Antieuropa 1931 – seconda parte

prima parte

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Fede in Roma

Da anni, nella Germania cattolica, per reagire alle esagerazioni di opposte concezioni, vi è una vivace discussione sulla romanità della Civiltà Occidentale in generale, e in particolare intorno al senso, al significato, al contenuto della romanità della Chiesa. Nella rivista Hochland (giugno 1931) che l’anno scorso aveva pubblicato, in un articolo di G.S. Huber, una concezione del tutto diversa, recisamente in contrasto con quella della romanità della Chiesa, promossa specialmente da G. Moenius e dal conte Gonzague de Reynold,apparve un articolo obbiettivo e profondo di Albert Bieler su questo argomento. Possiamo solo accennarvi, limitandoci a dire ciò che non si intende per romanità.

Se il carattere romano della Civiltà Occidentale e della Chiesa cattolica viene effettuato ciò non vuol dire che solo le nazioni latine siano veramente occidentali e che forse i germani, tanquam advenae, siano occidentali di seconda categoria. Dio ce ne scampi! Non significa nemmeno che le nazioni non latine dell’Occidente debbano prendere a modello, sotto ogni riguardo, i latini. No, ogni popolo porta in sé i suoi proprii valori, che deve sviluppare, se vuole realizzare il meglio di sé e compiere anche la missione provvidenziale che ha verso l’umanità. La latinità ha dei valori che mancano al germanesimo e viceversa; ognuna delle grandi razze di civiltà occidentale (vorrei porre questo concetto storico-spirituale accanto a quello naturalistico delle razze di sangue) può imparare dall’altra i propri limiti. L’armonia dei popoli crea l’Occidente. Poiché proprio la ricchezza e la molteplicità dei suoi elementi etnici forma il singolare vantaggio, la forza e la vastità di dilatazione della nostra Civiltà Occidentale. I Germani devono rimanere buoni e veri germani: con ciò servono nel miglior modo all’intiero Occidente. L’anima tedesca deve rimanere tedesca. Ma per ciò, gli esagerati ed esagitati pensatori del nazionalismo nostrano pretendono che essa si erga in contrasto contro la latinità e la mentalità occidentale? Io non lo penso. Il latino sta accanto al germanico, e l’Occidentale, simbolizzato in Roma e da Roma, è comprensivo e insieme più vasto dei due.

L’idea di Roma è ancora più ampia dell’Occidente. Se la Cina diventasse cristiana, non avrebbe bisogno di occidentalizzarsi spiritualmente. Sarebbe anzi un guaio se tentasse di farlo. E tuttavia ugualmente si inserirebbe nella grande associazione spirituale di popoli il cui simbolo è Roma.

Sul carattere provvidenziale della missione di Roma possiamo anche discutere; ma di fatto, Roma sentì questa missione, e noi dobbiamo riconoscerla ed accettarla.

L’unità culturale dell’Occidente

Si penserà che io sinora abbia parlato troppo da cattolico: l’ho fatto consapevolmente e con intenzione. Io non indirizzo queste parole soltanto ai nazionalsocialisti che forse non le capiranno, perché essi, abbandonando l’idea di una lega spirituale, cessano di essere figli di un occidente creato dalla Roma cristiana, unica e insostituibile.

La Civiltà Occidentale, come unità specialmente dei popoli latini e germanici, fu creata dal cristianesimo, dalla Chiesa, che trovò nell’Impero Romano una felice posizione universale. Solo questa edificò i ponti tra nord e sud e creò dal mondo latino e germanico l’unità culturale dell’Occidentale. E senza la Chiesa cattolica, l’antica civiltà e le tradizioni politico-spirituali dell’antica Roma forse non significherebbero nulla, o ben poco, per il germanesimo. Senza il cristianesimo i tesori spirituali degli antichi sarebbero solo un bene culturale tra altri beni culturali.

Esposti in tale forma i nostri ragionamenti sono persuasivi solo per un cattolico. Solo ad un cattolico è pienamente comprensibile che chiunque si ponga contro la Chiesa, cioè contro i valori vitali, morali e spirituali incorporati nella Chiesa, diventa anche un nemico della Civiltà Occidentale.

Il razzismo concezione materialista

Non sarebbe infatti difficile dimostrare che il nazionalsocialismo tedesco è una eresia culturale, quindi un pericolo per l’Occidente. L’Occidente può essere solo cristiano. Si tolga alla nostra civiltà il cristianesimo, e le sue fondamenta crollano; tutto precipita: ne sarebbe certa conseguenza la nuda barbarie in questa o quella forma. Solo un Occidente cristiano è protetto dal pericolo di venir soffocato da Mosca o dall’America. Il Fascismo italiano ha riconosciuto ciò chiaramente. Si volge quindi non solo con le parole, ma coi fatti, al cristianesimo e precisamente al cattolicesimo.

