L’ordine cosmico è minacciato: Le invettive di Loki

Le invettive di Loki

Il male cosmico è presente anche fra gli dèi incarnato nella figura del malvagio Loki, l’artefice di tutti i mali peggiori, il seminatore di discordia, il principio divino pervertito. Tuttavia anch’egli non può essere soppresso, ma soltanto dominato e solamente fino al crepuscolo degli dèi.

Louis_Huard_-_The_Punishment_of_LokiQuando Ægir ebbe ottenuto finalmente il grande calderone, egli preparò la birra per il banchetto degli dèi. Tutti si recarono a quel convito: Odino con la sua sposa Frigg, Bragi con lðunn, Njörðr con Skaði. C’erano Freyr e Freyja, figli di Njörðr, poi Tyr, il dio monco, e Viðarr, figlio di Odino. Sif, moglie di Thor, era venuta da sola, poiché il suo sposo si trovava nelle regioni orientali. Molti altri Asi erano presenti, e così molti elfi. C’erano anche Byggvir e Beyla, servi di Freyr, e – purtroppo – anche il malvagio Loki. In quel luogo tutto era perfetto e una pace meravigliosa vi regnava: lo splendore dell’oro fungeva da luce del fuoco, la birra si mesceva da sé. Molti elogi furono dunque rivolti ai servitori di Ægir: costoro si chiamavano Fimafengr ed Eldir. A sentire quelle lodi Loki fu preso da grande invidia; per questo colpì Fimafengr e lo uccise. Gli dèi allora scossero gli scudi e inveirono contro di lui cacciandolo fuori nella boscaglia, poi di nuovo si sedettero a bere. Loki tuttavia volle tornare, ma incontrò Eldir sulla soglia. Allora domandò di che cosa stessero discorrendo gli dèi. Eldir rispose: «Essi parlano di armi e di guerra; nessuno di loro tuttavia ha pronunciato una sola parola in tuo favore». Loki disse di voler entrare per vedere la festa e seminare discordia, mescolando del male al loro idromele: inutilmente Eldir cercò di dissuaderlo. Entrò dunque Loki nella sala, e alla sua vista il silenzio calò gradatamente tra i convitati. Loki si fece avanti e chiese che gli fosse servito da bere; Bragi però rispose che a lui non sarebbe toccato un posto a quel banchetto. Di nuovo Loki non desistette e si rivolse a Odino ricordandogli un’antica promessa; Odino invitò dunque suo figlio Viðarr ad alzarsi e a mescergli da bere. Nello stesso tempo però pregò Loki di astenersi dalle ingiurie.

Quando ebbe da bere Loki brindò alla salute degli dèi: di tutti tranne uno – disse -, e alludeva a Bragi. Bragi comprese l’insulto, ma non voleva rovinare la pace degli dèi: per questo offrì a Loki doni preziosi purché tacesse. L’altro rispose con una nuova ingiuria, accusò Bragi di essere codardo in battaglia e lo sfidò a battersi. Bragi dunque s’accalorò contro di lui. Allora lðunn intervenne e inutilmente cercò di riportare la calma. Loki aveva in serbo ingiurie per tutti: rivolgendosi a lei con parole oltraggiose la tacciò d’essere una sgualdrina e d’avere giaciuto – addirittura – con l’uccisore di suo fratello. Ugualmente fece con Gefjun che voleva sedare la lite: anche lei – disse – aveva venduto il suo corpo per un gioiello.

