Coloro che risvegliano i popoli: Kurt Eggers

Coloro che risvegliano i popoli: Kurt Eggers

di Jean Mabire

Se c’è un personaggio emblematico tra coloro che risvegliano i popoli questo è senza dubbio il poeta-guerriero in cui s’incarnano il lirismo ed il coraggio, virtù essenziali a chi vuole far sentire la propria voce quando bisogna salvare la patria dal nulla o dal sonno. Affascinato fin dalla giovinezza dall’idea del sacrificio fondante, Kurt Eggers ha voluto che la sua vita fosse l’immagine della sua opera e che il suo messaggio alla gioventù fosse sigillato dal suo stesso sangue. Pochi uomini hanno esaltato con tanta forza il sacrificio della morte in combattimento. Poeta, scrittore, drammaturgo, storico, polemista scelse di affrontare il suo destino dalla torretta di un panzer alla testa di una formazione corrazzata di volontari germanici.

Ucciso in combattimento nel trentottesimo anno della sua vita Kurt Eggers ha incarnato fino al suo ultimo minuto l’ideale che aveva esaltato nei suoi libri: l’incontro indissolubile tra le due sue vocazioni quella dello scrittore e quella del combattente. Vocazioni unite eternamente, oltre ogni legame di parte, fino ad acquisire un significato eroico essenziale. Nato a Berlino il 10 novembre 1905 il giovane Kurt Eggers non ha nemmeno nove anni quando scoppia la prima Guerra mondiale. Il bambino è affascinato dai racconti di guerra dei più grandi e sogna di diventare anch’egli un soldato. Dagli undici ai tredici anni Kurt riesce ad essere ammesso al veliero-scuola Berlin. Ma dopo la disfatta tedesca prende la decisione d’entrare nella scuola per cadetti di Plön. La reazione che egli proverà in quel frangente si ritrova nelle prime pagine del magnifico libro I proscritti di Ernst von Salomon più vecchio di Kurt di tre anni. L’adolescente ha mantenuto i contatti con il vecchio comandante della nave-scuola e diviene suo attendente partecipando ai combattimenti contro gli spartachisti nel 1919 e al tentativo di putsch di Kapp nel 1920. Terminate queste esperienze guerresche torna sui banchi si scuola. Non ha ancora sedici anni quando lascia l’aula scolastica per unirsi ad un Corpo Franco che combatte contro i polacchi in alta Slesia nel 1921. Il giovane volontario Kurt Eggers, staffetta della formazione Schwarze Schar (Schiera Nera), parteciperà alla battaglia sull’Annaberg luogo simbolo della saga dei Freikorps. Dall’esperienza di questo assalto trarrà il racconto Von jungen Herzen ed una poesia:

Le grigie file dei morti cospargono le alture
Davanti all’Annaberg.
Le granate esplodono in mezzo ai gruppi d’assalto dei corpi franchi
Davanti l’Annaberg
Lanzichenecchi, combattiamo abbandonati e traditi dalla patria,
i fucili sono caldi e i cuori duri come la pietra
Sull’Annaberg!

Al suo fianco un camerata è morto ed un altro gravemente ferito ma la cima è conquistata. Dai ricordi di queste imprese nasceranno i libri Der Berg der Rebellen, Das Kreuz der Freiheit e il dramma teatrale Annaberg.

Il giovane volontario di sedici anni torna alla sua scuola, ma la sue assenze gli costano l’espulsione. Raggiunge allora una comunità agricola nel Mecklenburg senza aver ottenuto l’abitur (diploma di maturità). Si arruola in seguito in un reggimento di artiglieria della Reichswehr a Frankfurt sull’Oder ma il piccolo esercito da centomila uomini lo delude e riprende i sui studi. Prima a Berlino, poi a Göttingen e a Rostock prima di ritornare nella capitale. Il volontario dell’alta Slesia studia la biologia, la filosofia, il sanscrito, l’archeologia e, soprattutto la teologia. Impara l’aramaico per approfondire gli studi biblici e si interessa ai marcioniti considerati i primi eretici del cristianesimo. Nell’associazione studentesca  Burschenschaft Swebia incontrerà il futuro martire nazionalsocialista Horst Wessel (1) a cui sarà dedicato l’inno del partito. Nel 1930 diventa pastore luterano in una parrocchia rurale del Mecklenburg. Ma s’interessa più della terra che del cielo e denuncia la miseria dei contadini tedeschi e l’eterna lotta da sostenere contro tutti gli oscurantismi. Le autorità ecclesiastiche si allarmano e lo nominano allora vicario a Berlino. Una delle sue prediche fa scandalo: per il pastore Eggers la verità della gioventù tedesca non si trova nella Bibbia ma nella Nazione! Scegli di lasciare la chiesa e di guadagnarsi da vivere come libero scrittore conoscendo la miseria e la fame.

Kurt Eggers si appassiona ad un personaggio che diventerà il modello esemplare del suo pensiero e della sua vita e a cui consacrerà molti libri: Ulrich von Hutten (2). Questo prodigioso risvegliatore del pensiero germanico è poco conosciuto nei paesi latini. Nato nel castello di Steckelberg in Franconia, alla fine del XV° secolo, fugge a sedici anni nell’abbazia di Fulda dove fa i suoi studi, si reca a Roma dove diviene ostile al cattolicesimo e sostiene un cristianesimo specificamente tedesco. Si unisce a Lutero e moltiplica le lettere ed i pamphlets tanto che è costretto a rifugiarsi in Svizzera dove morirà nel 1523 sull’isola di Ufenau non lontano da Zurigo. L’ex pastore traduce gli scritti di questo ribelle che ha fondato tutta la sua esistenza sull’onore, la fierezza e la forza. Ormai posseduto completamente da questo personaggio straordinario, Eggers diventerà a sua volta un riformatore. Riunisce in un breviario eretico le massime dei grandi pensatori tedeschi di tutti i tempi. La preparazione al combattimento – sia spirituale che materiale – è la base del lirismo di questo giovane scrittore  che moltiplica i saggi storici, le raccolte di poesia e soprattutto i lavori destinati ai teatri all’aperto Thing. Singolare uomo di lettere, Kurt Eggers si appassiona sia alla mitologia nordica, alle leggende germaniche, alla storia tedesca che al più grande poeta dell’impero cinese Li T’ai Pes paragonando il suo destino a quello del suo amato Ulrich von Hutten. A trent’anni scrive una folgorante autobiografia Der Berg der Rebellen (La montagna dei ribelli) in cui fa rivivere i combattimenti dei volontari dei Corpi Franchi di cui ha condiviso avventure e pericoli. Nel 1939 esce il più importante tra i suoi libri, Der Tanz aus der Reihe, che si può tradurre come La danza fuori dai ranghi. E’ una sorta di autobiografia rivoluzionaria che ambisce a diventare il libro della giovane generazione, quella dei ragazzi che con una quindicina d’anni di meno di lui si preparano a terribili prove cantando: “Oggi ci ascolta la Germania. Domani il mondo intero…”. Negli anni prima della guerra Kurt Eggers non ha smesso di pubblicare libri su libri passando dalla biografia di Bismarck ad un racconto del viaggio di due adolescenti berlinesi verso il mar Baltico passando per il Mecklenburg. Furiosamente egli riunisce pensieri e poemi in brevi antologie in cui la linea direttrice è sempre la stessa : la vita è una lotta e solo i forti possono affrontarla. Kurt Eggers si inserisce pienamente nella linea filosofica di Friedrich Nietzsche, come testimonia questa breve poesia:

Da un tempo immemore un popolo
Generato da guerrieri
Ha fondato la sua giustizia;
Da tempo immemore un popolo
Che non rinnega il combattimento
Non degenera.

Ma quando un popolo
Sogna di paradisi
Merita il pericolo!
E quando un popolo
Spezza la spada
Chiama la sua morte.

Kurt Eggers , che aveva iniziato la sua carriera di scrittore nel 1933, dopo aver abbandonato la sua carica pastorale, pubblica una quarantina di libri in quei sette anni di lavoro intenso. Dopo il suo matrimonio diviene padre di quattro bambini: Jörg, Wulf, Götz e Jens che egli alleva secondo il precetto essenziale: “ Insegnate ai vostri bambini la forza di carattere!”

Incaricato dell’organizzazione delle feste e delle cerimonie  all’interno del Servizio principale della razza e della colonizzazione nel 1935 egli non aderisce che due anni più tardi al partito nazionalsocialista perché la politica non lo interessa molto. All’inizio della guerra, nel 1939, si arruola nell’esercito e combatte come sottufficiale in un’unità anticarro assumendo anche le funzioni di corrispondente di guerra incarico che gli permetterà di scrivere un libro su quest’ennesima esperienza bellica. Smobilitato nel 1940 torna ala suo lavoro si scrittore. Parte nuovamente come volontario nel 1942 fedele al suo pensiero:”Forte è colui che sa vivere all’interno della sua comunità padroneggiando sé stesso.”

