Giganti 2/3

parte 1

Giganti

Dal momento che la loro stirpe risale alle origini stesse del mondo e del tempo, i giganti sono estremamente saggi. Nella Predizione dell’indovina costei, che conosce tutto dei nove mondi (cioè di ogni diversa manifestazione dell’essere), si dice nata dai giganti. Soggiornare presso di loro e apprendere la loro scienza è momento indispensabile del percorso iniziatico. Saggi sono perciò Alfarinn «[colui che ha] molto viaggiato», nome che probabilmente allude a VafÞrúðnir, gigante sapientissimo che afferma di aver tratto la propria sapienza dall’aver percorso i nove mondi; Ásviðr (o Alsviðr o Ösviðr) «assai sapiente», detto conoscitore di rune; Fjalarr e Fjölsviðr «assai sapiente», il guardiano della dimora di Menglöð che istruisce l’eroe Svipdagr; Fjölvarr «molto accorto», gigante presso il quale Odino ha trascorso cinque anni (di apprendistato?); Fjölvör «assai accorta»; Sívör «sempre accorta» (forse però «labbro pendente»); Varðrún «runa (sapienza) che veglia» (?); Vörnir «[colui che] sta attento» e VafÞrúðnir «abile negli indovinelli». Da costui prende nome il Dialogo di VafÞrúðnir (VafÞrúðnismál), componimento eddico in cui si narra che Odino, sotto il falso nome di Gangráðr, si recò da questo gigante e sostenne con lui una gara di sapienza nella quale VafÞrúðnir dovette soccombere allorché gli fu chiesto quali parole Odino avesse sussurrato all’orecchio di Baldr quando questi fu posto sulla pira funeraria.

5 settembre gganti 2Estremamente saggio è tuttavia soprattutto Mímir (o Mímr o Mími) «[colui che] ricorda» (dunque «sa»). Questo gigante possiede la fonte detta Mimisbrunnr in cui è celata ogni sapienza. In cambio di un sorso di quell’acqua, Odino stesso ha dovuto cedergli un occhio. Nel racconto della Saga degli Ynglingar è detto che Mimir (che qui pare appartenere agli Asi) fu decapitato dai Vani e Odino, presa la sua testa, la spalmò con unguenti affinché non putrefacesse, poiché essa era per lui fonte di sapienza. Alla testa di Mimir Odino si rivolgerà per chiedere consiglio anche nell’ultimo giorno. Mimir è inoltre colui che possiede l’albero Mímameiðr «albero di Mími», che è senza dubbio l’albero cosmico. Con lui vanno identificati e comunque ricordati giganti quali Hoddmímir «Mimir dell’oro», che è detto proprietario di un bosco nel quale troveranno rifugio alla fine del mondo Lif e LifÞrasir, progenitori di coloro che ripopoleranno la terra; Hringmímir «Mímir dell’anello» e Søkkmímir (o Sökmímir) «Mímir delle profondità ( = viscere della terra?)» o «Mímir dell’oro». Qui va ricordato anche Mimingus, il satiro che compare in Saxo nel mito di Balderus. A Mímir vanno accostati anche (quando non addirittura identificati con lui) Heiðdraupnir (o Heiddraupnir) «il luminoso gocciolante» (?) e Hoddrofnir (o Hoddropnir) «distruttore dell’oro» (?). Essi sono menzionati là dove si dice che dal teschio del primo e dal corno del secondo gocciolò una linfa dalla quale Odino (ivi detto Hroptr) trasse le rune, simbolo di sapienza.

Ricorrenti sono nei carmi eddici l’espressione «savio gigante» (hundvíss jötunn) e l’allusione alla loro sapienza e vecchiaia.

La simbologia del gigante come espressione del tempo che macina e divora spiega bene perché due gigantesse, Fenja «grondante di sudore» o «[colei che] lavora duramente» o «[abitatrice della] palude» o «[colei che allontana] la pula» e Menja «schiava» o «[colei che porta] il collare», abbiano l’incarico di girare incessantemente la mola del mulino di re Fróði, simbolo del tempo che macina le ere fino al loro compimento. Qui sono forse da citare anche Gnissa «[colei che] macina» (o forse «che urla») e Grisla che dovrebbe essere una sua variante (altrimenti «maialetta»).

Quali simboli delle forme primordiali dell’esistenza i giganti hanno dato origine agli altri esseri. Sono perciò progenitori degli dèi stessi; così Odino è figlio di Bestla; Tyr forse è figlio di Hymir; Viðarr è figlio di Griðr; Heimdallr è figlio di nove gigantesse (da identificare verosimilmente con le onde del mare) elencate nel Canto di Hyndla: Gjálp (o Gjölp) «onda» o «rumoreggiante» (costei è detta figlia di Geirrøðr e compare nel mito relativo al viaggio di Thor presso questo gigante); sua sorella Greip «[colei che] afferra»; Eistla «burrascosa» o «che si gonfia»; Eyrgjafa (o Ørgjafa) «dispensatrice di sabbia umida» (forse identica ad Aurboða); Úlfrún «runa del lupo» (cioè «malvagia»?); Angeyja «isola stretta» (? meglio «[colei che] opprime» o «[colei che] latra»); Imð (o Imðr) «[scura o grigia come] un lupo»; Atla «[colei che] aspira [alla lotta]» e Járnsaxa «col coltello di ferro» (di lei si dice altresì che fu sposa del dio Thor e madre di Magni). Altri dèi hanno come spose figlie di giganti: così Freyr è marito di Gerðr e Njörðr marito di Skaði.

