Tyr

Tyr

Dio della stirpe degli Asi, è detto da Snorri figlio di Odino, altrove invece del gigante Hymir. Di lui non si conosce altra parentela: Loki tuttavia allude alla moglie del dio vantandosi di avere avuto un figlio da lei. Egli è definito coraggioso, ardito e sapiente. In molte battaglie decide la vittoria. Un verso precisa che se i guerrieri vogliono ottenere il trionfo devono invocare due volte questo dio e incidere le rune sulla spada. L’allusione è verosimilmente alla runa *t?waz che ha lo stesso nome del dio e raffigura una lancia (la quale pare dunque essere la sua arma). Il segno della runa *t?waz si ritrova con una certa frequenza nell’iconografia (bratteate, armi; sulle prime compare anche il nome del dio). Nella interpretatio romana Tyr viene inteso come Mars: così mostra a esempio il nome del «martedì», in antico nordico tysdagr. Anche il nome della pianta conosciuta come Viola martis è reso in nordico con Tysfjóla (o Tyrihem). Oltre che dio della guerra, Tyr dovette essere anche la divinità che presiedeva all’assemblea: così paiono quantomeno indicare taluni fatti relativi anche ai Germani continentali. Due iscrizioni, presso Housesteads sul vallo di Adriano in Gran Bretagna, sono dedicate al dio Mars Thingsus (in secolo). Questo appellativo va senza dubbio collegato al termine nordico Þing n. «assemblea». Inoltre va ricordato il toponimo danese Tislund «bosco di Tyr», che indicava il luogo dove si svolgeva l’assemblea; il nome del martedì in olandese è dinsdag m. (<dinsendach), che significa propriamente «giorno dell’assemblea» o forse «giorno [del dio] dell’assemblea», e in tedesco Dienstag.

tyrA questa funzione di Tyr va forse collegata anche la sottolineatura della sua saggezza fatta da Snorri accanto a quella del suo valore: egli cita le espressioni «valoroso come Tyr» e «saggio come Tyr».

Questo dio è ricordato come figura di secondo piano nel mito del viaggio di Thor presso il gigante Hymir; appare invece protagonista in prima persona dell’incatenamento del lupo Fenrir, quando questo gli mozzò la mano destra. Di Tyr è detto anche che era l’unico che osasse avvicinare il mostro. La mutilazione del dio, con la mano sacrificata in garanzia di una promessa, è un sacrificio grazie al quale è reso possibile il mantenimento dell’ordine cosmico; essa allude altresì a una funzione di garante. Una simile mutilazione è ricordata in personaggi di altre tradizioni indoeuropee: Nuada nel mondo celtico, Sûrya in quello indiano e anche Muzio Scevola nel mondo romano.

Nell’ultimo giorno Tyr combatterà un duello mortale contro il cane infernale Garmr, figura per molti versi analoga al lupo Fenrir. Tyr è senza dubbio uno degli dèi supremi. Il suo nome, che come  nome  comune  significa  «dio»,  risale  all’indoeuropeo *DÉIWOS «dio». Presso i Germani continentali egli non appare venerato con questo nome; forse la sua figura è celata da appellativi quali *Irmin o Saxnôt. Egli fu probabilmente, come Ullr, l’aspetto luminoso e giuridico della divinità suprema del cielo. E allo stesso modo di Ullr vide forse decadere la propria importanza per il contrasto con la figura di Odino che della divinità suprema incarna il lato oscuro, magico e terribile. È da notare che i toponimi scandinavi indicano una separazione per aree del culto di Tyr e di quello di Ullr.

Il nome di Tyr è attestato infatti prevalentemente in Danimarca (a esempio Tislund, Tiset, Tisbjerg, Tissø); assai meno frequenti sono invece le testimonianze in Svezia e in Norvegia.

Nei poemetti runici norvegese e islandese la runa *t?waz è intesa come simbolo del dio monco. Nel secondo inoltre egli è glossato Mars e detto «signore dei templi» (hofa hilmir), il che ricorda l’importanza del suo culto.

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