Heimdallr

Heimdallr

È descritto nelle fonti come il guardiano degli dèi, dio bianco che siede al limite del cielo, dotato di vista acutissima e di finissimo udito. Di lui è detto infatti che vede tanto di giorno quanto di notte fino a cento miglia di distanza; inoltre è capace di sentire l’erba crescere sulla terra o la lana sul dorso delle pecore. Gli basta meno sonno che a un uccello. Heimdallr è detto figlio di Odino; di lui è noto soprattutto che fu generato da nove madri (identificate comunemente con le nove gigantesse-onde del mare, figlie a loro volta di Ægir e di Rán): egli nacque all’alba dei tempi, presso il limite della terra. È forte e sano poiché il suo essere venne fortificato con la forza della terra, acqua di mare gelata, sangue sacrificale.

Heimdallr_by_FroelichEgli abita in Himinbjörg «fortezza del cielo», luogo che si trova presso il ponte dell’arcobaleno Bifröst, cioè nel punto in cui si accede alle dimore degli dèi. Là beve felice il buon idromele. Heimdallr sorveglia il ponte e previene così gli attacchi dei giganti del ghiaccio e delle montagne.

Ogni suo atto e ogni suo attributo sono connessi alla funzione di guardiano dei cicli cui è affidato il compito di vegliare sulla loro corretta successione, impedendo alle forze del male di irrompere nel mondo degli uomini e degli dèi. Per questo è figura solare bianca e luminosa; di lui è detto che ha «denti d’oro»; Gullintanni è uno dei suoi appellativi; il suo cavallo si chiama Gulltoppr «ciuffo d’oro». Il bianco è il colore degli inizi, e l’attributo luminoso si riferisce al dio nella sua qualità di nemico dei demoni dell’oscurità.

Il nome Heimdallr, piuttosto oscuro, potrebbe forse significare «splendore della terra» (da contrapporre a quello della dea Mardöll «splendore del mare»?) o «forza germogliante della terra». Ma il dio ha anche altri appellativi. Egli è detto Hallinskiöi e Vindhlér (o Vindlér). Il primo appellativo è anche nome poetico dell’ariete, per questo più convincente d’altre interpretazioni (che lo spiegano come «palo inclinato», dunque «asse del mondo», o «raggio di sole») pare quella che lo intende come «[quello dalle] corna piegate». Un altro nome poetico dell’ariete è heimdali, palesemente simile al nome del dio. Allusioni al sacrificio di un ariete potrebbero dunque essere collegate al culto di Heimdallr. Egli sarebbe come l’ariete celeste che sorge nel cielo di primavera. Il secondo appellativo è Vindhlér «[colui che] protegge contro il vento». Anch’esso pare possa essere messo in relazione con la funzione di custode del ciclo. Il vento infatti è considerato un elemento che sconvolge la pace del cielo, suscitando quelle tempeste in cui sono scatenate le forze del caos. Vindr e Kari «vento» sono d’altronde nomi di giganti, esseri appartenenti a quella stessa stirpe che costantemente cerca di impadronirsi del cielo. Nota Snorri: «I giganti del ghiaccio e delle montagne scalerebbero il cielo se chiunque lo vuole potesse transitare su Bifröst». Ora Bifròst è il ponte dell’arcobaleno, quel ponte presso il quale sta costantemente di guardia il dio. Questa è anche la ragione per cui Heimdallr concede al sonno pochissimo tempo.

Il ciclo presente è come ogni altro circoscritto da una cornice di tempo: il suo inizio e la sua fine sono segnati da un imperscrutabile destino. Esso potrà svolgersi per la misura di tempo che gli è stata assegnata solo se il suo equilibrio sarà garantito. Il divino garante dell’equilibrio del mondo è Heimdallr. Ciò spiega perché sia lui, allorché i giganti riescono a impadronirsi del martello di Thor, simbolo di fecondità e di ordine cosmico, a suggerire una strategia che consentirà di recuperarlo. E anche perché egli sia nemico mortale di Loki, figura che incarna la costante minaccia del male all’ordinamento del mondo. Con Loki egli si batterà nel duello conclusive dell’ultimo giorno. Tuttavia essi già si affrontarono sotto forma di foca, verosimilmente per il possesso di Brísingamen, oggetto prezioso di Freyja che Loki, secondo quanto altrove riferito, aveva rubato. Brísingamen è simbolo della fecondità cui Freyja presiede.

