November

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Diana presiede al “passaggio delle consegne” nel nono mese dell’Anno Sacro. Nell’aspetto di FERONIA (da feralis, “cupo, lugubre, funebre” – vedi le Feralia del 21 febbraio, in cui si propiziano gli Dei Mani e Tacita Muta), la Dea presiede al mese più cupo dell’Anno, in cui tutto ghiaccia e sprofonda nelle tenebre pre-solstiziali. Divinità diffidente, armata del suo arco infallibile, Essa tiene alla larga coloro i quali impunemente si avvicinano alla selva a turbare il processo di ritiro nel Silenzio, nell’informe, nel non-manifesto i cui primi accenni era dato scorgere nel Mundus Patet del 5 (III Nonas) del mese precedente, sacro a Marte.

La tradizione celtica esprime con particolare efficacia l’idea di passaggio nel non-manifesto situando, a cavallo tra Ottobre e Novembre, il proprio Capodanno, Samhain, in cui le porte dell’annwn e quelle del sidhe (rispettivamente, il regno degli spiriti e il regno delle fate) sono spalancate a favorire il passaggio dei “morti” in questo mondo e, a determinate condizioni, di alcuni “vivi” nell’altro. I mondi comunicano, si confondono per l’assottigliarsi del velo.

In Roma vi corrispondono, cronologicamente, le importate ISIA, feste sacre alla dea egizia Isis, ipostasi tra l’altro della Mater nel suo aspetto misterioso e silente (vedi anche la seconda Lama dei Tarocchi, la Papessa): ”Io sono tutto ciò che è stato, che è e che sarà, e nessun mortale mai sollevò il mio peplo.”

Il Kalendarium romano non conosce una festività specifica corrispondente a Samhain nella notte a cavallo tra il 31 ottobre e le Kalendae di Nouember, ma il suo equivalente sotto il profilo essenziale è costituito dall’evento del terzo MVNDVS PATET dell’8 (VI Idus). Facciamo notare di sfuggita che il quarto ed ultimo Editto teodosiano contro i culti tradizionali, il più repressivo e liberticida, fu emanato proprio l’8 novembre 392 e.v.

Ad evidenziare l’ingresso nel non-manifesto, la regressione nel non-Essere per tramite dell’assorbimento preliminare dell’Essere nella Manifestazione, sta la quasi totale assenza di festività. Nouember è il mese più povero in assoluto di festività religiose: le poche festività contemplate dal Kalendarium hanno un carattere cupo, o comunque fanno riferimento all’essenza ferale di Nouember pur sotto una facies di gioia e spensieratezza. In tal senso prendiamo in considerazione i LVDI PLEBEI, che hanno inizio il 4 (Pridie Nonas) e si protraggono per altri tredici giorni: essi sembrano in qualche modo anticipare di un mese i licenziosi SATVRNALIA, la plebs (espressione del non-manifesto) trovando qui un primo momento di sfogo in ricordo dei suoi primi conseguimenti sul piano politico giuridico e religioso (l’istituzione dei Ludi risale al 537 a.V.c., 216 a.C.). All’interno dei Ludi Plebei spicca, alle Idi (13), lo IOVI EPVLVM in onore di I.O.M. unitamente ai riti in onore di Feronia, propiziata nel suo Lucus in Campo Marzio dai Fratres Aruales; si propizia anche Apollo Soranus. Cade in questa data l’anniversario della erezione dei templi della stessa Feronia, nonché di Fortuna e di Pietas.

Trascorse le Idi, il mese non conosce ulteriori festività. Due giorni dopo l’ingresso di Sol in Sagittarius (23, IX Kalendas) si aprono i Ludi Sarmatici, ma non è previsto alcun periodo festivo in senso stretto, dotato cioè del carattere religioso-rituale. Il motivo è chiaro: in Nouember il mondo ghiaccia in superficie, la vita, per così dire, si svolge sottoterra ove il Seme gettato in October sprofonda nel Silenzio della formazione. Non è un caso che sino ai nostri giorni sia rimasta l’idea di Novembre come ‘mese dei morti’, nonostante presso i Romani questa qualità fosse più consona, quantomeno sotto il profilo rituale (Parentalia), al mese di Februarius, mese dedicato ai purgamina ed ai piamina in onore dei defunti.

Feronia stessa manifesta il suo legame profondo con l’idea del Silenzio sin dal nome: selvaggia e schiva, Essa non è per ciò stesso divinità “malvagia” (concetto, a ben vedere, assente dalla tradizione spirituale di Roma), essendo anzi preposta alle fonti, alle Acque, alla sperimentazione dei rimedi salutari, alla tutela delle selve al fine di garantirne il rigoglio, possibile solo nel Silenzio non disturbato dalla fugacità e superficialità del “mondo di fuori e di sopra”. Come i Ludi Plebei in Nouember dimostrano, Feronia è anche preposta alla liberazione degli schiavi, come un mese dopo lo sarà, ad un altro livello, lo stesso Saturno.

E tuttavia quello di Nouember sembra essere un ‘tipo’ di Silenzio diverso da quello di December, sacro a Saturno e ad Angerona e che Feronia introduce, o per meglio dire, si tratta di due diversi momenti del medesimo processo: appare giusto affermare che Novembre manifesta l’idea del ritiro sotto terra (fase dinamica), laddove invece Dicembre manifesta l’idea di un Silenzio per così dire ‘cristallizzato’ (fase statica). In Nouember dunque “la Natura dà sfoggio del suo lato più tenebroso, si sfoga in tutta la sua maestà […] Il mondo ghiaccia, lentamente ma inesorabilmente...”

Osservate il mondo, gli occhi volti ora al cielo ora alla terra… siate parte attiva del volgere della Ruota, scrutando i fenomeni, accettando e comprendendo le leggi del ciclo: ”dopo la furia dei venti, delle piogge e delle tempeste, degli alberi divelti e delle onde increspate dai soffi violentissimi di Eolo, le prime nevicate segnano il passaggio al Silenzio vero e proprio, quello di December, il mese di Saturno dio dell’Oro, che si accompagna non a caso alla tacita e misteriosa Angerona dal dito poggiato sul labbro, come l’Arpocrate egizio.”

È il momento di tacere, immersi nella contemplazione e raccolti nel Centro del proprio Essere nel pieno dominio dell’Angor Panicus che lentamente si propaga con le tenebre.

Non attaccare le tenebre

ma accendi la lanterna.”

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