I giganti sono anche progenitori dei nani; inoltre da loro, in particolare da MögÞrasir «[colui che] desidera figli» e da Neri «[uomo] forte», discendono le norne.

Dai giganti hanno origine tuttavia soprattutto esseri che ne perpetuano le qualità demoniache e che saranno loro alleati nella lotta contro le forze della luce. Il mito conosce così Angrboða «presagio di male», la gigantessa madre del lupo Fenrir, del serpe di Miðgarðr e di Hel guardiana del regno delle tenebre: questi tre figli furono da lei generati col malvagio dio Loki; Fárbauti «[colui che] colpisce pericolosamente», padre di Loki, e Hveðrungr «risonante» o «[abitatore delle] rocce», che pare essere padre del lupo Fenrir (dunque Loki stesso?). In un verso si allude al fatto che le streghe sono figlie dei giganti. Legato alle forze demoniache è senza dubbio anche Hrymr (o Hrymir), forse «gelato» o «risonante», il quale nell’ultimo giorno guiderà la nave Naglfar che condurrà le forze del male alla battaglia contro gli dèi. Alla sua parentela con i giganti nel loro aspetto demoniaco è dovuta la ragione per cui Loki si presenta sotto le spoglie di una gigantessa allorché deve impedire che Baldr torni dal regno degli inferi. Qui egli si chiama Þökk «ringraziamento» o «benevolenza».

Per la loro qualità demoniaca e pericolosa che ne fa l’incarnazione del principio distruttore e della minaccia sempre incombente, i giganti vanno confinati fuori del mondo degli uomini e degli dèi. Forse un tempo essi lo abitarono: se ne trova il ricordo in nomi quali Miði «mediano» e Miðjungr «essere [del mondo] di mezzo».

All’idea che i giganti siano stati i primi abitatori del mondo è legato ancora il racconto che riferisce come il dio Thor, apparso a re Óláfr Tryggvason nell’aspetto di un uomo con la barba rossa che il sovrano aveva preso a bordo della propria nave, gli rivelasse che un tempo la Norvegia era stata abitata prima dai giganti che dagli uomini. Costoro erano stati presto sterminati, ma due donne erano sopravvissute fino a quando egli stesso, venuto in soccorso della stirpe umana che lo aveva invocato contro quel flagello, non le aveva uccise. Anche Saxo riferisce che alle origini la Danimarca era abitata dai giganti, rifugiatisi poi in una regione inaccessibile.

Una rigorosa separazione dei giganti dagli uomini è indispensabile all’equilibrio del mondo. Per questo si chiama Útgarðr «recinto esterno» il luogo su cui ha potere Útgarða-Loki «Loki del recinto esterno», altrimenti detto Skrymir «[colui che] si vanta», il gigante che si prende gioco di Thor loro nemico mortale nel mito del «dio deriso». Anche Saxo conosce un Utgarthilocus e una regione detta Utgarthia.

Il concetto del «Paese dei giganti» come «aldilà» è rafforzato dove si dice che Jötunheimr si raggiunge guadando fiumi o volando. Esso si trova in direzione est e nord: quest’ultima è anche la direzione del regno dei morti. Jötunheimr confina con la «foresta di ferro» Jánviðr, dove vivono le gigantesse dette Járnviðjur «[Abitatrici della] foresta di ferro». Tra loro sono ricordate Járnviðja, Járnsaxa e Járnglumra «rumoreggiante per il ferro». In quel bosco una gigantessa (forse Íviðja «[colei che abita] nel bosco»?) ha generato i mostri figli del lupo Fenrir. La connessione del mondo dei giganti con il regno dei morti, dimora oscura, si ritrova in molti dei loro nomi: Alsvartr «tutto nero»; Áma (o Amma) «oscura»; Ámgerðr e Ímgerðr «Gerðr oscura»; Ámr e Ímr «scuro»; Helreginn «signore di Hel» (regno dei morti); Íma «scura» (anche nome di lupa); Kráka «[scura come una] cornacchia»; Myrkriða «colei che cavalca nel buio»; Sámendill «oscuro nemico»; Svartr «nero»; Viðblindi «ampiamente cieco». Un gigante dell’oscurità è senza dubbio anche Narfi (o Nörfi o Nörr) padre di Nótt la «notte». Di lui si sa solo che vive in Jötunheimr; il suo nome vale apparentemente «sottile» (è un nome ironico?). Qui occorre ricordare anche che i giganti vivono nelle rocce e nei tumuli dove hanno dimora i defunti: uno dei nomi che li definisce è infatti bergrísar «giganti delle montagne». A tale concetto fanno riferimento Björgólfr «lupo delle montagne»; Gneip e Gnepja «[colei che dimora] nella roccia». Al rapporto fra i giganti e il regno dei morti sono riferibili anche Dúrnir, forse «[colui che] dorme»; Hala (o Hála) «[colei che] cela» (connesso a Hel, nome della guardiana del regno infero); Glámr «pallido [come il chiarore lunare]»; Nati, legato forse a nár m. «cadavere». Vanno inoltre ricordati Litr, che è anche nome di nano e vale «colorato» (forse con riferimento ai metalli) e Salfangr «[colui che] accoglie nella sala», cioè nelle viscere della montagna. A un orco in forma di montagna fa riferimento a esempio la Saga di Hálfr.

parte 3

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