Si arruola questa volta nella divisione SS Wiking composta da volontari di origine germanica Danesi, Norvegesi, Olandesi, Fiamminghi, Finlandesi, qualche Svedese e Svizzero tedesco. Kurt Eggers arriva nella sua unità nell’autunno del 1942 nel momento in cui la Divisione si riorganizza dopo la terribile ritirata dal Caucaso. Il volontario all’età di 37 anni non è che un semplice sergente (Unterscharführer) ma porta sulla sua giubba nera il nastro della croce di ferro di II classe, la decorazione dell’aquila slesiana, la medaglia di bronzo dei feriti al fronte, l’insegna delle truppe blindate e la croce di ferro di I classe. Viene assegnato alla 2° Compagnia di Panzer del Battaglione corrazzato destinato a diventare presto un reggimento. L’arrivo di quest’intellettuale, che possiede un piccolo apparecchio radioricevitore portatile con il quale comunica col ministero di cui è uno dei responsabili, non manca di suscitare sorpresa. Diviene quello con le relazioni nelle alte sfere ed è chiamato colonnello tra i civili.

Ma apprende presto il suo mestiere di comandante di carro e il 20 aprile del 1943 viene nominato sottotenente (Untersturmführer) ricevendo il comando di un plotone di cinque carri Panzer IV. In ogni incarico conferma il suo valore. Segue una filosofia nichilista del pericolo che sorprende gli stessi veterani del fronte. Dicono che egli non salga sulla torretta di comandante del suo carro se non dopo aver indossato i suoi guanti pelle grigia. Continua a comporre poemi di guerra:

Ecco, là dove noi andiamo c’è la fine di questi giorni
C’è il paese pieno di sangue e di ferro, dove noi, gli uomini,
Siamo i soli a governare
Se dovesse essere necessario che voi ci perdeste,
Insegnate ai vostri figli la nostra saggezza
Affinché mantengano verso di noi la loro fedeltà

Ciò che ha scritto e cantato, la forza, la gioia feroce del combattimento, il cameratismo, il senso del dovere assoluto fino al sacrificio, la presenza familiare della morte, tutto questo è uno stile di vita intenso con una passione terribile e sensuale. Questo singolare ufficiale, che stupisce a allo stesso tempo inquieta i suoi sottoposti, è forse il solo ad amare la guerra per la guerra proprio quando il combattimento sul fronte dell’Est dura da più di due anni e sembra diventare ogni giorno più spietato e più incerto.

Il 12 agosto 1943, il plotone Eggers avanza nel paese nemico. Talvolta l’ufficiale canta a squarcia gola e picchia familiarmente sulla calotta del puntatore del suo carro lo Sturmann (caporale) alsaziano Pablo, un volontario originario di Colmar. E’ una bella giornata ed i carri viaggiano con tutte le botole aperte. Il plotone Eggers passa non lontano dal margine di una foresta di betulle. Improvvisamente si sentono dei colpi di cannone. Dei pezzi anticarro sovietici colpiscono sul fianco la 2° compagnia del battaglione corrazzato della divisione Wiking! Una granata colpisce il blindato e spezza in due l’ufficiale. Le sue gambe, troncate di netto, ricadono ed inondano di sangue il puntatore e l’addetto al caricamento completamente storditi dal boato dell’esplosione. Il busto di Kurt Eggers viene proiettato a più di otto metri dal suo panzer. Il poeta soldato impiega due ore a morire intanto che infuria la battaglia tra tedeschi e sovietici. I suoi uomini raccolgono i resti del corpo del loro comandante. La sera , il suo comandante di compagnia, l’ Obersturmführer (tenente) Walter Multhoff, farà, secondo l’usanza, l’inventario delle sue cose. Dei libri, delle lettere, delle fotografie è tutto quello che resta di uno scrittore venuto volontariamente ad riunirsi al mondo dei guerrieri per fedeltà agli ideali della sua giovinezza. Una pagina si stacca e cade a terra. L’officiale la raccoglie. Das Lied der Kameraden, il canto dei camerati legge il titolo sopra due dozzine di versi. Multhoff mormora a mezza voce una delle strofe:

Quando cade uno tra noi
Trafitto dalle pallottole, dilaniato dall’acciaio
Il vento che sale verso il cielo
Ci porta allora canti e non lamenti.

L’ultimo addio dei guerrieri ai loro camerati caduti è descritto da qualche verso, dai i fiori, dai  rami di abete sempre verde e dalla tripla salva d’addio dei fucili. Poi l’ultimo verso finale:

E’ perciò che noi non piangiamo mai
Quelli che tra noi cadono.
Tutti cadranno un giorno:
Battete i tamburi!
Il mondo è bello!
Anch’io cadrò un giorno.

Articolo di Jean Mabire apparso sul n. 20 solstizio d’estate 2004 della rivista francese Terre & Peuple (Terre & Peuple, BP 38, F 04300 Forcalquier. E-mail: contact@terreetpeuple.com Sito web: www.terreetpeuple.com ). Informazioni sullo scrittore anche nel sito in lingua tedesca: http://de.metapedia.org/wiki/Eggers,_Kurt  

(1)  Vedi http://thule-italia.org/ThuleItaliaEditrice/negozio/horst-wessel/ http://it.wikipedia.org/wiki/Horst_Wessel

(2)  http://it.wikipedia.org/wiki/Ulrich_von_Hutten

 

 

Curriculum vitae:

