Sisifo

Sisifo

a) Sisifo, figlio di Eolo, sposò una figlia di Atlante, Merope, la Pleiade, che gli generò Glauco, Ornizione e Sinone; egli possedeva una bella mandria di bestiame sull’istmo di Corinto.

sisifob) Nei pressi viveva Autolieo, figlio di Chione, il cui fratello gemello, Filammone, era stato generato da Apollo, benché Autolieo si vantasse di avere per padre Ermete.

c) Ora, Autolieo era un vero maestro nell’arte del furto, poiché Ermete gli aveva conferito il potere di trasformare le bestie che rubava, mutando le bianche in nere e quelle senza corna in cornute o viceversa. E Sisifo, pur essendosi accorto che la propria mandria diveniva sempre più esigua, mentre i capi della vicina mandria di Autolieo aumentavano sempre più, non riuscì a raccogliere le prove per accusarlo di furto; un giorno pensò dunque di incidere all’interno degli zoccoli dei suoi animali il monogramma SS o, come altri dicono, le parole «Rubata da Autolieo». Quella notte Autolieo fece man bassa come al solito, e all’alba le impronte degli zoccoli lungo il sentiero fornirono a Sisifo la prova che gli occorreva per denunciare il furto ai vicini. Tutti assieme si recarono alle stalle di Autolieo, dove Sisifo riconobbe le sue bestie per via dei segni incisi sugli zoccoli e, lasciando i vicini a discutere col ladro, si precipitò nella casa, entrò dalla porta principale e, mentre fuori ferveva la disputa, sedusse Anticlea, figlia di Autolieo e moglie di Laerte l’Argivo. Anticlea gli generò Odisseo, e le circostanze in cui costui fu concepito bastano a spiegare la sua straordinaria astuzia e il suo soprannome « Ipsipilo ».

d) Sisifo fondò Efira, più tardi chiamata Corinto, e la popolò con uomini nati dai funghi, a meno che, come altri narrano, quel regno non gli fosse stato donato da Medea. I suoi contemporanei lo giudicavano il peggior furfante della terra, e gli riconoscevano soltanto il merito di aver sviluppato a Corinto il commercio e la navigazione.

e) Quando, alla morte di Eolo, Salmoneo usurpò il trono tessalico, Sisifo, che era il legittimo erede, consultò l’oracolo di Delfi e gli fu detto: «Genera figli in tua nipote; essi ti vendicheranno!» Egli allora sedusse Tiro, figlia di Salmoneo, ma quando Tiro si accorse che Sisifo non era stato mosso da amore per lei, ma da odio per il padre suo, uccise i due figli che da lui aveva avuti. Sisifo entrò nella piazza del mercato di Larissa [? presentò alla folla i due cadaveri e falsamente accusò Salmoneo di incesto e di omicidio] facendolo esiliare dalla Tessaglia.

f) Dopo che Zeus ebbe rapito Egina, suo padre, il fiume Asopo, giunse a Corinto in cerca di lei. Sisifo sapeva benissimo che cosa fosse accaduto a Egina ma non volle dire nulla finché Asopo non promise di far scaturire nella cittadella di Corinto una fonte d’acqua perenne. Asopo fece zampillare la fonte Pirene dietro il tempio di Afrodite, dove sorgono ora i simulacri della dea in armi, del Sole e di Eros l’arciere. E Sisifo gli narrò l’accaduto.

g) Zeus, che era sfuggito a fatica alla collera di Asopo, ordinò a suo fratello Ade di trascinare Sisifo nel Tartaro e di infliggergli una punizione eterna per aver tradito i segreti degli dèi. Tuttavia Sisifo riuscì a trarre in inganno Ade e lo chiuse nei ceppi a lui destinati pregandolo di mostrargli come funzionavano. Così Ade rimase prigioniero nella casa di Sisifo per alcuni giorni (e si creò una situazione gravissima perché nessuno poteva morire, nemmeno i decapitati) finché Ares, che vedeva minacciati i propri interessi, non giunse a liberarlo consegnandogli Sisifo prigioniero.

h) Ma Sisifo aveva un altro trucco in mente. Prima di discendere al Tartaro, disse a sua moglie Merope di non seppellirlo e, appena varcata la soglia del palazzo di Ade, si recò immediatamente dinanzi a Persefone e le disse che, poiché il suo corpo non era stato sepolto, egli sarebbe dovuto rimanere sulla riva più remota dello Stige. «Lasciatemi ritornare nel mondo dei vivi», insistette, «provvedere al mio funerale e punirò l’incuria dei miei familiari. La mia presenza qui è illegittima. Tornerò fra tre giorni». Persefone si lasciò ingannare e concesse a Sisifo ciò che egli le chiedeva. Ma appena fu tornato alla luce del sole, Sisifo non mantenne la promessa fatta a Persefone e Ade fu costretto a ricondurlo al Tartaro con la forza.

i) Per l’oltraggio fatto a Salmoneo o per aver tradito il segreto di Zeus o perché era sempre vissuto di rapine, assassinando spesso innocenti viandanti (taluni dicono anzi che fu Teseo a por fine ai misfatti di Sisifo, benché questa impresa non sia citata tra le molte dell’eroe), per una sola o per tutte queste ragioni, insomma, Sisifo fu punito in modo esemplare. I giudici dei Morti gli consegnarono un enorme masso (grande come quello in cui si trasformò Zeus per sfuggire ad Asopo) e gli ordinarono di spingerlo fino alla sommità di una collina per farlo poi rotolare dall’altra parte. Sisifo non è mai riuscito a portare a termine tale compito. Quando è ormai a poca distanza dalla sommità della collina, il masso immane lo travolge col suo peso e rotola di nuovo a valle; Sisifo deve allora ricominciare tutto da capo, mentre il sudore gli bagna le membra e una nube di polvere si alza sopra il suo capo.

j) Merope, vergognandosi di essere l’unica Pleiade con un marito nell’Oltretomba (e un criminale per giunta), abbandonò le sei stelle sue sorelle nel cielo notturno e nessuno la vide mai più. E poiché il luogo di sepoltura di Neleo sull’istmo di Corinto rimase sempre un segreto che Sisifo si rifiutò di confidare persino a Nestore, i Corinzi protessero con il più assoluto silenzio anche il luogo di sepoltura di Sisifo.

