m). Gli organi di mira erano delle tacche fisse precalibrate per il tiro a 40 m. Il meccanismo di sparo era a rinculo corto , del tipo Browning, con canna e carrello rinculanti in misura diversa ( 5 mm la canna e 55 mm il carrello). Montava un caricatore prismatico amovibile da 7 colpi. La pistola scarica pesa 1,105 kg ed è lunga 210 mm (127 mm la canna).

7,65 × 17 mm Browning, 9 x 19 mm Parabellum, .45 ACP

7,65 × 17 mm Browning, 9 x 19 mm Parabellum, .45 ACP

La Colt 1911 M1 costituì una tra le armi più presenti sul campo durante la seconda guerra mondiale, tanto alta era la richiesta da parte dei militari che la produzione venne subappaltata dalla Colt ad altre industrie americane come la Remington e la Springfield. Questa pistola ha tolto più di un soldato americano dai guai, vista la sua grande potenza nelle ridotte dimensioni! Dopo la seconda guerra mondiale l’arma non ha subìto modifiche, essendo già praticamente perfetta,affrontando la sua ultima guerra come arma ufficiale durante il conflitto in Corea e Vietnam. In seguito l’arma è stata tolta dalle dotazioni ufficiali. Questa decisione non fu dettata da motivazioni tecnologiche, visto che ancora oggi questa risulta tra le pistole più performanti sul mercato (nonostante i suoi oltre 100 anni d’età!), ma a causa del suo calibro particolare, il .45 ACP (brevettato Colt), unico all’interno delle armi nel panorama NATO. Così, per questioni essenzialmente legate al calibro unico per più eserciti (nota ironica: non basta già il mercato mondiale, il governo mondiale,la moneta mondiale? Appiattiamo l’umanità anche sul calibro unico?) l’esercito si è armato mediante la Beretta 92 FS (anche questa una splendida pistola, calibro 9 mm Parabellum). In seguito a questa decisione il corpo dei Marines ha fatto richiesta di revoca al provvedimento del Congresso, purtroppo persa. Recentemente però alcune forze armate speciali americane hanno riottenuto la Colt come pistola d’ordinanza, mentre molti soldati americani preferiscono pagare a spese proprie l’utilizzo della Colt 1911. Ai giorni nostri inoltre si registra un alto interessamento degli sportivi per questa pistola, che ne apprezzano le versioni modificate e realizzate per il tiro sportivo.  Dal 1911 ad oggi ne sono state costruite più di 2,7 milioni di unità.

Soldato americano con Colt 1911

Soldato americano con Colt 1911

La pistola risulta anche avere una grandissimo impatto nella cultura popolare: essa è presente in film, fumetti, romanzi, cartoni animati, musei. In particolare lo scrivente ricorda la sua presenza nel videogioco Metal Gear Solid 3 Snake Eater (ambientato nella Russia al tempo della Guerra Fredda, dove un One Man Army americano sventa un disastro nucleare) e nel videogioco Battlefield 3 (simulatore di attacchi e campagne militari).

Come conclusione di questo articolo, lo scrivente vuole aggiungere una piccola nota, resasi necessaria a causa delle numerose persone che in forma pubblica o privata gli hanno posto delle domande relative agli argomenti trattati. Non esistono armi “buone” ed armi “cattive”: le armi sono oggetti inanimati, strumenti. Quindi non possiamo scrivere che un’arma in uso alle forze della Germania nazionalsocialista sia “cattiva perché usate per conquistare” mentre le armi americane siano “buone perché usate dai liberatori”. Le armi sono studiate ed ottimizzate per uccidere e questo è il loro compito principale. Nessuna arma quindi è “moralmente buona”, visto che uccidere è il suo fine. Analogamente nessuna sarà moralmente cattiva, visto che agli oggetti inanimati non è data la coscienza: esse sono pezzi di metallo lavorato. Bisogna poi stare attenti alle contingenze: d’altronde gli Americani “liberatori” per ottenere una pistola così performante non hanno temuto di vendere l’anima al Diavolo: questa pistola nasce da esperimenti eseguiti su animali vivi e barbaramente ammazzati (dopo essere stramazzati a terra alcuni venivano lasciati morire dissanguati, senza colpo di grazia) e su cadaveri di persone “sole” (gente morta senza nessuno che ne rivendicasse il cadavere) o comprati approfittando della miseria del tempo. Di tutto questo invece non se ne ha traccia nella Germania degli anni ’30 o nell’Italia del tempo. Quindi invito il lettore a giudicare non l’arma in funzione della sua provenienza geografica, ma da COME è stata costruita. Inoltre vorrei dissuaderlo dal giudicare chi un’arma la sta impugnando, in quanto o colui è SEMPRE tacciabile di malvagità (in quanto comunque uccisore di un uomo) o è SEMPRE innocente (in quanto la usa per difendere, in un modo o nell’altro, la sua vita).  Questa analisi naturalmente riguarda solo gli eserciti come utilizzatori delle armi. Sportivi ed omicidi (in senso legale) esulano.

Il fine di questi scritti è quello di raccontare un periodo di storia tramite l’occhio (o se vogliamo il mirino) delle armi, dimostrando come anche queste siano un frutto della cultura propria di un certo popolo. Il lettore che mi avrà seguito avrà certamente notato come in questi oggetti si rispecchiano pienamente la filosofia di vita e le capacità intellettuali proprie all’etnia di provenienza. Piacere storico ed antropologico quindi, oltre ad una certa passione meccanica che lo scrivente vorrebbe sinceramente passare al lettore. Questo è lo spirito che arma questi scritti, la Ricerca della Conoscenza anche in tematiche “particolari”.

Pasquale Piraino

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