Odino ordinò a Loki di tacere. Invano: l’ira aveva ormai infiammato gli animi ed essi si scambiarono gli insulti più pesanti. Loki imputò a Odino di avere mal giudicato nelle battaglie concedendo la vittoria a dei codardi; il peggio però fu quando essi a vicenda si accusarono di oscenità e di comportamento da invertiti. Frigg tentò di calmarli, ma non le furono risparmiate le ingiurie: Loki dapprima le rinfacciò d’aver giaciuto con i cognati Vili e Ve, poi addirittura giunse a vantarsi d’essere causa della morte di Baldr, il suo figlio adorato. A queste parole il furore degli Asi salì alle stelle e tutti si scagliarono contro quell’essere tanto malvagio. Ma egli a tutti continuò a muovere accuse pesanti e vergognose. A Freyja rimproverò la pratica della magia e la lussuria: ella – disse – aveva addirittura giaciuto con suo fratello. Né valsero a zittirlo nuove accuse di oscenità da parte di Njörðr: a lui Loki ricordò le nozze incestuose con la sorella; per di più lo tacciò d’esser stato un tempo zimbello delle figlie dei giganti, le quali – così disse – gli avevano persino urinato in bocca. Poi fu la volta di Tyr: egli si sentì rinfacciare la propria mutilazione; questa per Loki era un vanto, poiché il lupo Fenrir che aveva mozzato la mano del dio era per l’appunto suo figlio. Ma un altro figlio Loki affermò di avere, e disse di averlo generato proprio con la sposa di Tyr.

Allora Freyr s’adirò e proferì minacce: se non avesse taciuto, Loki avrebbe fatto la stessa fine di Fenrir, incatenato fino alla fine del mondo. Quello tuttavia continuò, ed era sempre più perfido e perverso. Disse che Freyr aveva comprato l’amore di Gerðr con l’oro e che da stolto, pur di ottenere che Skirnir la corteggiasse per lui, aveva ceduto la sua spada magica. Byggvir, servitore di Freyr, minacciò ora di fargli fare una brutta fine, ma, come c’era da attendersi, non fece altro che attirarsi una serie di oltraggi: fu tacciato d’essere meschino, scroccone e vile; di restare sempre attaccato alle orecchie di Freyr e di pigolare sotto la macina. E quando ribatté d’esser fiero d’occuparsi della birra degli dèi, non ebbe per risposta che un insulto di più: era persino incapace – così disse Loki – di suddividere il cibo fra gli uomini. A questo punto Heimdallr disse che Loki parlava in quel modo perché era del tutto ubriaco, ma l’altro ancora una volta fu pronto all’insulto: che tacesse, il guardiano degli dèi, e pensasse piuttosto al suo compito gravoso e detestabile. Una volta di più allora Loki fu minacciato: presto avrebbe fatto una brutta fine, legato dagli dèi su una roccia. Questo disse Skadi, sposa di Njörðr, ma per risposta Loki si vantò con lei d’aver per primo colpito a morte Þjazi, suo padre. Aggiunse anche che ella, benché ora mostrasse di detestarlo, lo aveva un tempo invitato nel suo letto.

Sif, moglie di Thor, voleva evitare la sua dose di ingiurie. Ella perciò si fece avanti, versò da bere a Loki e porgendogli il calice chiese di essere risparmiata dalle offese. Inutilmente: ella fu svergognata insieme alle altre dee. Loki le ricordò di essere stato il suo amante: persino a Thor dunque egli aveva messo le corna!

In quel momento Beyla, moglie di Byggvir, annunciò che proprio Thor stava finalmente ritornando: egli avrebbe davvero saputo ridurre al silenzio quell’essere immondo, commentò. Loki la zittì adirato, definendola senza ritegno, intrisa di disgrazia e per di più una garzona di stalla sporca di sterco. Subito dopo però dovette affrontare l’ira di Thor: nella sua ribalderia e ostinazione trovò ancora il coraggio di rinfacciargli la storia non proprio encomiabile del suo incontro con Skrymir, ma dinanzi alle minacce del dio che brandiva il possente martello preferì battere in ritirata. Prima di andarsene però si vantò con Ægir di avergli rovinato la festa. Poi si rifugiò nella cascata di Fránangr in forma di salmone. Là gli dèi lo catturarono e lo punirono gravemente per tutti i suoi misfatti, mettendolo in catene fino alla fine del mondo.

Fonti principali: Lokasenna; Skáldskaparmál di Snorri Sturluson.

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