Kurt Adolf Ludwig Eggers nato a  Berlin-Schöneberg il 10/11/1905 morto in azione di Guerra presso Isjum/Bjelgorod  il 12/08/1943. Figlio del dirigente della Dresdner Bank Wilhelm Eggers (nato a Göttingen 19/3/1871, e morto a Berlino il 7/4/1939) e di sua moglie Flora nata Schneider; nel 1907 si sposta con la famiglia a Schöneiche presso Friedrichshagen, dall’aprile 1911 al marzo 1913 frequentaVolksschule di Schöneiche, dall’aprile 1913 all’agosto 1916 frequenta il  Realgymnasium di Friedrichshagen vicino Berlino, dall’agosto del 1916 al maggio del 1921 frequenta il Gymnasium di Berlin-Wilmersdorf (con interruzioni); nel 1916 entra nella Deutsche Schulschiff-Schülervereinigung (DSSV); dal 1916 al 10/11/1918 tirocinio su una Schulschiff (nave scuola), dimesso il 10/11/1918; dal gennaio 1919 al 22/2/1919 Volontario nella Garde-Kavallerie-Schützen-Division, nel marzo del 1919 partecipa ai combattimenti contro gli Spartakisti a Berlino. Nel 1919 è per breve tempo membro del Deutschnationalen Jugendbundes (DNJ) e conosce il noto agitatore antisemita Richard Kunze detto Knüppelkunze; dal 1919 al 1920 lavora come addetto alla sicurezza nel locale del Deutschvölkischen Schutz und Trutzbundes a Berlino, da 13/3/1920 al 18/3/1920 prende parte al Putsch di Kapp a Berlino come attendente del suo vecchio comandante di nave scuola; dal 6/5/1921 al giugno del 1921 membro del Freikorps Schwarze Schar (combattimento dell’ Annaberg nell’alta Slesia); decorato con lo Schlesisches Bewährungszeichen (Schlesischer Adler – Aquila slesiana) II grado e Schlesisches Bewährungszeichen (Schlesischer Adler) I grado; dal giugno al luglio del 1921 apprendistato commerciale presso la ditta ebraica di esportazioni Ullmann & Engelmann a Berlino, nel 1921 studia Economia agraria presso la Landwirtschaftlichen Hochschule a Berlino (senza concluderla), praticantato presso Tierärztlichen Hochschule; iscritto alla lega studentesca Burschenschaft Swebia, membro del Technischen Nothilfe, membro del Verbandes national gesinnter Soldaten; dal 1921 al 1922 lezioni di economia agraria nel Mecklenburg (interrotte); dal 24/06/1922 al 29/06/1922 incarcerato presso la prigione Berlin-Moabit (Eggers aveva il 24/6/1922 colpito un passante perché questi aveva condannato l’assassinio del Ministro degli esteri Rathenau); dal 1922 al 1923 servizio volontario amministrativo presso la tenuta di Giesensdorf (Niederlausitz), dal 1923 al 1924 cannoniere della  5. Batteria del 3° Reggimento prussiano di Artiglieria (Frankfurt sull’Oder), dall’ottobre1924 al 1925 uditore presso l’Università di Göttingen, nel ritorno a Berlino,  lavora saltuariamente come insegnante privato, dal 1925 al marzo 1926 studente del Friedrich-Gymnasium di Berlin-Charlottenburg; nel 1925 si iscrive al Motorflug-Verband Sportflug GmbH (Berlino); marzo 1926 consegue il diploma, dall’aprile 1926 al 1929 studia Filosofia, Archeologia classica e biblica, Scienze naturali e Teologia presso l’Università di Berlino, Rostock e Göttingen, nel frattempo si impiega come aiuto cameriere in un locale di Berlino-Wedding, portapacchi alla stazione Stettino di Berlino e come insegnante in Pomerania; membro della lega studentesca Corps Vandalia a Rostock; nel 1929 Laurea di Teologia (con lode), nel1930 ordinato per 18 mesi parroco dei villaggi di Kratzeburg, Granzin e Krienke presso Neustrelitz e, contemporaneamente predicatore presso la chiesa della città di Neustrelitz, poi aiuto parroco a Berlino, nel 1931 abbandono della Chiesa, libero scrittore a Berlino e Lipsia, direttore del quotidiano nazional-rivoluzionario Sächsische Landeszeitung; dal 31/8/1931 matrimonio a Rostock con Gerda Boldt (divorzia il 17/2/1933), il 29/4/1933 si risposa con la figlia del parroco Traute Kaiser; dal 1933 al dicembre 1934 direttore di trasmissione della radio di Lipsia comandante del Gau Westsachsen nell’Unione degli scrittori del Reich, autunno 1933 chiamato a collaborare con la cerchia poetica di Goebbels; autunno 1934 lavoro poetico; dal dicembre 1934 al 31/8/1936 dirigente del settore artistico della radio di Stoccarda, dal 1/7/1935 collaboratore della sezione SS del sud ovest,  il 5/9/1935 entra nelle SS (membro n. 273.203) come candidato SS presso l’ufficio della Razza e della colonizzazione interna (RuSHA), 19/9/1935 diviene effettivo delle SS, il  9/11/1935 nominato SS-Rottenführer, il 30/1/1936 nominato  SS-Unterscharführer, il 13/8/1936 nominato SS-Untersturmführer (con effetto dal 1/9/1936), dal 1/9/1936 al 1/6/1937 responsabile capo della sezione Schul II B ( Feste e Organizzazione delle Cerimonie) nel’ufficio scuola del RuSHA, il 1/5/1937 entra nel NSDAP (membro n. 3.953.817), dal 1/6/1937 al 1/11/1937 dirigente capo della sezione centrale III (Organizzazione Culturale) nell’ufficio scuola del RuSHA, dal 1/11/1937 al 1/11/1938 capo SS presso la RuSHA, nel 1937 referente culturale a Dortmund, dal 1937 al 1939 responsabile culturale del circolo Dietrich Eckart Vereins, dal marzo del 1938 dirigente per la Westfalia del sud della Camera degli scrittori del reich; dal 16/5/1938 al 16/7/1938 esercitazioni militari presso la 4.compagnia Panzer 16 (presso Hamm), 16/7/1938 volontario ed aspirante ufficiale della riserva; dal 1/11/1938 al 1/6/1939 dirigente SS presso l’ufficio centrale, il 30/1/1939 nominato SS-Obersturmführer, dal 1/6/1939 al 1/6/ 1941 dirigente SS presso l’ufficio centrale del personale;  il 25/8/1939 volontario di guerra nelle Waffen SS, dal 1940 chiamato come Sonderführer nell’OKW; 17/971940 ottiene la decorazione per meriti sportivi Reichssportabzeichen in argento; dal 1/6/1941 al 12/8/1943 dirigente SS presso l’ufficio centrale; dall’ottobre 1942 è trasferito dal SS-Panzer-Ersatz-Abteilung al 2/I/SS-Panzer-Regiment 5, il 17/10/1942 nominato SS-Oberscharführer delle Waffen-SS (con effetto dal 1/10/1942), il 18/10/1942 trasferito alla SS-Division Wiking come comandante di Panzer, dal 12/5/1943 SS-Untersturmführer  (con effetto dal 20/4/1943), dal 7/7/1943 al 17/7/1943 su ordine del RFSS è trasferito dalla SS-Panzer-Grenadier-Division Wiking al Ministero del Reich per la propaganda e l’informazione popolare ed infine ritorno come comandante della 2. compania del  5. Panzerbataillons del SS Panzer Grenadier Divisione Wiking; nel 1943 Croce di Ferro di I Classe; il 12/8/1943 cade a sud ovest di Bjelgoros, 16/9/1943 con effetto dal 21/6/1943 è promosso postumo SS-Obersturmführer delle Waffen-SS. Ulteriori decorazioni: Croce di Ferro di II Classe, Panzerkampfabzeichen in argento, Decorazione Nera per feriti di guerra, Croce di Servizio di Guerra di II Classe. Eggers fu autore di oltre 50 drammi, composizioni teatrali, storie e canti popolari e per soldati. Dopo la sua morte la sezione corrispondenti di guerra delle SS venne chiamata Standarte Kurt Eggers. Insignito del premio Ernst Keil della Fondazione Schiller. Secondo il Gräbernachweis des Volksbundes Deutsche Kriegsgräberfürsorge e.V. la sua tomba si trova in località Petropawlowka in Ucraina.

Bibliografia

Annaberg Volkschaft Verlag für buch,bühne und film, Berlin, 1933
Ulrich von Hutten.Hörspiel Volkschaft Verlag für buch,bühne und film, Berlin,1933
Das Spiel von Job dem Deutschen. Ein Mysterium Volkschaft Verlag, Berlin 1933
Das grosse Wandern ein Spiel vom ewiges deutsche Schicksal Volkschaft Verlag, Berlin, 1934
Hutten – Roman Eines Deutschen Verlag Propyläen, Berlin 1934
Deutsche GedichteVolkschaft Verlag, Berlin 1934
Deutsches Bekenntnis Widukind-Verlag, Berlin-Lichterfelde, 1934
Sturmsignale, Revolutionäre Sprechchöre Verlag Arwed Strauch, 1934 Repr. 1995
Schicksalsbrüder: Gedichte und Gesänge Deutsche Verlagsanstalt Stuttgart Berlin, 1935
Tagebuch einer frohen Fahrt Verlag Gustav Weise, Leipzig, 1935
Herz im OstenDer Roman Li Taipes des Dichters Deutsche Verlags-Anstalt, Berlin, 1935
Die Bauern von Meißen. Ein Spiel Theaterverlag Langen- Müller, 1936
Vom mutigen Leben und tapferen Sterben Verlag Gerhard Stalling, Oldenburg, 1936
Die Geburt des Jahrtausends Verlag Schwarzhäupter,Leipzig, 1936
Gedichte
Verlag Georg Truckenmüller, Stuttgart, 1937
Der Deutsche Dämon. Neue Gedichte und GesängeVerlagSchwarzhäupter,Leipzig, 1937
Der Berg der Rebellen Verlag Schwarzhäupter, Leipzig, 1937
Schüsse bei Krupp. Ein Spiel Hanseatische Verlaganstalt, Hamburg1937
Ich habs gewagt!Hutten ruft Deutschland Widukind Verlag, Berlin-Lichterfelde, 1937
Das Kreuz der Freiheit. Ein deutsches Schauspiel Verlag Schwarzhäupter, Leipzig 1937
Der junge Hutten Gustav Weise Verlag, Berlin, 1938
Feierstunde mit dem Dichter Kurt Eggers Reihe, Der Orden Aufsatz 1938
Deutsche Gedichte VerlagVolkschaft, Dortmund,1938
Feuer über Deutschland Verlag Stalling, Oldenburg i. O. 1939
Dunkelmännerbriefe, aus dem “Mönchslatein” Verlag Schwarzhäupter, Leipzig, 1939
Die Stunde des SoldatenGedicht im Felde Reihe Die Innere Front NSK Aufsatz aus 1939
Der Tanz aus der Reihe. Erinnerungen Volkschaft Verlag, Dortmund, 1939
Ulrich von Hutten, 1488-1523 Verlag Schwarzhäupter, Leipzig 1940
Der Deutsche Dämon Verlag Schwarzhäupter, Leipzig,1940
Kamerad. Gedichte eines Soldaten Verlag Schwarzhäupter, Leipzig, 1940
Der Freiheit wildes Lied.Ketzereien großer MännerVerlagVolkschafts, Dortmund, 1940
Schwertspruch ReiheNationalsozialistische Monatshefte 1940 Heft 122 München, 1940
Der Soldat allein ist der freie Mann Reprint Sammlungsergänzung  Zwecke, Berlin, 1940
Von der Freiheit des Kriegers Nordland Verlag, Berlin, 1940
Vom Kampf und Krieg VerlagSigrune, Erfurt, 1940
Dunkelmännerbriefe von Ulrich von Hutten Verlag Schwarzhäupter, Leipzig,1941
Schreiben an Frau Wortmann Reprint Sammlungsergänzung  Zwecke, Berlin, 1941
Von der Feindschaft Verlag Volkschaft, Dortmund, 1941
Das Ketzerbrevier Volkschaft Verlag, Dortmund-Berlin, 1941
Die kriegerische Revolution Eher Verlag, Berlin, 1941
Rom Gegen Reich. Ein Kapitel Deuscher Geschichte Berlin, Nordland Verlag, 1941
Der Kaiser der Römer gegen den König der Juden Nordland Verlag, Berlin, 1941
Rom gegen Reich Nordland Verlag, Berlin, 1941
Der Tanz aus der Reihe Volkschaft Verlag, Dortmund, 1941
Tausend Jahre Kadeldütt. Ein fröhlicher RomanVerlagSchwarzhäupter, Leipzig, 1941
Kamerad, die Schicksalsstunde schlägt.Marschlied der Waffen-SSum Reprint Zwecke,1941
Das Lied der Deutschen Reihe “Rote Erde”. Reprint Zwecke 1941
Der ScheiterhaufenWorte großer Ketzer Verlag Volkschafts-Verlag, Dortmund, 1942
Vater aller Dinge ; Ein Buch des Krieges
Franz Eher Verlag, Berlin, 1942
Von jungen Herzen. Erlebtes Verlag Eichblatt, Leipzig, 1942
Die Heimat der Starken Volkschaft Verlag, Dortmund-Berlin 1942
Das Reich des Soldaten VerlagSchwarzhäupter, Leipzig, 1942
Der Krieg des Kriegers Deutscher Verlag für Jugend und Volk, Wien, 1942
Aus meinen Wanderjahren Verlag Deutsche Volkbücher,Stuttgart 1942
Lebenslauf Verlag Georg D. W. Callwey, München, 1942
Dem Führer:Gedicht VerlagGeorg D. W. Callwey, München, 1942
Am Westwall:Gedicht Verlag Georg D. W. Callwey, München, 1942
Am Grabe eines Frontarbeiters
:Gedicht Verlag Georg D. W. Callwey, München, 1942
Aufbau:Gedicht
Verlag Georg D. W. Callwey, München, 1942
Was uns bewegt Wilhelm Limpert Verlag, Berlin, 1943
DesReichesHerrlichkeitDortmund : Volkschaft Verlag, 1943
Der Kult des Aberglaubens Verlag Volkschaft, Dortmund, 1943
Von der Heimat und ihren Frauen Verlag Sigrune Erfurt, 1943
Das grosse WandernEin Hörspiel vom Aufbruch der Nation Reichs-Rundfunk, Berlin; o.J
Hutten, ein Freiheitsdrama o. J.
Hutten, eine Studie o. J.
Feuer über Deutschland. Eine Huttenballade o. J.
Arbeiter, Bauern, Soldaten. Eine Liedsammlung o. J.
Revolution um Luther. Ein Spiel o. J.
Tagebuch einer frohen Stadt o. J.
Revolutionar, Dichter und SoldatKurt Eggers starb den Heldentod Reihe Völkischer Beobachter Aufsatz aus 56. J. 1943 Nr. 246 vom 3.9.1943, München, 1943
Soldatengeist  Verlag Gedenkstätte für die europäischen Freiwilligen, Halbe 1991;
Eiserne Gedichte. Ausgesuchte Gechite Kulturkreis Dresden; 1999 Kurt-Eggers-Kreis e Freundeskreis für Geschichte
Kurt Eggers – Ein Gedenken ; Die Gefallenenfeier für Kurt Eggers, wiedergegeben anläßlich der Wiederkehr seines 95. Geburtstages am 10.11.2000
Dresden, 2000 stampato solo in 300 esemplari. Kulturkreis Dresden Stadt, Postfach 280131 D 01141 Dresden
Eric Kaden Kurt Eggers:vom Freikorps zur Waffen-SS Winkelried Verlag, 2008
Eric Kaden Das Worte als Waffe. Der Propagandakrieg der Waffen-SS und die SS-Standarte “Kurt Eggers” Winkelried Verlag, 2009
http://www.buchdienst-kaden.de/winkelriedverlag/
post@winkelried-verlag.de

