Draugr: lo spettro

Draugr: lo spettro

È lo spettro del morto che abita nel tumulo e può talora tornare sulla terra con grave pericolo per gli uomini. L’ordinamento del cosmo esige che ciascuno dei mondi sia separato dagli altri: così, in particolare la dimora dei morti, governata da Hel, ha muri straordinariamente alti e robusti cancelli. Al medesimo scopo di impedire ai morti di tornare indietro si ha cura di fissare ai loro piedi le «scarpe di Hel» (helskór), li si fornisce nelle tombe di cibo e d’ogni oggetto necessario, o si provvede addirittura a staccar loro la testa mettendola all’altezza delle cosce o a conficcare un palo nel corpo perché esso rimanga fermo.

DraugrNonostante queste precauzioni, i morti ritornano talvolta in questo mondo. È nota nel folclore la credenza che nel cuore dell’inverno, nel periodo della festa detta jól (n.pl.), gruppi di anime morte ritornino sulla terra. Queste schiere di morti che assumono talora aspetto animale sono note nel folclore scandinavo e germanico continentale: in Norvegia ad esempio vanno sotto il nome di oskorei o juleskreia; singole figure di demoni che talora hanno assunto caratteri benevoli sopravvivono nello svedese julbock, norvegese jule-bukk, danese julebuk, lett. «caprone di Natale», che ripropone l’immagine del demone dei boschi abitatore di un tumulo. Tale credenza è già testimoniata a esempio dove si dice che l’eroe Helgi dopo la sua morte fu visto cavalcare vicino al tumulo insieme ai suoi guerrieri. Alla credenza del morto che si risveglia e vuole tornare nel mondo fa riferimento anche Saxo, che narra di due fratelli di sangue, Asmundus e Asuithus. Asuithus era morto di malattia e dunque sepolto in una grotta con il suo cavallo e il cane. A motivo del legame che li univa, Asmundus si era fatto tumulare vivo con l’amico e nella tomba era stato messo cibo per lui. Ora, durante la notte avvenne che Asuithus tornò in vita, si scontrò in combattimento con Asmundus e gli strappò un orecchio.

Più spesso il morto che torna a tormentare i vivi è lo spirito di una persona che fu malvagia in vita: a esempio nella Saga degli uomini di Eyr si racconta del fantasma di un tale Þorólfr Gamba storta che perseguitava i vivi con le sue apparizioni;8 nella stessa fonte si dice di Þorgunna, donna che in vita era dotata di poteri magici, la quale si manifestava da morta sotto forma di foca; nella Saga dei valligiani di Laxárdalr è narrata la vicenda di Hrappr Sumarliðason, il quale tormentava i vivi con le sue apparizioni e per questo fu riesurnato, cremato e sparse le ceneri sul mare; nel Breve racconto di Þorsteinn Spavento si parla di uno spettro definendolo púki m. «spirito maligno», «diavolo»; inoltre, in un celebre episodio si racconta del duello combattuto dal bandito Grettir Ásmundarson con lo spettro Glámr.

La concezione negativa dello spettro si perpetua nella tradizione delle fiabe scandinave, dove talvolta si dice che questi spiriti vengono inviati da persone malvagie a danneggiare qualcuno.

La capacità di coloro che praticano la magia di risvegliare i morti dalle tombe e parlare con loro è testimoniata già a proposito di Odino, dio e mago supremo, che «a volte resuscitava i morti dalla terra o si sedeva sotto i corpi penzolanti dalle forche». Di lui è detto anche che richiamò dall’aldilà una veggente per interrogarla sul destino di Baldr. La Saga di Hervör racconta che Hervör evocò dalla tomba suo padre per ottenere la spada Tyrfingr (qui lo spettro è detto haugbúi m. «abitatore del tumulo»).

Il contatto del vivo col defunto richiamato in questo mondo con la magia è efficace ma altamente pericoloso. Le leggi norvegesi del GulaÞing, redatte in epoca cristiana, proibiscono espressamente il tentativo di far tornare gli spiriti dalle tombe.

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