Elfi

Elfi

Detti in nordico álfar (sing. álfr), formano un gruppo distinto di esseri sovrannaturali ai quali è attribuita natura divina. Così mostra non solo la loro ricorrente citazione assieme agli Asi (nella quale l’elemento allitterante testimonia l’antichità della tradizione) o il loro apparire accanto alle due stirpi divine degli Asi e dei Vani, ma anche e soprattutto le fonti che riferiscono di un sacrificio loro tributato. La testimonianza dello scaldo Sigvatr Þórðarson e quella della Saga di Kormákr alludono a un sacrificio di carattere privato, officiato da donne, che cadeva nel periodo autunnale, lo stesso in cui avevano luogo i riti della fertilità. In particolare l’uso di cospargere con il sangue di un bue il tumulo in cui abitavano gli elfi ricorda l’offerta di burro o grassi (ma anche monete e spilli) nelle cosiddette älvkvarnar (älv è in svedese «elfo») che si trovano in Svezia. Esse sono una sorta di ciotole o scodelle scavate su lastroni di pietra e risalenti all’ultima fase dell’età della pietra; la credenza popolare le considerava pietre sacrificali.

AlvalekIl carattere del culto degli elfi richiama per certi versi quello delle divinità femminili dette dísir e suggerisce, insieme ad altri indizi, di interpretare queste figure come gli spiriti dei morti della famiglia che garantiscono la fecondità della stirpe. Degli elfi è detto infatti che dimorano nei tumuli come i morti, concetto che resta vivo nel folclore. In proposito è interessante la vicenda del re norvegese Óláfr Guðrøðarson. Dopo una vita in cui aveva garantito ai suoi sudditi prosperità e pace, egli ebbe in sogno preannunzio di una pestilenza che avrebbe colpito il suo Paese provocando la morte di molte persone. Capì allora che non sarebbe vissuto a lungo e fece preparare un tumulo, ma raccomandò ai suoi di non innalzargli sacrifici. In seguito però, nel corso di una grave carestia, a lui furono offerti sacrifici per ottenere la prosperità. Questo re che, secondo quanto si suggerisce altrove, si sarebbe poi reincarnato in un suo discendente, il famoso Óláfr il Santo, abitava a Geirstaðir ed era soprannominato Geirstaðadlfr «elfo di Geirstaðir». Óláfr morì di podagra: qui non pare inutile osservare che nel folclore scandinavo e germanico (anglosassone in particolare) talune malattie, quali infiammazioni, podagra, ascessi, coliche, malattie della pelle e diarree, sono ritenute provocate dagli elfi. Ciò parrebbe alludere, nel caso di Óláfr, a un intervento degli elfi per chiamarlo fra loro nel regno dei morti (similmente è detto che le dísir richiamano gli uomini da questo mondo). Come le dísir paiono legate alla stirpe dei re svedesi detti Ynglingar, così pare essere degli elfi nei confronti dei sovrani norvegesi: nelle fonti è riferito di una stirpe i cui componenti, discendenti di Álfr il Vecchio, avevano tutti nomi formati su –álfr. Da loro ebbero nome, secondo la leggenda, anche i fiumi Gautelfr e Raumelfr. Di costoro è detto che erano i più belli tra gli uomini: ciò va messo in connessione con quanto riferito da Snorri a proposito degli elfi luminosi, i quali sono definiti «più belli del sole». Il sole stesso è del resto detto Álfroöðull m. «splendore degli elfi». Anche il fabbro Völundr, conoscitore dei misteri divini, è detto «re degli elfi» (álfa ljóði). Un altro re norvegese congiunto di Óláfr era Hálfdan Gamba bianca, il quale fu tumulato a Skíringssalr e là venerato: in una fonte egli è detto brynjalfr «elfo della corazza».

Un’altra analogia fra gli elfi e le dísir appare là dove si parla di un sacrificio alle dísir officiato nella località detta Álfheimr «Paese degli elfi» da una fanciulla di nome Álfhildr. Álfheimr è anche il nome della regione di cui era sovrano Alfarinn, la cui figlia Álfhildr andò sposa al re norvegese Guðrøðr, padre di Óláfr Geirstaðaálfr. La venerazione per gli elfi è testimoniata inoltre dalla proibizione di «fare i propri bisogni» in luoghi considerati sacri, perché si riteneva che ciò facesse fuggire gli elfi.

Nella sua descrizione degli elfi, Snorri distingue tra «elfi chiari» (Ijósálfar) ed «elfi scuri» (døkkálfar) o «elfi neri» (svartálfar). Dei primi si dice che d’aspetto sono più belli del sole: abitano in Álfheimr «Paese degli elfi», luogo che altrove è detto appartenere al dio Freyr (divinità della fecondità), il quale lo ebbe come regalo per il primo dente (tannfé n.). Un’altra dimora bella e luminosa più del sole abitata dagli elfi chiari è Gimlé. Gli elfi scuri, che sono «più scuri della pece», abitano invece sottoterra: questa è una delle caratteristiche che li avvicinano ai nani. Infatti non soltanto è detto che taluni nani abitano in Svartálfaheimr, lett. «Paese degli elfi neri», ma l’unico nome di elfo che si conosca, Dáinn, è anche il nome di un nano. Questa parola significa «morto» ed è perciò in evidente relazione con le concezioni sopra esposte. Un altro collegamento con i nani si può vedere nella relazione tra gli elfi e il fabbro Völundr: è noto infatti che i nani sono fabbri abilissimi. La distinzione fra elfi luminosi ed elfi scuri rispecchia la dualità dell’esistenza fra potenze benevole e nefaste. La tradizione ricorda tra l’altro nel termine danese ellevild, lett. «pazzo [a causa d’un] elfo», che essi possono togliere il senno alle persone.

Similmente vengono suddivise in buone e cattive le norne che stabiliscono il destino: esse non solo hanno molti aspetti in comune con le dísir, ma di alcune di loro è detto che sono della stirpe degli elfi.

Il nome «elfi» (sing. álfr, pl. álfar) è collegato etimologicamente alla radice indoeuropea *ALBH– «risplendere», «essere bianco» (cfr. latino albus).

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