L’ordine cosmico è minacciato: Il viaggio di Thor presso il gigante Geirrøðr

Il viaggio di Thor presso il gigante Geirrøðr

La potenza divina di Thor è contenuta e concentrata negli utensili magici da lui posseduti: il martello Mjöllnir, i guanti di ferro, la cintura. Per questo il gigante Geirrøðr vuole affrontare il dio solo quando questi ne sia sprovvisto. Un soccorso magico fornirà tuttavia a Thor altri guanti e un ‘altra cintura. L’arma infuocata, corrispettiva nel mito al martello celeste, verrà a Thor dal gigante medesimo: solo nelle mani del dio del tuono e del fulmine, però, essa diverrà micidiale strumento di morte.

Wagner-Grimnismal-1-Geirrodhr_GrimnirUna volta Loki aveva preso il travestimento da falco di Frigg e se ne volava in giro per divertimento. Così volando qua e là era finito a curiosare nel recinto di un gigante di nome Geirrøðr. In quel luogo vide una grande sala, perciò si appollaiò su una finestra a sbirciare nell’interno. Ma il gigante voltandosi da quella parte lo vide e ordinò che fosse catturato e condotto da lui. Il servitore che doveva prenderlo però faticava ad arrivare sino a lui perché la parete era assai ripida e il falco si trovava molto in alto. Loki gongolava nel vedere che quello stentava tanto, perciò decise di farlo arrivare sino in cima e di volare via solo all’ultimo momento. Quando dunque il servitore di Geirrøðr tese le mani verso di lui, egli sbatté le ali per spiccare il volo e si diede lo slancio con le zampe: queste però gli erano ormai state afferrate.

L’uccello fu dunque portato dal gigante Geirrøðr. Costui lo guardò negli occhi e sospettò che non si trattasse di un animale quanto piuttosto di un essere umano; allora gli domandò chi fosse, ma Loki se ne rimase zitto. Geirrøðr lo chiuse a chiave in una cassa e lo lasciò tre mesi senza cibo; alla fine lo tirò fuori e questa volta Loki rivelò la propria identità. Per aver salva la vita tuttavia dovette promettere che avrebbe persuaso Thor a entrare nel recinto del gigante senza il martello né la cintura di forza.

Thor fu dunque indotto da Loki a questa pericolosa avventura e intraprese il viaggio. Lungo la strada fece sosta presso una gigantessa di nome Griðr e ottenne da lei asilo per la notte. Griðr era la madre del dio Viðarr detto il Silenzioso. Ella avvertì Thor e gli disse la verità riguardo a Geirrøðr: era un gigante assai sapiente e piuttosto difficile da trattare. Perciò Griðr prestò a Thor la propria cintura di forza e i guanti di ferro; inoltre gli diede anche il suo bastone magico che si chiamava Griðarvölr.

Thor si diresse dunque verso il recinto del gigante Geirrøðr. Lungo la strada giunse al fiume Vimur e si apprestò a guadarlo. Si cinse perciò la cintura, si appoggiò sul bastone e avanzò nella corrente impetuosa con Loki avvinghiato alla cintura. Quando fu giunto in mezzo al fiume, questo si ingrossò e si gonfiò, tanto che le onde si frangevano sulle spalle del dio. Allora Thor disse così:

«Non ti ingrossare ora Vimur,

poiché io desidero guadarti

verso i recinti dei giganti;

tu sai che se tu cresci,

allora si eleva la mia forza divina

fino all’altezza del cielo!»

Poi Thor alzò lo sguardo verso certe pareti rocciose e s’avvide che Gjálp, figlia di Geirrøðr, stava a cavalcioni sulle sponde del fiume e lo faceva ingrossare. Egli tirò su un grande masso e lo scagliò contro di lei esclamando: «Un fiume deve essere arginato alla sorgente!» né mancò il bersaglio a cui aveva mirato. In quel momento fu trascinato verso riva, si aggrappò a un sorbo selvatico e uscì dall’acqua. Per questo un proverbio definisce «il sorbo selvatico salvezza di Thor».

Quando Thor e con lui Loki giunsero dal gigante Geirrøðr, fu mostrata loro una stalla per capre che avrebbe dovuto essere il loro ricovero. Là c’era una sedia e Thor vi si accomodò. Subito però s’accorse che la sedia si sollevava sotto di lui, alzandosi verso il tetto. Egli allora puntò il bastone di Griðr contro le travi e si spinse giù. Ci fu un grande frastuono e un urlo violento. Le due figlie di Geirrøðr, Gjálp e Greip, erano finite sotto la sedia ed egli aveva spezzato loro la schiena.

Thor disse:

«Tutta la potenza ho usato una volta

nei recinti dei giganti

allorché Gjálp e Greip, figlie di Geirrøðr

volevano innalzarmi al cielo».

Geirrøðr invitò Thor nella sala per fare dei giochi. Lungo le pareti v’erano grandi fuochi. Quando Thor entrò e si fece incontro a Geirrøðr, questi con le tenaglie prese un pezzo di ferro rovente e glielo gettò addosso. Thor però lo afferrò con i guanti di ferro e lo sollevò. Il gigante balzò dietro una colonna di ferro per ripararsi, ma Thor gettò il ferro rovente che passò attraverso la colonna, attraverso Geirrøðr e attraverso la parete e si conficcò nel terreno.

Quella fu la fine del gigante e delle sue figlie.

Fonti principali: Þórsdrápa di Eilifr Goðrúnarson; Edda Kuhn pp. 317-8.

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