Ma qual è la religione dei nazionalsocialisti? La fede eretica nel sangue, il misticismo di razza. I nazionalsocialisti sono non solo eretici in fatto di cultura, ma anche eretici nei riguardi della religione. La loro concezione del mondo è paganesimo nella forma più spiccata. Che cosa importa, di fronte alle molte, chiare e inconfondibili dichiarazioni degli scritti programmatici degli hitleriani, la scucita professione di un cristanesimo positivo inclusa fra le proposizioni del partito? È lungi da me il pensiero di negare ai nazionalsocialisti la buona fede e la nobile convinzione. Ho anche piena comprensione del concetto di razza e della grande attualità della questione di razza nella nostra epoca. Che la comprensione per la questione di razza, sempre più diffusa in Germania, non sia un monopolio dei nazionalsocialisti, è provato dal fatto che, di recente, il mio articolo «Razze e questione di razza nella Germania attuale» (in cui ho consentito largamente con gli insegnamenti della odierna dottrina sulla razza ed ho anche trattato con grande simpatia la concezione storico-biologica della razza) ha trovato accoglienza nel numero unico, dedicato al nazionalsocialismo, della Allgemeine Rundschau, rivista certo non favorevole a Hitler.

Si deve e si può riconoscere, senza alcuna riserva, il lato positivo delle dottrine dei nazionalsocialisti. Comprendo molto bene la lotta dei pensatori che fiancheggiano il nazionalsocialismo proprio per salvare, mediante il concetto dell’educazione della razza, anche in un mondo senza Dio, il sentimento, il valore e la profondità della vita. Dagli scritti dei pensatori considerati – non dobbiamo qui indagare se a ragione o a torto – quali padri spirituali del nazionalsocialismo, come anche dagli scritti di coloro che stanno ad essi immediatamente vicini, si rivela una profonda serietà di costumi, una sincera reazione ad un mondo diventato indegno e rammollito, una decisa volontà di mantenere e di affermare i valori dell’onore e una virilità pura; a tutto ciò non si deve né si può negare stima.

Ma la discussione non è su questo. Non si discute nemmeno quanto l’onorabilità e la dignità degli uomini siano nella realtà tenute in valore dai nazionalsocialisti. Si tratta della maniera come i nazionalsocialisti concepiscono il mondo; la quale non è fede nello spirito, ma fanatismo per il sangue e la razza. Come abbiamo già detto, noi riconosciamo l’alto valore dei legami del sangue e di ciò che è condizionato dalla razza; ma il concetto di razza diventa eresia se la razza viene considerata come perno, se lo spirito viene considerato come una pura funzione del sangue. La razza è la cosa più importante per coloro che la divinizzano; ogni altra cosa, religione, moralità, diritto, concezione dell’onore, mentalità sociale e culturale, sono qualcosa di diverso dalla razza. Non vi è un valore umano uguale per tutti, nella concezione nazionalsocialista. Tra le varie razze non vi è possibilità di comprensione. La razza nobile è la razza nordica, la quale trova la sua pura espressione nel germanesimo, in quanto questo è esente da mescolanze di sangue straniero. Ogni altra razza, anche mediterranea, è, paragonata alla nordica, come una imperfetta manifestazione della umanità, sta su scalini più bassi

dello sviluppo biologico, scalini che dalla razza nordica sono stati già superati. I figli della razza mediterranea non dovrebbero mai dimenticare questa mentalità dei nazionalsocialisti, e di raffrontarla ai ripetuti tentativi di affiatamento con l’Italia Fascista.

La razza nordica è pei nazionalsocialisti la vera creatrice di civiltà. Tutte le altre non sono veramente creatrici; le supreme espressioni dello spirito umano di ogni tempo sono quindi manifestazioni dell’anima nordica. Soltanto la questione della razza dà la vera chiave per comprendere la storia mondiale. In essa è il nòcciolo della concezione storico-antropologica nazionalsocialista.

Noi concediamo che i rapporti e le determinazioni di razza non furono visti, o almeno furon troppo poco considerati, nel passato, dagli studi storici. La questione della razza, il crescere e il diminuire di determinati elementi delle razze di ugual sangue, l’alta e la bassa marea delle ondate di razza, sono una chiave per la comprensione della storia mondiale, la quale non può essere perfettamente compresa da colui che trascuri questo punto centrale. Ma la razza non è l’unica chiave. La validità del concetto di razza è discreditato dalle smisurate esagerazioni cui i suoi troppi entusiasti rappresentanti si lasciarono andare. La concezione storico-antropologica non è nemmeno, come i suoi rappresentanti volentieri dichiarano, il superamento della concezione materialistica della storia; ad ogni modo essa contrappone di nuovo, alla non spiritualità della piatta concezione materialistico-marxistica della storia, e nel punto centrale, l’uomo vivo; questo è il merito, che non le si può disconoscere. Non è più forza creatrice e apportatrice di storia, il morto macchinismo meccanico dei rapporti economici, ma l’uomo vivo di carne e di ossa. Nemmeno essa, però, scorge l’uomo intero; epperò contrappone al materialismo dell’interpretazione meccanica della storia, un altro materialismo, più fine e più profondo, ma che è pur sempre, e soltanto, un materialismo. Accanto al materialismo piatto e meccanico abbiamo così un altro stato specifico del materialismo, un «materialismo organico» che si orienta verso la biologia e l’antropologia. Nessun materialismo però tiene conto della piena realtà storica e culturale, ciò che al contrario è in grado di far solo una concezione spiritualistica della storia e della civiltà, nel cui interno sia ampio posto per la comprensione di tutti i fattori operanti m questo eterno movimento dei popoli.

