Antieuropa 1931 – terza e ultima parte

seconda parte

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Una nuova trinità

Nel programma ufficiale ed «immutabile» del partito nazionalsocialista si legge testualmente (art. 24) : «noi chiediamo la libertà di tutte le confessioni religiose nello Stato, purché non ne mettano in pericolo l’esistenza o urtino contro il sentimento morale della razza germanica». Io credo che qui la maschera sia caduta in modo abbastanza evidente. Che il cristianesimo, secondo la concezione dei capi nazionalsocialisti, urti contro il sentimento morale della razza germanica, non vi è dubbio: è detto chiarissimamente. Sull’uso di questo passo del programma hitleriano, se i suoi creatori giungeranno al potere, non si possono aver dubbi. Rosenberg infierirebbe contro la Chiesa come Nerone o Calles, e che ne abbia voglia ce lo dice senza riserve il suo libro.

In un altro passo, si mostra ancora più chiaramente ciò che il malaugurato articolo afferma. G. Feder scrive nel suo commentario al programma riconosciuto del partito: «Tutte le questioni, speranze e desideri, intorno al problema se il popolo tedesco potrà trovare una nuova forma della sua intuizione ed esperienza di Dio, non sono qui considerate». Nell’edizione precedente si diceva ancora di più: «Certamente, anche il popolo tedesco troverà una forma per la sua intuizione ed esperienza di Dio, come richiede il componente nordico del suo sangue. Certamente allora la trinità di sangue, di fede, di stato sarà perfetta». Si osservi questa raccapricciante bestemmia! Non dovrebbe essere difficile indovinare il motivo per cui è stato mutato questo passo tanto chiaro, contro il quale si battevano seguaci del nazionalsocialismo, più credenti che intelligenti, illusi di potere fondere cristianesimo e nazionalsocialismo.

In nome del sentimento morale della razza germanica sono giustificabili tutte le oppressioni della coscienza, tutti gli asservimenti di coloro che pensano diversamente? Per un Kulturkampf è infine irrilevante se esso avviene sotto l’insegna della stella sovietica o della croce uncinata.

Wotanismo spirituale

Avevo io tanto torto di affermare, nella lettera aperta ad Asvero Gravelli, che nella ideologia degli hitleriani il cupo misticismo del paganesimo germanico festeggia la sua resurrezione? L’antico Wotan non si aggira solo là dove un paio di professori esaltati si radunano per invocare Walvater su un monte solitario, in una forma che essi ritengono dell’antica Germania. Tale wotanismo è relativamente innocente.

Nessuno ha sostenuto che i nazionalsocialisti riandassero nei boschi per offrire sacrifici di cavalli agli antichi dei pagani. Ma questo non importa, bensì il misticismo pagano, e la deificazione anticristiana del sangue e della razza sono il sintomo interessante.

Rosenberg e i suoi seguaci non parlano abbastanza chiaramente, quando affermano la bancarotta del cristianesimo; quando dichiarano lo stesso cristianesimo una religione bastarda inferiore, e non solo giocano col concetto di una nuova religione germanica creata dal sangue, ma lo pongono come base del rinnovamento del popolo tedesco? Io so che una gioventù pervasa da sentimenti ideali, che nella politica giornaliera della Germania non riesce a scoprire un alto slancio, una idea entusiasmante, affluisce in schiere sotto le bandiere nazionalsocialiste. Ma i seduttori di tale idealismo ne abusano per spingere innanzi il loro anticristianesimo. Questi peccati contro l’idealismo fiducioso della gioventù tedesca sono anche una colpa. Non pane fu offerto a questa gioventù, ma pietre. E questo non è un delitto solo contro l’idealismo della gioventù tedesca, ma anche rispetto a tutto l’Occidente, particolarmente oggi che il bolscevismo batte alle porte dell’Europa per gettare il seme della discordia tra il popolo tedesco, il quale ora più che mai abbisogna di unità e di concordia.

Inoltre, tutta la condotta pratica dei nazionalsocialisti desta forti preoccupazioni sulla nobiltà dei loro sentimenti. Il modo di combattere degli hitleriani non è quello di uomini sinceri, i quali apprezzino anche l’onore e la dignità altrui e sappiano stimare l’avversario, né purtroppo essi si distinguono, sotto questo riguardo, dai comunisti.

