Baldr

Baldr

Figlio di Odino e di Frigg, sposo di Nanna e padre di Forseti, Baldr è presentato da Snorri come il migliore fra gli dèi, bello d’aspetto e luminoso, saggio ed eloquentissimo. Egli è così splendente che vi è un fiore, candidissimo, che prende nome dalle sue sopracciglia: si chiama infatti Baldrsbrá f. «sopracciglio di Baldr», il Pyrethrum inodorum (o Matricaria inodora).

Questo dio, si deduce da altre fonti, è anche molto coraggioso.

Each_arrow_overshot_his_head_by_Elmer_Boyd_SmithEgli dimora in Breiðablik «ampio splendore», in quella terra dove, si dice, esistono «pochissime rune malvagie».

Nel prologo dell’Edda, Snorri cita Beldegg, figlio di Odino «che noi chiamiamo Baldr». Beldegg è forma nordica dell’anglosassone Bældæg, nome mitico che compare nelle genealogie come figlio di Odino. La seconda parte di questo nome, dæg, significa «giorno» e ciò sottolinea una volta di più il carattere luminoso del dio. Lo stesso nome Baldr, per il quale pare verosimile il significato di «signore», potrebbe avere un valore più riposto di «luminoso». L’essenza di questa figura è, senza dubbio, quella di un principe della luce, perfetto in tutte le sue manifestazioni. Egli è amato dagli dèi e dagli uomini ed è per loro fonte di saggezza e di soccorso costante. Le sue qualità ne fanno un nemico mortale delle forze del caos e dell’oscurità e sulla sua morte, provocata dal maligno Loki, è incentrato il mito principale che lo riguarda.

Colpito a morte da un rametto di vischio scagliato dal cieco incolpevole Höðr su istigazione di Loki, egli dovrà scendere in Hel, regno degli inferi. Di là potrà tornare solo dopo la fine del mondo per regnare sul nuovo ciclo.

Racconti analoghi, più o meno corrispondenti a quello della morte di Baldr, si trovano in diverse tradizioni (vedi la storia di Lemmenkäien nella tradizione finnica, Rustem in quella persiana, Tammuz in quella babilonese,  Adone in quella greca) e un parallelo all’interno del mondo germanico nella breve allusione alla vicenda di Hæðcyn che uccise con una freccia il fratello Herebeald. Essa è stata variamente interpretata. La si è vista soprattutto come lotta delle tenebre contro il dio sole o rito legato ai culti della vegetazione, ma anche quale procedura iniziatica fondata sul motivo dell’antagonismo padre-figlio o versione nordica della morte di Cristo. Essa è comunque senza dubbio un sacrificio, come mostrano le circostanze in cui avvenne.

Un culto di Baldr è testimoniato forse in diversi toponimi, a esempio Balleshol (<Baldrshóll), Basberg (<Baldrsberg) e Balsness ( < *Baldrsnes) in Norvegia; Ballersberg in Svezia, Bollesager (< *Baldrsákr?) e Baldersbœk in Danimarca. Altri nomi di luogo quali Baldursheimr e Baldurshagi in Islanda o Baldrsheimr, Baldreshagi in Norvegia paiono formazioni piuttosto recenti e non ricordo di un antico luogo di culto.

Al culto di Baldr fanno altresì allusione due fonti, una piuttosto antica, l’altra tarda. La prima è il nome Baldruus (di lettura tuttavia incerta), presumibilmente riferito a un dio, che si trova su un’iscrizione risalente al ni secolo ritrovata a Utrecht nei Paesi Bassi; la seconda è una testimonianza della Saga di FriðÞjófr che è tuttavia più probabilmente da riferire a Freyr.

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