Bragi

Bragi

Dio della poesia, figlio di Odino e sposo di Iðunn. Dal suo nome, afferma Snorri, è detta bragr (m.) l’arte poetica, perché egli «è sommo per saggezza e ottimo per eloquenza e abilità nel parlare» e «abilissimo nella poesia».

Bragi mentre suona l'arpa e accompagnato da sua moglie Iðunn in questo quadro del XIX secolo di Nils Blommér.

Bragi mentre suona l’arpa e accompagnato da sua moglie Iðunn in questo quadro del XIX secolo di Nils Blommér.

Egli è un dio degli Asi, quello che nel Dialogo sull’arte poetica istruisce Ægir sulle diverse espressioni poetiche. Tale funzione, testimoniata anche dove si dice che sulla sua lingua sono incise le rune, così come l’assenza di notizie relative a un suo culto indicherebbero in lui un dio di recente apparizione, forse niente più che la divinizzazione dello scaldo Bragi Boddason (IX secolo), «l’antico poeta». In tal senso andrebbe letta l’indicazione che lo definisce il migliore fra i poeti. Su Bragi si hanno tuttavia anche altre notizie. Nell’Invettiva di Loki egli offre doni a Loki perché costui non mostri livore agli dèi, ciononostante viene accusato di essere vile in battaglia e d’avere ucciso il fratello di Iðunn, sua sposa. Due componimenti scaldici insegnano che Bragi dimora nella Valhalla, dove accoglie gli eroi. Né si può sottovalutare l’affinità del suo nome con il termine bragr m., nel suo significato di «guerriero, principe, signore». A tale termine è altresì connessa la parola bragafull (o bragarfull n.), che indica la coppa usata nella bevuta rituale, specie nei festini funerari, e sulla quale veniva prestato un solenne giuramento. Tali indicazioni, oltre al fatto che la sposa di Bragi, Iðunn, possiede le mele che garantiscono agli dèi l’eterna giovinezza, potrebbero far pensare a una funzione di divinità legata a quella fertilità che deriva da un fecondo rapporto con gli antenati defunti. In ciò Bragi diverrebbe simile a Odino, il che sarebbe anche confermato da un verso dello scaldo Egill Skallagrimsson, altrimenti oscuro, in cui Bragi pare indicare Odino privo di un occhio. Una tale identificazione non parrebbe poi così lontana dal vero essendo in realtà proprio Odino il vero dio della poesia, come mostra soprattutto il mito relativo al furto dell’idromele che rende poeta chi lo beva.

La notazione di Snorri secondo cui Bragi ha una barba così folta che dal suo nome viene detto skeggbragi (in cui skegg n. «barba») chi abbia molta barba, fa forse riferimento alla sua saggezza. Anche qui però si riscontra una singolare affinità con Odino, specie là dove Snorri definisce Bragi «il dio dalla barba cadente»: inn siðskeggja áss, poiché Siðskeggr è anche appellativo di Odino.

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