Heimdallr sorveglia sull’ordinato svolgersi del ciclo perché ne conosce l’inizio e la fine (in un verso è detto che conosce il futuro), a lui è affidata la sapienza dell’evoluzione dall’uno all’altro stato del trapasso dall’uno all’altro mondo.

Come dio degli inizi egli è ricordato nella Predizione dell’indovina laddove ella, prima di recitare la sua scienza dell’universo, chiama all’ascolto  «tutte le stirpi sacre, / maggiori e minori, discendenza di Heimdallr». Qui egli appare come padre degli esseri viventi. Stessa funzione, ma sul piano sociale, gli è attribuita nel Carme di Rígr, dove si racconta come il dio, disceso sulla terra sotto le mentite spoglie di Rígr «re» (termine entrato nel nordico dall’area celtica), generasse tre figli, Þrœll «schiavo», Karl «uomo libero», «contadino», e Jarl «uomo nobile», «guerriero», da cui so no discese le stirpi del mondo. In particolare il più giovane dei figli di Jarl, Konr, è presentato come un iniziato, quasi una reincanazione del dio.

A Heimdallr come dio delle origini allude anche la definizione di dio bianco, colore alla cui simbologia accenna ampiamente il Carme di Rígr. Anche le parole di Loki, che lo dice destinato fin da principio del tempo al compito odioso di vegliare sugli dèi sempre restando con la schiena umida di rugiada, vanno riferite a questo concetto. L’allusione alla schiena bagnata si spiega con la posizione destinata al dio nello spazio cosmico; egli sta infatti esattamente al confine fra il mondo e il non-mondo: alle sue spalle c’è un universo oscuro umido e freddo simile al caos delle origini.

Heimdallr conosce con esattezza lo scoccare dell’ora fatale per il ciclo presente. Allora egli si ergerà e soffierà nel corno Gjallarhorn, il cui suono si sente in tutti i mondi. Il corno di Heimdallr è forse quello stesso oggetto, detto hljóð n., che è sepolto presso l’albero cosmico, nella fonte del saggio gigante Mímir, lo stesso luogo in cui Odino ha lasciato in pegno uno degli occhi. Hljóð è in nordico «silenzio», ma anche «ascolto» (v. il passo della Predizione dell’indovina citato in precedenza), «suono» e forse «corno». La varietà dei significati, apparentemente discordanti, allude in realtà a uno stesso concetto, cui va inoltre collegata la notazione sull’udito finissimo del dio. Nella simbologia del mondo delle origini il silenzio primordiale fu la situazione che precedette il primo suono, il quale a sua volta fu una delle prime manifestazioni della vita. E l’immagine di ciò che è udito si confonde con ciò che serve a udire: l’orecchio di Heimdallr è così sensibile poiché egli, quale dio degli inizi, è l’unico in grado di percepire quel primo suono. Simbolicamente legato a questi concetti è anche il corno nel quale il suono nasce ed echeggia. L’atto di Heimdallr che suonerà il corno alla fine dei tempi richiama dunque un’immagine del mondo primordiale. La vita finisce nel modo in cui ebbe inizio. Qui non pare inutile osservare che tanto l’orecchio quanto il corno ricordano nella forma l’immagine del vortice simbolicamente legata ai concetti di inizio e fine del mondo.

Alcune kenningar scaldiche alludono alla «testa» definendola «spada di Heimdallr». Questa connessione è confermata da Snorri, il quale riferisce che il dio fu ucciso da una testa umana. Essendo andato perduto il mito relativo a questo fatto, il suo significato resta inspiegabile. In una fonte, Heimdallr è singolarmente definito «il più stupido degli dèi».

Nessun testo allude specificamente al culto di Heimdallr, né vi sono toponimi che conservino il suo nome.

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