Nel sito http://nsl-archiv.com/Buecher/Bis-1945/heil.php

Possibile scaricare gratuitamente 19 libri di Kurt Eggers

Nel dopoguerra, nella più grande operazione di censura e distruzione culturale della storia, anche le opere di Kurt Eggers furono messe all’indice. Il 13 maggio 1946 la Commissione Interalleata di Controllo emanò una legge “sull’estirpazione della letteratura a carattere nazionalsocialista o militarista”. Contemporaneamente si creò nella zona di occupazione sovietica un organismo specializzato Schriften-Prüfstelle bei der Deutschen Bücherei che intraprese subito la redazione di una nuova lista di libri proibiti (Liste der auszusondernden Literatur). La lista iniziale di 526 pagine comprende 13.223 libri e 1502 giornali proibiti dal 1 aprile 1946. A completamento di questa prima escono altri tre volumi rispettivamente il 1 gennaio 1947 (179 pagine, 4.739 libri e 98 giornali), il 1 settembre 1948 (366 pagine, 9.906 libri e giornali) e il 1 aprile 1952 (circa 700 libri e giornali). In totale furono proibiti poco più di 36.000 libri e periodici editi prima del 1945. Queste liste di proscrizione sono consultabili in quanto ristampate nel 1983 dall’editore antiquario Uwe Berg (Uwe Berg Verlag und Antiquariat, Tangendorferstr. 6, D – 21442 Toppenstedt, Tel. 04173 6625, Fax 04173 6225 http://uwebergverlag.de/ ) o direttamente in rete al sito http://vho.org/censor/tA.html

Traduzione, integrazioni e ricerca bibliografica (nulla in lingua italiana è stato scritto o tradotto dell’opera di Eggers, anche il bel libro di M. Freschi La letteratura del Terzo Reich Ed. Riuniti 1997 lo ignora completamente) a cura di Harm Wulf


 

KURT EGGERS – EIN GEDENKEN

Die Gefallenenehrungsfeier für Kurt Eggers

wiedergegeben anlässlich der Wiederkehr seines 95. Geburtstages am 10.11.2000

HAUPTKULTURAMT IN DER REICHSPROPAGANDALEITUNG DER NSDAP.

Berlin, am 26. September 1943, 11 Uhr
Krolloper am Königsplatz
Gefallenenehrungsfeier der NSDAP.
für
KURT EGGERS

Klagt nicht / fragt nicht / die gefallen
sind uns allen / neu verbunden,
denn ein Volk / hat heimgefunden.
Kurt Eggers

Tragische Ouvertüre…………………………………….. Johannes Brahms

AUS DEN WERKEN KURT EGGERS’

Die neue Zeit:
Wikingerfahrt / Die Geburt des Jahrtausends

Vom mutigen Leben und tapferen Sterben:
Der Krieger lehrt…/ Wie geht der Starke in den Tod?

Tat und Erfüllung:
Die Sehnsucht / Verheißung / Die Pflicht
Baut am Reich!
An meine Söhne

Coriolan-Ouvertüre……………………………………..Ludwig van Beethoven

 

DEM GEDENKEN KURT EGGERS
Dr. Hans W. Hagen spricht

Symphonie Nr. 3, Eroica, zweiter Satz………………..Ludwig van Beethoven

LETZTES VERMÄCHTNIS KURT EGGERS’
Rußlands Erde
Kampfspruch

GEFALLENENEHRUNG
Lied vom Guten Kameraden

Am besten sind noch die Soldaten dran.
Ein wilder Ritt.
Ein Angreifen in breiter, fester Linie,
und dann ein Schuß, ein kurzer jäher Schmerz,
dann tiefe Dämmerung und ew’ger Schlaf
in einer Reihe mit den Kameraden. Das ist der schönste Tod!
Kurt Eggers

Yorckscher Marsch……………………………….. Ludwig van Beethoven

KURT EGGERS
An den Führer

Die Nationalhymnen

Sprecher der Werke Kurt Eggers‘ Intendant Heinrich George und Lothar Koerner
Musik:Orchester des Deutschen Opernhauses unter Leitung von Dr. Schmidt-Isserstedt

 

Wikingerfahrt

Wir haben
singenden Herzens den Anker gelichtet, der unser Schiff
an sichres Ufer band. Und jubelnd
setzten wir die Segel. Nun brauset, Stürme, brandet, Wogen:
Wir kommen übers Meer gezogen.
Der Möwe Schrei ist Abschiedsgruß, Der Möwe Schrei sei uns Willkomm.
Was ist des Festlands fetter Acker
gegen der Meere
sturmaufgewühlte Leidenschaft?
Der Sehnsucht Segel führt unser Schiff ins Morgen.
Jubelt, ihr Brüder,
die Wolken der Sorgen sind Boten der Tat. Jauchzet, ihr Brüder, und weitet die Brust
dem Peitschen der Gischt. Singet, ihr Brüder, der göttlichen Lust, der Gefahr!

Aus: Der Deutsche Dämon

Die Geburt des Jahrtausends
Es gürtet die Idee
Sich mit dem Schwerte
Und ruft zum Kriegszug
In das Reich der Tat.
Der Sturmwind braust,
Es ist die Zeit Zu sterben. Wohl dem, Der jetzt
Bei Sieg und Leid
Ein Leben einzusetzen hat.
Weh dem, Den graust.
Ihn stößt das Schicksal
Ins Verderben.
Ruinen ragen
Aus jahrtausendalten Mauern.
Es flammt der Weltbrand
Bis zum Sternenzelt.
Und aus dem todeswehen Stöhnen,
Aus ahnungsvollem, schreckerfülltem Trauern
Gebiert sich schon
Die neue Welt.
Wohl dem,
Der nicht im Tode zagte
Und trotzig seinen Schwertstreich tat.
Wohl dem,
Der nicht beim Untergange klagte
Und nicht das Schicksal
Um ein Wunder bat.
Wohl dem, Der stark blieb.
Stärker wird er auferstehen.
Doch wer da bangte,
Fällt in tiefste Nacht.
Weh dem,
Des Herz im Kampfe schwankte,
Es wird zerbrechen in der letzten Schlacht.
Wenn erst der letzte Stein
Zerborsten ist,
Erhebt sich aus den rauchgeschwärzten Trümmern
Lebenden Geistes ungestümes Wehen. Der letzte Todesschrei
Klingt aus
Im ersten Lebenswimmern
Der neugebornen Ewigkeit.
Und jauchzend zieht das Lebenslied Den Wolken und den Sternen zu, Vermählt sich
Mit der Harmonie der Sphären Und kehrt, geheiligt vom Gesetz, Zurück,
Um, lebensschwanger,
Das Jahrtausend zu gebären.

