Guerra divina

Guerra divina

Un contrasto radicale divide le due stirpi divine degli Asi e dei Vani, nelle quali si incarnano aspetti dell’esistenza opposti ma ugualmente necessari. Per questo la guerra divina non potrà che concludersi con un patto nel quale siano integrate le diverse componenti.

Gullveig viene sollevata con lance e messa sul fuoco, in un'illustrazione di Lorenz Frølich

Gullveig viene sollevata con lance e messa sul fuoco, in un’illustrazione di Lorenz Frølich

Si racconta che il popolo degli Asi e quello dei Vani ebbero una volta un conflitto e che quella fu la prima guerra nel mondo. Era avvenuto che una donna della stirpe dei Vani, una perfida strega di nome Gullveig,si era introdotta nel Paese degli Asi allo scopo di portarvi cupidigia e corruzione. Costei era una maga e praticava quell’arte, detta seiðr, ritenuta assai sconveniente per gli uomini, ma molto praticata dalle femmine malvagie.

Per porre fine al suo comportamento scellerato non restava agli Asi che una soluzione: ucciderla. Così Gullveig (o Heiðr, come altrimenti era chiamata) fu catturata, trafitta con la lancia e arsa nella sala di Odino. Ciononostante ella rinacque. Tre volte la strega fu arsa e tre volte tuttavia rinacque.

L’aggressione contro Gullveig, benché non avesse ottenuto l’effetto desiderato, scatenò la guerra fra le due stirpi divine. Odino mosse con l’esercito contro i Vani e scagliò la lancia sulla turba guerriera: quello fu il segnale della battaglia. Null’altro si sa del conflitto se non che ebbe andamento alterno; il recinto degli Asi fu distrutto e i Vani armati e minacciosi poterono calpestare il sacro terreno di Ásgarðr. Alla fine fu stabilita una tregua e le due parti si scambiarono degli ostaggi. I Vani mandarono presso gli Asi gli eminenti fra loro, Njörðr e i suoi figli Freyr e Freyja. Con loro partì anche il saggio Kvasir. Costoro furono accettati fra gli Asi con pari dignità e divennero come loro sacerdoti sacrificatori. Freyja fu fatta sacerdotessa e per prima insegnò agli Asi la magia che era comune fra i Vani. Njörðr dal canto suo dovette rinunciare alle nozze con la sorella, poiché fra gli Asi era proibito il matrimonio fra parenti così stretti. Da parte loro gli Asi mandarono fra i Vani il dio di nome Hoenir, e con lui partì Mímir che era dotato di grandissima sapienza. Non appena Hoenir giunse in Vanaheimr, fu eletto dai Vani loro capo; Mímir però era sempre con lui e lo consigliava in ogni cosa. Tuttavia se Hoenir si trovava a dover prendere una decisione importante senza avere Mímir accanto, demandava sempre ad altri la scelta. Per questo i Vani sospettarono che gli Asi avessero barato nello scambio degli ostaggi; presero dunque Mímir, lo decapitarono e mandarono la testa agli Asi. Odino prese allora la testa, la spalmò con alcune erbe perché non putrefacesse, cantò degli incantesimi e la rese potente con la magia, così che essa parlava con lui e gli rivelava molte cose nascoste. È detto che Odino conserverà la testa di Mímir fino all’ultimo giorno, quando essa proferirà per lui parole di saggezza.

Appendice. Significato mitico e simbolico della guerra e della pace

a. Guerra

Simboleggia un’esplosione di forze le quali si manifestano nella forma eccessiva e incontrollata dell’ardore guerriero che è al contempo collera e calore. È considerata momento indispensabile di contrapposizione in cui si trovano i presupposti di una pace stabile che instauri armonia e giustizia sul piano cosmico e su quello sociale.

Tale senso ha la guerra fra le due stirpi divine degli Asi e dei Vani in seguito alla quale, anche mediante lo scambio di ostaggi, si stabilì tra loro una pacifica convivenza su solide basi, grazie a cui è anche garantita agli uomini protezione completa in ogni aspetto dell’esistenza.

b. Pace

Oltre alla pace come saggezza (incarnata in Kvasir) che concilia le diverse componenti garantendo ordine al cosmo (quale si ritrova nella conclusione del mito della guerra divina), il mito nordico conosce la pace come stato di armonia e di abbondanza di beni. Tale è a esempio la situazione descritta riguardo al convito degli dèi preparato da AEgir: «Là l’oro luminoso fungeva da luce del fuoco. Da sola colà si mesceva la birra». Questo stato di equilibrio perfetto è tuttavia sempre minacciato dalle forze del male.

Lo stato di armonia ed equilibrio in tutti gli strati dell’essere è spesso attribuito a dèi della fecondità. Il mito ricorda in particolare la «pace di Fróði», re danese corrispettivo di Freyr, il quale grazie a un mulino magico che macinava qualsiasi cosa gli si ordinassegarantì ai suoi sudditi un regno di prosperità, tranquillità e abbondanza.

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