Odino (Óðinn) [seconda parte]

[prima parte]

Così travestito, egli si mostra agli uomini con l’aspetto di un viandante misterioso che dispensa saggezza. Oltre alla vicenda ricordata nel Dialogo di Grímnir, dove si presenta a re Geirrøðr mostratosi indegno dei consigli da lui un tempo ricevuti, egli è ricordato in diversi episodi. Le apparizioni di Odino infatti sono un tema assai caro alla tradizione nordica. Nella Saga degli Skjöldungar è ricordato che il dio si era manifestato durante una battaglia e aveva resuscitato i caduti provocando una grande strage di Danesi. Nella Saga di Hákon Guttormr e Ingi è riferito che quattro giorni prima della battaglia di Lena (1208) un fabbro ricevette la visita del dio che voleva far ferrare il suo cavallo. Costui, resosi conto di avere a che fare con una persona particolare, gli rivolse molte domande, ma il dio, dopo aver lasciato intendere la propria identità, balzò via al galoppo saltando col cavallo oltre un recinto altissimo. Nella Saga di Bárðr si racconta che Odino apparve all’equipaggio di una nave con l’aspetto di un uomo guercio con un mantello chiazzato di blu e che aveva nome Rauðgrani. Costui insegnava agli uomini il credo pagano e li invitava a innalzare sacrifici. Ciò fece fino a quando un prete cristiano si infuriò e lo colpì in testa con un crocifisso: egli finì fuori bordo e non tornò più. Un’altra saga riferisce che Odino sotto il falso nome di Höttr aiutò una regina a preparare una birra eccellente per una gara; egli tuttavia volle in compenso «ciò che c’era fra lei e il recipiente», cioè il figlio che la donna attendeva. Questo figlio era Vikarr, che dunque nacque col destino segnato, cioè già consacrato a Odino. La morte di Vikarr, durante un sacrificio simulato in onore del dio, è narrata da Saxo e nella Saga di Gautrekr, in cui il dio compare con il nome di Hrosshárs-Grani. Nella Saga di Oddr della Freccia Odino, sotto il falso nome di Jólfr, dona all’eroe protagonista tre frecce magiche di pietra che serviranno per uccidere un demone. Nella Saga di Hrólfr si racconta che il danese re Hrólfr [Magro come un] palo fu ospitato da Odino – che qui aveva assunto l’aspetto di un contadino di nome Hrani – durante il suo viaggio in Svezia. Quando al ritorno il re rifiutò taluni doni che Hrani gli offriva, il suo destino fu segnato. Ricorrenti sono inoltre gli interventi del dio nelle vicende della famosa stirpe dei Völsungar. Un’apparizione di Odino è ricordata anche a proposito del famoso re norvegese Óláfr il Santo. Si narra infatti che una volta il dio si era presentato al re travestito e con l’inganno attribuendosi il nome di Gestr. Egli viene descritto come scortese, mordace e anche assai borioso; vestito in abiti corti con un cappello a coprire il volto, sicché non si poteva distinguerne l’aspetto; aveva inoltre la barba. Durante un colloquio Odino descrisse a Óláfr, senza tuttavia rivelarsi, la figura di un sovrano ideale del passato: era colui che otteneva la vittoria in ogni battaglia ed era così dotato di abilità che nessuno gli era pari nelle terre del Nord; era il medesimo che poteva concedere agli altri la vittoria in battaglia come a se stesso; per lui inoltre la poesia era cosa altrettanto facile che per gli altri uomini il parlare. Costui poteva dunque essere invocato. Da queste parole re Óláfr riconobbe il dio. Con il medesimo nome di Gestr Odino aveva visitato anche re Óláfr Tryggvason. In proposito Snorri racconta che il dio si presentò in aspetto di un vecchio guercio, dotato di grande saggezza che portava un cappuccio: egli sapeva parlare di tutti i Paesi. Ebbe un lungo colloquio col re, poi al momento di dormire se ne andò. Quando il sovrano il mattino dopo lo fece cercare, costui era scomparso. Tuttavia prima di andarsene aveva lasciato della carne per il banchetto del re, che era stata cucinata con l’altra. Óláfr, che era un sovrano cristiano, vietò di mangiare quella carne poiché aveva riconosciuto Odino nelle vesti dell’ospite misterioso. Il dio sotto le spoglie di un vecchio con un solo occhio appare nella storia dell’eroe Hadingus, al quale fa stringere un patto di «fratellanza di sangue» col vichingo Liserus, che diviene maestro dell’eroe. Liserus è verosimilmente Odino stesso; il nome può forse valere «che allevia», ove si tenga anche conto delle parole di Saxo il quale riferendo questa storia ci informa che il vecchio monocolo aveva «avuto pietà» (miseratus) del giovane. A Hadingus Odino apparve una seconda volta come un vecchio avvolto in un mantello e lo aiutò con consigli sulle tattiche di guerra; inoltre con la potenza della sua magia sopraffece i nemici del suo protetto, al quale, prima di lasciarlo, predisse il futuro.