Aus: Der Deutsche Dämon

…”Der Krieger lehrt:
Sei mutig!
Das heißt: überwinde die Furcht, die dich zu ängstlicher Erhaltung des eigenen Lebens treibt. Denke daran, daß in deiner Tat die Zukunft deines Volkes ruht. Sei eingedenk, daß dein Leben, dein Kampf und dein Tod Beispiele des starken Lebens sind. Vergiß keinen Augenblick, daß die junge Mannschaft deines Volkes mit heißen Augen jedem deiner Schritte folgt.
Mutig sein heißt nicht mit dem Leben spielen, sondern es planvoll zur Erringung der Freiheit und zur Gestaltung der Zukunft des ewigen Volkes einsetzen.
Sei edel!
Das heißt: denke daran, daß du kein Mörder bist und nicht sinnloser Vernichtung dienst. Sei eingedenkt, daß deine Tat die Ehre der Nation ist. Um so härter und unerbittlicher aber ist dein Kampf. Edelmut gibt dem Feinde Ehre, hat aber kein schwächliches Mitleid mit ihm. Der Edle erwartet auch vom Feinde kein Mitleid, er erwartet nur dieselbe Ehre, die er ihm gibt.
Stirb stolz!
Das heißt: denke daran, daß dein Tod die Erfüllung des Gesetzes ist und daß der Tod die Krönung der Pflicht ist. Denke daran, daß dein stolzer Tod den Jungen zur Überwindung des Grauens verhilft.
Wer stolz stirbt, raubt dem Tod den Schrecken…”…

Aus: Vom mutigen Leben und tapferen Sterben

…”Der Junge fragt:
Wie geht der Starke in den Tod?
Der Krieger antwortet:
Die Haltung, die der Mensch dem Tode gegenüber einnimmt, zeigt seinen wahren Wert.
Der Schwache zittert vor dem Tod, wie er auch vor dem Leben zittert. Denn Tod ist wie das Leben eine Entscheidung, zu der nur starke Herzen sich bekennen können.

Die Menschen, die des Lebens Sinn verkannten und sich zum Tode sehnen aus Erlösungswollen aus dem Leben, haben Furcht der ‘Sünde Leben’ gegenüber….

…Weil er die Furcht nicht kennt, nimmt er im Kampfe seines Lebens auf den Tod nicht Rücksicht. Weil er den Tod nicht liebt, sucht er ihn auch nicht auf.
Der Starke weiß, daß der Tod der Tat ein Ende setzt und richtet so sein Leben ein, daß, wenn der Tod kommt, ein taterfülltes Leben abgeschlossen wird.

Der Schwache fürchtet stets die Dunkelheit, besonders aber auch die Dunkelheit des Todes. Darum versucht er, jene Dunkelheit mit dem Lichte einer feigen Hoffnung zu erhellen…
…Der Starke nimmt den Tod gelassen hin. Er sieht auch hier nur das Gesetz…
…Er überläßt es dem Gesetze, wo und wie es ihn nach der Verwesung des Leibes wirken läßt.

‘Ewiges Leben’, ‘Unsterblichkeit’ und ‘Auferstehung’ sind Formulierungen, die das Gesetz nicht zwingen können.
Der Starke gibt sich voll Vertrauen dem Gesetz und weiß sich frei von Wünschen, die das Gesetz doch nicht durchbrechen können. Das ist seine Größe.

Es gibt bisher nur ein geringes Wissen von einem Leben nach dem Tode, das ist das Leben im Gedächtnis der Gemeinschaft.

Wer im Gedächtnis der Gemeinschaft lebt, des Geist ist gegenwärtig.
Der Starke geht tapfer und gerüstet in das Sterben. Er lehnt das Grübeln über ein Nebelreich jenseits der Schwelle seines Todes ab, weil alles Grübeln nur die Tat unmöglich macht.

Wer mutig lebt und tapfer stirbt, der kann im Tode nicht verloren sein.
Wer feige lebt und zitternd stirbt, des „ewiges Leben” ist weder wünschenswert noch gerecht.

Für den, der das Gesetz erfüllt, ist auch das Sterben einfach wie das Leben.
Winkelzüge, Berechnungen, Auswege, Theorien sind Auswirkungen schwacher Geister, die doch mit allem ihrem Eifer das Gesetz nicht um einen Millimeter verrücken können.

Wer das Gesetz erfüllt, stirbt unbeschwert. Er hinterläßt nichts Halbes.
Dem Starken ist der Tod der laute Rufer, der stündlich an die Pflicht erinnert.
Darum hat der Starke Zeit seines Lebens ‘keine Zeit’.
Der Tod ist radikal. Er fordert auch das radikale Leben.
Wer sein Leben und die Pflicht vertändelt, ist auch dem Tode gegenüber ehrfurchtslos.

Der Eintritt in die Welt ist Offenbarung des Gesetzes, der Tod ist Abschluß dieser Offenbarung.

Am Ende des Lebens schließt der Tod das Glied zusammen. Es wird nun Teil der Kette, die den Menschen aus Vergangenheit und Gegenwart an die Zukunft seines Volkes bindet.
Wer an den Zufall und an Wunder glaubt, dem ist der Tod ein großes Rätsel.
Wer das Gesetz erfüllt, dem sind Tod und Leben die Bestätigung…
(Und darum: )

…Das Gedenken an den Tod soll mir nicht Grauen sondern Ansporn sein. Ich weiß, daß der Tod nicht der Sünde Sold ist, sondern die Wirkung des Gesetzes, in dem ich lebe und sterbe.
Ich will danach streben, daß mein Leben abschließt in einer Tat, die mein Wirken für die Gemeinschaft wertvoll macht.

Ich hoffe, daß ich tapfer sterben werde in meiner Pflicht und
weiß, daß einen seligen Tod nur der stirbt, der sein Gesetz erfüllt hat. Ich hoffe, so zu sterben, daß mein Tod der würdige Abschluß
eines starken Lebens ist.”

 

Aus: „Vom mutigen Leben und tapferen Sterben”

Die Sehnsucht
Aus den schicksalsdunklen Tiefen
Tritt ein Volk den Marschweg an.
Hornruf weckte, die da schliefen,
Und ein neuer Tag bricht an.
Feuer lodern,
Brände leuchten,
Herzen finden sich zur Tat.
Über Trümmern Morscher Zeiten Wächst der Zukunft Kämpferstaat.

Aus: Der Deutsche Dämon

Verheißung
Solange ein Volk Noch Krieger gebiert, Ist es gerecht.
Solange ein Volk
Sich zum Kampfe bekennt,
Wird es nicht schlecht.
Doch wenn ein Volk Vom Paradiese träumt, Fällt es in Not.
Und wenn ein Volk
Sein Schwert zerbricht, Ruft es den Tod.

Aus: Der Deutsche Dämon

Die Pflicht
Die Zeit ist groß,
Doch größer ist der Mensch,
Der seine Zeit gestaltet.
Schicksal ist schwer,
Doch stärker ist der Mensch,
Der seines Willens waltet.

Grüßt nur das Licht,
Seid, Brüder, voll Vertraun.
Pflanzt auf die Siegeszeichen.
Grüßt nur das Licht,
Ihr Brüder, harret aus.
Die letzten Feinde weichen.

Glaubt an die Tat,
Die euch vom Tod erlöst.
Der Traum ist wahr geworden.
Glaubt an die Tat,
Der jungen Sonne Glanz
Grüßt sieghaft aus dem Norden.

 

 

Aus: Der Deutsche Dämon

An meine Söhne
Die Welt, meine Söhne, ist kein Garten,
da Völkerpaare in Liebe lustwandeln.
Die Welt, meine Söhne, ist wie ein weites Feld,
da der Feind sich zum Angriff verborgen.
Soweit euer Auge auch sieht, erschaut es Gefahren, die
warten.
Es gibt nur eine Weisheit: und sie heißt „handeln”.
Wer seine Stunde versäumt,
wer seine Tat verträumt,
den schlägt das Schicksal. Und nicht Gebete, nicht Geld
kaufen euch von der Blutschuld los. Nicht Fragen, nicht
Sorgen machen das Herz und die Fäuste gestählt.
Glaubt nicht den gleisnerischen Worten der Frommen,
traut nicht den süßesten Friedensschalmei’n:
Noch keiner ist zum Tor der Freiheit gekommen,
noch keiner ließ die Heimat der Starken ein,
der nicht das Schwert sich zum Freunde gewählt.
Die Hand am Schwert,
meine Söhne!

