Hugr: l’emanazione spirituale dell’essere

Hugr: l’emanazione spirituale dell’essere

Il termine hugr m. designa in antico nordico l’insieme degli aspetti spirituali di un essere: animo, mente, cuore, sentimento, desiderio. In esso è espresso il carattere interiore, la vera natura. Hugr è il nucleo essenziale dell’essere, ciò che determina la qualità della vita. Etimologicamente la parola può forse essere connessa all’indoeuropeo *KEUG- «essere curvato o inarcato» (da cui anche il latino cumulus < *cug-molos; il lettone kàudze < *kauge «mucchio»). Esso sarebbe perciò il nocciolo e il cuore di un’entità: con un’immagine analoga si definisce in italiano «anima», la parte interna di una cosa, sostegno indispensabile alla sua esistenza.

hugrIl hugr può manifestarsi rispetto alla realtà circostante con diversi atteggiamenti: spesso perciò un aggettivo accompagna la parola per definire la sua natura.

Hugr è altresì il «cuore» e il «coraggio» di una persona, così come la «mente». Quando una persona è dubbiosa si dice che il suo hugr vacilla o che due diversi hugir combattono in lui.

Poiché il hugr è l’essenza stessa della persona, possederlo o manipolarlo significa aver potere sulla medesima. Del hugr è detto talvolta che ha presentimento degli eventi.

In particolare è detto hugstolinn, lett. «derubato del hugr», colui che è «pazzo». La Saga degli Ynglingar riferisce a esempio che Odino sapeva, con la sua magia, togliere il senno o la forza a uno per trasferirli ad altri.

Ora il hugr, se appartenente a un essere dotato di particolari qualità, può agire magicamente. Esso è capace cioè di staccarsi dal corpo e assumere un’altra forma. In tal modo può andarsene in giro a compiere azioni magiche. Di Odino è riferito ancora che, mentre il suo corpo giaceva come morto o addormentato, egli diventava uccello o animale, pesce o serpe, e si recava in un batter d’occhio in terre lontane per accudire alle proprie o altrui faccende.

Nel folclore scandinavo è perdurata a lungo la credenza che talune manifestazioni del corpo quali lo starnuto, lo sbadiglio, il prurito fossero reazioni al tentativo di un hugr altrui di influire su una persona.

La forma che il hugr assume per operare le magie è detta in nordico hamr m. Il riferimento più classico a questa pratica è nelle parole di Odino: «Un decimo [canto magico] io conosco, se vedo cavalcatrici dei recinti ( = spiriti di streghe) / giocare nell’aria: / così io opero, che esse sperdute ritornino / a casa le loro figure (hamir) /, a casa i loro spiriti (hugir)».

Un lessico ben preciso fa riferimento a questi concetti. «Cambiar aspetto», cioè rivestire il hugr di una forma diversa, è detto hamask o skipta hömum o víxla hömum; hamfar n. è «viaggio sotto un altro aspetto»; farà hamfari o fara í hamförum «viaggiare sotto un altro aspetto»; hamhleypa f., hamrammr agg., o anche eigi einhamr «che non ha solo un aspetto» sono le designazioni di chi può apparire sotto diversa forma. «Pazzo» si dice anche hamstolinn, lett. «derubato del hamr».

L’aggettivo hamrammr (e il termine femminile hamremmi che indica la condizione) si usa anche in riferimento ai berserkir e agli úlfheðnar, «uomini-orso» o «uomini-lupo», guerrieri consacrati a Odino che combattevano rivestiti delle pelli di questi animali. La parola hamr è in effetti riconducibile alla radice indoeuropea *KEM- «coprire». Ciò parrebbe indicare che all’origine di questa credenza ci fosse l’uso cultuale di talune maschere animali. A maschere di tipo animale si allude forse quando si riferisce del «travestimento da falco» (valshamr m.) di Freyja e a quello di Frigg, presi in prestito da Loki. Altrove si parla di tre valchirie che sedevano sulla riva di un lago con accanto i loro «manti di cigno» (álptarhamir). Si ricordi qui anche l’aspetto di aquila di taluni giganti o dello jarl Fránmarr. Úlfhamr «involucro di lupo» è un soprannome che va certamente riferito a questi concetti.

In una saga è detto di una persona che aveva visto in sogno diversi lupi nei quali aveva riconosciuto gli «spiriti degli uomini» (manna hugir) che gli erano ostili.

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