Mitragliatrice PM mod. 1910

Mitragliatrice PM mod. 1910

Mitagliatrice PM 1910

Mitagliatrice PM 1910

Ancora una volta ci troviamo ad analizzare un’arma che dimostra l’assoluta inadeguatezza dei strumenti forniti all’esercito russo durante la seconda guerra mondiale e la carenza di mezzi economici causata dalla disastrosa organizzazione marxista. Trattiamo di una mitragliatrice pesante che già col nome prova al lettore la sua vetustà.

Come  moltissime nazioni europee anche la Russia zarista diede inizio alle forniture di mitragliatrici del proprio esercito tramite il nome “Maxim”, l’inventore americano naturalizzato inglese che per primo cominciò uno studio serio sulle mitragliatrici pesanti e la cui attività pioneristica portò alla produzione di alcuni tra i migliori modelli. Nel 1902 l’esercito zarista decise di commissionare alla Vicker’s son & Maxim Machine gun una fornitura di mitragliatrici: dopo averle ricevute e studiate tre anni dopo l’arsenale militare di Tula inizierà una produzione veloce e massiccia, atta ad armare ottimamente l’esercito imperiale. La prima mitragliatrice prodotta a Tula nel 1905 prese il nome di PM, dove la P stava per Palumet (mitragliatrice in russo) e la M per Maxim. Era camerata con calibro 7,62, lo stesso utilizzato dai fucili d’ordinanza, in modo da non dovere iniziare la produzione di un calibro appositamente studiato, trovando già disponibili un ampio numero di munizioni necessari per armare la mitragliatrice, che godeva inoltre delle caratteristiche di robustezza e stabilità meccanica classiche dei prodotti Maxim.

Respirando però l’aria pesante che sovrastava l’Europa, lo zar decise di dotare il proprio esercito di una mitragliatrice pesante più efficiente, così negli arsenali militari russi venne prodotto un nuovo modello, la PM 1910, che tra le caratteristiche che la distinguevano dal precedente modello vantava un sistema di raffreddamento innovativo, costituito da un manicotto in acciaio (nel modello del 1905 questo era costituito in bronzo). La PM 1910 sarà la mitragliatrice più usata dai militi russi durante la prima guerra mondiale, rimanendo come arma da fanteria anche durante tutto il secondo conflitto mondiale. Il lettore noti che la PM, come vedremo più avanti, rappresentò un’arma assolutamente performante nel primissimo Novecento, ma già nel 1930 sarà un’arma del tutto superata. Eppure Stalin non aveva né i mezzi né le capacità per fornire al proprio esercito armi migliori e le stesse invenzioni di Shpagin e di Tokarev, prodotte all’insegna dell’assoluta economia di costi e facilità costruttiva, non saranno in grado di essere prodotte dalle infernali industrie sovietiche. E’ una grande bugia quella che alcuni sedicenti storici ci propinano, quella di un esercito russo ben armato: la verità è che senza l’intervento degli U.S.A. esso sarebbe stato spazzato via dalle truppe europee come una castello di carte da un tornado.

Hiram Maxim

Hiram Maxim

Le caratteristiche della PM 1910 non sono tanto diverse da quelle di altre mitragliatrici di marchio Maxim. Il funzionamento cinematico dell’arma era particolare: questa infatti funzionava a utilizzazione del rinculo tramite un sistema di chiusura dell’otturatore a snodi. L’alimentazione funzionava invece mediante un nastro costituito da tela di cotone o sintetica da 250 colpi. Era lunga 1,107 m (la canna era da 721 mm) e pesava 23,8 kg senza sostegno (il suo peso variava a seconda del tipo di accessorio inserito dai 45,2 kg ai 49,9 kg). La cadenza di tiro (fortemente teorica) era di 550 colpi al minuto, con una velocità del proiettile alla volata di 800 m/s.

Mitraglieri sovietici

Mitraglieri sovietici

La PM 1910 venne inoltre dotata di due diversi tipi di affusto, entrambi montati su ruote. Il primo prende il nome del suo inventore, Sokolov, e presentava una caratteristica coda ad U ed in alcuni esemplari due piedi ripiegabili che, in apertura, venivano puntati insieme alla coda sul terreno, così da dare più stabilità in fase di tiro all’arma (che si presentava come montata su di un treppiede). Il secondo invece era più leggero e pensato per una movimentazione più veloce, essendo costituito da una barra di acciaio piegata a forma di slitta.

Durante la seconda guerra mondiale la mitragliatrice rimase praticamente nelle stesse condizioni dell’epoca zarista. Non vennero cambiati i meccanismi di tiro (l’arma rimase dotata di un selettore per il fuoco continuo od alternato) e non venne cambiato il tipo di cartuccia. Le uniche modifiche (assolutamente ininfluenti sulle caratteristiche dell’arma) erano costituite dalle scanalature orizzontali praticate sul manicotto di raffreddamento (prima liscio) e dall’aumento del diametro del bocchettone dell’acqua di raffreddamento, così da facilitarne il riempimento. Insomma, Stalin credeva di potere rendere competitiva un’automobile obsoleta rispetto alle moderne semplicemente cambiando la marmitta e inserendo un serbatoio del liquido di raffreddamento più grande.

Come tutte le armi sovietiche essa finì per armare, dopo la seconda guerra mondiale, le guerriglie marxiste che, al soldo di Stalin, erano impegnate a diffondere conflitti bellici così da allargare la sfera d’influenza comunista. Si nota quindi la sua presenza nei Balcani e nell’Asia Orientale.

L’arma risulta presente in alcuni videogiochi che simulano le campagne della prima guerra mondiale, ma non è attestata la su presenza in altri prodotti di carattere popolare.

Avamposto

Avamposto

Pasquale Piraino

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