Nani – 1a parte

Nani

Sono detti in antico nordico dvergar, da intendersi forse come «esseri demoniaci» o come «rattrappiti».

Secondo il mito, la loro stirpe risale alle origini del mondo allorché spuntarono nel fango e nella terra come vermi nella carne. E poiché la terra era stata tratta dalla carne del gigante primordiale Ymir, essi ebbero origine dal corpo di costui. Per decisione degli dèi ebbero tuttavia aspetto e intelligenza umani.

Two_Vo?luspa?_Dwarves_by_Frølich NaniA questa origine da un principio di umidità fa riferimento il nome di una regione da cui provengono alcuni fra loro: Aurvangar «campi di sabbia umida» che si trova in Jöruvellir «pianure sabbiose». Qui vanno ricordati i nani di nome Aurvangr «[proveniente da] Aurvangar» e Aurekr «uomo [generato] dalla sabbia umida». A una relazione dei nani con le origini e l’ordinamento del cosmo fa riferimento anche il mito che riferisce come quattro di loro, Austri «Est», Vestri «Ovest», Norðri «Nord» e Suðri «Sud», stiano agli angoli del mondo e sorreggano il cielo.

I nani dimorano sottoterra e nelle rocce; sono dunque esseri del mondo ctonio. A questa loro caratteristica si fanno ripetuti riferimenti nei miti. Anche un toponimo quale Dvergasteinn «pietra dei nani» (in Islanda e in Norvegia) allude a questa concezione. La Saga degli Ynglingar narra la vicenda del re svedese Sveigðir che appena salito al trono aveva fatto giuramento di cercare l’antico «Paese degli dèi», Goðheimr, e Odino suo antenato. Una sera, dopo il tramonto, mentre tornava a casa dopo un brindisi, Sveigðir passò accanto a una grossa pietra presso la quale stava seduto un nano. Questi lo invitò a entrare nella roccia, se voleva vedere Odino. Il re balzò dentro la pietra ed essa si chiuse immediatamente dietro di lui; egli non tornò indietro mai più.

La connessione dei nani con le pietre e le rocce li mette in relazione con il mondo dei morti che si ritiene dimorino nelle pietre e nei tumuli. Nel Dialogo di Alvíss questo collegamento è reso evidente nelle parole che il dio Thor rivolge al nano Alvíss: «… perché sei così pallido attorno alle narici? / Sei stato questa notte tra i cadaveri?». Tale relazione è inoltre rivelata in molti dei nomi di nani ricordati nel mito. Così Dúfr «assonnato»; Dúrnir «[colui che] dorme»; Fullangr «cattivo odore» (con riferimento ai cadaveri); Haugspori «che va sui tumuli»; Nár e Náli «cadavere». Qui si possono forse collegare anche nomi quali Sjárr (o Sviárr o Svíurr) «[colui che] scompare», così come Móðsognir (o Mótsognir), detto il più nobile fra i nani, che è «[colui che] succhia la forza [dai corpi]» (dunque una sorta di vampiro?) o «[colui che] è senza forza».

I nani quali abitatori dei tumuli sarebbero perciò l’incarnazione degli spiriti dei morti; tale interpretazione parrebbe avvalorata dal racconto sopra riferito a proposito di Sveigðir; nella tradizione nordica è frequente l’idea che gli esseri dell’altro mondo chiamino gli uomini presso di sé: vedi a esempio le dísir. Inoltre i nani sono talora confusi o identificati con gli elfi scuri: gli elfi sono esseri sovrannaturali che mostrano di avere relazione con i defunti della stirpe. Qui va osservato che l’unico nome di elfo attestato, Dáinn «morto», è anche il nome di un nano; inoltre alcuni nomi di nani sono connessi alla parola «elfo»: così Álfr (o Alfr) «elfo»; Álfrigg «elfo potente»; Gandálfr (o Ganndálfr) «elfo ingannatore» o «elfo conoscitore di magie»; Vindalfr (o Vinndálfr) «elfo del vento» o «elfo ricurvo». Anche il nome Ginnarr (o Ginarr) «ingannatore» o «[colui che è] accattivante» (dunque attira nel regno dei morti?) potrebbe essere qui riferito.

La connessione dei nani con i morti e con i cadaveri risale all’origine stessa del mondo, poiché essi, come narra il mito, si formarono come vermi nel cadavere del gigante primordiale Ymir.

Altri nomi di nani potrebbero confermare questa ipotesi. Così Ái «antenato»; Billingr «gemello»; Burinn (o Búrinn) e Búri «figlio»; Ingi e Yngvi forse «progenitore»; Náinn «parente stretto»; Nefi «nipote», «parente»; Ölnir «figlio». Essi sarebbero perciò spiriti tutelari della stirpe, soccorrevoli verso i suoi componenti. Tale senso hanno probabilmente anche nomi quali Án (o Ánn od Ónn) «ottimo amico»; Þekkr «piacevole»; Þrór (o Þrár), Þróinn (o Þráinn), entrambi «proficuo».

Si dice che i nani temono la luce del giorno poiché essa li pietrifica, uccidendoli. A tale concetto si riferiscono nomi quali Dulinn «nascosto» o Dagfinnr «[colui che] trova il giorno» e Sólblindi «[colui che viene] accecato (ucciso) dal sole». L’appartenenza al mondo ctonio è tramandata in nomi quali Bláinn «scuro»; Blindviðr «ampiamente cieco»; Bruni «scuro»; Nípingr «oscuro»; Niði (o Níði) forse «[oscuri come] la luna nuova»; Nyi e Nyr entrambi «nuovo» (cioè «[oscuri come] la luna nuova»?).

La relazione dei nani con l’aldilà li accomuna talora ai giganti. Ciò spiega forse il nome di una località da cui taluni di loro provengono, che è detta Svarinshaugr, forse «tumulo del [gigante] Svárangr». Anche nomi quali Jaki «ghiacciolo» e Frosti «ghiacciato» ricordano quelli della stirpe dei «giganti del ghiaccio» (hrímÞursar). Qui va anche riferito che in un’occasione Thor si rivolge al nano Alviss con queste parole: «l’aspetto dei giganti mi pare che tu abbia». La vicinanza fra i nani e i giganti quali esseri dell’aldilà è confermata anche nei versi relativi alla vicenda di Sveigðir: lì infatti la dimora di pietra del nano è detta «sala luminosa di Søkkmímir e dei suoi», e Søkkmímir secondo quanto risulta da altre fonti è indubbiamente un gigante.

[continua]

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