So geht euern Weg bis ans Ende
und lacht der Gefahr. Sie ist es nicht wert,
daß nur eines sich scheu von ihr wende.
Seht ihr verächtlich ins hohle Gesicht.
Spornt euern Willen,
tut eure Pflicht, meine Söhne!
Und baut am Reich,
das euer aller Schicksal ist.
Baut am Reich! Wer es je vergißt,
meine Söhne,
verrät seine Ehre, verrät sein Blut,
vertut sein Erbe, sein Vatergut!
Bleibt in der Ehre
und baut am Reich,
bleibt bei mir,
meine Söhne!

Aus: Die neue Gemeinschaft

Dem Gedenken Kurt Eggers

von Dr. Hans W. Hagen

Liebe Traude Eggers, mein lieber Jörg!
Deutsche Frauen und Männer!

Kurt Eggers ist gefallen!

Als diese Meldung durch Deutschland eilte, lies sie uns, die wir uns stolz schon zu seinen Lebzeiten, seine Freunde nennen durften, je den Verlust ermessen, den sein Fehlen in den kommenden Entscheidungen des Ringens der Geister bedeuten wird?

Wie er und wie wir uns von jeher darüber klar waren, daß jeder Deutsche durch die kriegerische Bewährung gehen muß, daß keiner zu Schade ist, für diese vornehmste Tat des deutschen Menschen auf dem Schlachtfeld, so stand und so stehen wir heute erschüttert und ratlos vor der Frage, wie sollen wir den von ihm vorgezeichneten Weg nun allein ohne ihn gehen?
Wir suchen in seinem Schicksal mit der gleichen Treue, mit der er unser unbedingter Kamerad war, die Sinngebung dieses Lebensabschlußes.

Gewiß, es hat sich an ihm sein eigenes Wort erfüllt, mit dem er jenes Buch beschloß, daß ihm zum ersten mal mit seiner ganzen Kraft und Unbedingtheit des Strebens nach einem neuen deutschen Lebensgesetz zeigte.
Dieses Buch „Vom mutigen Leben und tapferen Sterben”, im Jahr der Machtergreifung, als jubelnder Beitrag eines heißen jungen Herzens, dem endlichen Durchbruch der deutschen Kulturrevolution zugerufen, schließt mit den Worten: „Ich hoffe so zu sterben, daß mein Tod der würdige Abschluß eines starken Lebens ist”.

Sein Leben war das Stärkste. Kompromißlos durchgekämpft und folgerichtig, wenn auch für uns viel zu früh, zu Ende gegangen.

Wir wußten, daß Kurt Eggers, niemals einen Strohtod sterben könnte. Genauso, wie die Vorstellung, ihn altern zu sehen, niemals bei diesem kraftüberquellenden, lebensbejahenden Menschen aufkommen konnte.
Eines seiner tiefsten Worte, umreißt sein Leben und seinen Tod und vermag es vielleicht, sein Werk und sein Leben als naturnotwendige Einheit zu begreifen.

In seinem Buch „Von der Freiheit des Kriegers”, in den langen Wartezeiten an der Westgrenze im ersten Kriegswinter niedergeschrieben, steht der eherne Satz: „Das Schwert kennt keine Lüge, sowenig wie der Tod”.
Sein Leben stand unter dem Schwert.

Indem er die kriegerische Lebensform, als die höchste in seinen Schriften feierte, indem er aber gleichzeitig in unerbittlichem Geisteskampf die Entscheidungen unserer Gegenwart und Zukunft mutig und kompromißlos aufriß.

Wenn uns eines, mit dem für uns heute immer noch unfaßbaren Tode auszusöhnen vermag, dann ist es die harte Erkenntnis, daß dieser Tod, der folgerichtige Ausgang seines Lebens sein mußte, und daß dieser Tod seinem Werk, die endgültige Lebensweihe geben wird.

„Das Schwert kennt keine Lüge, sowenig wie der Tod”, ist so für uns ein Vermächtnis in stolzer Trauer, aber wir haben auch in harter Erkenntnis der Gesetzmäßigkeit dieses Lebensablaufes, in seiner unbedingten Folgerichtigkeit erfahren.

Je mehr uns der Gedanke seines Todes beschäftigt, desto größer und reiner ersteht seine vollendete Gestalt und sein nun abgeschlossenes Werk.
1905 in Berlin geboren, schien er zu jener Nachkriegsgeneration verdammt zu sein, die nicht mehr die Befreiung ihres urtümlich germanisch-deutschen Menschentums in den Entscheidungen auf dem Schlachtfeld erfahren sollte.
Doch sein kriegerischer Urinstinkt befahl ihm, als die deutsche Grenze im Osten brannte, als 16jähriger der Schulbank zu entlaufen und den Annaberg als Melder mitzustürmen.

Zurückgekehrt, wurde er von der Schule gewiesen, weil er seine deutsche Pflicht höher geachtet hatte als die Schule. Doch er war an Jahren beinahe noch ein Kind, zum Manne gereift, und so begann sein Lebensweg als Sucher, wie nur der Deutsche sich quälen kann, um die Lösung der Lebensfragen.
Landwirtschaftslehrling, Kaufmannsgehilfe, beide Berufe konnten ihn nicht erfüllen.

Er versuchte zurückzukehren, in die Heimat der Krieger und trat in die Reichswehr ein. Aber er war ja vom Freikorps hergekommen, er mußte in die bewußt entpolitisierte Reichswehr der Jahre kurz nach der Inflation, das Söldnerheer, wenn auch im Besten Sinn zu verstehen, denn die Deutschen als das soldatische Volk an sich, haben auf diese undeutsche Ausprägung des Berufsheeres ihre Art anverwandelt.

Diese Reichswehr also vermochte einen Feuergeist wie Kurt Eggers nicht zu halten.

Der Drang zum Studium wurde übermächtig. An Jahren schon zu alt, zwang er sich um des Zieles willen noch einmal auf die Schulbank um der Form des Abiturs genüge zu leisten.

Kurt Eggers ging immer den Dingen auf den Grund.

So studierte er auch jene Wissenschaft, die glaubt die verfertigen Lebensrezepte vom Katheter herab verabreichen zu können -Theologie.
Er wurde Pfarrer und wie vorher aus den anderen Berufen, stieg er 1932 von der Kanzel, lieber der Verzweiflung der Arbeitslosigkeit entgegengehend, als er einer von ihm als Lüge erkannten Abirrung, auch nur einen Augenblick weiter zu folgen.

Er wurde Schriftleiter einer kleinen Provinzzeitung, die durch seine Aufrufe, grade im Krisenjahr vor der Machtübernahme ein politisches Gesicht erhielt und die somit die meisten großen Stadtzeitungen aus jener Zeit weit hinter sich ließen.

Der Durchbruch der nationalsozialistischen Revolution, gab ihm die Bahn frei, zu den großen Wirkungsmöglichkeiten.

Die Stationen sind: Sendeleiter in Leipzig und Stuttgart, Berufung ins Rasse- und Siedlungshauptamt der SS, dort als Kulturreferent der Stadt Dortmund, wo er im August 1939 zum ersten mal in den Krieg zog.

Zurückgerufen aus dem Feldzug in Holland, ruhte er nicht bis er vor Jahresfrist wieder an die Front kam, diesmal als Panzerkommandant in der SS-Division Wiking.

Hier erfüllte sich sein Schicksal am 12. August, als er die rechte Flanke seines Zuges abdeckte, um wie immer im Leben, einen neuen Angriff in vorderster Linie vorzutragen.

Der Reichsführer SS hat ihn nach seinem Tode, wegen besonderer Tapferkeit vor dem Feind, zum Obersturmführer der Waffen-SS befördert, nachdem ihm kurz vorher das Eiserne Kreuz 1. Klasse verliehen worden war.

Was war es nun, was sein Leben und sein Werk zu dieser einmaligen Entschlossenheit und Stärke steigerte und es so den Freunden zum Beispiel erhob, den Feinden aber zur Uneinnehmbaren Festung machte, die sie vergeblich berannten?

Diese Frage kann ganz einfach beantwortet werden, und auf eine Formel gebracht lautet sie: Er erlebte und erlitt jede Lebensfrage an sich selber mit einer Unbedingtheit und Entschlossenheit, die ihn niemand, selbst seine Feinde nicht abzusprechen vermochten.

Das lieh ihm auch die gelassene Sicherheit und Kraft seiner Beweisführung, die immer vom blutvollen Leben erfüllt war, wo die Gegner meistens rein geistig dedizieren mußten.

Sein gelebtes Leben wurde so das beste Fundament für seinen Geisteskampf.
Deshalb konnte er, weil er qualvoll die Unvereinbarkeit der christlichen Dogmen und Thesen mit unserem kriegerischen Leben erlebt hatte, den Vertretern des Herdengedankens in der seelischen Lebensführung, den deutschen Menschen der selbstverantwortlichen Freiheit und mittlerlosen Gläubigkeit entgegensetzten.

So wuchs sein Leben aus einem blutvoll gelebten und heiß erkämpften Leben heraus und nur wer fähig ist, diesen heißen Lebensatem in ihm zu verspüren, wird angerührt und zu gleicher Tat aufgerufen.