odino2A Odino come viandante, cioè come essere che si sposta continuamente da un luogo all’altro (quindi anche dall’aldiquà all’aldilà), si riferiscono molti appellativi. Essi sono Gangleri «stanco del cammino»; Gangráðr (o Gagnráðr) «[colui che] conosce la via»; Gestr «straniero»; Gestumblindi «ospite guercio»; Hrani «persona dall’aspetto trasandato», ma anche «sbruffone»; Kjalarr «[colui che va sulla] slitta»; Vegtamr «abituato alla via».

All’abitudine di Odino di assentarsi dal regno fa riferimento l’aggettivo víðförull «che viaggia lontano» che gli è attribuito. Alle assenze del dio è legato inoltre il mito dell’usurpatore del trono, riferito in diverse fonti. Snorri ci informa che Odino durante le assenze era sostituito sul trono dai fratelli Vé e Vili. Egli racconta che una volta il dio era rimasto lontano così a lungo che agli Asi era parso improbabile un suo ritorno, perciò non solo i fratelli avevano occupato il trono, ma avevano anche posseduto Frigg, sua sposa. Anche Saxo fa riferimento al mito dell’assenza del dio. Una prima volta racconta che Odino, umiliato dal comportamento lussurioso di Frigg, era partito per un esilio volontario. Egli era stato sostituito da un tale Mithothyn, personaggio che viene definito un famoso illusionista (praestigiis celeber), il quale pretese di essere considerato un dio e venerato come tale. Al ritorno di Odino costui si rifugiò in Fionia e lì fu ucciso dagli abitanti del luogo. In un’altra occasione Saxo narra invece dell’esilio di Odino voluto dagli dèi e della sua sostituzione con Ollerus. L’esilio o l’assenza del dio che appaiono nel mito corrispondono verosimilmente a periodi trascorsi nel regno infero, luogo in cui le energie vitali vengono rinvigorite e ristabilite. Così pare suggerire anche l’episodio narrato da Saxo a proposito di un tale Fiallerus, governatore della Scania, esiliato da Amlethus, il quale si era rifugiato a Undensakre, località da identificare col regno dei morti. L’esilio e l’assenza assumono dunque il carattere iniziatico di un viaggio nell’aldilà.

L’attitudine di Odino ai viaggi può anche essere messa in relazione con il carattere «commerciale» del dio, che pare suggerito dall’equazione Odino = Mercurius secondo la interpretatio romana. Da non trascurare è anche il fatto che questo dio conosciuto e adorato come capo carismatico dei suoi guerrieri e dei suoi seguaci dovette essere assai venerato da coloro che seguivano un ideale di vita vichingo e per i quali, durante i viaggi, l’aspetto commerciale non fu mai nettamente distinto da quello piratesco e guerriero. A Odino come dio del commercio si riferiscono probabilmente gli appellativi Fengr, letteralmente «preda» o «provvista»; Farmagoð e Farmatyr, entrambi «dio del fardello». Anche Farmögnuðr «[colui che] rende possibile il viaggio» (facendo dono del vento per le vele?) può essere collegato qui.

