Rinuncia e vita nel mondo

Sovrano che rende omaggio al dio Krishna, 1680-1700 circa, miniatura, da Udaipur (Rajasthan), Londra, British Museum.

Sovrano che rende omaggio al dio Krishna, 1680-1700 circa, miniatura, da Udaipur (Rajasthan), Londra, British Museum.

II contrasto fra gli ideali diversi che il brahmanesimo ha sviluppato al proprio interno conduce alla formulazione di dottrine che offrono una possibilità di sintesi e armonizzazione.

Rinuncia e vita nel mondo

La tensione verso il superamento della condizione umana è strettamente legata alla figura dell’asceta itinerante (shramana, parivrajaka, bhìkshu), nella sostanza condivisa con il buddhismo e il jainismo. Questa via comportava la rinuncia a tutti i beni, alla famiglia e alla società; con un equipaggiamento personale ridottissimo, soprattutto uomini (ma anche donne) intraprendevano una vita senza fissa dimora, mendicando il cibo e dedicandosi interamente alla ricerca spirituale. Questa appare, fra l’altro, una via in un certo senso democratica, dato che il ritualismo di origine vedica è riservato ai soli maschi arya. Ora, di fatto, nel brahmanesimo si è introdotta la concezione che la condizione del capofamiglia dedito ai sacrifici comporti solo un merito limitato, che condurrà comunque a rinascere; il prestigio sacerdotale ne risulta svalutato, e in ogni caso la scelta del rinunciante non è alla portata di tutti. All’interno del brahmanesimo si fanno strada perciò alcuni tentativi per conciliare la rinuncia con la vita nella società. Con la dottrina degli “stadi della vita” (ashrama) viene stabilito un percorso, per i maschi arya, che colloca la scelta della rinuncia in tarda età, dopo che sono stati compiuti i doveri familiari. Insieme con l’accettazione dell’eterna verità dei Veda, l’adesione ideale a questo schema di vita costituisce per molti versi la misura di quella che, all’interno dell’induismo, viene sentita come la tradizione più ortodossa.

Guerriere volanti, XI secolo, arenaria, 33 x 31 x 22 cm, da Khajuraho (Madhya Pradesh), Khajuraho, Archaeological Museum.

Guerriere volanti, XI secolo, arenaria, 33 x 31 x 22 cm, da Khajuraho (Madhya Pradesh), Khajuraho, Archaeological Museum.

Approfondimenti: Di grande importanza, anche per il contesto letterario e ideologico in cui si colloca in questo testo celeberrimo, sarà la soluzione proposta dalla Bhagavadgita (II secolo a.C. circa), dove il dio Krishna espone la dottrina dell’azione compiuta per dovere e nell’intima rinuncia ai suoi risultati.

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