Innovazioni Italiane e fucili semiautomatici Gewehr

Innovazioni Italiane e fucili semiautomatici Gewehr

Fucile Armaguerra mod.1939

Fucile Armaguerra mod.1939

Se viene eseguita una corretta analisi sugli armamenti posseduti dalle maggiori nazioni al 1941, si nota che non fu solo l’Italia ad entrare nel conflitto senza avere costruito e distribuito alla fanteria un’arma semiautomatica (o a caricamento automatico), eccezion fatta per gli U.S.A. che già in quell’anno avevano fornito tutti i loro reparti dell’efficientissimo Garand. Questo dato dovrebbe fare riflettere il lettore su chi, tra forze dell’Asse ed Alleati, stava già programmando la guerra da lungo tempo. Sulla situazione italiana occorre fare poi qualche precisazione, necessaria visto l’ignoranza che ormai impera in campo storico ed un certo masochismo culturale che porta gli intellettuali a proclamare l’inferiorità bellica italiana durante gli anni della seconda grande guerra. In realtà, non solo non era solamente l’Italia a non possedere al ’41 nessun tipo di fucile automatico o perlomeno di non averne cominciata la produzione su larga scala, ma mentre per le altre nazioni, Germania compresa, si trattò di un vero e proprio errore di valutazione, per l’Italia invece non fu così, visto che il problema venne studiato già a partire dal 1908, quando il Ministero della Guerra aveva acquistato dall’inventore Filippo Genovesi un suo brevetto (registrato nel 1905) relativo ad un fucile innovativo ed all’avanguardia assoluta dell’epoca, un semiautomatico in calibro 6,5 mm.  Questo fucile venne prodotto in centocinquanta esemplari che vennero testati durante la guerra coloniale in Libia del 1911, ma a causa della debole cartuccia i risultati furono deludenti.  Sempre in quell’anno, avendo lo stato maggiore dell’esercito notato la grande comodità del meccanismo di sparo ed intuendo la sua futura importanza, si decise di testare un altro fucile semiautomatico progettato dal tenente colonnello Amerigo Cei-Rigotti, ma anche con questo fucile non si ottennero i risultati desiderati. Il problema in effetti non era legato al meccanismo di sparo od al fucile in sé, ma al tipo di cartuccia che male si prestava al meccanismo semplice e leggero che era caratteristica peculiare dell’arma richiesta. Il punto di svolta avvenne relativamente tardi, alla vigilia della seconda  guerra mondiale, solo perché si decise di cambiare tipo di cartuccia, passando al 7,65 mm che rese possibile la costruzione di un efficiente fucile da fanteria. Nacque così il fucile semiautomatico Armaguerra, progettato dall’ingegnere Gino Revelli , figlio di quel Revelli creatore di svariate armi automatiche che hanno armato i fanti che hanno difeso i confini nei primi del ‘900. Il fucile si chiamava così in base al nome in codice morse della ditta Revelli, era un’ottima arma (tiro utile 200 m con velocità alla volata di 700 m/s) e funzionava a corto rinculo della canna, con questa e l’otturatore che rinculavano insieme per 10 mm prima di staccarsi. Ne vennero però prodotte solo 10000 unità e la produzione si fermò a causa della mancata conversione nelle industrie belliche del calibro, dal 6,5 al 7,65 mm, visto che lo stato maggiore dell’esercito non voleva iniziare una produzione parallela di due calibri diversi. Così nel 1941 vennero accantonati, a causa di dirigenti ed alte sfere militari del tutto incapaci, sia il progetto del nuovo fucile sia il piano di modifica dei calibri nazionali. L’errore micidiale di questa decisione verrà capito solo nel 1943 e visto come precipiteranno gli eventi sarà del tutto inutile il cambiamento di rotta attuato.

Fucile Cei-Rigotti

Fucile Cei-Rigotti

Walther Gewehr 1941

Walther Gewehr 1941

Quanto scritto basta per dimostrare le grandi capacità tecniche del genio italiano. Eppure, nonostante possa sembrare che tutte queste opere tecniche non abbiano prodotto alcun frutto, così non è: infatti il principio di funzionamento sul quale era basato il Cei-Rigotti trovò un’inaspettata fortuna; lo scrivente allude al meccanismo cinematico particolare, invenzione italiana che caratterizzerà tutti i fucili europei  durante il conflitto e negli anni a venire. E’ sul fucile Cei-Rigotti che si basarono i russi per progettare il fucile Tokarev ed è sempre sul medesimo fucile sul quale si basarono i tedeschi per per costruire fucili semiautomatici da fanteria. In tempi moderni questo fucile ha direttamente ispirato il belga FN in calibro NATO (7,62 mm). Su cosa si basava questo sistema di sparo? Il Cei-Rigotti era costituito dal principio del caricamento a sottrazione di gas. Da un piccolo foro della canna, posto in prossimità della volata, fuoriusciva durante l’esplosione della cartuccia una parte del gas la cui pressione andava a comprimere un pistone posto sopra la canna e collegato ad un’asta, che indietreggiando parallelamente alla canna provocava l’avviamento del meccanismo di espulsione del bossolo e della ricarica dell’arma.