Müde Ästheten und Greise standen von jeher hilflos und ihre Bedenken erhebend, seinem Werk und dem Mann gegenüber.

Das der Gegner ihn haßerfüllt und erbittert bekämpfte wirkt nicht weiter wunder.

Das aber, und auch das muß in der Unerbittlichkeit ausgesprochen werden, zu der uns sein Leben und sein Tod zwingen, das auch aus angeblich unseren Kreisen Menschen es wagten, den Augenblick wo dieser Mann sein Leben für uns in die Schanze schlug auszunutzen um Bedenken gegen das Werk eines Mannes, der immer in den geistigen Entscheidungen brannte, zu erheben, das muß klar und eindeutig ausgesprochen werden, denn Kurt Eggers ist heute schon zu einem Brennpunkt der geistigen Entscheidungen geworden, um den sich die Lauen und Neutralen herumzudrücken versuchen.

Vor dem, weil sie die weltanschaulichen Entscheidungen zu fällen zu feige sind, sie sich in eine ästhetische neutrale Ebene flüchten, als ob es in diesem weltanschaulichen Ringen eine Neutralität geben könnte.

Aber über sie alle geht heut schon das Schwert der Zeit hinweg, und noch einmal sei es gesagt, dieses Schwert kennt keine Lüge, auch Flucht ist Lüge, sowenig wie der Tod.

Sein Werk und Wesen hat Kurt Eggers auf die Gestalt Ulrichs von Hutten gegründet.

Dieser bedingungslose Freiheitskämpfer, in der deutschen Geschichte, wurde sein geistiger Schwertbruder.

Wie jener verwarf er die Konfessionen um des Glaubens willen, die Länder und Stämme um des Reiches willen, die Stände um der Gesamtheit des Volkes willen.

Sein Roman „Hutten” wurde der erste Wurf einer gläubigen Seele, jauchzend in den deutschen Aufbruch der Revolution unserer Gegenwart hineingerufen, erfüllt vom gleichen Lebensgefühl, wie es Hutten beseelte, denn wieder einmal standen im deutschen Geistesleben alle Lebensfragen ungelöst da, und wieder einmal konnte ein Dichter, weil er so rückhaltlos die Gegenwart bejahte und auf ihr die Zukunft zu bauen unternahm, den endlichen Durchbruch zur Neusetzung unseres Wesens mit den Worten begleiten: „Es ist eine Lust zu leben”.

Diese Lust am neu sich formenden Leben, diese Ergriffenheit im Ansturm einer neuaufbrechenden Zeit zu stehen, sich aufgerufen zu wissen, selbst diese neuen Wege des Geistes bahnen zu müssen, weht uns aus jedem Werk von Kurt Eggers an.

So tritt im Huttenroman folgerichtig die Verherrlichung des ewigen deutschen Rebellentums, um der Ehre des Soldatenwillen, wie es die Freikorpskämpfer beseelte, den er in seinem Roman „Der Berg der Rebellen” ein Denkmal setzte.
Im „Herz im Osten” legte der dem chinesischen Philosophen Li Taipe die Gedanken unter, die er in unserer Umgebung nicht sagen und anklagen wollte, und wie auf die Tragödie, das Satirespiel folgen muß, nicht minder abgründig.
So verspottete er die ewigen deutschen Spießbürger und Schwächen in der Kleinstadtsatire „Tausend Jahre Kakeldütt”.

Als unsere Zeit dem Ausbruch des zweiten Weltkrieges entgegenfiberte, wußte Kurt Eggers, daß er auf die Wallstatt befohlen war.

Vielleicht hat er geahnt, daß er fallen würde. Den unter seinem Opfertod erhält plötzlich seine Selbstbiographie „Der Tanz aus der Reihe” eine ungeheure Sinngebung.

Sie alle müssen beschämt verstummen, die dem damals 35jährigen Dichter Vermessenheit vorwarfen, weil er mit so jungen Jahren, es unternommen hatte, das Abenteuer seines Lebens zu schildern.

Doch wie hatte er es getan.

Wieviele spiegeln sich und nur sich, in ihren für sie und für Kulturhistoriker zwar interessanten, manchmal geradezu narzisshafte Eigengefälligkeiten.
Kurt Eggers dagegen stellte sein Ringen um die kleinsten und größten Fragen von der geringsten Nachbarschaft bis zum umfassendsten politischen Problem, vom einfachsten und ureigensten Leben bis zum allgemein verpflichtenden Ringen um Gott vor den Hintergrund der Gärungen und Wirren der Nachkriegszeit.

So wurde diese Lebensbeschreibung eine der ersten politischen Biographien, deren letzten Beweggründe zur Niederschrift in so jungen Jahren ihm vor seinem Opfertod befohlen, wir auch heute erschauernd zu erahnen vermögen.
Auch in der Lyrik ging Kurt Eggers eigene und eigenwillige Wege.

Unserer Zeit herausgewachsen aus der Enge der individuellen Sorgen, Kümmernisse, Empfindungen, Probleme über die großen, alle bewegenden Fragen, der unser Leben ordnenden Ideen und Werte neu setzen müssen, auch im Gedicht.

Nicht mehr die eigengebastelte Ich-Empfindung wird uns mehr bewegen, so schön sie sein mag, sondern die Verkündigung der uns tragenden Ideen und unsere Haltung der andrängenden, durch den Krieg wieder auf seine Urelemente zurückgeführten Lebensfragen gegenüber.

Er setzte durch seine Verkündigung der unser Leben bindenden und erfüllenden Gesetze.

So hat er in seinem Volksstück, wie er das Drama „Der Gerechte” nannte, die Folgerungen gezogen und einen im besten Sinne zu verstehendes Lehrstück, der uns bewegenden Ideen unseres sozialen und staatlichen Zusammenlebens unter Einordnung des Rebellen in die Ordnung des Staates gegeben.
Man kann die Angehörigen der jungen Dichtergeneration in verschiedene Gruppen einander zuordnen.

Kurt Eggers aber einer dieser Gruppen zuteilen, wäre ein vergebliches Unterfangen, denn er stürmte einsam immer ganz vorn.
Er stand stets im Vorfeld der geistigen Entscheidungen, allein den Angriff, weit vor seinen Kameraden, vorantragend.

Zum Dichter trat der Kulturrevolutionär, der wohl in seiner Entschlossenheit und Klarheit der Erkenntnis der weltanschaulichen Lage, wie man sie bei so manchen lautgeprießenen Dichter schmerzlich vermißt, die Folgerungen erkannte, schloß und meisterte.

Die Lebensgesetze, die das Leben unserer Väter noch regierten sind zerbrochen.

Der Durchbruch unserer kriegerischen Revolution, sich auf einem durch und durch soldatischen Denken gründend, wird den Adler als Symbol seiner Lebenshaltung, niemals aber das Lamm als Hochwild eines aufgezwungenen Herdendaseins, anerkennen.

In den drei, sich folgerichtig ergänzenden und steigernden Büchern „Vom mutigen Leben und tapferen Sterben”, „Die Geburt des Jahrtausends” und „Heimat der Starken”, umriß Kurt Eggers unser neues Lebensgesetz, nachdem wir angetreten.

Dann trat der Deutsche in die kriegerische Entscheidung.

Folgerichtig schlossen sich den Büchern unserer Lebenshaltung die Schriften über den Krieg und das Kriegertum an.

Den Soldat, als den Mann der höchsten sittlichen Freiheit und der ritterlichen Tat, nämlich der Tat auf dem Schlachtfeld, feierte er in der Schrift „Von der Freiheit des Kriegers”.

Unsere Überwindung der bisherigen bürgerlichen Lebenshaltung durch die nationalsozialistische Revolution wurde sichtbar in der Schrift „Die kriegerische Revolution”.

Das der deutsche Soldat erst in der völligen Überwindung aller voraufgegangenen weltanschaulichen und bürgerlichen Belastungen, fähig sei zur Entfaltung seines ureigenen Wesens auf dem Schlachtfeld, wies er uns in der kleinen Schrift „Von der Feindschaft”.

Und seine letzte Bejahung erfuhr der Krieg, als die Geburtsstunde alles Neuen, aus seinem Buch „Vater aller Dinge”.

Rund 10 Jahre waren Kurt Eggers gegeben.

Dieses, in seiner letzten Wirkung, heute von keinem noch zu ermessenden Werk zu schaffen.

Es mögen die Nörgler und Zweifler sich wieder vorwagen. Sie beweisen nur ihre eigene Unfähigkeit, die Fesseln überkommener Anschauungen abzuschütteln.

Die Gegner werden wieder auf den Plan treten, denn er, der lebendigste Verfechter seiner Ideen, ist Tod.

Aber sie sollen und werden, das sei hier gelobt, eine verschworene Gefolgschaft seiner Kameraden finden, die entschlossen ist, sein Werk gegen jeden Ansturm zu verteidigen.

