L’ordine cosmico è minacciato: il furto del monile di Freyja

Il furto del monile di Freyja

Il monile di Freyja, Brísingamen, lavorato dai nani, è l’oggetto magico che simboleggia il potere della dea della fecondità: ancora una volta le forze del male, qui rappresentate da Loki, tentano di sottrarlo per sconvolgere l’equilibrio del cosmo. Tuttavia qui sono inseriti elementi diversi, perché il racconto viene utilizzato come antefatto al mito dell’eterna battaglia.

Freya_and_Heimdall_by_BlommerFreyja, figlia di Njörðr, viveva un tempo con Odino, poiché era la sua amata. Presso la reggia, in una pietra abitavano quattro nani: Álfrigg, Dvalinn, Berlingr e Grérr. Costoro erano artigiani così abili che riuscivano in tutto ciò che si proponevano di fare. Odino amava moltissimo Freyja, poiché era la donna più attraente che ci fosse. Ella possedeva una dimora bella e robusta a un tempo: si dice infatti che quando le porte erano chiuse a chiave nessuno poteva entrarci contro la sua volontà.

Avvenne un giorno che Freyja si recò alla pietra in cui dimoravano i nani; la trovò aperta e vide che essi stavano terminando una collana d’oro che le parve bellissima. Ai nani parve invece bellissima la dea; per questo quando ella chiese di comprare la collana offrendo in cambio oro e argento e altre cose preziose, essi dichiararono di non aver bisogno di ricchezze, ma dissero che tutti erano disposti a cedere la propria parte solo se Freyja avesse accettato di giacere una notte con ciascuno di loro. Per ottenere il monile la dea dovette acconsentire al loro volere e quando le quattro notti furono trascorse ebbe la collana e tornò a casa; tuttavia non disse nulla a nessuno e si comportò come se niente fosse accaduto.

Si racconta però che Loki, che era un cortigiano di Odino e godeva della sua fiducia, venne a sapere che ella possedeva la collana, e per di più del modo in cui l’aveva avuta; perciò andò subito da Odino e gli riferì ogni cosa. Odino gli ordinò di impadronirsene per lui. Loki replicò che non era possibile: nessuno infatti poteva entrare nella dimora di Freyja contro la sua volontà. Odino tuttavia insistette: avrebbe dovuto andare immediatamente e non ripresentarsi se non con la collana. Così Loki se ne andò lamentandosi: a molti fece piacere che gli fosse andata male. Si recò dunque alla dimora di Freyja, ma la trovò chiusa. Provò a penetrarvi, ma invano. Fuori era freddo ed egli cominciava a rabbrividire. Allora si trasformò in una mosca e volò in giro attorno alle serrature e alle porte cercando un’apertura. Infine trovò sul tetto un buco così piccolo che non vi sarebbe potuto passare che un ago. Per quella via si introdusse nella casa. Quando fu entrato, fece bene attenzione: dentro tutti dormivano. Si avvicinò al letto di Freyja e vide che ella giaceva addormentata con il monile al collo. Il fermaglio però si trovava dalla parte di sotto. Loki si trasformò in una pulce e si posò sulla guancia della dea, pungendola; ella si destò e si rivoltò, nel letto, poi si addormentò di nuovo. Loki si tolse il travestimento, le sfilò la collana, aprì la porta e uscì recandosi da Odino.

Il mattino dopo al risveglio, Freyja si accorse che la porta era aperta, sebbene non forzata, e la preziosa collana scomparsa. Comprese dunque quanto era accaduto, così appena fu vestita andò immediatamente da Odino, lamentandosi del suo comportamento. Inoltre voleva che le fosse resa la collana. Odino disse che non l’avrebbe riavuta – a causa del modo in cui ne era venuta in possesso – se non a una condizione: Freyja avrebbe dovuto far nascere inimicizia fra due re, ciascuno dei quali avesse sottomessi altri venti sovrani, sicché essi per magia e maledizione fossero costretti a combattersi e a uccidersi, rinascendo però immediatamente per ricominciare la lotta. Ciò fece Freyja e provocò con la magia l’eterna battaglia fra Högni e Heðinn: grazie a questo ritornò in possesso del suo monile tanto prezioso.

Fonti principali: Sörla Þáttr capp. 1-2.

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