Tra Fascismo e nazionalsocialismo non vi sono ponti

Ciò che sia in realtà il nazionalsocialismo tedesco è dimostrato da un raffronto col Fascismo italiano. Per il Fascismo, che ha assunto posizione amichevole verso la Chiesa, ponendo termine alla triste èra del contrasto tra Chiesa e Stato, vi è nei circoli cristiani positivi della Germania la più sincera e calda simpatia. L’ingegno politico di Mussolini riconobbe chiaramente che l’Italia può essere veramente grande e potente anche in quanto è Stato cristiano: e ne trasse le conseguenze. Anche se non mancarono nel suo paese gli strilli dei piccoli diffamatori, Mussolini non si fece sviare dalla strada retta.

Hitler invece scrive nel suo libro Mein Kampf: «Il singolo deve oggi constatare con dolore che nel mondo antico, molto più libero, coll’apparire del cristianesimo è apparso anche il primo terrore spirituale, e non potrà contestare il fatto, che il mondo da allora è oppresso e dominato da questa costrizione, e che un’imposizione si rompe con un’altra, il terrore solo col terrore. Solo allora può costituirsi un nuovo Stato» (Hitler, Mein Kampf, p. 506).

Mentre l’Italia fascista conclude un Concordato che assicura alla religione una posizione di giusto privilegio in tutta la vita pubblica, l’hitlerismo rifiuta, per principio, ogni concordato. Nella Dieta Prussiana, il deputato nazionalsocialista W. Kube motivò il rifiuto al concordato da parte dei nazionalsocialisti in questi termini: «Noi nazionalsocialisti respingiamo ogni trattato con la Chiesa per principio, poiché riteniamo che le questioni dell’educazione cristiana e della formazione della vita ecclesiastica siano in ultima analisi una questione della legislazione statale». D’accordo coi comunisti, essi anche nel Reichstag hanno votato per la proposta comunista, che Berlino abolisse colla forza il concordato bavarese e il Reich vietasse alla Prussia la conclusione di un concordato.

Mussolini fa porre dallo Stato il Crocefisso nelle Scuole e nei Tribunali. Sotto l’insegna del Fascismo fu rimessa la Croce sul Campidoglio della Città Eterna. Per Rosenberg (Mythus, p. 577) la Croce cristiana è «una immagine che ci ricorda il crollo di ogni forza e attraverso la rappresentazione del dolore ci opprime e deprime, come vogliono le chiese avide di dominio». Della croce uncinata, invece, simbolo del paganesimo germanico risorto, si dice essere «la chiave per la liberazione dell’uomo nella conquista del suo proprio Io più profondo» (Mythus, p. 646).

E ciò può bastare. Soltanto i loro tentativi di celare la verità possono eventualmente spiegare l’interesse e forse il desiderio da parte dei nazionalsocialisti di spianare il profondo contrasto esistente fra essi e il Fascismo italiano. Ma mentre il Fascismo si sente propugnatore dell’Occidentalismo, l’hitlerismo è il preparatore di un nuovo paganesimo germanico; e mentre il Fascismo approva la vera, pura e cristiana Roma, la stessa Roma viene dai nazionalsocialisti odiata e combattuta. Il mondo dei fascisti italiani e quello dei nazionalsocialisti sono diversi ed opposti, nessun ponte può essere tra loro, l’abisso rimarrà profondo ed invalicabile.

I punti di contatto tra Fascismo italiano e hitlerismo sono solo esteriori: l’abolizione della democrazia parlamentare; l’atteggiamento antimarxista (l’antimarxismo degli hitleriani è un capitolo a sé, il programma sociale degli hitleriani mostra dei singoli punti che suonano bolscevicamente; benché il partito si spacci come protettore della proprietà privata per riguardo ai seguaci borghesi); l’idea di uno Stato Corporativo (presso gli hitleriani, ancora assai poco chiara e vaga). Ciò è tutto.

Sulle basi filosofiche del nazionalsocialismo tedesco crediamo di aver detto abbastanza. Se gli italiani si stupiscono della esacerbazione con cui in Germania si combatte il nazionalsocialismo, devono pensare che per un cristiano credente, sia cattolico, sia protestante, non vi è alcun punto di contatto con gli hitleriani. La vittoria del nazionalsocialismo sarebbe di un nuovo Kulturkampf, significherebbe la prima tappa di una nuova estirpazione del cristianesimo in Germania. Il nazionalsocialismo e il bolscevismo sono infine due casi speciali di un medesimo pericolo mondiale anticristiano.

