La svolta spirituale

Nel periodo che vede le ultime fasi della letteratura vedica si assiste a un profondo mutamento di valori, ed entrano a far parte della religiosità indiana concezioni decisive.

La svolta spirituale

Uomo seduto in meditazione sulla riva del Gange.

Uomo seduto in meditazione sulla riva del Gange.

All’incirca fra l’VIII e il III secolo a.C., secondo una datazione accreditata, vengono redatte le più antiche Upanishad, e benché molto ritualismo si esprima anche in questi testi, vi appaiono alcune concezioni grandiosamente innovative. Gli antichi dei perdono di importanza, e così pure il sacrificio officiato. L’essenza vera dell’esistente viene individuata in un ineffabile principio unificatore, chiamato brahman, cui corrisponde, nel cuore umano, l’atman; l’individuo giunge all’intimo riconoscimento di questa identità per un mistico atto di “conoscenza” (vidya, jnana). Ora la vita non è più considerata, come negli inni vedici, gioiosa e irripetibile: l’uomo è dolorosamente incatenato dalle proprie azioni (karman) nel ciclo delle esistenze (samsara), da cui solo la conoscenza suprema permette la liberazione (moksha, mukti). L’elaborazione di queste fondamentali dottrine può, com’è stato ipotizzato, rappresentare l’affioramento di concezioni non arie o per lo meno non-brahmaniche, assorbite e fatte proprie dalla classe dei sacerdoti: poiché di mano sacerdotale è comunque la redazione delle Upanishad. Un’analoga visione della vita umana e una simile tensione verso la liberazione permeano anche le altre due grandi religioni che sorgono in questo periodo, buddhismo e jainismo; i dati complessivi sembrano far riferimento a ideologie proprie della classe dei guerrieri, e soprattutto ad ambienti ascetici, il grande bacino da cui verosimilmente provengono, o ricevono stimolo, tutti questi nuovi orientamenti religiosi.

Approfondimenti

Secondo alcune Upanishad (non però quelle di redazione più antica) l’Assoluto rappresentato dal brahman può assumere la forma personale di un Dio supremo; e già ci si avvia verso quella “devozione” (bhakti) che sarà una delle vie salvifiche più sviluppate dall’induismo.

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