Letteratura vedica

La fede nella sacralità dei Veda sarà per sempre segno distintivo dell’appartenenza alla comunità hindu.

La dea Vac, XVII secolo, miniatura, dal Rajasthan, collezione privata.

La dea Vac, XVII secolo, miniatura, dal Rajasthan, collezione privata.

Letteratura vedica

I Veda, la sacra “Sapienza” degli antichi Arya, consistono in una serie di testi che vennero elaborati in un lungo arco di tempo, forse dal XV al V secolo a.C. Essi furono tramandati nelle cerchie sacerdotali solo in forma orale, ed è impossibile precisare la data sia della loro codificazione definitiva, sia della loro redazione scritta. Secondo la visione ortodossa, essi sono “non umani” (apaurusheya): esistenti dall’eternità, mitici veggenti, i cosiddetti rishi, li avrebbero “uditi” e trasmessi agli uomini. Costituiscono perciò la shruti, alla lettera l'”udizione”, cioè in sostanza quello che l’induismo considera la Rivelazione. La parte più antica è costituita dalle quattro Samhita, “Raccolte”; il termine Veda è a volte applicato per eccellenza solo a queste. Le prime tre, considerate le più nobili, costituiscono la “triplice scienza” (trayi vidya) sacerdotale: esse sono il Rigveda (“Veda delle strofe”), il Samaveda (“Veda dei canti”) e lo Yajurveda (“Veda delle formule”). Si tratta di un repertorio di inni e versetti che, recitati da diversi sacerdoti, accompagnavano i sacrifici agli dei, massima espressione della religiosità vedica. La quarta “Raccolta”, l’Atbarvaveda (“Veda dei sacerdoti Atharvan”), è un repertorio di incantesimi di magia bianca e nera. A queste opere le varie scuole sacerdotali aggiunsero altre categorie di testi, in una concatenazione cronologica e ideale: i Brahmana (“Testi dei sacerdoti”  o “del brahman”), commenti al sacrificio, gli Aranyaka (“Testi della foresta”) e infine le Upanishad (grosso modo “Dottrine esoteriche”).

 Approfondimenti

Friedrich Max Müller, 1878.

Friedrich Max Müller, 1878.

Figura pionieristica e di importanza fondamentale per lo studio filologico della letteratura vedica e della religiosità che vi si trova espressa fu il tedesco Friedrich Max Müller (1823-1900), che insegnò a lungo nell’Università di Oxford. Il suo nome è fra l’altro legato alla direzione della collana dei Sacred Books of the East, una cinquantina di volumi di traduzioni di testi sacri orientali, in larga misura indiani.

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