Attraversando le Alpi, è necessario scrivere che l’alleato tedesco era stato trascinato in guerra con solo il Mauser 98 k come fucile da fanteria, un’arma a ripetizione ordinaria. Ma lo stato maggiore tedesco non tardò a scoprire l’importanza di un fucile semiautomatico e corse immediatamente ai ripari, cercando di produrre un’arma individuale da fanteria. La Wehrmacht, volendo ottenere un aumento della forza d’impatto della fanteria tedesca, bandì un concorso ponendo però dei seri vincoli. Innanzitutto il nuovo fucile non doveva presentare fori di uscita del gas lungo la canna (questo per evitare delle concentrazioni di tensioni in una punto particolarmente sollecitato del fucile, che avrebbero potuto portarlo a rottura); poi il fucile non doveva avere alcuna parte semovente sulla sua superficie esterna (volendo lo stato maggiore tedesco ridurre al minimo il numero di infortuni causati per errata impugnatura del fucile); inoltre il fucile, pur essendo semiautomatico, doveva comunque includere un meccanismo ausiliario “bolt-action” (così che in caso di inceppamento l’arma potesse comunque essere armata manualmente e continuare a sparare).

Fante con Gewehr 41

Fante con Gewehr 41

Vennero così presentati due modelli in calibro 7,92 mm, entrambi chiamati Gewehr m. 1941, prodotti uno dalla Mauser e l’altro dalla Walther.  Dal punto di vista costruttivo ed economico risultò migliore il modello proposto dalla Mauser e grazie alla potenza industriale tedesca (dovuta ai grandi spazi ed alla enorme disponibilità di materie prime che caratterizza questo stato) la produzione iniziò immediatamente e ne vennero prodotte un grande numero di unità in brevissimo tempo. Si è già scritto che il Gewehr 41 era un’arma funzionante a sottrazione di gas, basata esclusivamente sul principio di funzionamento italiano del Cei-Rigotti, ma con la lieve modifica dell’alloggiamento del pistone, posizionato sotto la canna. Il fucile era lungo 1124 mm ( canna da 546 mm) e pesava quasi 6 kg. La pallottola aveva una velocità alla volata di 780 m/s,  per un tiro utile di 400 m ed una cadenza di fuoco di circa 25 colpi al minuto. Le cartucce (7,92 mm Mauser) erano alloggiate in un caricatore inamovibile da 10 colpi che sporgeva nella parte inferiore della cassa. Il sistema di mira era invece costituito da tacche metalliche, ma si nota la presenza di modelli con ottica.

Il Fucile Walther Gewehr 1941

Il Fucile Walther Gewehr 1941

Il Gew. 41 Walther era globalmente un buon fucile, ma non poteva reggere il confronto né con i Tokarev russi né tantomeno con l’americano Garand. Era ben costruito, ma risultava piuttosto delicato nell’utilizzo e di peso eccessivo. Così nel 1943 si decise di adottare un nuovo fucile, ispirato al Tokarev russo, la cui efficienza era stata sperimentata dai tedeschi in prima persona sin troppe volte durante le campagne nell’URSS. Nacque così il Gewehr 1943, un fucile tedesco che adottava un tipo di costruzione assolutamente essenziale, senza fronzoli e privo di qualsivoglia rifinitura superflua, improntato ad un’economia di produzione che sul finire della guerra avrebbe sfiorato il parossismo. La linea dell’arma era piuttosto rozza, molto diversa dagli standard del tempo che sempre ha caratterizzato i fucili tedeschi.  L’arma era lunga 1120 mm (550 mm la canna) e pesava circa 4 kg. Il meccanismo di sparo continuava ad essere a sottrazione di gas, ma il pistone era posizionato in una sede diametralmente opposta alla precedente, sopra la canna, protetto da una placca in legno. Il serbatoio era adesso staccabile e conteneva 10 cartucce Mauser 7,92.  La velocità del proiettile alla bocca era di 780 m/s, con un tiro utile di 500 m ( che arrivava sino ad 800 m mediante l’utilizzo di un mirino ottico) ed una cadenza di fuoco di 30 colpi al minuto. Gli organi di mira erano costituiti da tacche metalliche o da mirini ottici. Con le sue 450.000 unità prodotte, il Gewehr 1943 rappresenta il fucile automatico tedesco costruito in maggiori quantità.

Soldato Wehrmacht con Gewehr 41

Soldato Wehrmacht con Gewehr 41

Nell’ambito della cultura popolare, si nota questo fucile in quasi tutti i film riguardanti il secondo conflitto mondiale mentre in campo video ludico lo scrivente ricorda la sua presenza nel primo Medal of Honor.

Pasquale Piraino

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