Es hat noch keiner Kurt Eggers kritisiert, der selbst vorwärts drängte.
Aber alle die er hinter sich lies, denen er durch sein Werk bewiesen hatte, wie weit die Zeit sie schon überrannt hatte, sie bekämpften ihn aus ihren längst überholten, vergreisten und abgestandenen Stellungen heraus.
Es ist eine mythische Vorstellung der Deutschen, daß die alten Weltbilder in Kriegen versinken.

Unser germanisches Zeitalter versank in den Sachsenkriegen, das Mittelalter ertrank im Dreißigjährigen Krieg. Die Aufklärung und ihr abgelaufenes Weltbild ging unter in den Materialschlachten des Ersten Weltkrieges.

Damals, wie heute standen und stehen die Verfechter des Alten, eines denkerisch ausgehöhlten und nicht weiter entwickelbaren Weltbildes uns gegenüber, und dieser zweite Weltkrieg wurde uns aufgezwungen, weil wir das Feuer einer neuen Weltanschauung in uns entzündet haben.

Aber nicht nur die alten Weltbilder versinken, nach unserer Vorstellung in großen Kriegen, auch das neue Weltbild entsteigt erst dann dem Weltenbränden, wenn das edelste Blut die reinste Gesinnung, in der für alle verpflichtenden Opfertat sich dargeboten hat.

Die deutschen Kriege haben immer einen Blutzeugen hervorgebracht, der sich für alle in die Waagschale warf.

Theodor Körner wurde so zum Inbegriff der begeisterten Jugend, die sich selbst für die Befreiung Deutschlands in den Freiheitskriegen darbrachte.
Walter Flex wurde zum Repräsentanten des ersten Weltkrieges.

Wie aber erster und zweiter Weltkrieg, heute schon immer mehr zu einem neuen, nunmehr wieder dreißigjährigen Krieg, um die Ablösung von den alten überkommenen Weltbildern zusammenwachsen.

Wobei der Erste Weltkrieg den Zusammenbruch des alten Weltbildes, der Zweite mit ihm organisch verbunden durch unsere Revolution, nun den endlichen Sieg unserer neuen Weltanschauung auf dem Schlachtfeld erkämpft, so wird Kurt Eggers als der Streiter im Vorfeld des Geistes, heute schon durch seinem Opfertod zum Vorbild unseres Kampfes.

Theodor Körner und Walter Flex repräsentierten ihre Zeit, die sie auch geistig erfüllten.

Kurt Eggers aber ist die Forderung nach Vorwärts, von ihm erschaut, von uns zur Verwirklichung in Treue über seinen Tod hinaus aufgetragen.
Es soll uns mit heiligen Schauern erfüllen, daß er im Augenblick als die Krise auf ihrem Höhepunkt stand, durch sein Opfer in diesem geschichtlichen Augenblick das Schicksal zwang und nun der tote Kurt Eggers freigeworden durch sein Opfer, den Marsch anführt in den Sieg, der damit auch der Sieg seines Werkes werden wird.

So wollen wir ihn erkennen und in unserem Herzen weitertragen. Er vollendete sich im Tode, auf das er und wir in seinem Werk leben.

Russlands Erde

Auf jedem Sprung,
Auf jedem Schritt
Tragen wir Rußlands Erde mit
In Rußlands Erde gruben wir ein
Manch Kameraden jung und fein.
Manch einen, der am Leben gehangen,
Der ahnungsschwer in den Tod gegangen
Der, als das feindliche Eisen kam
Und ihm den Glanz aus den Augen nahm,
An Deutschland dachte, an Frau und Kind.
Und all seine Wünsche und Sehnsüchte sind
In Rußlands Erde tief eingegraben
Und wollen Wurzeln und Krone haben.
Sie wachsen und wesen und raunen uns zu:
„Greift an, Kameraden, gebt keine Ruh!
Kämpft, daß einmal die russische Erde
Teil eines gewaltigen Reiches werde!
Wenn dann der Wind unser Grab verweht
Ist immer noch Deutschland, das drüber steht.
Für jede Scholle im russischen Land
Ließen wir unser Blut zum Pfand.
Greift an, Kameraden, daß unser Wille
In euren Siegen sich erfülle!”
Auf jedem Sprung,
Auf jeden Tritt
Tragen wir Rußlands Erde mit.

Aus: Gedichte aus dem Felde, Hans W. Hagen

Kampfspruch

Wir haben gekämpft
Und wir werden kämpfen,
Wie wir auch unsern Willen
Gleich einer Fackel in die Nächte
Leuchten lassen.
Wir werden, Kameraden, Uns bei den Händen fassen
Und aller Zagheit tiefe Schächte Im Sturmlauf überspringen,
Und noch durch wehes Todesschreien
Tönt unser Singen,
Mit dem wir Einsamen
Das Schicksal fordernd zwingen,
Sich uns zum Zweikampf Nun zu stellen.
Wen schiert das Sterben, Kameraden?
Es gilt!
Die Todeswaffen sind geladen!
Wohl dem, der Tod und Leben trägt!

Aus: „Kamerad”

 

Dem Führer

Als wir
In den Wäldern der Grenze lagen –
Hinter uns das Gestern
Des friedlichen Aufbaus,
Vor uns das Morgen
Entscheidender Schlacht –
Gingen unsere Gedanken
Zu Dir,
Führer der Deutschen.
Einst
Riefst Du uns auf Zur Idee der Nation. Wir traten heraus
Aus der geborgenen Enge Und lernten
An Deinem Beispiel, Die Sehnsucht
Zur Tat zu gestalten.
Das Reich
War uns kein Traum mehr.
Wahrheit und Wirklichkeit ward es
Durch Dich, Führer!
Die Fäuste Wurden uns hart
Vom Zupacken, vom Ringen.
Die Augen uns schmal
Vom in die Weitesehen.
Du hattest
Dein Volk gerufen,
Den Kampf für die Ordnung Des Erdteils zu kämpfen.
Wir hatten
Das Sehen gelernt
Und ahnten
Das Ziel Deines Willens.
Führer,
Du gabst das Signal
Zur Schlacht. Wir
Trugen Deinen Willen
Im Sturmlauf zum Siege.
Du
Warst in uns. Und Du
Bist der Sieg. Du auch
Bist das Reich Das wir bauen.

Aus: Des Reiches Herrlichkeit

 

 

 

 

 

 

Erinnerung

Das wir Kurt Eggers, Sinnbild für die kriegerische Auferstehung des Nordens, heute noch kennen und gerade er als Leitfigur für die volkstreue Jugend steht, verdankt Kurt Eggers wohl gerade der Tatsache, daß er seinen stürmischen Gedanken, entgegen erbitterersten Widerstand aller Lauen und Schwachen, selbstlose Taten folgen lies.

Kurt Eggers lebt.

Er ist immer noch in den Herzen derjenigen lebendig, die um der Freiheit willen den steinigen Weg zu Deutschland schreiten und seine Lieder in die Unendlichkeit der Sphären singen.

Gleich ihm fühlen sie die Sehnsucht des leidenschaftlichen Herzens und suchen die Wurzeln des ursprünglichen deutschen Menschen, zu einem Leben, jenseits der indoktrinierten konsumorientierten Lebensqualität, jenseits einer schweigenden und verblendeten Bourgeoisie. Sie spüren ein Verlangen zum heroischen Kampfe, tragen die Liebe zur Nation in ihren brennenden Herzen und haben die gleiche Ahnung eines kommenden Deutschlands.

Es sind die wenigen Starken, wie Kurt Eggers sie nannte, die voller Verachtung für die bürgerliche Welt dem Jetzt entsagen und für die Ewigkeit des deutschen Volkes im Morgen streiten.

Der Geburtstag von Kurt Eggers jährt sich nun am 10. November 2000 zum 95.mal.

Aus diesem Grunde hat der Kurt-Eggers-Kreis diesen Band geschaffen und die Gefallenenehrungsfeier zu Ehren Kurt Eggers vom 26.09.1943 wiedergegeben.

Er zeigt einen Ausschnitt aus Kurt Eggers Schaffen und seinem Wollen. Dr. Hans W. Hagen zeichnet das Leben von Kurt Eggers nach und läßt den Schmerz und den Verlust anklingen, den sein Tod für die Familie Eggers, seine Freunde und Weggefährten bedeutete.

Dieser Band entstand unter Zuhilfenahme der ausgegebenen Feierabfolge, die hier als Abschrift nachzulesen ist, den aufgezeichneten Ideen Kurt Eggers und dem Tonmitschnitt der Gefallenenehrungsfeier, nach der die Rede, dank des Deutschen Rundfunkarchivs, von Dr. Hans W. Hagen wiedergegeben wurde.
In dem Programm zur Ehrenfeier für Kurt Eggers heißt es: …”Durch die ‘Weltanschauung soll der leidenschaftliche Wille geweckt werden, die Gerechtigkeit, die gerechte Weltordnung zu erkämpfen.” und weiter…” Unser bleibt die Verpflichtung, sein Erbe zu hüten und zu mehren…”…
Aus diesem Grunde gehört das Werk Kurt Eggers‘ in die Hand junger suchender Menschen, die in seinen Worten, Denkanstöße finden und zur Aussprache mit anderen angeregt werden.

Eric Kaden

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