Le ragioni del successo nazionalsocialista

Ci si domanderà: come fu possibile il successo del nazionalsocialismo in Germania? Le ragioni sono molte. La corsa verso il nazionalsocialismo è stata per moltissimi unicamente un atto di disperazione spirituale. Si pensi infine alla pressione politica estera che grava sulla Germania. Una scappatoia dalla miseria economica, effetto della guerra mondiale e delle sue conseguenze immediate, non si intravvede ancora. I rapporti del popolo tedesco con i suoi nemici vengono resi più difficili da un monte di fraintesi; così molti casi di mancanza di tatto e di senno da entrambe le parti (non si può dichiarare gli uni interamente colpevoli e gli altri innocenti, o viceversa) di incomprensioni reciproche ruppero, per così dire, tutti i ponti. Chi ne soffriva era il popolo tedesco, che doveva e deve sopportare gravi pesi economici. Si aggiunga che anche in Germania qualche volta si manifestarono evidenti le debolezze del sistema parlamentare. Interi strati sociali della borghesia indipendente minacciano di sprofondare, e lo Stato che dovrebbe salvarli è inefficace. Che cosa di strano se questi strati della borghesia minacciati nella loro esistenza tendano verso il maggiore radicalismo? Lo sfruttatore di tutta questa disperazione è il nazionalsocialismo che, almeno per ora, non ha obblighi di mostrare di essere appunto in grado di recare aiuto.

Però tutto ciò non spiegherebbe perché quel movimento che innanzi tutto non è tanto politico quanto una nuova concezione del mondo, una nuova religione eretica, ha potuto suscitare onde tanto potenti. Per capire questo si deve pensare al terribile sradicamento religioso. Anzitutto fra i giovani ve ne sono molti che stanno al di fuori di ogni credo religioso e che tuttavia con il sano idealismo giovanile tendono verso un ideale entusiasmante, verso un nuovo pensiero basilare che sostenga tutta la vita e serva da stella polare a gni azione, speranza e desiderio. Anche Rosenberg conosce bene questa aspirazione di un popolo che attende, e per questi uomini, i quali non hanno vista ancora la luce degli astri antichi del cristianesimo, creò il suo nuovo mito, il mito del sangue e della razza.

Questa concezione non è proprio inattuale: si chiede solo per chi sia di attualità. Certo non per noi cristiani.

Noi possiamo quindi comprendere ed afferrare assai bene il mondo spirituale dei capi e dei seguaci del nazionalsocialismo. E possiamo sentire anche una certa simpatia per ciò che da loro si attua in una nobile lotta. Ma non possiamo assolutamente dimenticare che il loro mondo non è il nostro. Uomo o Dio, questa è l’ultima alternativa. Gli annunciatori del concetto radicale di sangue e di razza conoscono appunto solo il cosmos atheos, il cui perno è l’uomo. Così divinizzano il sangue e lo Stato: ma il vero Dio è nascosto per loro.

Risposta a Rosenberg

Vorrei toccare brevemente alcuni punti delle repliche giustificatone dei nazionalsocialisti che furono stampate come risposte alla mia lettera aperta in Antieuropei. Lo faccio tanto più volentieri in quanto con esse si confermano integralmente le mie accuse. Il lettore italiano che le ha lette attentamente, avrà già notato che io non ho giudicato troppo aspramente.

Il Sig. Rosenberg, sulla cui posizione filosofica ho già parlato, si impunta sul nome a me dato di «latino di Germania». Sono nella felice condizione di poter rispondere che non io ho creato per me questo appellativo, ma che con questo titolo onorifico, in occasione del mio primo ampio scritto apparso su Antieuropei, fui salutato da Asvero Gravelli e presentato ai lettori della sua rivista. Gravelli volle esprimermi la sua riconoscenza per l’amore e la comprensione che io apportai all’essenza e alla spiritualità latina. E anche dopo il caritatevole commento che il Sig. Rosenberg allaccia a questo titolo, sostengo di non doverlo disprezzare affatto, poiché la coscienza della propria specie germanica e il riconoscimento orgoglioso dei valori spirituali che i migliori tra il popolo tedesco crearono, per esempio l’entusiasmo e l’amore per il fiore miracoloso del romanticismo tedesco che in nessun paese occidentale fiorì come in Germania, non sono secondo me, impedimento all’amore per la specie e la civiltà latina, le differenze, non sono, non debbono esser contrasti. E un non senso porre un’alternativa latino-germanica: non si tratta di aut-aut, ma et-et. Anche il tedesco che apporta al mondo latino la più grande e calda simpatia può tener alto il suo germanesimo e sentirne l’orgoglio.

