Quando sentiamo parlare a vanvera di socialismo…mettiamo mano alla tastiera.

PinocchioLo spunto per intervenire in casa altrui l’ha fornito il portale “ComeDonChisciotte” proponendo una traduzione di un articolo apparso sul The Telegraph dal titolo: “La sinistra diventa incandescente se qualcuno le ricorda le radici socialiste del nazismo“.

L’articolo di per se non malvagio viene però criticato aspramente dal traduttore italiano con affermazioni perentorie del tipo: “socialismo e nazismo sono stati e continuano ad essere ben distinti e distanti”.

Era necessario dare una risposta chiara e inequivocabile che potrete trovare nei commenti all’articolo. Sarebbe il caso di leggere per intero l’intervento del traduttore per meglio comprendere la nostra risposta che comunque proponiamo di seguito.

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Vorremmo innanzitutto ringraziare il Sig. Franco per l’avviso ai naviganti che ha voluto solertemente diramare — attenti alla disinformazione! — per farlo immediatamente nostro.
Attenti, quindi, alla disinformazione!

Perché già nell’uso del termine nazismo, anziché nazionalsocialismo, vi è un sottile, ma abituale, occultamento della verità.

Se chiedeste a un commensale di passarvi una forca invece di una forchetta, come pensate vi guarderebbe? Quindi, sebbene l’etimologia ci dica che forchetta è il diminutivo di forca, è nell’uso comune che sono tra loro ben distanti. Così vale per la scelta del termine nazismo ove — come dice il sig. Franco “a sostegno di una tesi precostituita” — si viene a celare la parola “socialismo” nel nome storico dello N.S.D.A.P., NationalSOZIALISTISCHE Deutsche Arbeiterpartei [Partito NazionalSOCIALISTA Tedesco dei Lavoratori].

Se a ciò si fermasse il nostro commento sarebbe facile gioco tacciarci di pignoleria e, quindi, andiamo nell’essenza ovverosia ad affermazioni perentorie come “socialismo e nazismo sono stati e continuano ad essere ben distinti e distanti”.

Poiché anche noi non abbiamo “200 pagine a disposizione” e, soprattutto, “consapevoli che su quest’argomento sono stati scritti decine di libri” — tra i quali, immodestamente, spiccano per autenticità documentale i nostri! —, veniamo giusto a ricordare attraverso qualche citazione il senso socialista del “nazismo”. E iniziamo da una chiara attestazione.

«Socialisti e nient’altro che socialisti! Ciò per cui abbiamo tanto lottato e in modo così veemente, vale a dire il nostro voler essere socialisti e non accontentarci di essere nazionalisti o patriottici o populisti, è proprio quanto oggi rappresenta il nostro più grande motivo di orgoglio». Così scriveva Schwarz van Berk, caporedattore del quotidiano berlinese “Der Angriff ”[fonte: Socialismo tedesco al lavoro, editrice Thule Italia].

E se ci viene ricordato giustamente dal sig. Franco che “il primo embrione di stato sociale fu introdotto da Bismark e non perché fosse un socialista!”, allora noi rammentiamo la differenza tra sociale e socialismo con le parole di Goebbels nel suo “ABC del Nazionalsocialismo”:

«Qual è la differenza tra sociale e socialista? La retorica sociale vuole accordare alla parte oppressa del popolo dei diritti incompleti per paura, codardia, elemosina e carità; il Socialismo, invece, le dà i suoi pieni diritti, basandosi sulla giustizia e sulla necessità dello Stato». [Appendice a Michael, Joseph Goebbels, editrice Thule Italia].

Ne consegue che il sig. Franco a sua insaputa è d’accordo con Goebbels! Si può essere sociali senza essere socialisti!

E, come non citare le parole di Ludwig von Mises, non certo tacciabile di simpatie “naziste”, che così affermava nel 1951:

«La filosofia dei nazisti, cioè del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori tedeschi, è la più pura e maggiormente consistente manifestazione dello spirito anti-capitalistico e socialistico della nostra epoca».

Ci sottraiamo, invece, dalla dialettica a distanza tra il sig. Franco e il sig. Daniel Hannah poiché disinteressati dall’uso del concetto di socialismo pro domo sua. Il nostro compito si ferma lì dove si attinge dal passato dando soltanto ai Lettori la possibilità di conoscerlo. Altrimenti su false certezze si possono costruire le più bizzarre teorie.

Marco Linguardo

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