Approfondimenti

1) Sisifo, benché i Greci dessero al suo nome l’interpretazione di «molto saggio», è una variante greca di Tesup, il dio ittita del sole, che si identifica con Atabirio, il dio solare di Rodi, cui era sacro il toro; e infatti Esichio scrive Sesephus. Sono state rinvenute statuette di bronzo e bassorilievi del quattordicesimo secolo a. C. che raffigurano il toro sacro marcato con uno scettro e due dischi sui fianchi e un trifoglio su un’anca. Le razzie delle mandrie contrassegnate dal marchio del dio Sole ricorrono frequentemente nei miti greci: tali razzie furono compiute da compagni dì Odisseo, da Alcioneo e dal suo contemporaneo Eracle.

2) L’«immane masso» di Sisifo era in origine il disco del sole, e la collina giù dalla quale rotolava era la volta del cielo: la raffigurazione della scena era molto diffusa. È ormai provata l’esistenza di un culto del sole a Corinto. Elio e Afrodite ne occuparono successivamente l’Acropoli ed ebbero lassù un tempio in comune (Pausania, II 4 7). Inoltre, Sisifo, è posto invariabilmente accanto a Issione nel Tartaro, e la ruota di fuoco di Issione è un simbolo del sole. Ciò spiega perché, secondo la leggenda, il popolo di Efira sarebbe nato dai funghi: i funghi erano l’esca rituale per la ruota di Issione e il dio del sole esigeva che vittime umane venissero arse vive per inaugurare il suo anno. Il ratto di Anticlea fu dedotto forse da un affresco che raffigurava le nozze di Elio con Afrodite; e l’ostilità dei mitografi nei riguardi di Sisifo echeggia il malcontento ellenico per il sorgere di colonie non elleniche nei punti strategici dello stretto istmo che separava il Peloponneso dall’Attica. Le astuzie cui Sisifo ricorse per ingannare Ade ricordano probabilmente il rifiuto alla morte opposto dal re sacro al termine del suo regno. A giudicare dalle insegne dei tori solari, egli riuscì a regnare per due Grandi Anni, rappresentati dallo scettro e dai dischi del sole, e ottenne il consenso della triplice dea, rappresentata dal trifoglio. Ipsipilo, il soprannome di Odisseo, è la forma maschile dì Ipsipile: probabilmente un appellativo della dea-Luna.

3) Sisifo e Neleo furono probabilmente sepolti in certi punti strategici sull’istmo, perché tenessero magicamente lontani gli invasori. Il racconto di Igino a proposito della vendetta di Sisifo su Salmoneo presenta una lacuna, e si è aggiunto un passo che dà un senso logico alla storia (paragr. e).

4) Pirene, la fonte della cittadella di Corinto dove Bellerofonte abbeverò Pegaso, sgorgava perenne senza mai inaridirsi (Pausania, II 5 1; Strabone, VIII 6 21). Pirene era pure il nome di una fontana all’esterno delle porte della città, sulla strada che conduceva al mercato Leceo dove, secondo la leggenda, Pirene («quella dei vimini»), che i mitografi descrivono come figlia di Acheloo o di Ebaio (Pausania, loc. cit.) o di Asopo e Merope (Diodoro Siculo, IV 72), si trasformò in fontana quando pianse il figlio Cencriade («serpente maculato») che Artemide aveva involontariamente ucciso. Il «bronzo di Corinto» prendeva appunto il suo colore caratteristico quando lo si tuffava ancora incandescente nelle acque di questa fontana (Pausania, II   3   3).

5) Una delle sette Pleiadi si spense all’inizio dell’epoca classica e i mitografi vollero dare una spiegazione a questo fenomeno.

6) Un dubbio rimane insoluto. La doppia S era davvero il monogramma di Sisifo? Sulla raffigurazione del mito si vedeva probabilmente Sisifo intento a esaminare le tracce degli animali rubati che, avendo gli « zoccoli fessi », erano rappresentati dal simbolo a parentesi tonde allungate, Questo segno teneva il posto della doppia S nell’antica scrittura greca e simboleggiava anche le due metà congiunte del mese lunare e tutti i significati impliciti, cioè ascesa e declino, benedizione e maledizione. Gli animali dagli «zoccoli fessi» erano sacri alla Luna (facevano parte infatti dei sacrifici prescritti per le feste della luna nuova nel Levitico) e possiamo dedurne che la doppia S si riferiva probabilmente a Selene la Luna, alias Afrodite, piuttosto che a Sisifo, il quale come re solare si limitava a custodire la mandria sacra alla dea. Il simbolo cche rappresentava la luna piena (simbolo ben distinto da O che rappresentava il disco solare), era marcato a fuoco sui fianchi della vacca sacra che guidò Cadmo fino al punto in cui sorse Tebe.

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