Proprio da tedesco cristiano, che sa bene apprezzare quali valori il nordeuropa abbia ricevuti e possa ancora ricevere dalla civiltà latino-mediterranea dischiudendosi a questi influssi, non avevo né ho motivo di protestare se un capo italiano mi chiama «latino di Germania»: germanesimo e amore per la latinità, secondo me, possono ben fondersi. Se il Sig. Rosenberg non lo può né lo vuole, o ritiene ambedue inconciliabili, è affar suo. Ma agli italiani non dovrebbe essere difficile decidere quale giudizio in questa questione pesi di più.

Sperabilmente con questa polemica in Antieuropa a molti in Italia si apriranno gli occhi, cosicché minor dubbio sarà sul vero aspetto degli hitleriani, di quegli hitleriani che in questi ultimi tempi sempre più aspirano all’amicizia italiana, ingannando purtroppo anche alcuni italiani troppo fiduciosi, i quali non vedono le cose da vicino e non possono quindi formarsi un giudizio chiaro su ciò che l’hitlerismo è in realtà. Che il Signor Rosenberg adesso porti sul tappeto, in questa forma, il «latino di Germania» è unicamente testimonianza caratteristica del modo di combattere nazionalsocialista. Gli hitleriani infatti amano indicare chiunque non divida le loro idee come rinnegato senza patria e traditore del germanesimo.

Nel suo nervosismo il Sig. Rosenberg non si accorge che nella sua polemica si insinua una contraddizione proprio divertente. Mentre egli in un punto (p. 1809) scrive che H. Moenius e i collaboratori della Allgemeine Rundschau furono disprezzati dai cattolici per bene (what is that?), in un altro punto della stessa replica scrive che l’attività di costoro viene invece appoggiata con tutti i mezzi.

Del resto, posso risparmiarmi di entrare più addentro nei poco chiari e poco oggettivi ragionamenti del Sig. Rosenberg. Il tono del Sig. Rosenberg è tale da darmene poco desiderio. Dall’uso di espressioni come «anpôbeln» ecc., in genere si deduce uno scarso senso cavalleresco.

Interessante è solo il consiglio di trasportare il mio domicilio in Italia. Come adoratore del grande poeta tedesco Hoelderlin, posso dedurne che lo Stato avvenire nazionalsocialista condannerebbe questo entusiasta adoratore della civiltà ellenica alla deportazione in Grecia.

Risposta a Jelusich

La replica di Mirko Jelusich, come quella del prof. Wundt, si distingue, per il tono generale simpatico, da quella del Sig. Rosenberg. Con un tale avversario si può ancora discutere. In questo caso posso limitarmi a poche parole. Jelusich manovra principalmente sulla differenza fra le parole: «westlich», «abendlaendisch» e «Occidente». Che i concetti di «abendlaendisch» e «westlich» non si possano identificare, l’ammetto senz’altro. I lettori dei miei lavori precedenti su Antieuropei lo sanno di già. Ho salutato proprio nel Fascismo il superatore della democrazia occidentale, troppo occidentale, di fede parlamentaristica!

A Mirko Jelusich può bastare la seguente dichiarazione: io ho scritto la lettera aperta non in tedesco, ma in italiano. La traduzione tedesca non è mia. Non mi si è mostrata prima della pubblicazione. Altrimenti non solo avrei corretto l’una o l’altra inesattezza che non rendeva con precisione i miei pensieri, ma avrei eliminato la malaugurata molteplicità di quelle espressioni, che per il critico, il quale si riferisce solo alla tradizione tedesca, sono causa di confusione.

Risposta a Stark

Maggiore divertimento mi ha procurato la risposta del Professor Stark. Dunque nemmeno i premi Nöbel proteggono dagli errori. Non avevo ancor saputo che i «partiti clericali tedeschi che adesso hanno il potere nel Governo del Reich perseguono lo scopo di fondare un gruppo di Stati dell’Europa Centrale sotto la direzione cattolico-clericale e sotto l’egemonia politica e militare della Francia e della Polonia». Mi ha divertito l’accenno benevolo, paterno e professorale alla parte che spetterebbe all’Italia Fascista di fronte ad una tele Europa Centrale. Ai fascisti, che hanno letto ciò, di certo è accaduto di dover ridere.