L’interpretazione di Odino come Mercurio è rispecchiata nella denominazione germanica del «mercoledì», che diviene il «giorno di Odino» (antico nordico óðinsdagr m.). Anche la figura del dio immaginato avvolto nel mantello col cappello calato sul volto e la lancia in mano poteva ricordare quella di Mercurius/Ermete. Ma altre caratteristiche dovevano contribuire all’identificazione. Ermete, dio greco che si era venuto confondendo con il Mercurio romano, era il dio della parola. Ora Odino è signore della parola, del canto e della poesia: gli scaldi lo considerano loro patrono. La sua voce è profetica e incantatoria, egli è ispirato e proferisce parole di saggezza. Perciò il dio è conosciuto come orni «[colui che ha la voce] risonante» e Viðhrímnir (o Viðrímnir) «risonante», «[colui che] grida di rimando». Qui va probabilmente ricordato anche l’appellativo Hjarrandi «colui che suona», propriamente «che stride». Il collegamento è evidente non solo col grido di guerra, ma anche col vento di cui Odino è signore. Nella natura stessa del dio è concentrata l’essenza del vento, la potenza, l’imprevedibilità, il furore tempestoso. Ancora una volta tutta una serie di appellativi sottolinea questa qualità e il dominio che egli esercita su tale elemento. Odino è detto Hveðrungr «vento mormorante»; Olgr (o Ölgr) «che rumoreggia» (con riferimento al mare in tempesta); Váfuðr (o Vöfuðr) «[signore del] vento» o «ondeggiante»; Viðrir (o Viðurr) «[signore del] vento» o «[signore del] tempo atmosferico»: simile a questo pare Sviðarr (o Sviðrir, Svìðurr, Sviðuðr) «[colui che sa] calmare [le tempeste]»; Þundr, infine, «[dio del] mare in tempesta». Anche Eylúðr, forse «sempre risonante», va ricordato qui.

La tempesta che nella sua furia ben si adatta al carattere di Odino è d’altra parte simbolicamente corrispettiva della battaglia; dunque il dio della furia per eccellenza sarà divinità della furia guerriera. Egli è perciò «[colui che] aizza alla lotta»: Yrungr (con la variante Yjungr); «[colui che] eccita [alla battaglia]»: Hvatmóðr, Ófnir, Ófr, e «[colui che] istiga [alla battaglia]»: Hnikuðr (o Nikuz, Hnikarr o Nikarr). Il dio provoca contrasti e inimicizie, incita l’uomo al furore e al sacrificio. Talvolta protegge i guerrieri, tal altra li abbandona anche senza apparente motivo. Il suo culto è dunque tipico di cerchie di uomini votati all’autoaffermazione e alla guerra, i quali ripongono in lui cieca fiducia. Egli li rende invulnerabili o li chiama presso di sé nella Valhalla, dove sono accolti dalle valchirie, sue figlie adottive.

Legate al culto di Odino erano certamente le congregazioni degli uomini-lupo (úlfheðnar) e degli uomini-orso (berserkir). Il lupo, come animale che si nutre di cadaveri, è connesso al dio soprattutto nelle figure dei due lupi Geri e Freki che stanno con lui nella Valhalla; è detto inoltre che un altro lupo pende impiccato alla porta della dimora divina. Il collegamento con l’orso è rafforzato in taluni appellativi del dio che a questo animale si riferiscono. Tali sono Björn «orso», nome del mitico cavaliere di Blakkr («scuro») che è verosimilmente da collegare col dio; Bjarki «piccolo orso»; Hrami (o Hrammi) «artiglio d’orso»; Jólfr «orso», lett. «lupo del cavallo»; Jalfaðr (o Jölfuðr) «[colui che] barrisce». Anche Elgr «alce» può alludere al travestimento del dio con una maschera di animale possente.

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