L’anticristianità del nazionalsocialismo

Orgoglio pagano di razza, ecco in ultima analisi la concezione del mondo del nazionalsocialismo. Non legame di popoli sotto il dominio della religione della Croce, che è dominio di amore, ma orgoglio di razza, odio di razza. Il voluminoso libro del Rosenberg, direttore dell’organo ufficiale del partito, è carico di incredibili offese al cristianesimo. Il primo cristianesimo, per Rosenberg, non è che un prodotto della melma dei popoli siriaco-romani (quanto sia ciò lusinghiero per i romani e i latini è inutile dire!). La fede nella razza per Rosenberg (la sua opera: Il Mito del XX Secolo non è solo il suo credo privato, ma ispira tutta l’ideologia partigiana degli hitleriani), è la visione del mondo in un tempo futuro che supererà il cristianesimo! Per gli insegnamenti della religione cristiana egli ha soltanto parole di assoluta incomprensione. Per esempio: il «sentimento del peccato è necessario compagno dell’imbastardimento fisico» {Mythos, p. 73) e così continua finché infine il Papa viene rappresentato come stregone e medicin-man, personificazione moderna della magia superstiziosa dell’antico mediterraneo. (Sia detto in parentesi che questo partito per tutto ciò che è mediterraneo ha solo ripugnanza e disprezzo).

Non vi si può essere alcun dubbio sull’ostilità del nazionalsocialismo verso il cristianesimo. Anche i Vescovi della Germania hanno condannato all’unanimità il nazionalsocialismo e proibito ai cattolici di iscriversi a quel partito. Giudicare quali elementi si volgano in Germania contro il cristianesimo non spetta infine ai nazionalsocialisti, ma ai rappresentanti del cristianesimo. I pastori della Chiesa cattolica hanno parlato abbastanza chiaramente, così che per un cattolico non vi può essere più alcun dubbio, in specie se egli vede quale fiume di fango viene, dalla stampa nazionalsocialista, versato sui vescovi, i quali hanno compiuto unicamente il loro dovere di pastori.

Invero, è esatto che anche tra i nazionalsocialisti vi sono elementi più misurati, ma non la loro mentalità è decisiva, sebbene quella dei capi-partito ufficiali. Non solo Rosenberg, il quale da alcuni nazionalsocialisti più tranquilli è considerato l’enfant terrible del partito, ma anche lo stesso Hitler pronunciò parole che devono fare molto meditare. La frase pronunciata da Hitler all’adunanza dei capi in Weimar: «Se io sarò giunto al potere, la Chiesa cattolica in Germania non avrà da ridere; ma per raggiungere il potere non posso fare a meno dell’aiuto di essa», non è stata affatto rinnegata o ritrattata, così che noi la possiamo considerare come espressione della posizione di Hitler verso la Chiesa. Ciò andrebbe d’accordo con i precedenti spirituali di Hitler che hanno origine nel movimento austrogermanico del «Los-von-Rom».

Anche nei circoli protestanti di fede positiva si avverte chiaramente il carattere ostile al cristianesimo del moto Hitleriano, anche se alcuni circoli del protestantesimo simpatizzino con il nazionalsocialismo. Ma protestanti credenti in Cristo si dolgono che i legittimi rappresentanti della Chiesa Evangelica non abbiano assunto finora una posizione altrettanto chiara come i Vescovi cattolici, e a testimonianza basta leggere un articolo, «Chiesa e nazionalsocialismo», del protestante Helmut von Gerlach, nel numero 96 del Generalzeiger di Dortmund, culminante nella conclusione: «La Chiesa cattolica è ancora una volta assai più astuta della sua sorella protestante». E così non si può disconoscere che vi è anche un clero protestante che aderisce al punto di vista del Gerlach.

La lotta della Chiesa cattolica contro il nazionalsocialismo è lontana dall’avere l’effetto di porre un nuovo cuneo tra cattolici e protestanti tedeschi: al contrario, nella comune difesa contro il comune nemico, – paganesimo nazionalsocialista, – cattolici e protestanti conservatori, di cui in Germania si hanno ancora abbastanza rappresentanti, si ritrovano fraternamente uniti.

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