Rigveda

Sebbene ben pochi ne comprendano oggi l’arcano linguaggio, gli inni del Rigveda sono considerati dagli hindu il nucleo più sacro dell’eterna verità.

Rigveda

Nome

“Sapienza delle strofe”

La Gayatti

La strofa più celebre del Rigveda è la cosiddetta Gayatri o Savitri (III, 62, 10), la preghiera al sole nella forma di “Impulsore” (Savitri), che viene sussurrata ai brahmani durante il rito giovanile dell’iniziazione e che, anche oggi, essi dovrebbero pronunciare ogni giorno al sorgere del sole. Essa recita: “Meditiamo sull’eccelso splendore del dio Savitri, il quale dia stimolo alle nostre menti”.

La Gayatri personificata in una dea, XVIII secolo circa, miniatura, dal Rajasthan, collezione privata.

La Gayatri personificata in una dea, XVIII secolo circa, miniatura, dal Rajasthan, collezione privata.

La più antica e celebrata delle quattro Raccolte vediche è il Rigveda, che fu composto forse negli ultimi secoli del II millennio a.C. Nell’unica recensione in cui è pervenuto è formato da 1028 inni, i quali sono ordinati secondo elaborati criteri in dieci sezioni chiamate mandala, “cicli”. La loro paternità è assegnata a mitici veggenti (rishi), spesso raccolti in famiglie, che li avrebbero “uditi”, in quanto increati ed esistenti da sempre. Durante la celebrazione del sacrificio, la massima espressione religiosa dell’epoca, questi inni venivano recitati dal sacerdote chiamato hotri, l’“invocatore”. Essi si rivolgono agli dei del pantheon vedico, di massima ogni inno a un singolo dio, per esaltarlo, glorificarlo, fare appello a lui. Lo stile elevato e l’antichità della lingua contribuiscono a conferire agli inni una notevole enigmaticità; i miti di questa fase religiosa vi sono allusi per scorci che mai restituiscono l’intero affresco, e si intravedono soltanto sullo sfondo. A Indra, il guerriero re degli dei, è riservato un quarto del Rigveda; l’intera sezione IX consiste di inni dedicati al soma, la bevanda sacra – ricavata da una pianta ancora misteriosa – di cui Indra è ghiotto e che dona ispirazione ai vati. Nella sezione X, considerata la parte di elaborazione più recente, si incontrano inni speculativi che, per la prima volta nella storia del pensiero indiano, si interrogano sulla genesi e la costituzione dell’esistente.

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