Potremmo chiudere con questa risata, se la questione non avesse un altro aspetto più serio: appunto quei signori gesticolanti in maniera tanto terribilmente patriottica e conservatrice dello Stato, sognano a voce alta e pubblicamente un’alleanza militare con lo Stato sovietico-bolscevico che deve aiutare la Germania, nell’avvenire, a dividere nuovamente la Polonia. Non è strano che i «partiti clericali tedeschi dominanti in Germania» abbiano giudicato tali sogni di un futuro hitleriano per ciò che essi sono: cioè per pura fantasia.

Del resto, finora ho considerato sempre i nazionalsocialisti come troppo intelligenti perché attingessero il loro patrimonio di idee alle opere del Conte di Hoensbroech e alla corrispondenza antiultra-montana. Purtroppo devo notare che vi sono dei nazionalsocialisti che fanno apparire come mal posto perfino questo rispetto.

Infine, per ogni cattolico tedesco è addirittura commovente di vedere quanto il protestante Stark si preoccupi del rispetto morale verso la Chiesa cattolica, e per i suoi Vescovi, tanto sedotti dai politici del Centro. Può darsi che egli riceva in tempo un breve laudativum dal Vaticano, in compenso al suo grido di allarme che «il rispetto per la Chiesa Cattolica sia messo in pericolo sempre di più», per l’abuso che del suo nome fanno, nel loro particolare interesse politico, i partiti clericali.

Risposta a Sondermann

Il Sig. Sondermann, con il Sig. Rosenberg, è forse il più acceso dei miei contradittori. Già sopra ho detto, per Rosenberg, quello che occorreva dire riguardo al «latino di Germania», contro cui si impunta anche il Signor Sondermann. Benché la genesi di questo aggettivo sia già stata sufficientemente illustrata da me, posso essere certo che «il latino di Germania» sarà sempre chiamato in causa quando io dirò qualche cosa contro il nazionalsocialismo.

Il linguaggio del Sig. Sondermann è abbastanza chiaro, almeno per un cattolico tedesco. Non potevo augurarmi una prova più schiacciante di quella fornitami dal Sig. Sondermann, circa l’ostilità contro Roma, affermata da me, del «movimento di libertà in Germania» come Sondermann lo chiama eufemisticamente. Alla fine delle sue dichiarazioni il Sig. Sondermann attesta letteralmente:

«Una qualsiasi pretesa di Roma sopra l’uomo tedesco provocherà la sua volontà di resistenza: dunque: o spazio o lotta!».

Ringrazio il Sig. Sondermann di questo bellissimo smascheramento che veramente non mi aspettavo! Ora abbiamo sentito come stanno le cose: e noi scegliamo la lotta!

Credo di aver messo in rilievo in modo convincente che lo hitlerismo non rappresenta nessuna forza conservatrice o creatrice, ma una forza della dissoluzione e della distruzione. Esso è – la bona fides di qualche suo seguace non toglie a questo fatto di essere vero – un movimento anticristiano, una nuova religione di setta, che semina discordia nel popolo tedesco.

L’ora attuale, in cui il bolscevismo e la barbarie bussano alle porte dell’Occidente, è troppo seria per farci stordire da tali dottrine eretiche. L’ora è troppo seria per permettere ad uno dei popoli occidentali più grandi e più gloriosi, e che abita nel cuore dell’Europa, di perdere il suo tempo con tali infatuazioni ideologiche e infantilismi politici. Il popolo del cuore d’Europa ha ben altri compiti che non di essere un cuneo nel mez2o del continente, ciò che sarebbe se le idee di un Rosenberg un giorno avessero il sopravvento in Germania.

Il poter abitare nel cuore dell’Europa non crea tanto un diritto quanto un dovere: una responsabilità di fronte all’intero Occidente.

La soluzione dell’ora attuale non può essere un nazionalismo microcefalico, ma una politica europea e occidentale di lunga portata. Non è lecito al fanatismo di razza di seminare nuove discordie. La meta di ogni vero occidentale non potrà essere che una nuova intesa fra i popoli, informata allo spirito cristiano. Il compito dell’ora attuale non può essere che quello di fare appello a tutte le forze che ancora sono vive nell’Occidente, per una comune lotta di difesa contro la nuova barbarie che dall’Oriente minaccia di distruzione, la morale cristiana e la civiltà europea.

Chiunque non intende inserirsi in questo fronte unico delle forze di conservazione occidentale e universale, commette alto tradimento verso l’Occidente e promuove l’avvento del bolscevismo.

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fine.

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