Mitragliatrice SM M3

SM M3

SM M3

Mitragliatrice SM M3

A volte leggendo i libri di storia rivolti verso gli istituti superiori, si notano delle aberrazioni storiche di inaudito livello, che purtroppo non vengono corrette e col passare del tempo diventano verità fondamentali della visione culturale europea, col vantaggio neanche tanto nascosto di chi desidera che anche dopo 60 anni si racconti una versione storica circa alcuni eventi del ‘900 che potrebbe essere accostata, per partigianeria e parzialità, a quella che un antico romano darebbe di Cartagine od un greco della Persia di Dario. Tra gli svarioni che il povero studente devo silenziosamente ingoiarsi se ne nota uno particolarmente falso, secondo il quale durante il secondo conflitto mondiale gli U.S.A. non avevano alcun interesse ad intervenire se non quello umanitario (sic!) e loro vollero evitare la guerra a tutti i costi, intervenendo solo dopo “l’infame attentato di Pearl Harbour” (quasi poi a volere giustificare il genocidio di Hiroshima e Nagasaki). In realtà ci sono centinaia di prove che raccontano esattamente il contrario ed in particolare lo scrivente, restando fedele al tema di queste schede, racconta come un’arma venne studiata in tempi “pacifisti” dagli USA in vista di un prossimo ingresso nel secondo conflitto mondiale.

Spaccato

Spaccato

Già nel 1930 l’America aveva eseguito numerosissime ricerche sul piano tecnologico degli armamenti in modo da armare efficientemente l’esercito, che portano all’ideazione del B.A.R., della Colt, del Garand M1 e di tantissime altre armi, spiccando sul piano delle mitragliatrici la “Typewriter” (la macchina da scrivere) Thompson M 1921, affettuosamente chiamata anche Tommy Gun. Nella seconda metà del 1939 però lo stato maggiore dell’esercito era consapevole di un imminente ingresso nello scenario bellico europeo, tanto da iniziare un ciclo di sperimentazioni volto ad ideare una nuova arma da affiancare alla Thompson, che fosse di più economica e semplice costruzione (visto che il difetto essenziale del Thompson era costituito dal costo piuttosto elevato per la produzione bellica su larga scala ed in vista di una lunga durata del conflitto). Tramite spie presenti in Europa gli U.S.A. riuscirono anche ad ottenere alcuni modelli di mitragliatrici MP38 tedesche e di Bergmann 34, che vennero usate per studiare e rubare la tecnologia alle dirette avversarie. Tra le tante armi presentate dalle industrie belliche americane impressionò una costruita dalla High Standard, molto simile al Thompson M21 nella linea, dotata di due impugnature a pistola e di un calcio copiato da questo, ma lungo 81,85 cm (canna da 27,9 cm), pesante 20 kg con caricatore a tamburo da venti colpi. Era particolare la cartuccia utilizzata, non la classica 0.45 pollici, ma la 9 mm Parabellum (un calibro ai tempi prettamente europeo. Questo moschetto mitragliatore venne commissionato alla Marlin, che ne costruì poche unità che equipaggiarono la United Defense Supply Corporation (armi oggi riconoscibili perché contraddistinte dalla sigla UD).

Contemporaneamente le ricerche diedero anche un altro frutto, perché oltre questa mitragliatrice “sorella povera” del Thompson ne venne presentata anche un’altra completamente diversa, economica ed affidabile: la sub-machine (pistola mitragliatrice) M3 o SM M3. Questa non era un moschetto mitragliatore, poiché presentava le caratteristiche geometriche della pistola mitragliatrice, avendo dimensioni contenute, impugnatura a pistola e calcio ripiegabile: più che un moschetto militare, questa era un’arma da fuoco corta. Ricorda vagamente lo Sten di fattura inglese, ma a differenza di quell’aborto ingegneristico rappresentava un prodotto validissimo per l’uso bellico al quale era destinata. Era inoltre molto economica e di velocissima produzione, essendo costituita  in lamiera stampata. Per avere sin da subito un’ampia disponibilità di cartucce la SM venne munizionata con il classico 45 centesimi di pollice, ma ne vennero prodotte parecchie unità in 9 mm Parabellum. Il lettore potrebbe chiedere il motivo per il quale costruire un’arma in due calibri, di cui uno non nazionale. La spiegazione è facile: già nel 1940 gli U.S.A. contavano di vincere la guerra facendo affidamento su focolai di resistenza interni all’Asse fomentati ed arruolati dai loro agenti infiltrati tra la popolazione; le forze partigiane così create sarebbero state armate con armi americane e per facilitare l’approvvigionamento di munizioni le armi loro destinate vennero camerate per il calibro europeo.  Alla luce di questo il lettore capisce che l’America aveva intenzione ben precise già molto tempo prima del suo ingresso ufficiale in guerra e che quindi certe analisi storiche sono del tutto blateranti, così come certi storici che giustificano la presenza di armi americane in 9 mm enunciando che servivano a rifornire le forze russe, arretrate e bisognose di aiuti: FALSO! La Russia non usava il 9 mm ma il 7,62 mm Tokarev.  Invito il lettore invece a controllare le immagini storiche delle formazioni partigiane italiane, specie quelle dell’Appennino tosco-emiliano (da lungo tempo in contatto con i nemici dell’Italia) oppure le foto dei combattimenti di Montefiorino, dove le armate tedesche vennero trucidate da imboscate di partigiani armati con mitragliatrici made in U.S.A.

Soldati americani con M3

Soldati americani con M3

La SM M3 era un’arma esclusivamente d’assalto, potendo sparare solo in modalità a raffica. Il meccanismo di funzionamento era a sfruttamento dell’energia del rinculo dell’otturatore. La canna era lunga 207 mm mentre l’arma misurava 757 mm con calcio esteso e 579,1 mm senza: questo infatti era richiudibile ed era costituito da due aste d’acciaio. Pesava 3,7 kg circa con caricatore prismatico da 30 colpi. Una piastrina a cerniera copriva la fessura di espulsione dei bossoli e questa, quando era chiusa, fungeva da sicura. Altro meccanismo di sicurezza era inoltre costituito da una leva esterna per il caricamento dell’otturatore.  La cadenza di tiro era di circa 500 colpi al minuto, con velocità alla volata di 380 m/s e tiro utile di 100 m (gli organi di mira erano costituiti da tacche metalliche fisse). In seguito venne costruita una seconda versione dell’arma, ancora più economica, ma al contempo irrobustita, la M3 A1,  nella quale variano le modalità tecnologiche di costruzione e si nota l’ingrandimento della piastrina di sicurezza a spese della leva di armamento dell’otturatore, del tutto eliminata poiché ritenuta superflua.

In ambito popolare lo scrivente ricorda la presenza della SM M3 nel videogioco Fallout: New Vegas. Particolare è invece il soprannome che essa ricevette da parte dei fantasiosi soldati americani: essi la chiamarono “Grease Gun” perché la sua forma ricordava loro gli ingrassatori a pompa utilizzati per lubrificare certe parti dei carri armati. Per la sua assoluta semplicità costruttiva essa veniva inoltre descritta dai soldati U.S.A. come costituita da “una molla, un cilindro ed una preghiera”.

Pasquale Piraino

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